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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 292 cod. proc. civile: Notificazione e comunicazione di atti al contumace

L’ordinanza che ammette l’interrogatorio (1) o il giuramento (2), e le comparse contenenti domande nuove o riconvenzionali da chiunque proposte sono notificate personalmente al contumace nei termini che il giudice istruttore fissa con ordinanza (3) (4).

Le altre comparse si considerano comunicate con il deposito in cancelleria e con l’apposizione del visto del cancelliere sull’originale.

Tutti gli altri atti non sono soggetti a notificazione o comunicazione.

Le sentenze sono notificate alla parte personalmente.


Commento

(1) Si tratta dell’interrogatorio formale ex art. 230 teso a provocare la confessione, diverso da quello libero ex art. 117, utile a chiarire i fatti della causa.

 

(2) Ci si riferisce al giuramento decisorio (e non anche a quelli suppletorio ed estimatorio), il solo che è necessario notificare al contumace.

 

(3) La Corte cost., con sent. 28-11-1986, n. 250, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente articolo «nella parte in cui non prevede la notificazione al contumace del verbale in cui si dà atto della produzione della scrittura privata nei procedimenti di cognizione ordinaria dinanzi al pretore e al conciliatore di cui al Titolo II del Libro II».

 

(4) La mancata notifica delle domande nuove al contumace determina una nullità relativa; pertanto, la stessa non può essere dedotta dalle altre parti, né essere rilevata d’ufficio dal giudice, ma è oggetto di eccezione riservata al contumace, secondo la giurisprudenza; invece, la dottrina dominante ritiene che il difetto sia rilevabile d’ufficio.


Giurisprudenza annotata

Ratio della disposizione

L’art. 292 c.p.c. - secondo cui devono essere notificate alla parte contumace, fra l’altro, le comparse contenenti domande nuove o riconvenzionali da chiunque proposte - si riferisce anche all’ipotesi di domanda riconvenzionale proposta dal convenuto contro l’attore rimasto contumace ai sensi dell’art. 290 c.p.c.

Cass. 22 marzo 2011, n. 6522.

 

Notificazione al contumace dell’ordinanza di ammissione dell’interrogatorio

L’art. 292, comma primo, c.p.c., nel disporre che l’ordinanza di ammissione dell’interrogatorio deve essere notificata «personalmente» al contumace, non esige la consegna dell’atto a mani proprie, ai sensi dell’art. 138 c.p.c., restando la notificazione eseguibile anche con le modalità di cui agli artt. 139 e ss. c.p.c., ove ricorrano i relativi presupposti.

Cass. 12 giugno 1992, n. 7234; Cass. 13 luglio 1989, n. 3274.

Il principio secondo cui il provvedimento di rinvio d’ufficio di un’udienza istruttoria non deve essere notificato al contumace, non prevedendolo né l’art. 292 c.p.c. né l’art. 82, comma terzo, disp. att. c.p.c., trova applicazione anche quando oggetto di tale rinvio è l’udienza fissata per l’espletamento dell’interrogatorio formale dello stesso contumace: di conseguenza, sempreché la controparte abbia ritualmente provveduto alla notificazione dell’ordinanza di ammissione dell’interrogatorio, il giudice può valutare, ai sensi dell’art. 232 c.p.c., la mancata presentazione alla nuova udienza del contumace.

Cass. 14 giugno 1995, n. 6726.

 

Notificazione al contumace delle domande nuove e riconvenzionali: conseguenze dell’inosservanza del relativo obbligo

L’art. 292 c.p.c. secondo cui le domande nuove devono essere personalmente notificate al contumace, costituisce una particolare applicazione del principio del contraddittorio ed è dettata nell’esclusivo interesse del contumace: ne consegue che l’inosservanza dell’obbligo di notificazione determina una nullità non assoluta ma relativa, che non può essere rilevata d’ufficio dal giudice, ma va dedotta dallo stesso contumace all’atto della sua eventuale, successiva costituzione, ovvero mediante impugnazione della sentenza che abbia pronunciato sulla domanda nuova non notificata.

Cass. 17 giugno 2010, n. 14625; conforme Cass. 27 ottobre 2003, n. 16101; Cass. 17 gennaio 2001, n. 574; Cass. 28 agosto 1997, n. 8160; Cass. 29 dicembre 1987, n. 9656; App. Bari, 18 agosto 2009.

 

L’atto di intervento volontario in giudizio, che contenga la formulazione di una domanda diretta nei confronti della parte rimasta contumace, deve essere notificato anche a quest’ultima parte; tuttavia, ove siffatta notifica sia stata omessa, la nullità che ne consegue non può essere rilevata d’ufficio dal giudice, ma può essere eccepita soltanto dal contumace successivamente costituitosi o dal medesimo fatta valere con uno specifico motivo d’impugnazione della sentenza che abbia pronunciato sul merito della domanda.

Cass. 31 marzo 2010, n. 7790.

Il giudice di appello che rilevi la nullità della statuizione della sentenza di primo grado per aver pronunciato su domande nuove, non notificate personalmente al contumace ex art. 292 c.p.c., deve decidere nel merito dopo aver dichiarato tale nullità e non rimettere la causa al primo giudice, attesa la tassatività delle cause di rimessione di cui agli artt. 353 e 354 c.p.c., insuscettibili di applicazione analogica, giacché il vizio determinato dalla violazione dell’art. 292 cit., non consente la pronunzia della nullità con omissione dell’esame del merito, non trattandosi di nullità assoluta ma relativa, cui va applicato il principio dell’assorbimento delle nullità nei motivi di gravame. Peraltro, la nullità della notificazione della citazione introduttiva (prevista dal citato art. 354) si distingue da quella che si verifica nell’ipotesi de qua, presupponendo pur sempre la contumacia del convenuto una valida costituzione del rapporto processuale, né può essere utilmente invocato il principio del doppio grado di giurisdizione, giacché questo non è costituzionalmente garantito.

Cass. 17 marzo 2006, n. 5907.

 

 

  1. Atti che non devono essere notificati personalmente al contumace.

La comparsa con cui si costituisce volontariamente in causa, ai fini della prosecuzione del processo, il successore universale della parte costituita deceduta nelle more del giudizio non rientra fra gli atti per i quali l’art. 292 c.p.c. prescrive, con elencazione tassativa, la notificazione personale al contumace, atteso che, subentrando il successore universale nella stessa posizione processuale del proprio autore, nessuna lesione del diritto e della garanzia del contraddittorio deriva al contumace medesimo dalla omessa notifica di detto intervento. Cass. 2 aprile 2003, n. 5057.

 

L’omessa notificazione alla parte contumace dell’atto di riassunzione del giudizio interrotto nei confronti di soggetti diversi dalla parte originaria, si traduce in un vizio del regolare svolgimento del processo per violazione del contraddittorio ed integra, pertanto, una nullità assoluta, rilevabile d’ufficio dal giudice. Cass. 16 marzo 2004, n. 5341.

 

Qualora venga disposto un rinvio d’ufficio, nella specie dell’udienza di discussione in appello, di esso non deve essere data comunicazione al convenuto contumace, poiché la relativa ordinanza non rientra tra i provvedimenti tassativamente indicati, all’art. 292 c.p.c., come quelli oggetto di necessaria notificazione personale alla parte non costituita: ne consegue che la mancata notizia di detto rinvio non determina alcuna violazione del principio del contraddittorio. Cass. 7 aprile 2011, n. 7983.

 

L'art. 292 cod. proc. civ., secondo il quale, in caso di contumacia, le sentenze sono notificate alla parte personalmente, si applica anche al rito tributario in forza del generale rinvio operato dall'art. 1, comma 2, del d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546 alle norme processuali civili in quanto compatibili, attesa l'assenza nel processo tributario, da un lato, di alcuna disciplina della notifica delle sentenze alla parte contumace e, dall'altro, di principi tali da escludere l'applicazione dell'istituto della contumacia, la cui funzione, nell'ordinamento processuale, è quella di ridurre il pregiudizio che possa derivare ad una parte in ragione della mancata partecipazione attiva al processo; né osta a tale soluzione il disposto di cui all'art. 17, comma 2, del d.lgs. 546 cit., che si limita a sancire l'efficacia ultrattiva dell'elezione di domicilio avvenuta nel primo grado di giudizio, per cui, in caso di contumacia limitata al giudizio di secondo grado, la sentenza d'appello può, nel rito tributario, essere utilmente notificata anche presso il domicilio eletto. Ne deriva che la valida notificazione della sentenza al contumace, pur intervenuta dopo la scadenza del termine lungo dalla pubblicazione, è idonea a far decorrere il termine breve per l'impugnazione ove sussista la nullità degli atti di cui all'art. 327, secondo comma, cod. proc. civ., e la conseguente mancata conoscenza del processo medesimo. Dichiara inammissibile, Comm. Trib. Reg. Napoli, 18/02/2010

Cassazione civile sez. VI  18 dicembre 2013 n. 28352  

 

Notificazione delle sentenze al contumace

La notificazione della sentenza alla parte che sia stata dichiarata contumace deve essere eseguita a tale parte personalmente, senza che il notificante possa valutare la situazione processuale in maniera eventualmente difforme dalla formale declaratoria del giudice e senza che rilevi il fine della notificazione stessa, il cui compimento produce l’effetto di assoggettare il destinatario al termine breve di impugnazione.

Cass. 27 luglio 2002, n. 11136.

 

Nell’ipotesi in cui il giudizio si sia svolto nella contumacia di una parte, anche se non formalmente dichiarata, la sentenza che lo conclude deve essere notificata alla parte personalmente ai sensi dell’art. 292, ultimo comma, c.p.c., e dalla data di tale notifica decorre il termine breve per impugnare di cui all’art. 325 c.p.c.

Cass. 2 marzo 2007, n. 4894.

 

In tema di impugnazioni, al contumace è riconosciuta la facoltà di interporre gravame avverso la sentenza (che lo abbia visto soccombente) dopo la scadenza del termine annuale dalla sua pubblicazione, a condizione che egli fornisca tanto la prova della nullità della citazione o della relativa notificazione (nonché della nullità della notificazione degli atti di cui all’art. 292 c.p.c.), quanto quella della non conoscenza del processo a causa di detta nullità. L’onere di provare il presupposto soggettivo grava sul contumace, nel senso che egli è tenuto a fornire la prova di circostanze di fatto positive, dalle quali si possa desumere il difetto di anteriore conoscenza o la presa di conoscenza del processo in una certa data e tale prova può essere data anche mediante presunzioni, senza che però possa delinearsi, come effetto della presunzione semplice di mancata conoscenza del processo, l’inversione dell’onere della prova nei confronti di chi eccepisce la decadenza dall’impugnazione. C

ass. 16 gennaio 2007, n. 833.

 



 
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