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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 323 cod. proc. civile: Mezzi di impugnazione

I mezzi per impugnare le sentenze, oltre al regolamento di competenza nei casi previsti dalla legge, sono: l’appello, il ricorso per cassazione, la revocazione e l’opposizione di terzo.


Giurisprudenza annotata

Principi generali. Individuazione del mezzo di impugnazione

Ove la sentenza sia sorretta da una pluralità di ragioni, distinte ed autonome, ciascuna delle quali giuridicamente e logicamente sufficiente a giustificare la decisione adottata, l’omessa impugnazione di una di esse rende inammissibile, per difetto di interesse, la censura relativa alle altre, la quale, essendo divenuta definitiva l’autonoma motivazione non impugnata, non potrebbe produrre in nessun caso l’annullamento della sentenza.

Cass. 3 novembre 2011, n. 22753.

 

L’individuazione del mezzo di impugnazione esperibile contro un provvedimento giurisdizionale deve essere compiuta in base al principio dell’apparenza, con riferimento esclusivo alla qualificazione dell’azione proposta compiuta dal giudice, indipendentemente dalla sua esattezza, restando irrilevante il tipo di procedimento adottato.

Cass., Sez. Un., 1 febbraio 2008,n. 2434.

 

L’identificazione del mezzo di impugnazione esperibile contro un provvedimento giurisdizionale deve essere fatta in base al principio dell’apparenza, e, cioè, con riferimento esclusivo alla qualificazione dell’azione proposta effettuata dal giudice a quo, sia essa corretta o meno, ed a prescindere dalla qualificazione che ne abbiano dato le parti; tuttavia, occorre verificare se il giudice a quo abbia inteso effettivamente qualificare l’azione proposta, o se abbia fatto in riferimento ad essa una affermazione meramente generica, in quanto, se si ritiene che il potere di qualificazione non sia stato esercitato dal giudice a quo, esso può essere esercitato dal giudice ad quem, e ciò non solo ai fini del merito, ma altresì dell’ammissibilità dell’impugnazione (nella specie, ha ritenuto che solo genericamente il giudice di primo grado avesse indicato l’azione proposta come opposizione all’esecuzione, e, procedendo alla qualificazione della domanda, ha ritenuto che, lamentando l’opponente la mancata comunicazione dell’udienza di audizione delle parti e la mancata attuazione della pubblicità murale disposta dal g.e., l’opposizione dovesse essere qualificata come agli atti esecutivi, e che di conseguenza fosse ammissibile il mezzo di impugnazione proposto, ovvero il ricorso straordinario ex art. 111 Cost.).

Cass. 18 aprile 2005, n. 8006.

La sentenza che ha pronunciato soltanto sulla competenza e sulle spese processuali deve essere impugnata con il mezzo ordinario di impugnazione previsto avverso le sentenze del giudice dichiaratosi incompetente, sia nel caso in cui la parte soccombente sulla questione di competenza intenda censurare esclusivamente il capo concernente le spese processuali - essendo l’impugnazione proponibile in quanto, benché l’art. 42 c.p.c. sembri escludere un’impugnazione diversa dal regolamento di competenza, in siffatta ipotesi manca il presupposto per la esperibilità di questo mezzo - sia nel caso in cui la parte vittoriosa su detta questione lamenti l’erroneità della statuizione sulle spese. Peraltro, qualora la parte soccombente sulla questione di competenza abbia proposto regolamento (necessario) di competenza - che, nel caso di suo accoglimento, implica la caducazione del capo sulle spese, indipendentemente dalla proposizione di specifiche censure in ordine a detta statuizione -, se la parte vittoriosa su tale questione intenda censurare il capo concernente le spese, poiché nel procedimento del regolamento di competenza non è consentito il ricorso incidentale, ciò deve fare proponendo un’impugnazione distinta, nei modi ordinari, ed il relativo giudizio va sospeso, ex art. 295 c.p.c, sino alla pronunzia della S.C. sul regolamento di competenza.

Cass., Sez. Un., 16 luglio 2005, n. 14205.

 

Doppio grado di giurisdizione

In materia d’impugnazioni civili, il requisito della specificità dei motivi dell’appello postula che alle argomentazioni della sentenza impugnata vengano contrapposte quelle dell’appellante, finalizzate ad inficiare il fondamento logico-giuridico delle prime, in quanto le statuizioni di una sentenza non sono scindibili dalle argomentazioni che la sorreggono. È pertanto necessario che l’atto di appello contenga tutte le argomentazioni volte a confutare le ragioni poste dal primo giudice a fondamento della propria decisione, non essendo al riguardo ammissibile che l’esposizione delle argomentazioni venga rinviata a successivi momenti o atti del giudizio, ovvero addirittura al deposito della comparsa conclusionale.

Cass. 27 gennaio 2011, n. 1924.

 

È inammissibile l’impugnazione avverso il capo di sentenza con il quale si sospende di decidere su alcuna delle domande sino all’esito dell’istruttoria decisa con separata ordinanza, giacché questa non è idonea a pregiudicare, rispetto alla questione riservata, l’esito della causa, potendo essere riesaminata dallo stesso giudice che la ha emessa e, dato il carattere ordinatorio di detto provvedimento, l’eventuale illegittimità di esso potrà essere dedotta come motivo d’impugnazione avverso la sentenza di accoglimento della domanda in ordine alla quale era stata disposta l’istruttoria.

Cass. 5 aprile 2001, n. 5068.

 

Legittimazione all’impugnazione

In tema di impugnazioni civili, la legittimazione all’impugnazione presuppone che la parte sia stata convenuta nel giudizio conclusosi con una pronuncia nei suoi confronti, mentre l’interesse processuale ad impugnare presuppone che vi sia stata una sentenza di condanna nei confronti della stessa e, quindi, a tal fine rileva la soccombenza nel suo aspetto sostanziale, correlata al pregiudizio che la parte subisca a causa della sentenza e della sua idoneità a formare il giudicato. Ne consegue che non integra interesse processuale ad impugnare una sentenza la circostanza che la parte ricorrente deduca di essersi costituita per errore nel giudizio di primo grado.

Cass. 15 dicembre 2010, n. 25344; Cass. 25 giugno 2003, n. 10134.

 



 
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