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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 31 cod. proc. civile: Cause accessorie

La domanda accessoria può essere proposta al giudice territorialmente competente per la domanda principale (1) affinchè sia decisa nello stesso processo, osservata, quanto alla competenza per valore, la disposizione dell’art. 10 secondo comma (2).

 


Commento

Domanda accessoria: domanda che, pur avendo petitum e causa petendi autonomi, rappresenta una conseguenza logica e giuridica della domanda formulata nella causa principale.

 

 

(1) Non è facile distinguere l’accessorietà dalla figura della pregiudizialità. La giurisprudenza ritiene che la caratteristica della domanda accessoria consiste nella minore importanza rispetto alla causa principale.

 

(2) Per favorire la trattazione simultanea di cause connesse, il legislatore consente di derogare alla competenza per territorio in favore del giudice della causa principale, salvo i casi di inderogabilità di cui all’art. 28, purché il valore delle cause cumulate non superi il limite massimo della sua competenza per valore.


Giurisprudenza annotata

1.1. Rapporto di consequenzialità logico-giuridica tra le domande.

Spetta al Tribunale ordinario (e non al Tribunale per i minorenni) giudicare sulla domanda di regresso proposta da uno dei genitori, (nella specie a seguito della conclusione della convivenza tra genitori naturali) in nome proprio, nei confronti dell’altro, al fine di ottenere, ai sensi dell’art. 1299 c.c., il rimborso “pro-quota” delle spese sostenute per sé, nel periodo anteriore alla nascita dei figli, e per la prole, trattandosi di lite tra due soggetti maggiorenni, che ha come “causa petendi” la comune qualità di genitori, e non essendo la domanda assimilabile a (né connessa con) quelle contemplate dall’art. 38 disp. att. c.c. riguardanti l’affidamento e il mantenimento dei figli minorenni. Cass. 13 gennaio 2011, n. 674.

 

Le domande di risarcimento dei danni e di separazione personale con addebito sono soggette a riti diversi e non sono cumulabili nel medesimo giudizio, atteso che, trattandosi di cause tra le stesse parti e connesse solo parzialmente per "causa petendi", sono riconducibili alla previsione di cui all'art. 33 cod. proc. civ., laddove il successivo art. 40, nel testo novellato dalla legge 26 novembre 1990, n. 353, consente il cumulo nell'unico processo di domande soggette a riti diversi esclusivamente in presenza di ipotesi qualificate di connessione "per subordinazione" o "forte" (artt. 31, 32, 34, 35 e 36, cod. proc. civ.), stabilendo che le stesse, cumulativamente proposte o successivamente riunite, devono essere trattate secondo il rito ordinario, salva l'applicazione del rito speciale qualora una di esse riguardi una controversia di lavoro o previdenziale. Cassa senza rinvio, App. Firenze, 19/04/2011.Cassazione civile sez. I  08 settembre 2014 n. 18870  

 

 

1.2. Giudice della causa principale determinato convenzionalmente.

L’art. 31 c.p.c. che, con una disposizione derogatrice delle regole generali sulla competenza, consente all’attore di proporre la domanda accessoria solo dinanzi al giudice che è competente sulla domanda principale per ragioni di territorio (cioè, secondo i generali criteri della competenza per territorio), non può essere applicato, per il suo carattere eccezionale che ne impedisce l’interpretazione estensiva, quando il giudice della causa principale sia determinato convenzionalmente per effetto di una clausola negoziale. Cass. 1° luglio 1994, n. 6269.

 

 

1.3. Sussistenza del vincolo di accessorietà fra cause attualmente pendenti.

Tra la domanda per il rispetto della distanza legale ex art. 890 c.c. tra il confine e alcuni manufatti, tra cui una canna fumaria eretta sul fondo finitimo, e quella ex art. 844 c.c., relativa alle immissioni intollerabili provenienti dalla suddetta canna non esiste connessione per accessorietà ai sensi dell’art. 31 c.p.c., a meno che l’attore non deduca l’esistenza di un nesso causale tra la posizione della canna fumaria e l’intollerabilità delle immissioni e mancando, tra le due azioni, un’apprezzabile differenza in termini di maggiore o minore rilevanza del loro rispettivo contenuto. Cass. 14 ottobre 2011, n. 21261.

 

 

1.4. Arbitrato irrituale.

L’attrazione di un giudizio arbitrale da parte di altra causa, pendente dinanzi al giudice ordinario, in base alla pretesa accessorietà della domanda, postula che si tratti di procedimenti giurisdizionali, per cui va esclusa in caso di arbitrato irrituale. Cass. 18 gennaio 1990, n. 231.

 

 

  1. Casistica.

 

 

2.1. Domanda del venditore per il pagamento del prezzo e quella del compratore di riduzione del prezzo e di compensazione del prezzo con il credito per risarcimento dei danni.

La domanda del venditore per il pagamento del prezzo e quella del compratore per la riduzione del prezzo per vizi della merce e la compensazione del prezzo stesso con il credito per il richiesto risarcimento del danno, pur essendo connesse, non presentano un rapporto di accessorietà - che comporta la facoltà della parte di proporre la domanda al giudice della causa principale - stante la diversità del rispettivo petitum. La prima, infatti, ha natura condannatoria, mentre quella di riduzione del prezzo, invece, è diretta ad ottenere un accertamento modificativo in ordine al quantum del prezzo dovuto. Cass. 4 agosto 1990, n. 7863.



 
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