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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 307 cod. proc. civile: Estinzione del processo per inattività delle parti

Se dopo la notificazione della citazione nessuna delle parti siasi costituita entro il termine stabilito dall’art. 166, ovvero, se, dopo la costituzione delle stesse, il giudice, nei casi previsti dalla legge, abbia ordinata la cancellazione della causa dal ruolo (1), il processo, salvo il disposto dell’art. 181 e dell’art. 290, deve essere riassunto (2) davanti allo stesso giudice nel termine perentorio di tre mesi, che decorre rispettivamente dalla scadenza del termine per la costituzione del convenuto a norma dell’art. 166, o dalla data del provvedimento di cancellazione; altrimenti il processo si estingue (3).

Il processo, una volta riassunto a norma del precedente comma, si estingue se nessuna delle parti siasi costituita, ovvero se nei casi previsti dalla legge il giudice ordini la cancellazione della causa dal ruolo (4).

Oltre che nei casi previsti dai commi precedenti, e salvo diverse disposizioni di legge, il processo si estingue altresì qualora le parti alle quali spetta di rinnovare la citazione, o di proseguire, riassumere o integrare il giudizio, non vi abbiano provveduto entro il termine perentorio stabilito dalla legge, o dal giudice che dalla legge sia autorizzato a fissarlo (5). Quando la legge autorizza il giudice a fissare il termine, questo non può essere inferiore ad un mese nè superiore a tre.

L’estinzione opera di diritto ed è dichiarata, anche d’ufficio, con ordinanza del giudice istruttore ovvero con sentenza del collegio (6).


Commento

(1) Si tratta di ipotesi tassative nelle quali la cancellazione della causa dal ruolo è prevista dalla legge come conseguenza dell’omissione di determinati atti.

 

(2) L’atto di riassunzione assume di regola la forma della comparsa, ma può farsi anche con forme diverse purché idonee allo scopo quali il ricorso o la citazione. In ogni caso non è necessaria una nuova procura, mirandosi solo alla prosecuzione del processo (cd. translatio iudicii). La riassunzione, in seguito alla citazione della causa di sospensione ex art. 295, deve essere fatta dinanzi allo stesso giudice che ha pronunciato la cancellazione della causa dal ruolo e mediante notifica dell’atto al procuratore costituito e non alla parte direttamente.

 

(3) Il comma 1 dell’art. 307 disciplina la cd. estinzione mediata del processo, così definita perché l’inattività delle parti non è in via immediata causa di estinzione del processo, ma determina solamente uno stato di incertezza in ordine alla sua prosecuzione. Ed, infatti, il processo può ancora essere salvato da un successivo atto di impulso della parte che abbia interesse alla sua prosecuzione: solo in mancanza di tale atto, il giudizio si estingue.

 

(4) In altri termini, quando le parti incorrono in una nuova omissione dello stesso tipo di quella precedente si verifica l’estinzione immediata del processo.

 

(5) L’estinzione del processo è sempre immediata quando le parti siano incorse in omissioni relative ad atti per i quali la legge prevede o autorizza il giudice a disporre un termine perentorio.

 

(6) Comma così sostituito dall’art. 46, c. 15, l. 69/2009 cit., in vigore dal 4-7-2009 ed applicabile ai procedimenti instaurati successivamente a tale data. La riforma, per esigenze di accelerazione dei giudizi, ha introdotto il principio della rilevabilità d’ufficio dell’estinzione del giudizio, facendo venir meno la necessità della tempestiva eccezione che la parte interessata, in base al regime normativo previgente, avrebbe dovuto sollevare prima di ogni altra sua difesa.


Giurisprudenza annotata

Provvedimento di cancellazione della causa dal ruolo

In caso di omessa cancellazione della causa dal ruolo per tardiva costituzione dell’attore, la nullità del procedimento che ne è seguito e della sentenza che l’ha concluso comporta che, qualora la sentenza venga impugnata, il giudice d’appello debba decidere la causa nel merito, previa rinnovazione di tutti gli accertamenti compiuti nella precedente fase processuale e ammettendo il convenuto ivi rimasto contumace a svolgere tutte le attività che, in conseguenza di tale nullità, egli non ha potuto compiere.

Cass., Sez. Un., 3 ottobre 1995, n. 10389.

 

Le disposizioni degli artt. 171 e 307, commi 1 e 2, c.p.c., sulla cancellazione della causa dal ruolo per la mancata costituzione delle parti, non si applicano se le parti, costituendosi tardivamente, dimostrino la comune volontà di dare impulso al processo, regolarizzando in tal modo la costituzione del rapporto processuale.

Cass. 25 luglio 2000, n. 9730.

 

Riassunzione del processo

In ipotesi di cancellazione della causa dal ruolo, è nullo, in quanto privo dei requisiti indispensabili per il raggiungimento dello scopo, l’atto di riassunzione che contenga l’invito a comparire davanti ad un giudice istruttore diverso da quello, facente tuttora parte dell’ufficio, cui risultava assegnato il processo cancellato.

Cass. lav., 28 luglio 2002, n. 9906.

 

La riassunzione della causa cancellata dal ruolo costituisce un semplice atto di impulso processuale, che non determina l’instaurazione di un procedimento nuovo, avendo l’unico scopo di rendere possibile la prosecuzione di quello originario, e non richiede, pertanto, un nuovo mandato alle liti, né una nuova iscrizione a ruolo (sempre che non comporti il mutamento dell’organo giudicante) L’esigenza di una nuova costituzione in giudizio, nel processo riassunto, deve ritenersi assolta, per la parte che si sia già costituita - ancorché non tempestivamente - in giudizio, dal deposito della sola comparsa riassuntiva di cui all’art. 125 disp. att. c.p.c., atteso che, in tal caso, la rinnovazione del deposito del fascicolo di parte (già in atti) non risponderebbe ad alcuna apprezzabile esigenza difensiva della controparte e mal si concilierebbe sia con la natura della cancellazione della causa dal ruolo - che determina un semplice stato di quiescenza del procedimento - sia con la peculiarità degli effetti della costituzione in giudizio, destinati a permanere per l’intero grado del processo.

Cass. 25 giugno 2002, n. 9247.

 

Il termine perentorio di un anno per la riassunzione della causa, ai sensi dell’art. 307, comma 2, c.p.c., a seguito della cancellazione della causa dal ruolo, decorre in ogni caso dalla data dell’ordinanza di cancellazione, anche se essa sia nulla per mancata comunicazione del rinvio dell’udienza ai sensi dell’art. 181 c.p.c. Invero - posto che occorre tenere distinto il fenomeno della nullità degli atti processuali da quello dell’impulso processuale - nel caso della riassunzione il potere di iniziativa della parte viene esercitato non già per introdurre un giudizio di secondo grado, o comunque di riesame di una decisione già emessa, bensì per dare nuovo impulso al processo quiescente, e per tale ragione non è previsto che l’ordinanza di cancellazione sia comunicata alle parti ed è posto, pertanto, a carico della parte interessata, costituita in giudizio, nell’ambito del più generale dovere di diligenza e di attivazione nello svolgimento delle attività processuali, l’onere di vigilare e di attivarsi per acquisire presso la cancelleria notizia delle vicende processuali che la riguardano.

Cass. 9 luglio 2003, n. 10796.

 

 Estinzione per inattività c.d. qualificata

Nel rito del lavoro, ove il ricorso in appello sia notificato, unitamente al decreto di fissazione dell’udienza di discussione del gravame, in forma incompleta e, costituitosi l’appellato al solo fine di eccepire la nullità del ricorso, il giudice abbia assegnato un nuovo termine perentorio per la rinnovazione della notifica, ex art. 291 c.p.c., l’inosservanza di tale termine comporta la cancellazione della causa dal ruolo (con la conseguente estinzione del processo e il passaggio in giudicato della sentenza impugnata), senza necessità di una specifica eccezione della controparte.

Cass. lav., 5 maggio 2001, n. 6346.

 

Il termine perentorio fissato dal giudice per il compimento di atti processuali (nella specie, per la rinnovazione della notifica dell’appello incidentale, ex art. 291 c.p.c.) non può essere sospeso o prorogato, neanche per accordo delle parti, senza che l’interessato abbia provato una difficoltà a lui non imputabile.

Cass. lav., 14 febbraio 2005, n. 28994.

 

Eccezione di estinzione

L’eccezione di estinzione del processo per mancata riassunzione dopo l’interruzione può essere dedotta da tutte le parti interessate (art. 307 comma 4 c.p.c.), in quanto l’interesse all’estinzione non coincide con quello tutelato dall’interruzione del processo e, riconoscendo la legge a tutte le parti l’interesse alla riattivazione del processo, non vi è ragione di attribuire solo ad alcune di esse la possibilità di evitarla.

Cass. 29 luglio 2005 n. 15948.

 

L’estinzione del processo per tardiva riassunzione può essere dichiarata dal giudice solo se eccepita dalla parte interessata prima di ogni altra sua istanza o difesa nel medesimo grado di giudizio in cui si sono verificati i fatti che hanno dato luogo all’estinzione, la quale pertanto non può esser dedotta e rilevata in sede di impugnazione.

Cass. 1 ottobre 2002, n. 14087.

 

Nell’ipotesi di estinzione di un processo che, per inattività delle parti, non sia stato più riassunto, la riproposizione della medesima azione in un secondo giudizio, fondandosi sull’ammesso riconoscimento della già verificatasi estinzione del primo, comporta l’implicita richiesta di accertamento incidentale dell’estinzione, senza che sia necessaria - in mancanza di apposita prescrizione normativa - la specifica formulazione dell’eccezione di estinzione.

Cass. 18 gennaio 2006, n. 825.

 

Ai sensi dell’art. 307, ultimo comma, c.p.c., l’estinzione del processo opera di diritto, ma deve essere eccepita dalla parte interessata prima di ogni altra sua difesa; tuttavia la stessa può essere anche accertata incidentalmente in un diverso giudizio al fine di respingere un’eccezione di litispendenza, senza che sia necessaria la specifica proposizione dell’eccezione di estinzione.

Cass. 27 agosto 2004, n. 17121.

 

Provvedimento di rigetto dell’eccezione di estinzione: in impugnabilità

L’ordinanza di rigetto dell’eccezione di estinzione del processo, dalla legge non dichiarata espressamente impugnabile e verso la quale - diversamente dall’ipotesi di declaratoria di estinzione del processo di cui all’art. 308 c.p.c. - non risulta previsto uno speciale mezzo di reclamo (art. 177 comma 3, nn. 1 e 2 c.p.c.), è anche d’ufficio revocabile dal giudice che l’ha emessa, pure con la sentenza che definisce il giudizio, giacché, soddisfatto in presenza di tempestiva eccezione il presupposto dell’art. 307 c.p.c. e risultando conseguentemente la questione acquisita al processo, il giudice può deciderla adottando la declaratoria di estinzione ovvero revocando il provvedimento reiettivo in precedenza emesso.

Cass. 26 aprile 2005, n. 86706.

 

Natura del provvedimento dichiarativo dell’estinzione

Quando l’organo investito della decisione della causa ha struttura monocratica, la pronuncia di estinzione del processo ha natura sostanziale di sentenza e, come tale, è appellabile anche se emessa in forma di ordinanza; la pronuncia conserva, invece, la sua natura di ordinanza reclamabile avanti al collegio se emessa dal giudice istruttore nelle cause in cui il tribunale giudica in composizione collegiale.

Cass. 29 aprile 2004, n. 8092; conforme Cass. 22 settembre 2002, n. 14889; Trib. Roma, 5 dicembre 2011.

 

Il provvedimento dichiarativo dell’estinzione del processo adottato dal giudice monocratico in primo grado ha natura di sentenza, ancorché pronunciato sotto forma di ordinanza, ed è, pertanto, impugnabile con i mezzi di gravame ordinari (nella specie, appello), con conseguente inammissibilità del ricorso per cassazione introdotto ex art. 111 Cost.

Cass. 6 giugno 2002, n. 8206.

 

Il provvedimento dichiarativo dell’estinzione del processo adottato dal giudice monocratico del tribunale ha natura sostanziale di sentenza, ancorché sia pronunciato in forma di decreto: come tale, esso, quando sia stato pronunciato in primo grado, è impugnabile con l’appello, non con il ricorso straordinario per cassazione.

Cass. 22 giugno 2007, n. 14592; conforme Cass. 6 aprile 2006, n. 8041.

 



 
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