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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 30 cod. proc. civile: Foro del domicilio eletto

Chi ha eletto domicilio a norma dell’art. 47 del codice civile può essere convenuto davanti al giudice del domicilio stesso (1).


Commento

Elezione di domicilio: atto giuridico unilaterale mediante il quale un soggetto sceglie il proprio domicilio per il compimento di un determinato atto o l’espletamento di un affare (c.c. 47).

 

(1) L’elezione di domicilio ha come effetto l’individuazione di un foro concorrente con quello designato dal legislatore, sempreché la controversia non rientri nella previsione di cui all’art. 28, perché in tal caso la competenza territoriale sarebbe inderogabile. L’elezione deve essere fatta necessariamente per iscritto, altrimenti è come se non fosse mai avvenuta. Un esempio tipico è quello in cui il cliente elegge domicilio presso lo studio del proprio difensore.


Giurisprudenza annotata

 

  1. Elezione di domicilio presso la casa comunale.

È nulla e conseguentemente inidonea a giustificare l’applicazione di uno specifico criterio di competenza territoriale, la clausola contrattuale che contiene l’elezione di domicilio, finalizzata alla notificazione di futuri atti giudiziari, presso la Casa Comunale, perché produttiva di una lesione del diritto costituzionale al contraddittorio, non potendo la P.A., senza una specifica previsione normativa abilitativa, ricevere atti per conto di privati né addossarsi la cura del loro recapito all’interessato. Cass. 13 luglio 2007, n. 15673.

 

  1. Proposizione di querela di falso in corso di causa.

Nell’ipotesi di incidente di falso, la competenza a conoscere appartiene inderogabilmente - stante il previsto intervento obbligatorio del p.m. - al giudice individuabile secondo il criterio del foro generale delle persone fisiche ai sensi dell’art. 18 c.p.c., non potendo al riguardo farsi diversamente riferimento al foro del domicilio eletto di cui all’art. 30 c.p.c., sulla base della sola elezione di domicilio contenuta nella procura speciale ex art. 83 c.p.c. (che rileva ai meri fini del compimento delle attività processuali demandate al procuratore costituito in ordine alla causa di merito, e non anche nei termini sostanziali - concernenti il compimento di determinati atti o affari - postulati viceversa alla stregua del richiamo all’art. 47 c.c. operato dall’art. 30 c.p.c.). Né il carattere endoprocessuale ed incidentale della procedura di falso può far ritenere che la suddetta competenza inderogabile sia modificabile per effetto di attrazione da parte della connessa causa di merito, in mancanza di specifica disposizione normativa, non potendosi, peraltro, stabilire una correlazione tra luogo ove deve effettuarsi la notificazione dell’atto di riassunzione e foro della competenza territoriale. Cass. 21 maggio 2004, n. 9713.

 

 

  1. Impugnazione.

Se le parti non impugnano la sentenza o la impugnano ma non eccepiscono il difetto di giurisdizione, pongono in essere un comportamento incompatibile con la volontà di eccepire tale difetto e, quindi, si verifica il fenomeno della acquiescenza per incompatibilità con le conseguenti preclusioni sancite dagli artt. 329, comma 2 e 324 c.p.c. Cass., Sez. Un., 9 ottobre 2008, n. 24883.



 
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