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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 320 cod. proc. civile: Trattazione della causa

Nella prima udienza il giudice di pace interroga liberamente le parti e tenta la conciliazione.

Se la conciliazione riesce se ne redige processo verbale a norma dell’articolo 185, ultimo comma.

Se la conciliazione non riesce, il giudice di pace invita le parti a precisare definitivamente i fatti che ciascuna pone a fondamento delle domande, difese ed eccezioni, a produrre i documenti e a richiedere i mezzi di prova da assumere.

Quando sia reso necessario dalle attività svolte dalle parti in prima udienza, il giudice di pace fissa per una sola volta una nuova udienza per ulteriori produzioni e richieste di prova.

I documenti prodotti dalle parti possono essere inseriti nel fascicolo di ufficio ed ivi conservati fino alla definizione del giudizio.


Giurisprudenza annotata

Tentativo di conciliazione e prima udienza

In tema di procedimento dinanzi al giudice di pace, non sussiste violazione dall’art. 320 c.p.c. ove il tentativo di conciliazione, contemplato da tale norma, sia stato precluso dalla ingiustificata assenza di una di una parte all’udienza di comparizione, né è ipotizzabile alcuna lesione del diritto di difesa, ove la parte assente sia stata posta in condizione di presenziare all’udienza, mediante la comunicazione di apposita ordinanza riservata.

Cass. 19 agosto 2011, n. 17437; conforme Cass. 26 marzo 1999, n. 2882.

 

Nel giudizio innanzi al giudice di pace, l’omissione dell’obbligatorio tentativo di conciliazione delle parti alla prima udienza (art. 320, c.p.c.) non è espressamente sanzionata con la previsione di nullità e può produrre tale effetto soltanto qualora abbia comportato, in concreto, un pregiudizio del diritto di difesa.

Cass. 11 maggio 2010 n. 11411; conforme Cass. 8 ottobre 2004, n. 20074; Cass. 15 aprile 2002, n. 5441; Cass. 25 luglio 2000, n. 9739.

 

Nel giudizio avanti al giudice di pace, secondo quanto disposto dall'art. 320 c.p.c. nella prima udienza si concentra tutta l'attività processuale delle parti - precisazione dei fatti, produzione dei documenti e richieste istruttorie - ed è consentito il rinvio a successiva udienza solamente quando, in relazione all'attività svolta, risultino necessarie ulteriori produzioni o richieste di prove. Di conseguenza, all'udienza successiva alla prima rimane precluso al convenuto proporre domanda riconvenzionale, né, nel caso in cui fosse contumace alla prima udienza e costituitosi solo a quest'ultima, gli è consentito di svolgere attività difensiva diversa dalla mera contestazione delle pretese avversarie, come pure gli è precluso di chiamare un terzo in causa.

Cass. 17 aprile 2013   n. 9359.

 

Regime delle preclusioni

A norma dell’art. 320 c.p.c., nel procedimento davanti al giudice di pace non è configurabile una distinzione tra prima udienza di comparizione e prima udienza di trattazione, pur essendo il rito caratterizzato dal regime di preclusioni tipico del procedimento davanti al tribunale; ne consegue che la produzione documentale, laddove non sia avvenuta nella prima udienza, rimane definitivamente preclusa, né il giudice di pace può restringere l’operatività di tale preclusione rinviando ad un’udienza successiva alla prima al fine di consentire la produzione non avvenuta tempestivamente.

Cass. 21 dicembre 2011, n. 27925; conforme Cass. 25 agosto 2006, n. 18498.

 

Nel procedimento davanti al giudice di pace non è configurabile una distinzione tra udienza di prima comparizione e prima udienza di trattazione, onde deve ritenersi che le parti all'udienza di cui all'art. 320 c.p.c. possano ancora allegare fatti nuovi e proporre nuove domande o eccezioni, in considerazione del fatto che esse sono ammesse a costituirsi fino a detta udienza. Il rito è - tuttavia - caratterizzato dal regime di preclusioni che assiste il procedimento dinanzi al tribunale, le cui disposizioni sono pur sempre applicabili in mancanza di diversa disciplina, con la conseguenza che, dopo la prima udienza, in cui il giudice invita le parti a precisare definitivamente i fatti, non è più possibile proporre nuove domande o eccezioni e allegare a fondamento di esse nuovi fatti costitutivi, modificativi, impeditivi o estintivi. Tale preclusione, inoltre, non è disponibile da parte del giudice di pace, il quale non è abilitato a restringerne il meccanismo di operatività, rinviando la prima udienza, al fine di consentire attività altrimenti precluse, sì che anche l'omissione - da parte del giudice - dell'invito a precisare definitivamente i fatti non può evitare il verificarsi della preclusione in discorso. (Nella specie, ha osservato la Suprema corte, il convenuto si è costituito avanti al giudice di pace solo alla udienza fissata per gli incombenti istruttori, deducendo che controparte aveva maggiorato il prezzo pattuito dell'Iva e proposto l'eccezione - ovvero la domanda riconvenzionale - di risoluzione del contratto solo in sede di precisazione delle conclusioni, che pure integrava l'allegazione di un fatto. (L'inadempimento della controparte, per tardiva consegna del materiale) impeditivo del sorgere del diritto del venditore a pretendere il prezzo. Essa - ha concluso la Suprema corte - era quindi preclusa, essendo stata introdotta in giudizio non alla prima, bensì alla ennesima udienza innanzi al giudice di pace).

Cassazione civile sez. II  02 aprile 2014 n. 7734  

 

Nel procedimento dinanzi al giudice di pace, allorquando il convenuto intenda chiamare in causa un terzo ha l’onere di costituirsi nel termine di rito e, a pena di decadenza, farne esplicita richiesta nell’atto di costituzione, chiedendo nel contempo il differimento della prima udienza, a cui il predetto giudice deve dar luogo anche nel caso in cui lo stesso convenuto si costituisca direttamente alla prima udienza e si renda necessario provvedervi in base all’attività svolta dalle parti in tale udienza. Al di fuori di dette situazioni processuali al convenuto non è consentito di invocare la chiamata in causa di un terzo all’udienza successiva alla prima che eventualmente venga celebrata, ostandovi la struttura concentrata e tendenzialmente completa dell’udienza prevista dall’art. 320 c.p.c., tesa a compendiare le fasi di trattazione preliminare, istruttoria e conclusiva.

Cass. 10 aprile 2008, n. 9350.

 

Le norme che prevedono preclusioni assertive ed istruttorie nel processo civile (tanto dinanzi al giudice di pace, quanto dinanzi al tribunale) sono preordinate a tutelare interessi generali, e la loro violazione è sempre rilevabile d’ufficio, anche in presenza di acquiescenza della parte legittimata a dolersene. Ne consegue che nel procedimento dinanzi al giudice di pace, ove il convenuto si costituisca tardivamente e formuli domanda riconvenzionale (di rivalsa, nella specie) nei confronti di altro convenuto, l’inammissibilità di tale domanda è sempre rilevabile d’ufficio, tanto nell’ipotesi in cui il destinatario della domanda riconvenzionale si sia costituito (salva l’ipotesi, eccezionale, in cui sia chiesta ed assumesse la rimessione in termini), quanto - a maggior ragione - in quella in cui sia rimasto contumace.

Cass. 18 marzo 2008, n. 7270.

 

Nei giudizi dinanzi al giudice di pace la costituzione delle parti avviene con la massima libertà di forme e non è individuabile alcun meccanismo preclusivo in riferimento agli atti introduttivi, mentre le preclusioni sono collegate allo svolgimento della prima udienza davanti al giudice, ex art. 320 c.p.c. Ne consegue che l’incompetenza per territorio c.d. semplice potrà essere eccepita fino alla prima udienza di comparizione.

Cass. 11 novembre 2003, n. 16939.

 

 

  1. Costituzione tardiva del convenuto.

Nel procedimento avanti al giudice di pace, l’art. 319 c.p.c. consente alle parti di costituirsi in cancelleria o in udienza, garantendo loro libertà di forme, sicché ben può il convenuto considerarsi esonerato dall’onere di presentare la comparsa di costituzione; peraltro, non distinguendo tra udienza di prima comparizione e udienza di prima trattazione, l’art. 320 c.p.c. concentra nella prima udienza tutta l’attività processuale delle parti (quali la precisazione dei fatti, la produzione dei documenti e le richieste istruttorie), consentendo (ai sensi del quarto comma) il rinvio a successiva udienza solamente quando, in relazione all’attività svolta, risultino necessarie ulteriori produzioni o richieste di prove. Ne consegue che all’udienza che venga tenuta successivamente alla prima rimane precluso al convenuto proporre domanda riconvenzionale, né, ove rimasto contumace alla prima udienza e costituitosi solo a quest’ultima, gli è consentito svolgere attività difensiva diversa dalla mera contestazione delle pretese avversarie e delle prove addotte a sostegno delle medesime, come pure gli è precluso di chiamare un terzo in causa. Le suindicate preclusioni processuali non sono derogabili nemmeno da parte del giudice di pace, che non può rinviare la prima udienza al fine di consentire alle parti l’espletamento di attività precluse, trovando tale sistema fondamento e ragione nell’esigenza di garantire la celerità e la concentrazione dei procedimenti civili, a tutela non solo dell’interesse del singolo ma anche di quello della collettività. Cass. 29 marzo 2006, n. 7238; conforme Cass. 8 agosto 2003, n. 11946.

 

Nelle controversie avanti al giudice di pace, qualora nella prima udienza - nella quale deve concentrarsi lo svolgimento dell’attività processuale, salvo il caso di cui al quarto comma dell’art. 320 c.p.c. - il giudice abbia, dopo aver dichiarato la contumacia del convenuto, rinviato la trattazione ad una successiva udienza, al convenuto che si costituisca tardivamente resta preclusa la proposizione dell’eccezione di incompetenza territoriale, ed il giudice non deve esaminare tale eccezione essendosi a sua volta, precluso nella prima udienza ogni potere di rilevazione. Cass. 27 luglio 2006, n. 17144.

 

 

  1. Rinvio per l’articolazione di mezzi istruttori.

Il principio secondo cui la violazione dell’obbligo del giudice di decidere nei limiti della domanda, configurando un vizio in procedendo, determina l’estensione del sindacato della Corte di cassazione al fatto, con il conseguente esame diretto degli atti processuali, si applica anche al caso in cui la censura riguardi la violazione, ad opera del giudice di pace, del disposto dell’art. 320, comma 3, c.p.c., nella parte in cui stabilisce un sistema di preclusioni che limita alla sola prima udienza il completamento dell’attività assertiva, mediante la definitiva precisazione dei fatti posti a fondamento della domanda. Cass. 11 gennaio 2012, n. 164.

 

 

  1. Omissione dell’interrogatorio libero delle parti.

In tema di procedimento dinanzi al giudice di pace, l’art. 320 c.p.c. non sanziona con la nullità del processo, né della sentenza che lo conclude, l’ipotesi di mancato espletamento dell’interrogatorio libero delle parti da parte del giudice. Cass. 10 febbraio 2003, n. 1938.

 

 

  1. Riapertura del verbale di prima udienza.

In tema di procedimento davanti al giudice di pace, nel quale non è configurabile distinguere tra prima udienza di comparizione e prima udienza di trattazione, l’atto con cui detto giudice, dopo aver chiuso e sottoscritto il verbale della prima udienza svoltasi alla presenza di ambedue le parti, dispone, su istanza di un diverso avvocato di una delle parti già costituitasi, la riapertura del verbale, ammettendo la parte, in assenza dell’altra, a proporre eccezioni e difese, è nullo per violazione del principio del contraddittorio. Detta nullità si estende anche agli atti successivi ed alla stessa sentenza che di essi abbia tenuto conto. Cass. 3 dicembre 2007, n. 25185.

 



 
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