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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 305 cod. proc. civile: Mancata prosecuzione o riassunzione

Il processo deve essere proseguito o riassunto entro il termine perentorio di tre mesi dall’interruzione, altrimenti si estingue (1).


Commento

(1) Il dies a quo del decorso del termine di riassunzione è quello della conoscenza del fatto interruttivo. Entro il termine previsto dall’articolo in esame è necessario che venga presentata l’istanza per la fissazione dell’udienza e non che la stessa, unitamente al decreto, venga notificato alle altre parti.


Giurisprudenza annotata

Decorrenza del termine

L’evento della morte o della perdita della capacità processuale della parte costituita che sia dichiarato in udienza o notificato alle altre parti dal procuratore della stessa parte colpita da uno di detti eventi produce, ai sensi dell’art. 300, comma 2, c.p.c., l’effetto automatico dell’interruzione del processo dal momento di tale dichiarazione o notificazione e il conseguente termine per la riassunzione, in tale ipotesi, come previsto in generale dall’art. 305 c.p.c., decorre dal momento in cui interviene la dichiarazione del procuratore o la notificazione dell’evento, ad opera dello stesso, nei confronti delle altre parti, senza che abbia alcuna efficacia, a tal fine, il momento nel quale venga adottato e conosciuto il provvedimento giudiziale dichiarativo dell’intervenuta interruzione (avente natura meramente ricognitiva) pronunziato successivamente e senza che tale disciplina incida negativamente sul diritto di difesa delle parti.

Cass., Sez. Un., 20 marzo 2008, n. 7443.

 

In tema di interruzione del processo per collocamento a riposo e conseguente cancellazione dall’albo del difensore di una parte, che è ipotesi assimilata alla radiazione di cui all’art. 301 c.p.c., il termine per la prosecuzione o riassunzione del processo ex art. 305 c.p.c. decorre dalla data in cui la parte rimasta priva di procuratore ha avuto dell’evento conoscenza legale, risultante da dichiarazione della medesima ovvero da comunicazione, certificazione o notificazione ad essa eseguita; ne consegue che la produzione in giudizio, ad opera della predetta parte, di certificazione del dirigente amministrativo del settore, attestante l’avvenuto pensionamento, dimostra la predetta conoscenza in forma legale sin da tale atto ed epoca.

Cass. 8 ottobre 2008, n. 24857.

 

Rapporti con l’art. 303

In tema di interruzione del processo, ha natura perentoria il termine di sei mesi per la relativa riassunzione di cui all’art. 305 c.p.c., mentre ha carattere meramente ordinatorio quello in concreto assegnato dal giudice, ex art. 303 stesso codice, per la notifica dell’atto di riassunzione da parte dell’istante alla controparte, sicché, di quest’ultimo, non è preclusa la proroga prima della sua scadenza, né tantomeno è preclusa - in caso di sua scadenza - la concessione di un nuovo termine, sempre che non siano decorsi sei mesi dalla conoscenza dell’interruzione del giudizio.

Cass. 20 maggio 2011, n. 11260; conforme Cass. 8 luglio 2005, n. 14371.

 

Verificatasi una causa d’interruzione del processo, in presenza di un meccanismo di riattivazione del processo interrotto, destinato a realizzarsi distinguendo il momento della rinnovata edictio actionis da quello della vocatio in ius, il termine perentorio di sei mesi, previsto dall’art. 305 c.p.c., è riferibile solo al deposito del ricorso nella cancelleria del giudice, sicché, una volta eseguito tempestivamente tale adempimento, quel termine non gioca più alcun ruolo, atteso che la fissazione successiva, ad opera del medesimo giudice, di un ulteriore termine, destinato a garantire il corretto ripristino del contraddittorio interrotto nei confronti della controparte, pur presupponendo che il precedente termine sia stato rispettato, ormai ne prescinde, rispondendo unicamente alla necessità di assicurare il rispetto delle regole proprie della vocatio in ius. C

ass., Sez. Un., 28 giugno 2006, n. 14854; conforme Cass. 7 maggio 2007, n. 10291.

 

In tema di interruzione del processo, qualora la riassunzione sia effettuata, secondo il combinato disposto degli artt. 303 e 305 c.p.c., con il deposito del ricorso presso la cancelleria del giudice precedentemente adito entro il termine prescritto, tale tempestivo deposito è sufficiente per impedire l’estinzione del processo. Tuttavia la parte può provvedere alla riassunzione, anziché con comparsa o ricorso al giudice per la fissazione dell’udienza di prosecuzione, con citazione ad udienza fissa, purché la stessa possieda tutti i requisiti formali previsti dall’art. 125 disp. att. c.p.c. indispensabili per il raggiungimento dello scopo previsto nell’art. 297 c.p.c. - consistente nel compimento di un atto di parte prima che sia trascorso il termine perentorio entro il quale va promossa la prosecuzione del giudizio - ed in tal caso è sufficiente la notifica alla controparte prima della scadenza del termine medesimo per impedire l’estinzione del processo, restando al di fuori l’obbligo di deposito dell’atto, che può avvenire solo dopo il compimento effettivo della notificazione, a cura dell’ufficiale giudiziario, e che non ha alcuna funzione definitoria circa la posizione processuale della parte o la sua attività difensiva, essendo previsto dall’art. 303, comma 2, c.p.c., che il riassumente indichi (nell’atto di riassunzione) gli estremi della domanda.

Cass., Sez. Un., 28 dicembre 2007, n. 27183.

 

Quando, a seguito di interruzione del processo, venga depositato nel termine perentorio di cui all’art. 305 c.p.c. un ricorso in riassunzione e sia in tal modo impedita l’estinzione del processo, ove all’udienza fissata per la prosecuzione compaiano le parti cui l’istante avrebbe dovuto notificare il ricorso per realizzare la vocatio in ius e non compaia la parte istante, il processo deve regolarmente proseguire, rimanendo irrilevante che quest’ultima non abbia fornito la prova dell’avvenuta notificazione, risultando realizzato in ogni caso, con la comparizione, lo scopo della vocatio medesima. Cass. 18 settembre 2008, n. 23848.

 

Cause soggettivamente cumulate

In ipotesi di cause inscindibili, la riassunzione parziale del processo in seguito alla sua interruzione comporta l’estinzione dell’intero processo a norma dell’art. 305 c.p.c.

Cass. lav., 22 settembre 2003, n. 14040.

 

In tema di litisconsorzio facoltativo, ove all’interruzione del processo per morte di uno dei creditori o condebitori non segua l’atto di riassunzione effettuato nel termine previsto nei confronti dei suoi eredi, il processo prosegue solo quanto ai rapporti processuali relativi alle parti regolarmente citate, e si estingue, invece, limitatamente alla parte deceduta, in applicazione del principio di cui all’art. 1306 c.c., per cui, anche in caso di rapporto plurisoggettivo solidale, sono possibili le azioni di un solo contitolare o verso un solo contitolare, dirette a perseguire l’adempimento dell’obbligazione. C

ass. 7 luglio 2010, n. 16018.

 

Conseguenze della mancata prosecuzione o riassunzione

Il provvedimento di estinzione del giudizio, adottato dal tribunale in composizione unipersonale o monocratica, ai sensi dell’art. 305 c.p.c., ha il contenuto sostanziale di una sentenza, in quanto contiene una pronuncia definitiva sui presupposti e condizioni processuali della domanda giudiziale. Infatti, posto che, al fine di stabilire se un provvedimento abbia o meno carattere di ordinanza o di sentenza, deve darsi prevalenza alla sostanza più che alla forma della decisione, si è in presenza di un’ordinanza quando il provvedimento dispone circa il contenuto formale delle attività consentite dalle parti, mentre si è dinanzi ad una sentenza quando il giudice, nell’esercizio del suo potere giurisdizionale, si pronuncia in via definitiva o non definitiva sul merito della controversia o sui presupposti processuali. Pertanto, ove una parte abbia, in un primo tempo, proposto reclamo avanti allo stesso tribunale che ha emesso la pronuncia estintiva (avente contenuto di sentenza), e questo reclamo sia stato correttamente dichiarato inammissibile, essa - ove intenda dolersi della pronuncia estintiva del giudizio - non deve proporre impugnazione contro il provvedimento d’inammissibilità del reclamo ma avverso il primo, ossia contro quello che abbia dichiarato estinto il giudizio di prime cure.

Cass. 18 gennaio 2005, n. 950.

 

La riassunzione di un processo che sia stato dichiarato interrotto è tempestiva ed integralmente perfezionata quando il corrispondente ricorso, recante gli elementi sufficienti ad individuare il giudizio che si intende far proseguire, sia stato depositato in cancelleria nel termine semestrale previsto dall'art. 305 cod. proc. civ., sicché, ove la relativa notifica, unitamente al pedissequo decreto di fissazione dell'udienza, sia viziata o inesistente, o comunque non sia stata correttamente compiuta per erronea od incerta individuazione del suo destinatario, il giudice deve ordinarne la rinnovazione, fissandone il nuovo termine, e non può dichiarare l'estinzione del processo.

Tribunale Salerno sez. II  06 maggio 2014 n. 2274  

 

 Irregolare riassunzione in primo grado e giudizio di appello

Qualora si verifichi, nel processo di primo grado, un evento interruttivo del processo cui faccia seguito un irregolare atto di riassunzione del medesimo, il giudice di appello cui tale irregolarità venga prospettata non può rimettere la causa al primo giudice - trattandosi di eventualità non prevista dagli art. 353 e 354 c.p.c. - bensì deve deciderla nel merito; ne consegue che, ove con l’appello non sia stata avanzata alcuna censura di merito contro la sentenza di primo grado - limitandosi il gravame al solo rilievo dei vizi dell’atto di riassunzione - è corretta la decisione del giudice di secondo grado che dichiara l’inammissibilità dell’impugnazione.

Cass., Sez. Un., 19 maggio 2008, n. 12644.



 
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