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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 301 cod. proc. civile: Morte o impedimento del procuratore

Se la parte è costituita a mezzo di procuratore, il processo è interrotto dal giorno della morte, radiazione o sospensione del procuratore stesso.

In tal caso si applica la disposizione dell’articolo 299 (1).

Non sono cause d’interruzione la revoca della procura o la rinuncia ad essa (2).


Commento

Radiazione: sanzione disciplinare che priva l’avvocato della facoltà di esercitare la professione; opera di diritto quando l’avvocato sia stato interdetto in perpetuo dai pubblici uffici o dall’esercizio della professione o condannato per reati di falsa testimonianza, patrocinio infedele, subornazione.

 

Sospensione: sanzione disciplinare consistente nell’inibizione per il professionista a svolgere attività professionale per un tempo non inferiore a due mesi e non superiore ad un anno (ad es. il difensore sottoposto a misura di sicurezza, detentiva e non, ex art. 215 c.p.).

 

(1) In altri termini entro sei mesi la parte dovrà essere citata o costituirsi a mezzo di altro difensore. In tale ultimo caso, quando la costituzione di un nuovo difensore, in sostituzione del precedente, avviene con il primo atto utile, non si determina l’interruzione del processo.

 

(2) La mancata interruzione, nonostante il verificarsi della morte o impedimento del procuratore di una parte, legittima a dolersi solo quest’ultima e non anche l’altra parte, essendo la norma in esame volta a tutelare solo la parte nei cui confronti si è verificato l’evento.


Giurisprudenza annotata

Interruzione automatica del processo e decorrenza del termine per la riassunzione

La morte dell’unico difensore della parte costituita, che intervenga nel corso del giudizio, determina automaticamente l’interruzione del processo, anche se il giudice e le altre parti non ne abbiano avuto conoscenza, e preclude ogni ulteriore attività processuale, con la conseguente nullità degli atti successivi e della sentenza eventualmente pronunciata; l’irrituale prosecuzione del processo, nonostante il verificarsi dell’evento interruttivo, può essere dedotta e provata in sede di legittimità, ai sensi dell’art. 372 c.p.c., mediante la produzione dei documenti all’uopo necessari, ma solo dalla parte colpita dal predetto evento, a tutela della quale sono poste le norme che disciplinano l’interruzione, non potendo quest’ultima essere rilevata d’ufficio dal giudice, né eccepita dalla controparte come motivo di nullità della sentenza.

Cass. 14 dicembre 2010, n. 25234.

 

Nell’ipotesi in cui, dopo la precisazione delle conclusioni e prima dell’udienza di discussione della causa in primo grado, si siano verificati la morte o l’impedimento del procuratore il processo è interrotto di diritto ai sensi dell’art. 301 c.p.c. e gli atti posti in essere successivamente all’evento interruttivo e, quindi, anche la sentenza che sia stata eventualmente pronunciata, sono nulli e, detta nullità è soggetta al principio generale della conversione delle nullità in motivi di impugnazione e deve, pertanto, essere dedotta dalla parte il cui procuratore fu colpito dall’evento interruttivo con l’appello, il quale assume la richiesta di prosecuzione del giudizio e non può limitarsi - a pena di inammissibilità - per difetto di interesse e mancata rispondenza al modello legale di detta impugnazione - alla sola richiesta di declaratoria della nullità della sentenza impugnata, ma deve investire della richiesta di decisione nel merito il giudice di appello, il quale - non rientrando la suddetta nullità tra quelle di cui agli art. 353 e 354 c.p.c. - deve dichiarare l’invalidità della sentenza di primo grado e pronunciare sul merito della controversia.

App. Roma, 9 marzo 2011.

 

A seguito delle sentenze della Corte costituzionale n. 139 del 1967 n. 178 del 1970, 159 del 1971 e n. 36 del 1976, il termine per la riassunzione o la prosecuzione del processo interrotto per la morte del procuratore costituito di una delle parti in causa decorre non già dal giorno in cui si è verificato l’evento interruttivo, bensì da quello in cui una delle parti abbia avuto di tale evento conoscenza legale, mediante dichiarazione, notificazione o certificazione, non essendo sufficiente la conoscenza aliunde acquisita: ne consegue che il termine in questione non decorre contemporaneamente nei confronti di tutte le parti e che l’onere di provare la legale conoscenza dell’evento in data anteriore al semestre precedente la riassunzione o la prosecuzione incombe sulla parte che ne eccepisce l’intempestività, non potendo farsi carico all’altra dell’onere di fornire una prova negativa.

Cass. 11 febbraio 2010, n. 3085.

 

Prosecuzione del processo da parte del procuratore sospeso dall’albo

Nell’ipotesi di interruzione del processo a seguito di un provvedimento di sospensione del procuratore dall’esercizio della professione, per la prosecuzione del processo, una volta terminato il periodo di sospensione, non è necessaria una nuova procura alla lite, né una nuova costituzione in giudizio, essendo sufficiente invece che il Procuratore, già regolarmente costituito prima della sua sospensione, riprenda a svolgere le proprie funzioni in base alla precedente procura ed alla già esperita costituzione, entrambe divenute nuovamente valide ed efficaci in seguito alla cessazione della sospensione.

Cass. 10 dicembre 2010, n. 24997; conforme Cass. lav., 20 luglio 2004, n. 13490.

 

Cancellazione dall’albo per motivi disciplinari

La cancellazione del difensore dall’albo professionale per motivi disciplinari, prevista dall’articolo 40 del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, è riconducibile, in virtù di interpretazione estensiva, alle ipotesi di cui all’articolo 301 c.p.c., in quanto assimilabile a quelle espressamente previste della radiazione e della sospensione; pertanto, ove verificatasi prima della chiusura della discussione, dopo la quale ha, invece, rilevanza ai sensi dell’art. 286, secondo comma, c.p.c., determina automaticamente l’interruzione del processo, ancorché il giudice o le altre parti non ne abbiano avuto conoscenza, con la conseguente nullità degli atti successivi e della sentenza eventualmente pronunciata.

Cass. 31 gennaio 2012, n. 1355.

 

Evento verificatosi durante il giudizio di cassazione

Nel giudizio di cassazione, la morte dell’unico difensore, avvenuta dopo il deposito del ricorso e prima dell’udienza di discussione, ed attestata dalla relata di notifica dell’avviso di udienza, determina la necessità di rinviare a nuovo ruolo la causa dandone comunicazione alla parte personalmente, onde consentirle di provvedere alla nomina di un nuovo difensore, atteso che tale evento incide negativamente sull’esercizio del diritto di difesa e sull’integrità del contraddittorio, la cui inviolabilità deve essere garantita nel giudizio di cassazione in termini non dissimili da quanto accade nelle fasi di merito secondo i principi del giusto processo, considerato che l’udienza di discussione rappresenta, per tradizione storica e secondo la disciplina positiva, un momento tutt’altro che secondario nello svolgimento del giudizio di cassazione; fermo restando che ove la parte, una volta ricevuta tale comunicazione, rimanga inerte e non provveda alla nomina di un nuovo difensore, vengono meno i presupposti per reiterare gli adempimenti prescritti dall’art. 377, comma 2, c.p.c.

Cass., Sez. Un., 13 gennaio 2006, n. 477; conforme Cass. 10 ottobre 2007, n. 21142; Cass., Sez. Un., 9 giugno 2005, n. 14757.

 

Nell’ipotesi in cui si sia verificata la morte della parte in primo grado ed il processo sia interrotto, ai sensi dell’art. 299 c.p.c., come nel caso di interruzione per morte o impedimento del procuratore, la sentenza che sia stata eventualmente pronunciata successivamente all’evento interruttivo è nulla. Peraltro, essendo tale nullità soggetta al principio generale della conversione delle nullità in motivi d’impugnazione, deve essere dedotta dalla parte interessata con l’appello che, avendo la funzione di richiesta di prosecuzione del giudizio, non può limitarsi - a pena di inammissibilità per difetto di interesse e mancata corrispondenza al modello legale di detta impugnazione - alla sola richiesta di nullità della sentenza impugnata, ma deve investire della richiesta di decisione nel merito il giudice d’appello, il quale, non rientrando la suddetta nullità fra quelle di cui agli artt. 353 e 354 c.p.c., deve dichiarare l’invalidità della sentenza di primo grado e pronunciare sul merito della controversia.

Cass. 18 marzo 2005, n. 5876; conforme Cass. 8 settembre 1998, n. 8870.

 

Rinuncia e revoca del mandato

Non sussistono gli estremi per la declaratoria di interruzione del processo in caso di rinuncia al mandato defensionale, secondo il combinato disposto degli artt. 85 e 301 c.p.c. richiamati dall’art. 24, L. n. 1034 del 1971.

Cons. St., 23 febbraio 2009, n. 1033.

 

Volontaria cancellazione del difensore dall’albo

La volontaria cancellazione dall’albo professionale del procuratore costituito non dà luogo all’applicazione dell’art. 301, comma 1, c.p.c., e non determina quindi l’interruzione del processo, in quanto, mentre le ipotesi ivi previste sono accomunate dal fatto di essere indipendenti (almeno in via diretta) dalla volontà del professionista o del cliente, la volontaria cancellazione è assimilabile alle ipotesi indicate nel comma terzo del medesimo articolo.

Cass. 27 maggio 2009, n. 12261; conforme Cass. lav., 27 aprile 2004, n. 8054; contra Cass. 5 ottobre 2001, n. 22294; Cass. 3 giugno 1997, n. 4944.

 

Avvocati iscritti in albi speciali

Gli avvocati dipendenti da enti pubblici - nella specie dipendenti da un Comune - ed iscritti nell’albo speciale annesso all’albo professionale sono abilitati al patrocinio esclusivamente per le cause e gli affari propri dell’ente presso il quale prestano la loro opera, onde la cessazione del rapporto di impiego, determinando la mancanza di legittimazione a compiere e/o a ricevere atti processuali relativi alle cause proprie dell’ente, comporta il totale venir meno dello ius postulandi per una causa equiparabile a quelle elencate dall’art. 301 c.p.c., a nulla rilevando l’eventuale formale permanenza dell’iscrizione nell’albo speciale.

Cass. trib., 8 ottobre 2007, n. 21048.

 



 
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