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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 310 cod. proc. civile: Effetti dell’estinzione del processo

L’estinzione del processo non estingue l’azione.

L’estinzione rende inefficaci gli atti compiuti, ma non le sentenze di merito pronunciate nel corso del processo e le pronunce che regolano la competenza.

Le prove raccolte sono valutate dal giudice a norma dell’articolo 116 secondo comma.

Le spese del processo estinto stanno a carico delle parti che le hanno anticipate.


Giurisprudenza annotata

Differenza tra estinzione del processo ed estinzione dell’azione

L’estinzione del processo (sia o meno dichiarata dal giudice) elimina l’effetto permanente dell’interruzione della prescrizione prodotto dalla domanda giudiziale ai sensi dell’art. 2945, comma 2, c.c., ma non incide sull’effetto interruttivo istantaneo della medesima, con la conseguenza che la prescrizione ricomincia a decorrere dalla data di detta domanda.

Cass. 13 aprile 2010, n. 8720; Cass. 18 dicembre 1996, n. 11318.

 

L’estinzione del processo dopo la sentenza non definitiva di accertamento del diritto al risarcimento del danno non preclude la proposizione di una nuova azione per la liquidazione di tale danno, atteso che, a meno che si siano verificate ipotesi di decadenza o di prescrizione, essa, ai sensi dell’art. 310 c.p.c., non estingue il diritto o l’azione, né quest’ultima si esaurisce solo perché è stata esercitata in un processo ove non abbia condotto ad un provvedimento sul merito.

Cass. 29 aprile 1993, n. 5063.

 

L’estinzione del procedimento di insinuazione tardiva del credito, per effetto della mancata o non tempestiva costituzione del creditore, non preclude, di per sé, la possibilità di far valere successivamente, anche nell’ambito della stessa procedura concorsuale, mediante riproposizione dell’istanza di insinuazione, il diritto sostanziale dedotto, in applicazione della regola, stabilita dall’art. 310, comma 1, c.p.c., secondo cui, in via di principio, l’estinzione del processo non incide sui diritti sostanziali fatti valere in giudizio e sul diritto di riproporli in altro giudizio. Invero non può essere estesa in via analogica all’insinuazione tardiva la decadenza dall’azione (in conseguenza dell’«abbandono» della domanda ai sensi dell’art. 98 comma 3 L. fall.), la quale si verifica solo per l’opposizione a stato passivo in considerazione della sua natura - estranea all’insinuazione tardiva - di rimedio impugnatorio soggetto al rispetto di termini perentori.

Cass. 30 settembre 2004, n. 19628; conforme Trib. Milano 3 marzo 2008; Trib. Messina, 11 maggio 2000; Trib. Milano, 16 aprile 1998; contra Trib. Barcellona P.G., 18 luglio 1995; Trib. Vicenza, 10 luglio 1993.

 

Sentenze pronunciate nel processo estinto

La rinuncia agli atti, compiuta in appello, di un giudizio definito in primo grado con una decisione di fondatezza dell’azione investe soltanto gli atti del procedimento di gravame, e comporta il passaggio in giudicato della pronuncia in conseguenza della sopravvenuta inefficacia della sua impugnazione, in quanto l’estinzione, a norma dell’art. 310 c.p.c., rende inefficaci gli atti compiuti, ma non le sentenze di merito pronunciate nel corso del processo. Ne consegue che l’efficacia abdicativa in ordine all’effetto sostanziale della decisione di merito e preclusiva del potere delle parti di chiedere al giudice una nuova decisione sulla stessa controversia va riconosciuta soltanto ad un atto che possa essere interpretato come rinuncia anche al giudicato, in quanto estesa alla sentenza già emessa ed alle sue conseguenze.

Cass. 2 aprile 2003, n. 5026.

 



 
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