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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 321 cod. proc. civile: Decisione

Il giudice di pace, quando ritiene matura la causa per la decisione, invita le parti a precisare le conclusioni e a discutere la causa.

La sentenza e’ depositata in cancelleria entro quindici giorni dalla discussione.


Giurisprudenza annotata

Produzione di documenti

In tema di procedimento dinanzi al giudice di pace, al principio secondo il quale il rinvio della causa è previsto soltanto come eventuale, potendo quel giudice invitare le parti a precisare le conclusioni e discutere la causa anche alla prima udienza (art. 321 c.p.c.) consegue che, ove in tale udienza sia stata prodotta una scrittura privata e siano altresì state precisate le conclusioni (senza che nessuna delle parti abbia chiesto un rinvio per esame), il relativo disconoscimento (che deve avvenire «nella prima udienza o nella prima risposta successiva» alla produzione, ex art. 215 c.p.c.) non può che ritenersi definitivamente precluso, in quanto esso avrebbe potuto trovar luogo soltanto in sede di precisazione delle conclusioni, costituendo tale «momento» processuale, di necessità (e segnatamente in assenza di un’ «udienza successiva»), la «prima risposta successiva alla produzione», utile alla contestazione de qua.

Cass. 17 settembre 2004, n. 18748.

 

Precisazione delle conclusioni

Nel procedimento dinanzi al giudice di pace, pur non essendo previsto l’obbligo di fissare una udienza apposita per la precisazione delle conclusioni, è tuttavia necessario consentire alle parti lo svolgimento di tale attività processuale, che può ritenersi regolarmente svolta qualora nel verbale di udienza siano effettivamente riportate tali conclusioni, a nulla rilevando la omessa trascrizione a verbale dell’invito del giudice a precisarle, in quanto tale invito costituisce l’ineludibile seppure implicito presupposto logico-giuridico dell’avvenuta attività di precisazione delle conclusioni svolta dalle parti all’udienza.

Cass. 2 febbraio 2004, n. 1812.

 

Valutazione delle prove

La valutazione delle prove attiene ad un compito esclusivo del giudice del merito e pertanto è censurabile in sede di legittimità soltanto attraverso la motivazione, che, se attiene ad una sentenza del giudice di pace secondo equità, è censurabile ai sensi dell’ art. 360 n. 4 c.p.c., ossia se la motivazione è meramente apparente o radicalmente contraddittoria, sì da potersi ritenere inesistente.

Cass. 8 settembre 2000, n. 11859.

 

Deposito di memorie conclusionali

Nel giudizio dinanzi al giudice di pace, il deposito di memorie conclusionali può essere consentito dal giudice, nell’esercizio dei suoi poteri di direzione del processo, ma non è previsto come dovuto. In caso di mancata concessione di tale termine, gli argomenti che le parti avrebbero potuto svolgere nelle memorie conclusionali, a sostegno delle domande proposte e delle eccezioni formulate, possono essere riportati senza alcuna preclusione nel giudizio di appello, ed il mancato esame del motivo di appello relativo alla mancata concessione del termine non si traduce in un vizio di nullità della sentenza.

Cass. 31 luglio 2006, n. 17444.

 

Data della decisione

La decisione assunta dal giudice di pace - come quella assunta dal tribunale in composizione monocratica - difetta di un momento deliberativo che assuma autonoma rilevanza. Ne consegue che, essendo la sentenza formata solo con la sua pubblicazione a seguito del deposito in cancelleria ex artt. 133 e 321 c.p.c., esclusivamente a tale data, e non anche a quella diversa ed anteriore eventualmente indicata in calce all’atto come data della decisione, può farsi riferimento per stabilire se la causa sia stata decisa prima o dopo la scadenza dei termini previsti per il deposito di note difensive e del fascicolo di parte e se dunque vi sia stata o no violazione dei diritti della difesa.

Cass. 3 marzo 2004, n. 4356.

 

Questioni di giurisdizione e ordinanze riservate del giudice di pace

Non costituisce pronuncia sulla giurisdizione l’ordinanza con cui il giudice di pace, riservatosi sulle richieste contrapposte delle parti di declinatoria della giurisdizione sulla controversia e di decisione nel merito su di essa, abbia invitato le parti a precisare le conclusioni ritenendo la propria giurisdizione e competenza, in quanto, trovando anche nel procedimento avanti al giudice di pace applicazione l’art. 187, terzo comma, c.p.c. (secondo cui il giudice che intenda pronunciare sulla giurisdizione o sulla competenza deve invitare le parti a precisare le conclusioni anche di merito), alla dichiarazione della sussistenza della giurisdizione in essa contenuta non può essere attribuita alcuna efficacia preclusiva, avendo il provvedimento natura meramente ordinatoria e restando quindi la questione di giurisdizione da decidersi con la sentenza a conclusione del giudizio.

Cass., Sez. Un., 13 luglio 2005, n. 14693.

 

Allorché tra le parti insorga un contrasto circa la decisione immediata di una questione di giurisdizione, l’ordinanza riservata con la quale il giudice di pace, omettendo ogni pronuncia sulla questione di giurisdizione, si limiti a ritenere la propria competenza e a rinviare la causa per la trattazione ad altra udienza senza invitare preventivamente le parti a precisare le conclusioni, ha natura di provvedimento ordinatorio di ritenuta non decisività, allo stato degli atti, dell’eccezione, come tale esprimente unicamente il convincimento che la causa non è matura per la decisione (art. 187 comma 3 ultima parte, c.p.c.); ne deriva che detta ordinanza, non avendo portata decisoria autonoma, ma essendo diretta unicamente a giustificare la disposta prosecuzione del processo, non è suscettibile di impugnazione immediata per cassazione, e ciò a differenza di quanto accade allorquando le parti - concordemente o su invito del giudice - abbiano provveduto alla precisazione delle conclusioni, in tal caso la statuizione affermativa della giurisdizione avendo, ancorché resa in forma di ordinanza, indubbia natura di sentenza non definitiva impugnabile.

Cass., Sez. Un., 10 dicembre 2002, n. 17549.

 

Ipotesi di lettura del dispositivo in udienza

Nel giudizio di opposizione avverso l’ordinanza-ingiunzione che irroga una sanzione amministrativa, l’omessa lettura del dispositivo in udienza, prevista dall’art. 23 della legge n. 689 del 1981, determina la nullità della sentenza, nullità che sussiste anche nel giudizio svoltosi davanti al giudice di pace sebbene le norme sul procedimento, davanti a tale giudice non prevedano la lettura del dispositivo in udienza.

Cass. 25 settembre 2007, n. 19920; conforme Cass. 15 febbraio 2006, n. 3296; Cass. 27 febbraio 2007, n. 4438.

 



 
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