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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 303 cod. proc. civile: Riassunzione del processo

Se non avviene la prosecuzione del processo a norma dell’articolo precedente, l’altra parte (1)può chiedere la fissazione dell’udienza, notificando quindi il ricorso e il decreto a coloro che debbono costituirsi per proseguirlo.

In caso di morte della parte il ricorso deve contenere gli estremi della domanda, e la notificazione entro un anno dalla morte puo’ essere fatta collettivamente e impersonalmente agli eredi, nell’ultimo domicilio del defunto (2).

Se vi sono altre parti in causa, il decreto è notificato anche ad esse.

Se la parte che ha ricevuto la notificazione non comparisce all’udienza fissata, si procede in sua contumacia.


Commento

(1) Legittimata attiva è una qualsiasi delle parti contrapposte a quella interessata dall’evento interruttivo, ma può riassumere anche quest’ultima, servendosi dello stesso mezzo del ricorso.

 

(2) La notificazione collettiva determina la pendenza della lite nei confronti di tutti gli eredi, noti ed ignoti, senza possibilità per il giudice di rilevare la non integrità del contraddittorio. L’onere di individuazione dei legittimati a stare in giudizio si sposta, cioè, dal riassumente agli eredi, i quali nel costituirsi si lasceranno individuare personalmente. Dopo la scadenza del termine annuale, la notificazione va fatta singolarmente a tutti coloro che risultano essere eredi, nella loro qualità di litisconsorti necessari. In tal caso, l’errata individuazione determina la nullità del procedimento e della sentenza pronunciata nei confronti dell’erede apparente.


Giurisprudenza annotata

Requisiti dell’atto di riassunzione

In tema di riunione e separazione di cause, i processi in cui sono riunite più cause distinte, connesse ma autonome, possono essere legittimamente riassunti o proseguiti, dopo la dichiarazione di interruzione del procedimento, anche limitatamente ad alcuni soltanto dei rapporti da cui sono composte poiché su ogni parte grava l’onere di riattivare il processo, relativamente alle domande per le quali ha interesse a una pronuncia di merito.

Cass. 26 luglio 2010, n. 17533.

 

In tema di fusione di una società per incorporazione, l’estinzione che ne deriva ai sensi dell’art. 2504 bis c.c. (nel testo “ratione temporis” vigente) è equiparata alla morte della persona fisica, ai fini della successione nel processo, senza che tuttavia trovino applicazione anche tutte le correlative norme dettate per l’interruzione del processo; avvenuta la dichiarazione di estinzione, non è dunque necessario che il ricorso in riassunzione contenga, ex art. 303, comma 2, c.p.c., gli estremi della domanda (comunque non richiesti a pena di nullità), trattandosi di onere ulteriore, imposto da norma eccezionale non suscettibile di interpretazione analogica, rispetto alla regola generale sugli elementi del ricorso e di cui all’art. 125 disp. att. c.p.c., che ritiene sufficiente il richiamo all’atto introduttivo del giudizio, nella specie effettuato riproducendo le conclusioni dell’originaria citazione.

Cass. 10 dicembre 2008, n. 28989.

 

Termini e modalità della riassunzione del processo

In tema di interruzione del processo, qualora la riassunzione sia effettuata, secondo il combinato disposto degli artt. 303 e 305 c.p.c., con il deposito del ricorso presso la cancelleria del giudice precedentemente adito entro il termine prescritto, tale tempestivo deposito è sufficiente per impedire l’estinzione del processo. Tuttavia la parte può provvedere alla riassunzione, anziché con comparsa o ricorso al giudice per la fissazione dell’udienza di prosecuzione, con citazione ad udienza fissa, purché la stessa possieda tutti i requisiti formali previsti dall’art. 125 disp. att. c.p.c. indispensabili per il raggiungimento dello scopo previsto nell’art. 297 c.p.c. - consistente nel compimento di un atto di parte prima che sia trascorso il termine perentorio entro il quale va promossa la prosecuzione del giudizio - ed in tal caso è sufficiente la notifica alla controparte prima della scadenza del termine medesimo per impedire l’estinzione del processo, restando al di fuori l’obbligo di deposito dell’atto, che può avvenire solo dopo il compimento effettivo della notificazione, a cura dell’ufficiale giudiziario, e che non ha alcuna funzione definitoria circa la posizione processuale della parte o la sua attività difensiva, essendo previsto dall’art. 303, comma 2, c.p.c., che il riassumente indichi (nell’atto di riassunzione) gli estremi della domanda.

Cass., Sez. Un., 28 dicembre 2007, n. 27183.

 

Poiché l’art. 303 c.p.c. non prevede alcun termine per la notifica del ricorso e del decreto di fissazione dell’udienza, qualora il giudice, anziché fissare il termine secondo il suo prudente apprezzamento, disponga che la notifica sia effettuata “nei termini di legge”, è sufficiente che si provveda alla notifica con un congruo intervallo temporale tra la notifica stessa e l’udienza, sì da consentire alla controparte un adeguato margine per le proprie difese.

Cass. 19 giugno 2009, n. 14353.

 

Notificazione effettuata collettivamente ed impersonalmente agli eredi della parte defunta

L’art. 303, comma 2, c.p.c. prevede una forma di notificazione agevolata, impersonale e collettiva, agli eredi della parte defunta, per il periodo di un anno dalla morte, dell’atto di riassunzione del processo interrotto; detta norma dispensa il notificante da una ricerca specifica ed individuale degli eredi (che non devono essere designati nominativamente). né tale forma di notifica è impedita se, come nella specie, sia stato depositato in atti il certificato storico della composizione della famiglia del de cuius.

Cass. 16 novembre 2007, n. 23783.

 

La forma di notificazione agevolata agli eredi della parte defunta prevista dall’art. 303, comma 2, c.p.c. - che costituisce una rilevante deroga ai principi della esatta identificazione nominativa della parte citata in giudizio e del luogo presso cui la notificazione deve essere eseguita - trova fondamento nella presunzione legale che gli eredi, nel periodo di un anno dalla morte, facciano capo al domicilio del “de cuius” per tutte le questioni o i rapporti inerenti la successione, la quale presunzione può avere come punto di riferimento oggettivo esclusivamente l’evento stesso del decesso: ne consegue che il citato art. 303, comma 2, non può essere interpretato nel senso che l’anno durante il quale è consentita la citazione in riassunzione degli eredi della parte defunta in via impersonale nell’ultimo domicilio del “de cuius” decorra dalla conoscenza che la parte abbia dell’evento interruttivo.

Cass. 20 ottobre 2008, n. 25548.



 
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