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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 33 cod. proc. civile: Cumulo soggettivo

Le cause contro più persone che a norma degli articoli 18 e 19 dovrebbero essere proposte davanti a giudici diversi, se sono connesse per l’oggetto o per il titolo (1) possono essere proposte davanti al giudice del luogo di residenza o domicilio di una di esse (2), per essere decise nello stesso processo (3) (4).


Commento

(1) La norma si riferisce all’ipotesi in cui l’attore intenda proporre nei confronti di più soggetti domande diverse ma tra loro connesse per il titolo (es.: domande contro più debitori di una obbligazione divisibile), per l’oggetto (es.: rivendica dello stesso bene nei confronti di più compossessori) o per il titolo e per l’oggetto (es.: risarcimento del danno chiesto al conduttore e al proprietario di un autoveicolo). L’ambito di operatività della previsione è, dunque, ristretto alla sola ipotesi di cumulo soggettivo passivo. Si tratta di connessione oggettiva propria, diversa da quella impropria: quest’ultima, alla quale non si applica l’articolo in commento, si realizza quando l’opportunità della trattazione congiunta è indotta dalla necessità di risolvere, ai fini della decisione totale o parziale, identiche questioni di fatto o di diritto. Essa non può comportare uno spostamento della competenza territoriale, ma soltanto consentire la riunione delle cause, se queste sono devolute alla cognizione dello stesso giudice.

 

(2) La facoltà di proporre la domanda al giudice del luogo di residenza o domicilio di uno qualsiasi dei convenuti opera soltanto se ad essere derogati sono i fori generali delle persone fisiche [v. 18] e delle persone giuridiche; non opera, invece, quando il legislatore abbia stabilito un foro speciale per un determinato rapporto, come, ad esempio, nelle cause tra soci [v. 23].

 

(3) La modificazione della competenza territoriale per effetto della proposizione di più domande connesse contro più persone non può comportare alcuna deroga alle regole ordinarie sulla competenza per valore. In ogni caso, tale modificazione non può operare in caso di competenza territoriale inderogabile, per materia o per grado: ad esempio non vi può essere spostamento di competenza in deroga al foro della pubblica amministrazione convenuta.

 

(4) Il foro convenzionalmente individuato dalle parti, ancorché esclusivo, non è inderogabile, per cui ben può la competenza territoriale subire, anche in questo caso, una modificazione, ai sensi dell’art. 33.


Giurisprudenza annotata

  1. Applicabilità.

In tema di foro erariale, quando vi sia una pluralità di cause connesse ai sensi dell’art. 33 c.p.c. ed in una di esse sia parte un’Amministrazione statale, la competenza territoriale spetta al tribunale o alla corte d’appello del luogo ove ha sede l’ufficio dell’Avvocatura dello Stato nel cui distretto si trova il tribunale o la corte d’appello, che sarebbe competente secondo le norme ordinarie. Cass. 5 ottobre 2011, n. 20361.

 

Nell’espropriazione presso terzi di crediti, la competenza per territorio - da determinarsi in base alla residenza del “debitor debitoris” - nel caso in cui il terzo sia la Banca d’Italia va individuata tenuto conto che essa gestisce la Sezione di Tesoreria della provincia nella quale il creditore è domiciliato, senza che assumano rilievo la sede legale (posta a Roma) ovvero il luogo ove sussiste il rapporto del terzo con il debitore esecutato (nella specie, il Ministero dell’Economia e delle Finanze); per la ricerca di tale sede agli effetti dell’art. 543 c.p.c., trovano invero inderogabile applicazione le norme della pubblica contabilità, che assegnano la competenza per territorio, per le domande di pagamento contro la P.A., ai sensi degli artt. 1182, terzo comma, c.c., 54 del R.D. 18 novembre 1923, n. 2440, 278, primo comma, lett. d), 287 e 407 del R.D. 23 maggio 1924, n. 827, proprio al giudice del luogo in cui ha sede la predetta Sezione di Tesoreria; alla concreta dotazione di provvista per i pagamenti, deve, infatti, escludersi ogni rilevanza, sul piano della competenza, la quale va così individuata, sia per la cognizione di domande di pagamento che per l’accertamento dell’obbligo del terzo di effettuare, come delegato “ex lege”, il pagamento di un debito della stessa P.A., nella medesima sede, la Sezione di Tesoreria provinciale gestita dalla Banca d’Italia. (Regola competenza). Cass. 10 maggio 2011, n. 10198.

 

 

1.1. Riferimento esclusivo al foro generale della persona convenuta.

La regola posta dall’art. 33 c.p.c. si riferisce esclusivamente al foro generale della persona fisica o giuridica convenuta e non anche ai fori alternativi di cui all’art. 20 c.p.c. Cass. 16 maggio 2001, n. 6740.

 

L'art. 6, n. 1, della Convenzione di Bruxelles del 27 settembre 1968 (resa esecutiva con legge 21 giugno 1971, n. 804), secondo cui, in caso di pluralità di convenuti, quello domiciliato nel territorio di uno Stato contraente può essere citato davanti al giudice nella cui circoscrizione è situato il domicilio di uno di essi, riguarda l'ipotesi del cumulo soggettivo, che va escluso nell'ipotesi di pretestuoso coinvolgimento di un convenuto al solo fine di provocare lo spostamento della competenza giurisdizionale per ragioni di connessione. (Nella specie, la S.C. ha dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice italiano a conoscere dell'impugnazione del licenziamento proposta nei confronti dell'armatore e del cessionario ex art. 2112 cod. civ. da parte di comandante di nave battente bandiera straniera e stabilmente ormeggiata all'estero, attesa la palese estraneità del raccomandatario italiano, pur evocato in giudizio, senza che assumesse rilievo, a tal fine, la proposizione di ulteriori domande, inerenti pretese retributive, fondate su diversa "causa petendi"). Cassa e decide nel merito, App. Genova, 13/10/2011

Cassazione civile sez. un.  09 febbraio 2015 n. 2360  

 

1.2. Estinzione di una causa cumulata per conciliazione giudiziale.

In caso di cumulo soggettivo ai sensi dell’art. 33 c.p.c., l’estinzione di una delle cause cumulate non determina quella delle altre. Cass. lav., 24 aprile 2001, n. 6043.

 

 

  1. Casistica.

 

 

2.1. Impugnazione del provvedimento di espulsione degli stranieri.

In tema di disciplina dell’immigrazione, la competenza a provvedere sull’impugnazione dell’espulsione - nonché sull’impugnazione del provvedimento di rigetto dell’istanza di revoca dell’espulsione o del provvedimento di revoca della revoca del decreto di espulsione, - attribuita dall’art. 13, comma nono del D.Lgs. 7 luglio 1998, n. 286, come sostituito dall’art. 3 del D.Lgs. 13 aprile 1999, n. 113, al giudice del luogo in cui ha sede l’autorità che ha emesso uno dei detti provvedimenti, ha natura funzionale e inderogabile, in quanto ai giudizi in esame si applica, ai sensi dello stesso art. 13 del T.U., la disciplina prevista per i procedimenti in Camera di Consiglio, per i quali l’art. 28 c.p.c. esclude la derogabilità della competenza per territorio. Ciò comporta altresì l’inapplicabilità del disposto dell’art. 33 c.p.c. sul cumulo soggettivo, in quanto, determinando uno spostamento di competenza territoriale rispetto agli ordinari criteri, esso può ritenersi applicabile solo se detti criteri sono relativi e derogabili, e non anche quando hanno, invece, carattere assoluto e inderogabile. Cass. 7 luglio 2004, n. 12428.

 

 

2.2. Procedimenti in materia di lavoro e di previdenza.

In tema di determinazione della competenza territoriale nelle controversie di lavoro, la prorogatio del foro alternativo della dipendenza si estende per sei mesi, mentre conservano carattere permanente il forum contractus e quello dell’azienda, e, solo sussidiariamente, il foro generale delle persone fisiche, mentre deve escludersi l’applicabilità del criterio del cumulo soggettivo, di cui all’art. 33 c.p.c. giacché tale criterio non ha rilievo in relazione ai fori speciali previsti per il processo del lavoro. Cass. lav., 17 giugno 2004, n. 11387.

 

 

2.3. Domanda artificiosamente preordinata contro convenuto fittizio.

L’art. 33 c.p.c. - relativo alla modificazione della competenza territoriale per effetto del cumulo soggettivo delle domande contro più convenuti - non legittima uno spostamento della detta competenza attraverso la proposizione maliziosa di una domanda verso un convenuto fittizio; tuttavia, affinché il giudice adito possa dichiarare la propria incompetenza, occorre che detta domanda appaia “prima facie” artificiosa e preordinata al fine sopra indicato e - ove non si tratti di competenza territoriale inderogabile - che vi sia stata tempestiva eccezione del convenuto, in base alla regola generale stabilita dall’art. 38, secondo comma, c.p.c. (Regola competenza). Cass. 21 dicembre 2010, n. 25891.

 

 

2.4. Connessione di domanda dello straniero pendente all’estero con domanda pendente davanti a giudici italiani.

Nelle fattispecie regolate ratione temporis dall’art. 4, primo comma, numero 3, c.p.c., abrogato dall’art. 73 della legge 31 maggio 1995, n. 218, il criterio di collegamento che consente di convenire lo straniero davanti ai giudici della Repubblica «se la domanda è connessa con altra pendente davanti al giudice italiano», si riferisce a tutti i casi di connessione di cui agli artt. 31 - 36 c.p.c., e quindi, indipendentemente dalla sussistenza di un litisconsorzio necessario, anche all’ipotesi di connessione soggettiva di cui all’art. 33 c.p.c., ravvisabile allorché siano convenuti in giudizio, per la condanna solidale al pagamento di spettanze retributive, il datore di lavoro ed altro soggetto, indicato come effettivo datore di lavoro, in relazione alle previsioni della legge 23 ottobre 1960, n. 1369 (sul divieto di intermediazione e di interposizione nelle prestazioni di lavoro), sul presupposto della ricorrenza tra gli stessi di un rapporto d’appalto di mano d’opera. Cass., Sez. Un., 18 febbraio 2004, n. 3164.

 

 

2.5. Deroga dal foro convenzionale per ragioni di connessione obbiettiva.

Il foro convenzionale, anche se pattuito come esclusivo, può subire deroga nel caso di connessione oggettiva, ai sensi dell’art. 33 c.p.c.; pertanto in ipotesi di cause contro più convenuti, connesse per l’oggetto o per il titolo (cumulo soggettivo), l’attore può adire il giudice competente per una di esse perché le decida tutte in un unico processo senza esser limitato nella scelta dall’aver pattuito, relativamente ad una causa, un foro esclusivo. Cass. 16 dicembre 1996, n. 11212.

 

 

2.6. Connessione soggettiva.

La deroga alla competenza territoriale determinata dal cumulo di cause connesse, proposte contro più persone e radicate presso il giudice del foro generale di uno dei convenuti, non trova applicazione allorché l’evocazione in giudizio di uno di essi appaia “prima facie” artificiosa e preordinata allo spostamento della competenza. Cass. 10 maggio 2010, n. 11314.

 

Nel caso di giudizio nel quale si trovino cumulate più domande fra le stesse parti, anche connesse soltanto soggettivamente, la sentenza che, con riguardo a taluna o talune delle domande, abbia deciso solo alcune questioni senza definire il giudizio, e che invece, con riguardo ad altre domande, abbia contemporaneamente definito il giudizio, è soggetta esclusivamente al regime di impugnazione per cassazione di cui all’art. 361 c.p.c., restandone escluso l’assoggettamento al regime di impugnazione per cassazione necessariamente differita, previsto dall’art. 360, terzo comma, c.p.c., per la decisione soltanto su questioni di diritto. Ne consegue che la sentenza è alternativamente impugnabile immediatamente, ovvero suscettibile di riserva di impugnazione da ciascuna delle parti interessate, con riferimento a tutte le statuizioni e, quindi, anche a quelle che altrimenti sarebbero state soggette al regime dell’art. 360, terzo comma, c.p.c. Cass. 29 luglio 2011, n. 16734.

 

 

2.7. Convenuti di diversa cittadinanza.

Qualora davanti al giudice italiano siano convenute più persone, delle quali soltanto alcune titolari della cittadinanza italiana, e la domanda proposta nei confronti di queste ultime si fondi su una causa petendi comune alla domanda formulata nei riguardi degli stranieri, sussiste, fra l’una e l’altra, quella connessione per il titolo che, ai sensi dell’art. 6 n. 1 della Convenzione di Bruxelles del 27 settembre 1968 (resa esecutiva in Italia con la legge 21 giugno 1971, n. 804 e concernente la competenza giurisdizionale e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale), ha lo scopo di facilitare l’instaurazione del litisconsorzio passivo, consentendo la vocatio in ius dei diversi litisconsorti in simultaneus processus, con la conseguente idoneità a radicare la giurisdizione italiana. Cass., Sez. Un., 21 giugno 2006, n. 14287.

 

Con riferimento alle domande proposte da una società italiana nei confronti di una banca italiana, di una società algerina e di una banca algerina, trattandosi di un’ipotesi di cumulo soggettivo di domande, proposte dallo stesso attore nei confronti di più convenuti, legate da un vincolo di connessione tale da imporne la trattazione unitaria (art. 33 c.p.c.), la giurisdizione è del giudice italiano, atteso che spetta al giudice italiano la domanda nei confronti della banca italiana e che, sulla base dei criteri di collegamento dell’art. 3 della legge n. 218 del 1995 (mancando una convenzione sulla giurisdizione tra l’Italia e l’Algeria), per le materie incluse (come quella della specie) nella Convenzione di Bruxelles (ratificata e resa esecutiva in Italia con la legge n. 804 del 1971), si applica la stessa Convenzione anche quando il convenuto non sia domiciliato nel territorio di uno Stato contraente, e che, per l’ipotesi di cumulo soggettivo suddetto, l’art. 6, n. 1 della Convenzione consente all’attore, in caso di pluralità di convenuti, di citare il convenuto domiciliato in uno Stato contraente dinanzi al giudice nella cui circoscrizione è situato il domicilio di uno di essi. Cass., Sez. Un., 27 febbraio 2008, n. 5090.

 

Con riferimento all’azione di rendiconto nei confronti di più professionisti di cui il “de cuius” si sia avvalso per la gestione del proprio patrimonio, proposta contestualmente a quella di petizione di eredità nei confronti del coerede, la giurisdizione è del giudice italiano anche nei confronti dell’unico professionista straniero: a)in applicazione dell’art. 6 della Convenzione di Lugano (legge n. 198 del 1992), interpretata alla luce degli orientamenti della Corte di Giustizia (Sentenza del 13 luglio 2006, C 539/2003), in presenza dei presupposti che rendono necessario un unico giudizio (vincolo di connessione delle domande, interesse a istruttoria e pronuncia unica), trattandosi di più soggetti gestori chiamati al rendiconto, stante la funzione unitariamente ricostruttiva di un unitario asse ereditario, senza che rilevi la natura disgiuntiva dell’incarico; b) in considerazione del carattere pregiudiziale della causa di rendiconto rispetto a quella principale di petizione di eredità (spettante allo stesso giudice “ex” art. 1 della Convenzione di Lugano e art. 50 della legge n. 218 del 1995), con conseguente attrazione della prima nell’orbita della seconda. Cass., Sez. Un., 27 ottobre 2008, n. 25875.

 

 

2.8. Proprietà intellettuale.

In tema di competenza territoriale nelle cause in materia di proprietà industriale (nella specie, di contraffazione di brevetto), il criterio stabilito dall’art. 120, comma 6, del D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 (codice della proprietà industriale), che prevede la competenza della “autorità giudiziaria dotata di sezione specializzata nella cui circoscrizione i fatti sono stati commessi”, non è suscettibile di deroga, trattandosi di norma speciale rispetto al “genus” degli artt. 18 e 19 c.p.c., i quali legittimano la deroga per ragioni di connessione, ove siano ricorrenti le condizioni indicate dall’art. 33 c.p.c. in tema di cumulo soggettivo. Cass. 13 ottobre 2011, n. 21192.

 



 
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