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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 328 cod. proc. civile: Decorrenza dei termini contro gli eredi della parte defunta

Se, durante la decorrenza del termine di cui all’articolo 325, sopravviene alcuno degli eventi previsti nell’articolo 299, il termine stesso è interrotto e il nuovo decorre dal giorno in cui la notificazione della sentenza è rinnovata.

Tale rinnovazione può essere fatta agli eredi collettivamente e impersonalmente, nell’ultimo domicilio del defunto.

Se dopo sei mesi dalla pubblicazione della sentenza si verifica alcuno degli eventi previsti nell’articolo 299, il termine di cui all’articolo precedente è prorogato per tutte le parti di sei mesi dal giorno dell’evento.


Giurisprudenza annotata

In genere

Quando la parte muore dopo la pubblicazione della sentenza, il giudizio, nelle fasi d’impugnazione, può proseguire solo contro o ad iniziativa dei suoi successori universali, ovvero in mancanza di questi, di chi ha il potere di rappresentare l’eredità.

Cass. 4 marzo 2002, n. 3102.

 

Qualora uno degli eventi idonei a determinare l'interruzione del processo (nella specie, il raggiungimento della maggiore età da parte di minore costituitosi in giudizio a mezzo dei suoi legali rappresentanti) si verifichi nel corso del giudizio di primo grado, prima della chiusura della discussione (ovvero prima della scadenza dei termini per il deposito delle comparse conclusionali e delle memorie di replica, ai sensi del nuovo testo dell'art. 190 cod. proc. civ.), e tale evento non venga dichiarato né notificato dal procuratore della parte cui esso si riferisce a norma dell'art. 300 cod. proc. civ., il giudizio di impugnazione deve essere comunque instaurato da e contro i soggetti effettivamente legittimati: e ciò alla luce dell'art. 328 cod. proc. civ., dal quale si desume la volontà del legislatore di adeguare il processo di impugnazione alle variazioni intervenute nelle posizioni delle parti, sia ai fini della notifica della sentenza che dell'impugnazione, con piena parificazione, a tali effetti, tra l'evento verificatosi dopo la sentenza e quello intervenuto durante la fase attiva del giudizio e non dichiarato né notificato. Un'esigenza di tutela della parte incolpevole non si pone, in ogni caso, rispetto all'ipotesi del raggiungimento della maggiore età nel corso del processo, che non costituisce un evento imprevedibile, ma, al contrario, un accadimento inevitabile nell'"an" - essendo lo stato di incapacità per minore età "naturaliter" temporaneo - ed agevolmente riscontrabile nel "quando". Cassa con rinvio, Trib. Nocera Inferiore, 12/04/2006

Cassazione civile sez. III  04 aprile 2013 n. 8194  

 

Quando si verifica, tra una fase processuale e l’altra e dopo la pubblicazione della sentenza (o dopo la lettura del dispositivo nelle cause soggette al rito del lavoro), la morte o la perdita della capacità di agire della parte persona fisica (o l’estinzione della persona giuridica), il problema della notificazione dell’atto di impugnazione e della instaurazione della fase di gravame va risolto in base alle disposizioni contenute nell’art. 328 c.p.c., secondo cui l’evento interruttivo incide non più sul processo, ma sul termine per la proposizione dell’impugnazione. Ne deriva che, dovendo l’impugnazione essere proposta contro il soggetto «attualmente» legittimato (art. 163, comma 3, n. 2 c.p.c.), essa, se effettuata alla parte originaria anziché al successore universale, è affetta da nullità rilevabile d’ufficio, a norma dell’art. 164, primo comma, c.p.c., trattandosi di errata identificazione del soggetto passivo della vocatio in ius, e tale nullità è suscettibile di sanatoria, per effetto della costituzione del successore a titolo universale. Detta sanatoria opera con efficacia ex nunc a norma dell’art. 164 c.p.c., nel testo anteriore alla modifica introdotta dalla legge n. 353 del 1990, per le cause pendenti alla data del 30 aprile 1995, mentre ha efficacia sanante piena per le controversie iniziate in epoca successiva al 1995. Cass. 12 novembre 2004, n. 21550.

 

In caso di morte della parte verificatosi dopo la pubblicazione della sentenza, trovando applicazione l’art. 328 c.p.c., l’impugnazione notificata al procuratore della parte originaria anziché al successore universale, è affetta da nullità rilevabile d’ufficio, a norma dell’art. 164, primo comma, c.p.c., trattandosi di errata identificazione del soggetto passivo della “vocatio in ius”; tale nullità è suscettibile di sanatoria, per effetto della costituzione del successore a titolo universale, con efficacia “ex nunc”, a norma dell’art. 164 c.p.c.

Cass. 25 febbraio 2008, n. 4721.

 

In caso di morte della parte, intervenuta dopo la pubblicazione della sentenza di primo grado e prima della notifica della stessa, ai fini della decorrenza del termine breve per l’impugnazione, questa va instaurata e deve svolgersi da e contro i soggetti che siano parti sostanziali attualmente interessate alla controversia e al processo; qualora ciò non avvenga in quanto il procuratore della parte deceduta abbia notificato la sentenza di primo grado senza specificare se a nome e a vantaggio degli eredi della predetta parte, e, comunque, senza fornire indicazioni idonee a consentire alla controparte di impugnare nel termine di cui all’art. 325 c.p.c. la sentenza contro di essi, detta notifica non è idonea a fare decorrere il termine breve per l’impugnazione.

Cass. 30 agosto 2006, n. 18755.

 

Morte della parte dopo la pubblicazione della sentenza e durante il decorso del termine per impugnare

In caso di morte della parte, intervenuta dopo la pubblicazione della sentenza di primo grado e prima della notifica della stessa, ai fini della decorrenza del termine breve per l’impugnazione, quest’ultima deve proporsi nei confronti dei soggetti che siano parti sostanziali interessate alla controversia e al processo; qualora nella notificazione della sentenza non si specifichi se tale attività viene svolta a vantaggio degli eredi, e non si forniscano gli elementi per proporre appello contro di essi, l’impugnazione proposta contro la parte defunta è nulla, ma la nullità è sanabile e restano salvi gli effetti sostanziali e processuali della domanda fin dal momento della sua prima notificazione (ai sensi dell’art. 164 comma 3 c.p.c.) per effetto della costituzione degli eredi, ove questa avvenga quando ancora non sia maturato il termine annuale per proporre impugnazione.

Cass. lav., 9 gennaio 2003, n. 134.

 

In caso di decesso della parte costituita, avvenuto dopo la pubblicazione della sentenza, può essere ritenuta valida la notificazione dell’impugnazione impersonalmente e collettivamente agli eredi nell’ultimo domicilio del defunto - nel termine di cui all’art. 325 c.p.c., o in quello previsto dall’art. 328, e, comunque, non oltre l’anno dalla pubblicazione della sentenza ex art. 327 dello stesso codice -, purché il notificante provveda, a pena di inammissibilità dell’impugnazione, a documentare il decesso del loro dante causa.

Cass. 11 ottobre 2004, n. 20105.

 

Morte della parte dopo la notificazione della sentenza

L’atto di impugnazione può essere notificato agli eredi sia personalmente sia in forma impersonale e collettiva, purché entro un anno dalla pubblicazione della sentenza (comprensivo dell’eventuale periodo di sospensione feriale): a) nell’ultimo domicilio della parte defunta; b) ovvero, nel solo caso di notifica della sentenza ad opera della parte deceduta dopo la notifica, nei luoghi di cui all’art. 330, 1º comma, c.p.c.

Cass., Sez. Un., 18 giugno 2010, n. 14699.

 

Proroga semestrale e sospensione dei termini feriali

La proroga del termine annuale di impugnazione della sentenza, disposta dall’art. 328, terzo comma, c.p.c. con riguardo ai casi di morte o perdita della capacità della parte (o del suo legale rappresentante) previsti dal richiamato art. 299, non è suscettibile di estensione anche all’ipotesi di morte del procuratore della parte stessa, poiché, avuto riguardo alla natura del detto termine lungo (stabilito dall’art. 327 c.p.c. quale limite temporale invalicabile rispetto alla possibilità di impugnazione delle sentenze), non è dato ravvisare alcuna ragione, riconducibile alla necessità di consentire l’agevole esercizio del diritto di difesa (obiettivamente suscettibile di pregiudizio nel caso del termine breve di cui all’art. 325: Corte cost. n. 41 del 1986), che giustifichi in via interpretativa l’indicata estensione.

Cass. 9 settembre 2004, n. 18153; conforme Cass. 28 marzo 2007, n. 7660.

 



 
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