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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 281-quinquies cod. proc. civile: Decisione a seguito di trattazione scritta o mista

Il giudice, fatte precisare le conclusioni a norma dell’articolo 189, dispone lo scambio delle comparse conclusionali e delle memorie di replica a norma dell’articolo 190 e, quindi, deposita la sentenza in cancelleria entro trenta giorni dalla scadenza del termine per il deposito delle memorie di replica.

Se una delle parti lo richiede, il giudice, disposto lo scambio delle sole comparse conclusionali a norma dell’articolo 190, fissa l’udienza di discussione orale non oltre trenta giorni dalla scadenza del termine per il deposito delle comparse medesime; la sentenza e’ depositata entro i trenta giorni successivi all’udienza di discussione.


Commento

Mentre la fase decisoria innanzi al collegio continua ad essere disciplinata dall’art. 275, con l’unica variante dell’eventuale fissazione dell’udienza di discussione in luogo della procedura meramente cartolare (solo scambio delle comparse e delle memorie di replica), l’articolo in commento ripropone lo schema della decisione a trattazione esclusivamente scritta di cui al citato art. 275 (già peraltro previsto dall’abrogato art. 190bis) con la novità dell’abbreviazione da 60 a 30 giorni del termine (decorrente dalla scadenza del termine per il deposito delle memorie di replica) per il deposito in cancelleria della sentenza. Il secondo comma dell’art. 281quinquies prevede, in alternativa allo schema consueto, la facoltà, su richiesta di una delle parti, di saltare la fase dello scambio delle memorie di replica, in favore della fissazione dell’udienza di discussione, a partire dalla quale decorre il termine di 30 giorni per il deposito della sentenza da parte del giudice. In sostanza, il presente articolo deriva dalla combinazione tra i previgenti artt. 314 e 190bis.


Giurisprudenza annotata

Adozione d’ufficio della trattazione mista

In tema di deliberazione della sentenza nel procedimento davanti al tribunale in composizione monocratica, i due modelli alternativi di decisione, secondo lo schema della trattazione mista ovvero secondo quello della trattazione completamente scritta (i quali si differenziano perché nel primo, dopo lo scambio delle comparse conclusionali, non è previsto il deposito delle memorie di replica, ma, su richiesta di una delle parti, è possibile la fissazione di un’udienza per la discussione della causa), sono operanti anche nel giudizio di secondo grado avverso una sentenza del giudice di pace, con l’osservanza del maggior termine di sessanta giorni per il deposito delle comparse conclusionali e della sentenza. L’eventuale adozione d’ufficio della trattazione mista, non essendo suscettibile di ledere il principio del contraddittorio o il diritto di difesa, in quanto i due modelli sotto tali profili sono ritenuti del tutto equipollenti dal legislatore, si risolve in una irregolarità, in nessun modo sanzionata dall’ordinamento.

Cass. 20 giugno 2005, n. 13226.

 

Termini ex art. 190

L’art. 300 c.p.c., attribuisce esclusivamente al procuratore della parte stessa la facoltà discrezionale di dichiarare in udienza o di notificare alle altre l’evento (nel caso di morte o di perdita o acquisto della capacità di stare in giudizio della parte), fino alla chiusura della discussione (il nuovo testo dell’art. 275 c.p.c. e art. 281-quinquies c.p.c., prevedono la possibilità che essa non abbia luogo, sicché quel limite temporale deve intendersi in tal caso sostituito dalla scadenza del termine per il deposito delle memorie di replica) e dispone che in mancanza l’evento stesso “non produce effetto”, mentre altrimenti da quel momento “il processo è interrotto”. L’effetto che non viene prodotto è, dunque, quello della interruzione, con la conseguenza che il processo, salva la possibilità di costituzione volontaria per coloro cui spetta proseguirlo o della loro citazione in riassunzione, continua a svolgersi tra le parti originarie, come se fosse ancora in vita il defunto, il quale continua a essere rappresentato in giudizio dal suo procuratore e nei confronti del quale la sentenza viene pronunciata.

App. Potenza, 23 aprile 2010.

 

Sostituzione del giudice

Nel procedimento davanti al tribunale in composizione monocratica, costituisce corollario dell’art. 281-quinquies c.p.c. la regola dell’immutabilità del giudice davanti al quale vengono precisate le conclusioni, con conseguente necessità di rinnovazione di tale udienza ove vi sia una successiva sostituzione del giudice già designato. Il vizio che deriva dall’inosservanza di tale regola, però, non rientra nella fattispecie di cui all’art. 161, secondo comma, c.p.c., onde la relativa sentenza - ancorché affetta da nullità assoluta ed insanabile - è idonea a passare in giudicato; ne consegue che, ove il giudice d’appello rilevi detta nullità, è tenuto a decidere la causa nel merito, non potendo rimetterla al giudice di primo grado ai sensi dell’art. 354 del codice di rito.

Cass. 29 settembre 2009, n. 20859.

 

Ordinanza ex art. 186-quater

Il giudice che intende pronunziarsi separatamente sulla giurisdizione o sulla competenza, ai sensi dell’art. 187, comma 3, c.p.c., è tenuto ad invitare le parti a precisare le conclusioni. Conseguentemente in mancanza della precisazione delle conclusioni delle parti a norma dell’art. 189 c.p.c., in relazione agli artt. 187 e 188 c.p.c., l’ordinanza emessa non può che avere natura meramente ordinatoria e, anche se tale ordinanza contiene una pronunzia sulla questione, essa va interpretata non come una statuizione sulla questione, ma come il risultato di una delibazione sommaria in ordine alla non decisività, allo stato degli atti, dell’eccezione relativa alla competenza, sulla quale il giudice si pronuncerà con statuizione definitiva dopo che le parti hanno precisato le conclusioni.

Cass., Sez. Un., ord., 12 maggio 2008, n. 11657.

 



 
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