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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 32 cod. proc. civile: Cause di garanzia

La domanda di garanzia (1) può essere proposta al giudice competente per la causa principale affinché sia decisa nello stesso processo. Qualora essa ecceda la competenza per valore del giudice adito, questi rimette entrambe le cause al giudice superiore assegnando alle parti un termine perentorio per la riassunzione (2).

 

 


Commento

Domanda di garanzia: è la domanda con la quale una parte fa valere il suo diritto sostanziale di essere garantita da un terzo, vale a dire manlevata dalle conseguenze della sua eventuale soccombenza nella causa principale.

 

(1) La norma si applica soltanto nel caso di garanzia propria, configurabile allorquando un terzo (garante) sia tenuto a rispondere delle obbligazioni di una parte (garantito) verso l’altra, in virtù di un rapporto sostanziale nascente da contratto (es.: fideiussione) o dalla legge (es.: garanzia per evizione ex art. 1476 n. 3 c.c.). Si ha invece garanzia impropria quando le due cause sono distinte ed autonome ma collegate in modo occasionale ed estrinseco. Tale garanzia non può comportare una modificazione della competenza ma soltanto consentire la riunione delle cause, se queste sono devolute alla cognizione dello stesso giudice.

 

(2) La connessione per garanzia prevale sul foro convenzionale, per cui nessuna rilevanza può essere attribuita all’accordo eventualmente intervenuto fra le parti per derogare alla competenza territoriale ovvero alla clausola compromissoria tra garante e garantito.

 

La trattazione congiunta della causa principale e di quella introdotta dalla domanda di garanzia consente al garantito di ottenere una pronuncia contro il garante (di condanna alla prestazione da questi dovuta o, comunque, dichiarativa del diritto del garantito di rivalersi nei suoi confronti) contemporaneamente all’eventuale pronuncia a lui sfavorevole. A tal fine, il legislatore favorisce il simultaneus processus ed ammette lo spostamento della competenza territoriale in favore del giudice della causa principale, consentendo la proposizione della domanda di garanzia dinanzi a lui.


Giurisprudenza annotata

  1. Applicabilità alla garanzia propria.

 

 

1.1. Garanzia propria.

In materia di procedimento civile, si ha garanzia propria quando la domanda principale e quella di garanzia hanno lo stesso titolo, o quando si verifica una connessione obiettiva tra i titoli delle due domande o quando sia unico il fatto generatore della responsabilità prospettata con l’azione principale e con quella di regresso; si ha, invece, garanzia impropria quando il convenuto tende a riversare sul terzo le conseguenze del proprio inadempimento o, comunque, della lite in cui è coinvolto, in base ad un titolo diverso da quello dedotto con la domanda principale. Cass. 29 luglio 2009, n. 17688. L’art. 32 c.p.c., che prevede la possibilità di effettuare lo spostamento della competenza territoriale delle cause di garanzia dinanzi al giudice competente per la causa principale, si applica ai soli casi di garanzia propria, e non anche in caso di garanzia impropria, nel qual caso non vi è deroga ai normali criteri di distribuzione della competenza, dovendo questa essere pertanto determinata in relazione a ciascuna causa, salva la possibilità di riunione nel concorso delle condizioni richieste. Cass. 12 dicembre 2003, n. 19050.

 

In tema di competenza per territorio, con riferimento alla proposizione dell'azione di garanzia, poiché si ha garanzia propria quando la causa principale e quella accessoria abbiano lo stesso titolo, ovvero quando ricorra una connessione oggettiva tra i titoli delle due domande, e si configura invece la garanzia cosiddetta impropria quando il convenuto tenda a riversare su di un terzo le conseguenze del proprio inadempimento in base ad un titolo diverso da quello dedotto con la domanda principale, ovvero in base ad un titolo connesso al rapporto principale solo in via occasionale o di fatto, gli ordinari criteri di competenza territoriale, quali stabiliti dalla legge o contrattualmente indicati dalle parti, non rimangono derogati dalla chiamata in causa del soggetto da cui il chiamante pretenda di essere garantito a titolo diverso (garanzia impropria) da quello dedotto in giudizio. Cassa con rinvio, App. Cagliari, 14/12/2011

Cassazione civile sez. lav.  16 aprile 2014 n. 8898  

 

 

1.2. Sussistenza dell’ipotesi di garanzia propria.

In tema di competenza per territorio, con riferimento alla proposizione dell’azione di garanzia, poiché si ha garanzia propria quando la causa principale e quella accessoria abbiano lo stesso titolo, ovvero quando ricorra una connessione oggettiva tra i titoli delle due domande, e si configura invece la garanzia cosiddetta impropria quando il convenuto tenda a riversare su di un terzo le conseguenze del proprio inadempimento in base ad un titolo diverso da quello dedotto con la domanda principale, ovvero in base ad un titolo connesso al rapporto principale solo in via occasionale o di fatto, gli ordinari criteri di competenza territoriale, quali stabiliti dalla legge o contrattualmente indicati dalle parti, non rimangono derogati dalla chiamata in causa del soggetto da cui il chiamante pretenda di essere garantito a titolo diverso (garanzia impropria) da quello dedotto in giudizio. Cass. 24 gennaio 2007, n. 1515; conforme Cass. 30 settembre 2005, n. 19208; Cass. 12 luglio 2004, n. 12899.

 

In tema di chiamata in garanzia, il terzo chiamato - che assume la posizione di convenuto rispetto alla domanda proposta nei suoi riguardi ex art. 269 cod. proc. civ. - ove contesti la competenza territoriale del giudice adìto, ha l'onere di farlo, prioritariamente, secondo i criteri ordinari e solo in via gradata sotto il profilo dell'art. 32 cod. proc. civ., ovvero assumendo che non si verte in ipotesi di garanzia propria. Ne segue che, qualora la domanda oggetto della chiamata sia regolata secondo i criteri ordinari di competenza territoriale dal foro generale e dai fori concorrenti dell'art. 25 cod. proc. civ., l'eccezione deve riguardare - a seconda che il terzo sia persona fisica o soggetto collettivo - non solo il foro generale di cui agli artt. 18 e 19 cod. proc. civ. (e in base a tutti i criteri da essi previsti), ma anche quelli concorrenti, pena l'irritualità dell'eccezione proposta, a prescindere dalla ricorrenza dei presupposti di cui all'art. 32 cod. proc. civ. Regola competenza

Cassazione civile sez. VI  28 maggio 2014 n. 12009  

 

 

1.3. Azione principale e azione di garanzia nei confronti di un terzo.

Quando il fatto generatore della responsabilità su cui è fondata sia l’azione principale sia quella di garanzia proposta dal convenuto nei confronti del terzo, è unico non solo è ammissibile la chiamata in causa di quest’ultimo ma, essendo quella proposta contro il terzo chiamato in causa una azione di garanzia propria, con riguardo alla stessa è legittimo lo spostamento della competenza per territorio, ai sensi dell’art. 32 c.p.c. Cass. 20 luglio 1991, n. 8135.

 

 

1.4. Procedimenti in materia di lavoro e di previdenza.

Anche nel processo del lavoro, la domanda di garanzia intanto viene attratta nella competenza del giudice della domanda principale, a norma dell’art. 32 c.p.c., in quanto si tratti di garanzia propria, che si verifica allorquando, per contratto o per legge, il terzo è tenuto a rivalere il convenuto dalla domanda dell’attore. In ipotesi, invece, di garanzia impropria - che si verifica quando il convenuto tende a riversare sul preteso garante la conseguenza del proprio inadempimento - i normali criteri di competenza per valore e territorio non possono essere derogati. Cass. lav., 8 settembre 1988, n. 5102.

 

 

  1. Garanzia impropria.

 

 

2.1. Sussistenza.

In materia di formazione professionale gestita da enti convenzionati con la Regione, considerato che con legge della Regione Puglia 7 marzo 2003, n. 4 è stata disposta l’assunzione a carico del bilancio regionale dei costi relativi ai rapporti pendenti tra Regione e il “CNOS” polivalente di Lecce, la Regione stessa deve essere ritenuta responsabile dei crediti professionali maturati dagli operatori dipendenti di detto ente, nonostante la cessazione del regime convenzionale e il trasferimento delle competenze alla Provincia di Lecce (avvenuta in esecuzione della legge reg. 21 dicembre 1998, n. 32). Ne consegue che la Regione può essere chiamata in garanzia, ai sensi dell’art. 106 c.p.c., dall’ente gestore predetto, convenuto da un suo docente per il pagamento delle spettanze retributive. Cass. lav., 12 giugno 2009, n. 13725.

 

In tema di competenza per territorio, il terzo chiamato in causa ad istanza del convenuto il quale, ai sensi dell’art. 106 c.p.c., chiede di essere garantito, ma che non abbia proposto alcuna eccezione di incompetenza nei termini e nei modi di legge (come pure nel caso in cui vi sia stato un accordo tra attore e convenuto chiamante in garanzia), non può eccepire l’incompetenza per territorio del giudice davanti al quale è stato chiamato, sia con riferimento alla causa principale (non eccepita dal convenuto) sia con riferimento alla sola causa di garanzia (al fine di impedire il simultaneus processus con la causa principale), ove si tratti di garanzia c.d. propria, ossia della garanzia del godimento di diritti che si sono trasferiti (garanzia per evizione nella compravendita, nella donazione, nella permuta, nel trasferimento dei crediti) o costituiti (locazione) o di quella che derivi da vincoli di coobbligazione (fideiussione, obbligazioni solidali contratte nell’interesse esclusivo di uno solo dei debitori), che si caratterizzano tutte per una connessione tra la pretesa dell’attore (della causa principale) e la posizione del garante (chiamato in causa) particolarmente intensa. Più in particolare, comportando la chiamata del terzo in garanzia una limitazione dell’esigenza costituzionale che il terzo non sia distolto dal giudice naturale precostituito per legge (art. 25 Cost.), lo spostamento della competenza della causa di garanzia si giustifica solo quando la connessione tra la domanda principale e quella di garanzia sia definibile secondo previsioni di legge relative ai rapporti sostanziali intercorrenti tra le parti processuali, e cioè si tratti della sola garanzia propria, non anche di quella impropria. Cass., Sez. Un., 26 luglio 2004, n. 13968; conforme Cass. 12 dicembre 2003, n. 19050; Cass. 5 agosto 2002, n. 11711; Cass. 4 giugno 1998, n. 5478; Cass., Sez. Un., 8 novembre 1989, n. 4692; Cass. 12 giugno 2007, n. 13735; contra Cass. 12 luglio 2004, n. 12899.

 

 

2.2. Domanda di risarcimento proposta nei confronti del vettore e domanda di rivalsa proposta dal vettore nei confronti del subvettore.

Ricorre ipotesi di garanzia impropria (che si configura quando il convenuto tenda a riversare le conseguenze del proprio inadempimento su di un terzo in base ad un titolo diverso da quello dedotto con la domanda principale, ovvero in base ad un titolo connesso al rapporto principale solo in via occasionale o di fatto), e non già propria (che si ha quando la causa principale e quella accessoria abbiano in comune lo stesso titolo e anche quando ricorra una connessione oggettiva tra i titoli delle due domande), qualora il vettore, chiamato a rispondere dei danni da perdita o avaria delle cose trasportate in base al contratto di trasporto, a sua volta chieda al subvettore di rivalerlo in base al contratto di subtrasporto, trattandosi di rapporti diversi tra i quali non sussiste alcuna relazione che giustifichi la trattazione unitaria delle cause. Cass. 12 dicembre 2003, n. 19050.

 

 

  1. Casistica.

Nell’ipotesi in cui la parte convenuta in un giudizio di risarcimento dei danni, derivanti dalla realizzazione di una nuova costruzione, nel dedurre il difetto della propria legittimazione passiva, chiami in causa un terzo, con il quale non sussista alcun rapporto contrattuale, chiedendone, in caso di affermazione della propria responsabilità, la condanna a garantirla e manlevarla, l’atto di chiamata, al di là della formula adottata, va inteso come chiamata del terzo responsabile e non già come chiamata in garanzia impropria, dovendosi privilegiare l’effettiva volontà della chiamante in relazione alla finalità, in concreto perseguita, di attribuire al terzo la responsabilità della cattiva esecuzione delle opere e dei danni conseguentemente arrecati. In tal caso, si verifica l’estensione automatica della domanda al terzo chiamato, indicato dal convenuto come il vero legittimato, onde il giudice può direttamente emettere nei suoi confronti una pronuncia di condanna, anche se l’attore non ne abbia fatto richiesta, senza per questo incorrere nel vizio di extrapetizione. Cass. 7 ottobre 2011, n. 20610.

 

 

3.1. Controversia tra sostituito e sostituto d’imposta sulla legittimità delle ritenute d’acconto operate dal secondo.

La controversia tra sostituito e sostituto d’imposta in ordine alla legittimità delle ritenute d’acconto operate dal secondo è devoluta alla giurisdizione esclusiva delle commissioni tributarie, tuttavia, nell’ipotesi in cui il datore di lavoro abbia chiamato in garanzia una società incaricata della compilazione meccanografica della contabilità relativa al personale dipendente per il periodo in cui furono effettuate le ritenute oggetto del giudizio, deve affermarsi la giurisdizione del giudice ordinario in ordine alla domanda di garanzia. L’art. 32 c.p.c., prevedente la modificazione della competenza per ragioni di connessione, non si applica nell’ipotesi in cui la causa principale sia devoluta alla giurisdizione di un giudice diverso da quello ordinario. Cass., Sez. Un., 3 aprile 1998, n. 3472.

 

 

3.2. Assicurazione della responsabilità civile.

Con riferimento alla posizione dell’assicuratore della responsabilità civile (fuori dell’ambito dell’assicurazione obbligatoria), quale è configurata dall’art. 1917 c.c., ricorre una ipotesi di garanzia propria, atteso che il nesso tra la domanda principale del danneggiato e la domanda di garanzia dell’assicurato verso l’assicuratore è riconosciuto sia dalla previsione espressa della possibilità di chiamare in causa l’assicuratore sia dallo stesso regime dei rapporti tra i tre soggetti contenuto nell’art. 1917, secondo comma, c.c. Infatti, nelle ipotesi in cui sia unico il fatto generatore della responsabilità come prospettata tanto con l’azione principale che con la domanda di garanzia, anche se le ipotizzate responsabilità traggono origine da rapporti o situazioni giuridiche diverse, si versa in un caso di garanzia propria che ricorre solo ove il collegamento tra la posizione sostanziale vantata dall’attore e quella del terzo chiamato in garanzia sia previsto dalla legge disciplinatrice del rapporto. Cass. 30 novembre 2011, n. 25581.

 

 

3.3. Rivalsa del fideiussore che ha pagato il debito per oneri di urbanizzazione.

Mentre la domanda avente ad oggetto la quantificazione degli oneri di urbanizzazione proposta contro il Comune rientra nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, appartiene alla giurisdizione ordinaria la domanda di regresso avanzata dal fideiussore dopo aver pagato il debito garantito relativo agli oneri di urbanizzazione; data la reciproca autonomia dell’obbligazione principale e di quella di garanzia, l’eccezione di erroneo pagamento superiore al dovuto opposta dal garantito non rileva ai fini dell’attrazione dell’intera questione dedotta nell’ambito della giurisdizione amministrativa, essendo la giurisdizione inderogabile per ragioni di connessione. Cass., Sez. Un., 20 aprile 2007, n. 9358; conforme Cass., Sez. Un., 13 giugno 2006, n. 13659; Cass., Sez. Un., 7 febbraio 2002, n. 1763.

 

 

3.4. Espropriazione per pubblica utilità e domanda di garanzia.

In tema di espropriazione per pubblica utilità, la competenza in unico grado attribuita al giudice dell’opposizione alla stima, indicato dall’art. 19, L. 22 ottobre 1971, n. 865 nella Corte d’appello competente per territorio, è circoscritta alla domanda di determinazione dell’indennità dovuta al proprietario del bene espropriato, ma non comprende domande sia pur connesse, ma diverse quanto ai soggetti, al titolo o all’oggetto, come quella diretta contro un soggetto che, in virtù di convenzione con il Comune espropriante, abbia ottenuto la concessione del diritto di superficie sui terreni espropriati per l’attuazione di un Peep, e si sia accollato l’onere, nel rapporto interno con l’ente, di corrispondere ai proprietari espropriati le indennità di legge, senza che detta domanda possa ritenersi attratta nella competenza della Corte d’appello quale domanda di garanzia, essendo fondata su un titolo (convenzione) diverso da quello (espropriazione) fatto valere con la domanda principale. Cass. 21 febbraio 2007, n. 4090; conforme Cass. 5 giugno 2006, n. 13178; Cass. 20 gennaio 2004, n. 821; Cass. 2 febbraio 1995, n. 1234.

 

 

3.5. Nel rito del lavoro.

In tema di infortuni sul lavoro, va qualificata come domanda di garanzia propria quella proposta dal datore di lavoro, convenuto in sede di regresso dall’INAIL, per essere garantito dal proprio assicuratore o dall’impresa committente i lavori, non ricorrendo fra i titoli delle domande un rapporto puramente occasionale, ma essendo anzi unico il fatto generatore della responsabilità, sia verso l’assicuratore, in ragione del suo obbligo di garanzia per l’infortunio, sia verso il committente, in relazione alla causazione dell’infortunio per effetto della prospettata concorrente violazione da parte di questo dell’obbligo di prevenzione e sicurezza. Ne consegue che il giudice della causa principale, in funzione di giudice del lavoro, è competente a conoscere anche le anzidette cause connesse per garanzia. Cass. lav., 15 maggio 2009, n. 11362.

 



 
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