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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 283 cod. proc. civile: Provvedimenti sull’esecuzione provvisoria in appello

Il giudice dell’appello, su istanza di parte, proposta con l’impugnazione principale o con quella incidentale, quando sussistono gravi e fondati motivi, anche in relazione alla possibilità di insolvenza di una delle parti (1), sospende in tutto o in parte l’efficacia esecutiva o l’esecuzione della sentenza impugnata, con o senza cauzione (2).

Se l’istanza prevista dal comma che precede è inammissibile o manifestamente infondata il giudice, con ordinanza non impugnabile, può condannare la parte che l’ha proposta ad una pena pecuniaria non inferiore ad euro 250 e non superiore ad euro 10.000. L’ordinanza è revocabile con la sentenza che definisce il giudizio.

 


Commento

Impugnazione principale: è quella proposta inizialmente ed in via autonoma.

 

Impugnazione incidentale: è quella proposta da coloro che, destinatari dell’impugnativa principale, chiedono la riforma della sentenza impugnata per motivi diversi da quelli dedotti nel gravame principale.

 

(1) L’espressione «gravi motivi» è ampia e generica e lascia ampio spazio alla discrezionalità del giudice. Nella valutazione assume rilievo preminente il fumus boni iuris, cioè la prognosi sulla sorte dell’impugnazione (nel senso che quanto più è fondata, più deve essere concessa la sospensione) rispetto alla considerazione del danno derivante dall’esecuzione. Quanto ai «fondati motivi» cui si fa riferimento dopo l’intervento del legislatore del 2005, nonostante l’espressione possa apparire pleonastica in realtà serve a rendere ancora più approfondita l’indagine dell’organo giudicante sull’istanza di sospensione dell’efficacia esecutiva o dell’esecuzione della sentenza impugnata, onde evitare un danno irreparabile. Viene inoltre tipizzato uno dei parametri di valutazione, ossia la possibile insolvenza di una delle parti. Sembra che il legislatore abbia pensato in special modo a quei casi in cui la provvisoria esecutività delle sentenze di primo grado costringa la parte soccombente a pagare in favore di una controparte vittoriosa ma poco solvibile, da cui difficilmente potrà ricavare qualcosa in caso di ribaltamento della pronuncia di primo grado ad opera della sentenza d’appello.

 

(2) La cauzione verrà disposta in caso di accoglimento dell’istanza di sospensione; sarà quindi il soccombente nel giudizio di primo grado a versare la cauzione disposta. In realtà non è mancato chi ha auspicato una lettura della norma nel senso di estendere il versamento della cauzione a carico di tutte le parti, anche della parte vittoriosa in primo grado in caso di rigetto dell’istanza di sospensione.


Giurisprudenza annotata

Ambito di applicazione

Ancorché l’art. 282 c.p.c., nella formulazione vigente per effetto della sostituzione operata dall’art. 33 della legge n. 353 del 1990, non consenta di ritenere che l’efficacia delle sentenze di primo grado aventi natura di accertamento e/o costitutiva sia anticipata rispetto alla formazione della cosa giudicata sulla sentenza e debba, dunque, affermarsi che dette sentenze possono vedere anticipata la loro efficacia rispetto a quel momento soltanto in forza di espressa previsione di legge (come accade, ad esempio, nell’art. 421 c.c.), qualora ad esse acceda una statuizione condannatoria (come, ad esempio, quella sulle spese di una sentenza di rigetto di una domanda), tale statuizione, in forza della riferibilità dell’immediata efficacia esecutiva della sentenza di primo grado a tutte le pronunce di condanna, indipendentemente dalla loro accessorietà ad una statuizione principale di accertamento e/o costituiva, deve considerarsi provvisoriamente esecutiva.

Cass. 10 novembre 2004, n. 21367.

 

Requisiti dell’istanza e diritto di difesa

La ordinanza, emessa ai sensi dell’art. 283 c.p.c., con la quale venga accolta la istanza di sospensione della efficacia della sentenza di primo grado, ha carattere provvisorio e cautelare; essa, pertanto, non pregiudica in nessun caso la decisione definitiva sull’appello, fondata sulla piena cognizione di tutte le acquisizioni processuali.

Cass. 1 marzo 2005, n. 4299; conforme Cass. 21 febbraio 2007, n. 4024.

 

Effetti della sospensione della provvisoria esecutività

Il giudice dell’opposizione all’esecuzione, anche nell’ipotesi in cui la provvisoria esecutività della sentenza fatta valere come titolo esecutivo sia stata sospesa ai sensi degli artt. 283 e 351 c.p.c., non é tenuto a disporre la sospensione del processo di opposizione, a norma dell’ art. 295 c.p.c., in attesa della definizione della controversia cui la sentenza si riferisce, non sussistendo pregiudizialità tra gli accertamenti oggetto dei due giudizi.

Cass. ord., 13 giugno 2008, n. 15909.

 

L'ordinanza di sospensione dell'esecutività di un titolo (nella specie, giudiziale) rende priva di idoneo fondamento la procedura esecutiva su di esso originariamente basata e, quindi, tutti gli atti emessi nel suo corso, fin dalle ore zero del giorno in cui l'ordinanza stessa è stata pubblicata (nella specie, erano stati depositati nello stesso giorno la sospensione dell'efficacia esecutiva della sentenza azionata come titolo e l'ordinanza di assegnazione nella procedura esecutiva).

Cassazione civile sez. VI  19 novembre 2014 n. 24637  

 

Ricorso per cassazione avverso la pronuncia sull’inibitoria

È inammissibile il ricorso per cassazione avverso il provvedimento con il quale il giudice di appello nega la propria competenza funzionale sull’istanza di revoca della provvisoria esecuzione della sentenza di primo grado e rimette gli atti al Presidente, - sul presupposto dell’inapplicabilità dell’art. 351 c.p.c. nel testo novellato dalla L. 26 novembre 1990 n. 353 - perché la natura ordinatoria e cautelare di esso, destinato ad esser assorbito dalla sentenza conclusiva del giudizio, ne determina l’inidoneità ad incidere su diritti soggettivi con efficacia di giudicato, senza che rilevi in contrario la circostanza che il provvedimento si sia limitato ad affrontare questioni pregiudiziali, quali quella della devoluzione dell’istanza all’uno o all’altro organo dello stesso ufficio.

Cass. 18 giugno 1998, n. 564.

 

Il giudice di appello deve pronunciare sull’istanza di sospensione della provvisoria esecutività della sentenza di primo grado proposta ai sensi dell’art. 283 c.p.c. alla prima udienza o, al più tardi, prima della precisazione delle conclusioni, onde, qualora il relativo provvedimento sia emesso con la sentenza che definisce il giudizio di appello, esso deve considerarsi inutile in quanto tale sentenza, per il suo carattere sostitutivo ed assorbente, rimuove la sentenza di primo grado, prendendone il posto. Ove, tuttavia, la pronuncia sia data, la stessa non è ricorribile per cassazione neanche a norma dell’art. 111 Cost., trattandosi di provvedimento di natura processuale con contenuto non decisorio.

Cass. 13 marzo 2007, n. 5829.

 



 
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