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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 297 cod. proc. civile: Fissazione della nuova udienza dopo la sospensione

Se col provvedimento di sospensione non è stata fissata l’udienza in cui il processo deve proseguire, le parti debbono chiederne la fissazione entro il termine perentorio di tre mesi dalla cessazione della causa di sospensione di cui all’art. 3 del Codice di procedura penale (1) o dal passaggio in giudicato della sentenza che definisce la controversia civile o amministrativa di cui all’art. 295 (2).

Nell’ipotesi dell’articolo precedente l’istanza deve essere proposta dieci giorni prima della scadenza del termine di sospensione (3).

L’istanza si propone con ricorso al giudice istruttore o, in mancanza, al presidente del tribunale (4).

Il ricorso, col decreto che fissa l’udienza, e’ notificato a cura dell’istante alle altre parti nel termine stabilito dal giudice.


Commento

(1) Si tratta della sospensione necessaria, di cui all’art. 295. La previsione è rigida: pur in presenza di una negligenza dell’istruttore, che abbia omesso di fissare la nuova udienza, se almeno una delle parti, avuta conoscenza della cessazione della causa di sospensione (il giudicato della sentenza o il provvedimento atteso), non si attiva per far proseguire il giudizio, si intende che essa vi abbia rinunciato, decorso il termine trimestrale perentorio. Il giudice adotta le decisioni del caso ex art. 187.

 

(2) La Corte cost., con sent. 4-3-1970, n. 34, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del c. 1 di questo articolo «nella parte in cui dispone la decorrenza del termine utile per la richiesta di fissazione della nuova udienza dalla cessazione della causa di sospensione anziché dalla conoscenza che ne abbiano le parti del processo sospeso».

 

(3) Nel caso di sospensione facoltativa tale termine è solo ordinatorio: è sufficiente che l’istanza sia proposta prima della scadenza del periodo di sospensione.

 

(4) Se non è fatta istanza nel termine di cui al comma 1, il processo si estingue. Se, proposta l’istanza, nessuna parte compare all’udienza fissata dall’istruttore, la causa sarà cancellata dal ruolo ex art. 307, c. 2.

 


Giurisprudenza annotata

Decorrenza del termine per la riassunzione del processo sospeso

Qualora un giudizio sia stato sospeso, in attesa della definizione di altra controversia, ai sensi dell’art. 295 c.p.c., il giudizio deve essere riassunto, in base alla previsione dell’art. 297 dello stesso codice, entro il termine perentorio di sei mesi dal passaggio in giudicato della sentenza che definisce la controversia pregiudicante. Pertanto, qualora detto passaggio in giudicato sia conseguenza di una pronuncia della Corte di cassazione, il termine decorre dalla data in cui le parti hanno conoscenza di tale pronuncia, senza che il termine stesso sia sospeso dalla pendenza del termine per proporre, ai sensi dell’art. 391-bis c.p.c., ricorso per revocazione avverso la sentenza della cassazione o dalla proposizione del ricorso medesimo.

Cass. 27 maggio 2003, n. 8388; conforme Cass. lav., 6 luglio 2000, n. 9049.

 

In base all’art. 297, 1º comma, c.p.c., così come emendato dalla sentenza della Corte costituzionale del 4 marzo 1970, n. 34, nei confronti della parte del processo sospeso ai sensi dell’art. 295 c.p.c., che sia estranea alla causa pregiudiziale, il termine perentorio di sei mesi per la prosecuzione decorre dalla data in cui la parte stessa abbia avuto conoscenza legale della cessazione della causa di sospensione mediante notificazione, comunicazione o dichiarazione, per cui spetta alla controparte, che eccepisce l’avvenuta estinzione del processo per tardiva prosecuzione, provare che l’indicata conoscenza sia stata acquisita dal riassumente nel semestre precedente la presentazione dell’istanza per la fissazione dell’udienza di prosecuzione.

Cass. 19 luglio 1995, n. 7865; conforme Cons. St., 6 novembre 1998, n. 1461.

 

Modalità di riassunzione del giudizio sospeso

In tema di disciplina della nuova udienza a seguito della sospensione del processo, dall’art. 297 c.p.c., il quale prescrive che l’istanza di fissazione si propone con ricorso, senza richiedere che la stesso abbia il contenuto dell’atto introduttivo, che deve essere semplicemente richiamato, si ricava che dalla formulazione dell’atto in questione non è possibile desumere l’abbandono di domande in precedenza proposte. Tuttavia, l’abbandono di singole domande può sempre desumersi secondo i principi generali, ove vengano formulate conclusioni specifiche nelle quali non si faccia riferimento a domande originariamente proposte.

Cass. 19 novembre 2004, n. 21903.

 

Per la riattivazione del giudizio di cassazione, sospeso in pendenza di quello di revocazione avverso la medesima sentenza impugnata ai sensi dell'art. 360 cod. proc. civ., non è necessaria l'istanza di riassunzione di cui all'art. 297 cod. proc. civ., poiché il giudizio di cassazione è dominato dall'impulso di ufficio, il cui concreto esercizio può essere sollecitato dalla parte interessata anche con una mera segnalazione informale della cessazione della causa di sospensione, senza necessità di osservare i termini stabiliti dalla legge per il diverso caso della riassunzione del processo sospeso. Rigetta, App. Bologna, 22/06/2012

Cassazione civile sez. III  20 febbraio 2015 n. 3362

 

La dichiarazione di incompetenza è di per sé idonea a definire, con una pronuncia in rito, il giudizio originariamente introdotto, salvo le vicende conseguenti all’eventuale impugnazione: ne consegue che, ove una pronuncia di incompetenza venga annullata dal giudice di appello e il processo venga riassunto davanti al giudice originariamente adito, l’atto di riassunzione deve avvenire con la forma della comparsa prevista dagli art. 50 c.p.c. e 125 disp. att. c.p.c. anziché con ricorso, e tale comparsa deve essere notificata alla controparte nel termine assegnato dal giudice.

Cass. 20 dicembre 2011, n. 27850.

 

Riassunzione a seguito di sospensione facoltativa

Poiché anche nel caso di sospensione facoltativa del processo trova applicazione l’art. 297 c.p.c., ove il giudice non abbia fissato l’udienza nella quale il processo deve proseguire, il decorso di sei mesi dalla cessazione della causa di sospensione, senza che una delle parti richieda la fissazione di un’udienza per la prosecuzione, comporta l’estinzione del processo a norma dell’art. 307 c.p.c.

Cass. lav., 12 settembre 2008, n. 23568.

 

 



 
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