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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 291 cod. proc. civile: Contumacia del convenuto

Se il convenuto non si costituisce e il giudice istruttore rileva un vizio che importi nullità nella notificazione della citazione, fissa all’attore un termine perentorio per rinnovarla. La rinnovazione impedisce ogni decadenza (1).

Se il convenuto non si costituisce neppure all’udienza fissata a norma del comma precedente, il giudice provvede a norma dell’art. 171, ultimo comma.

Se l’ordine di rinnovazione della citazione di cui al primo comma non è eseguito, il giudice ordina la cancellazione della causa dal ruolo e il processo si estingue a norma dell’art. 307, comma terzo.


Commento

(1) La dichiarazione di contumacia, pronunciata con ordinanza, accerta la mera regolarità della notifica dell’atto alla parte non comparsa o irregolarmente costituita. La costituzione del convenuto deve avvenire con le modalità dell’art. 166 o, se effettuata tardivamente, con quelle di cui all’art. 171, c. 2, la stessa, in ogni caso, sana, con effetto ex tunc, ogni vizio relativo alla notifica dell’atto introduttivo.


Giurisprudenza annotata

 Nullità della notifica della citazione quale presupposto dell’ordine di rinnovazione della stessa

L’art. 291 c.p.c. si applica anche all’impugnazione del lodo arbitrale: infatti, il giudizio di impugnazione di lodo arbitrale è strutturato come giudizio di unico grado davanti alla Corte d’appello, salvo il successivo ricorso per cassazione, e non già come giudizio di appello, di talché l’art. 291 c.p.c. si applica direttamente e non in forza delle disposizioni in materia di impugnazione contenute nel titolo terzo del libro secondo del codice di rito, dovendo dunque il giudice, laddove ravvisi un vizio di nullità della notificazione dell’atto introduttivo suscettibile di sanatoria ai sensi dell’art. 156 c.p.c., disporne la rinnovazione, con l’effetto che questa impedisce ogni decadenza, sia rispetto agli effetti sostanziali che a quelli processuali della domanda.

Cass. 27 aprile 2011, n. 9394.

 

Vizi che determinano la nullità della notificazione

I vizi attinenti al luogo della notificazione o alla persona nei cui confronti la stessa deve essere effettuata determinano semplicemente la nullità, e non l’inesistenza, della notificazione, con la conseguenza che il relativo vizio sarà sanabile, con effetto ex tunc, a seguito della costituzione della parte o della rinnovazione della notifica compiuta ai sensi dell’art. 291 c.p.c.

Cass. 28 giugno 2005, n. 13918.

 

Effetti della contumacia del convenuto

La contumacia del convenuto, di per sé sola considerata, non può assumere alcun significato probatorio in favore della domanda dell’attore, perché, al pari del silenzio in campo negoziale, non equivale ad alcuna manifestazione di volontà favorevole alla pretesa della controparte, ma lascia del tutto inalterato il substrato di contrapposizione su cui si articola il contraddittorio.

Cass. 19 agosto 2003, n. 12184; conforme Cass. 11 luglio 2003, n. 10947.

 

Conseguenza della mancata dichiarazione di contumacia della parte non costituita

Accertata la regolare costituzione del contraddittorio, la mancata dichiarazione di contumacia di una parte non invalida la successiva pronuncia, dal momento che tale declaratoria non vale a determinare la contumacia, che deriva invece dalla mancata costituzione della parte ritualmente evocata in giudizio, ma ha il solo scopo di fornire la prova dell’avvenuto accertamento, ad opera del giudice, della notificazione dell’atto introduttivo alla parte non comparsa.

Cass. lav., 9 ottobre 1985, n. 4916.

 

Non tempestiva rinnovazione della notificazione ordinata ai sensi dell’art. 291

Nel regime anteriore alla legge n. 69 del 2009, l’ordinanza che dispone la cancellazione della causa dal ruolo ai sensi dell’art. 291, comma 3, c.p.c. non è impugnabile, in particolare con l’appello se emessa in primo grado, sul presupposto che implichi una dichiarazione di estinzione del processo. Infatti, la verificazione immediata di una fattispecie di estinzione, in conseguenza della cancellazione, a norma del comma 4 dell’art. 307 c.p.c., ha luogo di diritto, nel senso che i suoi fatti costitutivi si intendono verificati una volta disposta la cancellazione dal ruolo per l’inottemperanza all’ordine di rinnovo della notificazione, ma la sua rilevazione richiede l’eccezione di parte, la quale può conseguire solo nei seguenti casi: a) a seguito di una riassunzione operata dalla parte interessata alla declaratoria dell’estinzione, propositiva dell’eccezione e finalizzata alla sua declaratoria; b) in virtù della proposizione dell’eccezione da parte sua nel processo eventualmente riassunto irritualmente dalla parte interessata a proseguire il processo; c) in dipendenza della formulazione dell’eccezione in sede di eventuale ripresa del processo disposta dal giudice che aveva pronunciato la cancellazione, previa revoca della stessa ordinanza di cancellazione dal ruolo, cui l’altra parte lo avesse sollecitato; d) in forza di iniziativa intrapresa in altro processo separatamente instaurato, in via incidentale, al fine di dedurre un qualche effetto su di esso.

Cass. 30 aprile 2010, n. 10609.

 

Il termine di cui all’art. 291, comma 1, c.p.c. è perentorio, perché tale espressamente qualificato dalla legge. Il fatto che non sia espressamente fissato dal giudice che dispone la rinnovazione comporta solo l’effetto che deve intendersi individuato con quello necessario per consentire all’altra parte di apprestare le proprie difese e costituirsi nei tempi anche essi prefissati dalla legge: pertanto, correttamente, il giudice dichiara inammissibile l’appello qualora entro il termine assegnato l’appellante non abbia provveduto a notificare l’atto di appello a tutti i litisconsorti necessari.

Cass. 27 gennaio 2012, n. 1188.

 

In caso di appello, la mancata ottemperanza, nel termine perentorio che era stato stabilito ex art. 291 c.p.c., all’ordine di rinnovazione della notificazione al convenuto in appello (tra l’altro anche litisconsorte necessario) determina, quale effetto automatico, l’estinzione del giudizio a norma degli art. 291, comma 3, e 307, comma 3, c.p.c.; né può sostenersi che il giudizio possa, invece, proseguire in ordine al solo appello incidentale, che è tardivo, poiché, ex art. 334 c.p.c., la decadenza nella quale è incorso l’appellante principale, colla conseguente improcedibilità dell’appello principale, non può che travolgere anche la posizione dell’appellante incidentale; l’omessa rinnovazione, nel (primo) termine concesso dalla Corte ex art. 291 c.p.c., della notificazione al litisconsorte dell’atto di citazione in giudizio, determina, ipso facto, l’estinzione del processo a norma dell’art. 307, comma 3, c.p.c.

App. Firenze, 28 novembre 2011.

 

Erronea declaratoria di contumacia della parte costituita

L’erronea dichiarazione di contumacia di una parte regolarmente costituita integra un vizio della sentenza, denunziabile con l’atto di impugnazione soltanto se l’errore abbia determinato un concreto pregiudizio alla parte medesima, come nel caso in cui ad essa, pur vittoriosa, non siano state liquidate le spese di giudizio. C

ass. 27 aprile 2006, n. 9649.

 



 
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