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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 304 cod. proc. civile: Effetti dell’interruzione

In caso d’interruzione del processo si applica la disposizione dell’articolo 298.


Giurisprudenza annotata

Atti che non possono essere compiuti durante l’interruzione

L’interruzione del processo dovuta alla morte del procuratore costituito di una delle parti si verifica ope legis e, in virtù, del combinato disposto degli art. 304 e 298, comma 1, c.p.c., comporta la preclusione del compimento di ogni attività processuale ovvero l’inefficacia degli atti processuali compiuti successivamente all’evento interruttivo.

Cass. 24 febbraio 2004, n. 3623.

 

L’interruzione del procedimento a seguito della dichiarazione del fallimento della parte resa in udienza dal procuratore costituito, opera in via immediata e rende inefficace qualsiasi successivo provvedimento, compreso quello di sospensione del giudizio per cause diverse.

Trib. Pavia, 17 novembre 1989.

 

Regime delle sentenze emesse durante l’interruzione

La sentenza emessa nonostante l’interruzione del processo che consegue automaticamente alla morte del procuratore della parte, (ancorché verificatasi dopo il rinvio della udienza di discussione), al pari di ogni altro atto processuale compiuto precedentemente ad essa e dopo il giorno del decesso, è affetta da nullità insanabile e pertanto non può produrre effetto alcuno nei confronti della parte colpita dall’evento interruttivo.

Cass. 4 febbraio 1992, n. 1200.

 

La prosecuzione di fatto del processo automaticamente interrotto, per morte del convenuto prima della sua costituzione in giudizio, non determina inesistenza della sentenza, ma solo nullità che deve essere fatta valere tramite l’appello dagli eredi della parte defunta entro il termine di un anno dal momento in cui questi hanno avuto comunque conoscenza della sentenza.

Cass. 21 dicembre 1988, n. 6984.

 

La morte come la radiazione o la sospensione dell’unico difensore a mezzo del quale la parte è costituita nel giudizio di merito (intervenuta, nella specie, tra l’udienza di precisazione delle conclusioni e quella di discussione) determina automaticamente l’interruzione del processo anche se il giudice e le altri parti non ne hanno avuto conoscenza (e senza, quindi, che occorra, perché si perfezioni la fattispecie interruttiva, la dichiarazione o la notificazione dell’evento), con preclusione di ogni ulteriore attività processuale, che se compiuta è causa di nullità degli atti successivi e della sentenza, con la conseguenza che la nullità che vizi la sentenza di appello, potrà essere dedotta e provata per la prima volta nel giudizio di legittimità a norma dell’art. 372 c.p.c. e che, nel caso di accoglimento del ricorso, la sentenza ai sensi dell’art. 383 stesso codice, dovrà essere cassata con rinvio ad altro giudice di pari grado, nella stessa fase in cui si trovava il processo alla data dell’evento interruttivo.

Cass. 2 settembre 1998, n. 8720; conforme Cass. 13 aprile 1997, n. 3279; Cass. 13 novembre 1993, n. 11204.

 

Atti che possono essere compiuti nonostante l’interruzione

Il divieto di compiere atti del procedimento durante l’interruzione del processo, sancito dagli artt. 304-298 c.p.c., non si riferisce a quelli diretti alla prosecuzione o alla declaratoria di estinzione del processo.

Cass. 7 giugno 1995, n. 6431.

 



 
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