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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 308 cod. proc. civile: Comunicazione e impugnabilità dell’ordinanza

L’ordinanza che dichiara l’estinzione è comunicata a cura del cancelliere se è pronunciata fuori dell’udienza (1). Contro di essa è ammesso reclamo nei modi di cui all’art. 178 commi terzo, quarto e quinto.

Il collegio provvede in camera di consiglio con sentenza, se respinge il reclamo, e con ordinanza non impugnabile, se l’accoglie (2).


Commento

(1) L’ordinanza se pronunciata in udienza è invece legalmente conosciuta da tutti coloro che avrebbero dovuto esser presenti in quella sede. Avverso l’ordinanza che dichiara l’estinzione del processo è ammesso ricorso per Cassazione ex art. 111 Cost.

 

(2) La differente forma del provvedimento (sentenza o ordinanza), con cui il collegio si pronuncia sull’istanza di reclamo, si giustifica per il fatto che, nell’ipotesi di rigetto dell’istanza, il procedimento non ha più modo di proseguire, definendosi così il giudizio con una sentenza; diversamente nel caso di accoglimento del reclamo, dovendo il giudice provvedere alla continuazione del procedimento, lo effettua con ordinanza. La sentenza è soggetta alla impugnazione ordinaria (appello e revocazione); l’ordinanza potrà, invece, essere sindacata solo in via mediata in sede di appello della sentenza che la fa propria.


Giurisprudenza annotata

Rimedi esperibili avverso l’ordinanza dichiarativa dell’estinzione del giudizio

L’unico rimedio esperibile contro l’ordinanza con cui il giudice istruttore dichiara l’estinzione del processo è il reclamo ai sensi dell’art. 308 c.p.c.

Cass. 6 ottobre 2004, n. 19976.

 

L’ordinanza di estinzione del processo, ancorché invalida (perché adottata in carenza dei relativi presupposti) e decisoria di una contestazione in atto, non è impugnabile - essendo priva del carattere della definitività - se non con il reclamo al collegio a norma degli artt. 178 e 308 del codice di rito, sicché il ricorso per cassazione eventualmente presentato avverso la medesima ex art. 111 Cost. deve essere dichiarato inammissibile.

Cass. 7 marzo 2005, n. 4875.

 

L’appello avverso le sentenze che dichiarano l’estinzione del processo deve essere proposto, dato che il giudizio di gravame si svolge nelle forme del procedimento in camera di consiglio di cui agli art. 737 ss c.p.c., con ricorso: peraltro, qualora l’appello venga invece proposto con citazione notificata alla controparte e quindi depositata nella cancelleria del giudice al momento della costituzione in giudizio, l’appello deve considerarsi tempestivo allorché il deposito della citazione avvenga entro il termine di trenta giorni dalla notifica della sentenza.

App. Napoli, 9 giugno 2006, n. 1944.

 

L'appello avverso sentenza ex art. 308, comma 2 c.p.c., reiettiva di reclamo proposto avverso declaratoria di estinzione del processo pronunciata dal giudice istruttore, promosso con citazione anziché con ricorso è suscettibile di sanatoria, in via di conversione ai sensi dell'art. 156 c.p.c., alla condizione che, nel termine previsto dalla legge, l'atto sia stato, non solo notificato alla controparte, ma anche depositato nella Cancelleria del giudice.

Cassazione civile sez. un.  08 ottobre 2013 n. 22848  

 

Regime dell’ordinanza collegiale di accoglimento del reclamo

La rimessione della causa al primo giudice, ai sensi dell’art. 354, comma 2, c.p.c., ha carattere eccezionale e non può essere disposta oltre i casi espressamente previsti, né è estensibile a fattispecie simili o analoghe, essendo essa limitata all’ipotesi di riforma della sentenza con cui il tribunale, in base all’art. 308, comma 2, c.p.c., abbia respinto il reclamo al collegio, proposto contro l’ordinanza del giudice istruttore che aveva dichiarato l’estinzione del processo, cui va equiparato il caso in cui il giudice monocratico di primo grado abbia dichiarato l’estinzione del giudizio negli stessi modi; ne consegue che quando, il tribunale, in composizione collegiale o monocratica, ha bensì dichiarato l’estinzione ma ai sensi dell’art. 307, comma ult., c.p.c., cioè con sentenza resa dopo che la causa era stata rimessa per la decisione ex art. 189 c.p.c., il giudice d’appello che riformi la sentenza di estinzione del processo deve trattenere la causa e decidere nel merito la controversia.

Cass. 9 giugno 2010, n. 13902.



 
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