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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 318 cod. proc. civile: Contenuto della domanda

La domanda, comunque proposta, deve contenere, oltre l’indicazione del giudice e delle parti, l’esposizione dei fatti e l’indicazione dell’oggetto.

Tra il giorno della notificazione di cui all’articolo 316 e quello della comparizione devono intercorrere termini liberi non minori di quelli previsti dall’articolo 163-bis, ridotti alla metà.

Se la citazione indica un giorno nel quale il giudice di pace non tiene udienza, la comparizione è d’ufficio rimandata all’udienza immediatamente successiva.


Giurisprudenza annotata

Contenuto dell’atto di citazione

Nel giudizio civile davanti al giudice di pace, il contenuto dell’atto di citazione è disciplinato esclusivamente dall’art. 318 c.p.c., il quale prescrive che il medesimo deve contenere l’indicazione del giudice e delle parti, l’esposizione dei fatti e l’indicazione dell’oggetto e, in ottemperanza al principio di massima semplificazione delle forme di tale giudizio, è anche possibile integrare i fatti già dedotti ed allegare fatti nuovi entro i limiti temporali previsti dall’art. 320 c.p.c., con la conseguenza che l’atto di citazione deve ritenersi nullo solo nel caso in cui per la mancata o incompleta esposizione dei fatti non è possibile la instaurazione del contraddittorio.

Cass. 30 aprile 2005, n. 9025; conforme Cass. 13 aprile 2005, n. 7685; Cass. 4 giugno 2002, n. 8074.

 

Termini di comparizione

Nel procedimento davanti al giudice di pace, l’assegnazione al convenuto di un termine a comparire inferiore a quello previsto dall’art. 318, secondo comma, c.p.c., produce la nullità dell’atto di citazione, ai sensi dell’art. 164 stesso codice. Tale nullità, ove il convenuto non si sia costituito, non è sanata per effetto dell’integrazione del termine conseguente al rinvio d’ufficio della comparizione all’udienza immediatamente successiva, previsto dal terzo comma del citato art. 318 e dall’art. 57, primo comma, disp. att., nel caso in cui la citazione indichi un giorno nel quale il giudice di pace non tiene udienza, giacché l’art. 70-bis disp. att., costituente norma avente carattere generale, stabilisce che i termini di comparizione devono essere osservati in relazione all’udienza fissata nell’atto di citazione, anche se la causa è rinviata ad altra udienza.

Cass. 12 aprile 2006, n. 8523.

 

Nel procedimento davanti al giudice di pace il rinvio d'ufficio per non esservi udienza nel giorno fissato nell'atto introduttivo della lite deve intendersi disposto per l'udienza immediatamente successiva che sarà in concreto tenuta dal giudice designato alla trattazione del processo, senza alcun obbligo per il cancelliere di comunicare alla parte costituita il rinvio. Ne consegue, pertanto, l'onere delle parti di presentarsi a quella che, secondo il calendario ufficiale, è l'udienza successiva, non sussistendo, per i motivi sopra esposti, alcun obbligo di comunicazione dell'eventuale differimento (la Corte ha ritenuto applicabile tale principio anche nel del rito di opposizione alle sanzioni amministrative, dato che l'introduzione del giudizio e l'instaurazione del contraddittorio avvengono in una forma comunque equipollente a quella disciplinata dagli artt. 318 e 168 bis c.p.c., in quanto gli artt. 22 e 23 legge n. 689/1981, prescrivendo il deposito preventivo del ricorso, quindi la successiva notifica dello stesso e del decreto di fissazione della prima udienza, garantiscono ugualmente la regolare investitura dell'opposizione da parte del Giudice di Pace e la corretta instaurazione del contraddittorio).

Cassazione civile sez. VI  14 novembre 2014 n. 24294  

 

In tema di procedimento davanti al giudice di pace, il mancato rispetto della disciplina di cui all’art. 318, secondo comma, c.p.c., secondo il quale tra il giorno della notificazione e quello della comparizione devono intercorrere termini liberi non minori di quelli previsti dall’art. 163-bis ridotti della metà, comporta la nullità della citazione se è stato assegnato un termine a comparire inferiore; tale nullità non è sanata per effetto della integrazione del termine conseguente al rinvio di ufficio dell’udienza di comparizione per non esservi udienza nel giorno fissato nell’atto introduttivo della lite, atteso che l’art. 70-bis, disp. att. c.p.c., costituente norma avente carattere generale, prevede che i termini di comparizione devono essere osservati in relazione all’udienza fissata nell’atto di citazione, anche se la causa è rinviata ad altra udienza.

Cass. 9 agosto 2005, n. 16752.

 

Nel giudizio davanti al giudice di pace, l’assegnazione alla parte nell’atto di citazione di un termine a comparire inferiore a quello previsto dall’art. 318 c.p.c. produce la nullità dell’atto di citazione stesso ex art. 164, primo comma, c.p.c. (così come sostituito dall’art. 9 della legge 26 novembre 1990, n. 353), che, ove non rilevata dal giudice di primo grado, si traduce in nullità della sentenza, che, ove impugnata sul punto, deve essere cassata con rinvio affinché il giudice di primo grado ne disponga la rinnovazione di ufficio entro un termine perentorio, come previsto dall’art. 164, secondo comma, c.p.c.

Cass. 27 aprile 2005, n. 8776.

 

Rinvio dell’udienza di comparizione

Nel procedimento dinanzi al giudice di pace, il rinvio d’ufficio dell’udienza di comparizione per non esservi udienza nel giorno fissato nell’atto introduttivo della lite, deve intendersi disposto, senza alcun obbligo per il cancelliere di comunicare alla parte costituita la nuova data della comparizione stessa, per l’udienza immediatamente successiva che sarà in concreto tenuta dal giudice designato alla trattazione del processo, con la conseguenza che, per le parti, vi è l’onere di presentarsi a quella che, secondo il calendario ufficiale, è l’udienza successiva e così di seguito fino a quando l’udienza sarà effettivamente tenuta.

Cass. 25 gennaio 2000, n. 801.



 
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