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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 311 cod. proc. civile: Rinvio alle norme relative al procedimento davanti al tribunale

Il procedimento davanti al giudice di pace, per tutto ciò che non è regolato nel presente titolo o in altre espresse disposizioni, è retto dalle norme relative al procedimento davanti al tribunale in composizione monocratica, in quanto applicabili.


Giurisprudenza annotata

Norme relative al procedimento innanzi al tribunale applicabili al procedimento davanti al giudice di pace

A norma dell’art. 320 c.p.c., nel procedimento davanti al giudice di pace non è configurabile una distinzione tra prima udienza di comparizione e prima udienza di trattazione, pur essendo il rito caratterizzato dal regime di preclusioni tipico del procedimento davanti al tribunale; ne consegue che la produzione documentale, laddove non sia avvenuta nella prima udienza, rimane definitivamente preclusa, né il giudice di pace può restringere l’operatività di tale preclusione rinviando ad un’udienza successiva alla prima al fine di consentire la produzione non avvenuta tempestivamente.

Cass. 21 dicembre 2011, n. 27925.

 

Nel procedimento davanti al giudice di pace, la decisione della causa che non sia stata preceduta dalla precisazione delle conclusioni definitive, istruttorie e di merito, né dal semplice invito a provvedervi rivolto dal giudice alle parti, comporta la nullità della sentenza per violazione del diritto di difesa; tale nullità, peraltro, non rientrando tra quelle tassativamente previste dall’art. 354 c.p.c. che impongono la rimessione della causa al giudice di primo grado, comporta che il giudice d’appello, ove la questione risulti ritualmente sollevata con l’atto d’impugnazione, debba decidere nel merito previa rinnovazione degli atti nulli, cioè ammettendo le parti a svolgere tutte quelle attività che, in conseguenza della nullità, sono state loro precluse.

Cass. 23 dicembre 2011, n. 28681.

 

Nel procedimento dinanzi al giudice di pace - ove non è configurabile una distinzione tra prima udienza di comparizione ed udienza di trattazione - il regime di preclusioni dettato dall’art. 38 c.p.c., in tema di rilievo d’ufficio o di eccezione dell’incompetenza, è collegato all’effettiva trattazione della causa ed al mancato esercizio da parte del giudice della facoltà, prevista dall’art. 320, comma 4, c.p.c., di fissare una nuova udienza per ulteriori produzioni e richieste di prova. Tuttavia, nel caso in cui nella prima udienza venga dichiarata la contumacia del convenuto ed ammessa la prova richiesta dall’attore, con rinvio della causa ad altra udienza per la sua assunzione, deve reputarsi che la fase di trattazione sia ormai esaurita, con la conseguenza che, tanto al giudice, che al convenuto tardivamente costituitosi, il quale, contestualmente alla revoca della declaratoria di contumacia, non ottenga anche la rimessione in termini, è precluso di rilevare od eccepire successivamente l’incompetenza, sia per materia, che per valore, del giudice adito.

Cass. 23 aprile 2010, n. 9754.

 

In tema di procedimento davanti al giudice di pace, la maggiore snellezza del rito da osservare non comporta deroghe al sistema delle preclusioni delineato dalla disciplina del giudizio davanti al tribunale in composizione monocratica - cui l’art. 311 c.p.c. rinvia - né in particolare al divieto di proporre domande nuove, né la natura eventualmente equitativa della decisione, ai sensi dell’art. 113, comma 2, c.p.c., esime il giudice dal rispetto delle norme di carattere processuale, concernendo esclusivamente il diritto sostanziale.

Cass. 21 aprile 2008, n. 10331.

 

In forza del rinvio operato dall’art. 311 c.p.c. alle norme relative al procedimento davanti al tribunale in composizione monocratica, trovano applicazione di fronte al g.d.p. tutte le norme relative alle modalità di assunzione dei mezzi di prova, tra cui anche l’art. 203 c.p.c. in tema di assunzione dei mezzi di prova fuori dalla circoscrizione del tribunale. In caso di procedimento dinanzi al giudice di pace, il presupposto della prova delegata ricorre nell’ipotesi in cui la prova debba essere assunta fuori dal territorio dell’ufficio del giudice di pace delegante, pur se l’ufficio del giudice delegato sia posto nel circondario dello stesso tribunale. Tuttavia, in tal caso, il giudice delegato per l’assunzione delle prove non può che essere il giudice di pace e non il giudice istruttore del luogo in cui la prova deve essere assunta, sia perché l’indicazione «giudice istruttore» contenuta nel citato art. 203 c.p.c. pone riferimento non ad un ufficio giudiziario ma ad una funzione che appartiene ad ogni giudice di primo grado, sia perché la norma discorre di «giudice istruttore» non solo in relazione al giudice delegato ma anche a quello delegante, sia, infine, perché militano a favore di tale interpretazione ragioni di economia processuale e di ragionevolezza, consentendosi in tal modo l’assunzione della prova da parte di un giudice di pari competenza di quello delegante e sottoposto alle medesime regole processuali.

Cass. 11 aprile 2008, n. 9725.

 

Poiché il procedimento davanti al giudice di pace è regolato, ai sensi dell’art. 311 c.p.c., dalle norme relative a quello davanti al tribunale, al medesimo è applicabile anche l’art. 178 c.p.c. così come modificato dalla legge n. 353 del 1990. Ne deriva che, avverso le ordinanze emesse dal giudice di pace di ammissione o di rigetto delle prove testimoniali, non è più ammesso reclamo ma le richieste di modifica o di revoca devono essere reiterate in sede di precisazione delle conclusioni definitive al momento della rimessione in decisione ed, in mancanza, le stesse non possono essere riproposte in sede di impugnazione.

Cass. 14 novembre 2007, n. 23574.

 



 
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