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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 289 cod. proc. civile: Integrazione dei provvedimenti istruttori

I provvedimenti istruttori, che non contengono la fissazione dell’udienza successiva o del termine entro il quale le parti debbono compiere gli atti processuali, possono essere integrati, su istanza di parte o d’ufficio, entro il termine perentorio di sei mesi dall’udienza in cui i provvedimenti furono pronunciati, oppure dalla loro notificazione o comunicazione se prescritte.

L’integrazione è disposta dal presidente del collegio nel caso di provvedimento collegiale e dal giudice istruttore negli altri casi, con decreto che è comunicato a tutte le parti a cura del cancelliere.


Giurisprudenza annotata

È inammissibile il ricorso per cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost. avverso il provvedimento che chiuda la fase sommaria di un’opposizione esecutiva proposta ai sensi dell’art. 615, secondo comma, 617 o 619 c.p.c., nella formulazione attualmente vigente, anche quando il giudice dell’esecuzione ometta di fissare, nel provvedimento in questione, il termine per l’introduzione del giudizio a cognizione piena e provveda sulle spese, atteso che il provvedimento, di accoglimento o di rigetto, con il quale si chiude la fase sommaria, è privo di definitività ma deve contenere necessariamente la statuizione relativa alle spese, eventualmente riesaminabile nel giudizio di merito, mentre la mancanza del provvedimento ordinatorio relativo all’introduzione della successiva fase (eventuale) del procedimento può essere sanata mediante richiesta d’integrazione formulata ai sensi dell’art. 289 c.p.c., o mediante autonoma iniziativa di parte rivolta all’introduzione del giudizio a cognizione piena, in mancanza delle quali il procedimento si estingue ai sensi dell’art. 307 c.p.c., con conseguente impossibilità di rimettere in discussione la statuizione sulle spese.

Cass. 27 ottobre 2011, n. 22503.

 



 
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