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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 331 cod. proc. civile: Integrazione del contradittorio in cause inscindibili

Se la sentenza pronunciata tra più parti in causa inscindibile o in cause tra loro dipendenti non è stata impugnata nei confronti di tutte, il giudice ordina l’integrazione del contradittorio fissando il termine nel quale la notificazione deve essere fatta e, se è necessario, l’udienza di comparizione.

L’impugnazione è dichiarata inammissibile se nessuna delle parti provvede all’integrazione nel termine fissato.


Giurisprudenza annotata

Ambito di applicazione della norma

La disciplina di cui all’art. 331 c.p.c., relativa all’integrazione del contraddittorio in cause inscindibili in sede di impugnazione, trova applicazione anche nel giudizio di cui all’art. 362, secondo comma, c.p.c., instaurato a seguito di denuncia di conflitto negativo di giurisdizione, perché, pur dovendosene escludere la natura impugnatoria, tuttavia tale giudizio si concreta, sotto il profilo formale, in un procedimento destinato a svolgersi dinanzi ad un organo giudiziario sovraordinato a quelli che hanno emesso le pronunce causative del conflitto, sicché anche il comportamento della parte inadempiente all’ordine di integrazione del contraddittorio assume un rilievo coerente a tale assetto formale e soggiace alle stesse regole dettate per il giudizio di impugnazione in senso stretto.

Cass., Sez. Un., 5 luglio 2004, n. 12265.

 

Inscindibilità e dipendenza di cause

Tra la domanda di risarcimento del danno proposta nei confronti di più soggetti che si assumono corresponsabili, e quella di regresso proposta da uno dei convenuti nei confronti degli altri, sussiste rapporto di dipendenza ai sensi dell'art. 331 c.p.c.. Ne consegue che, in caso di interruzione del processo a causa d'un evento che colpisca uno solo dei convenuti, la tardiva prosecuzione della causa da parte del successore non consente la separazione, dalla domanda principale, della domanda da questi proposta.

Cassazione civile sez. III  12 marzo 2015 n. 4938  

 

In tema di impugnazioni civili, l’obbligatorietà della integrazione del contraddittorio presuppone sempre che si tratti, ai sensi dell’art. 331 c.p.c., di cause inscindibili o tra loro dipendenti, e cioè che ricorra una ipotesi di litisconsorzio necessario sostanziale o che le cause, essendo state decise in primo grado in un unico processo, debbano rimanere unite nella fase di gravame, in quanto la pronuncia sull’una si estende in via logica e necessaria all’altra, ovvero ne costituisce il presupposto logico-giuridico imprescindibile, come ad esempio tutte le volte in cui venga prospettata una responsabilità alternativa e nel caso di obbligazioni solidali interdipendenti, pur se derivanti da titoli diversi. Quando invece la decisione del giudizio di primo grado sulle domande promosse da soggetti diversi sia avvenuta all’esito di una autonoma valutazione dei rispettivi titoli dedotti in giudizio (del tutto distinti ancorché analoghi), tra le due cause cui quelle domande hanno dato vita non sussiste alcuna relazione di dipendenza e, quindi, non si rende obbligatoria l’integrazione del contraddittorio in sede di gravame.

Cass. 13 agosto 2004, n. 15734.

 

 

La chiamata del terzo “iussu iudicis” di cui all’art. 107 c.p.c. determina una situazione di litisconsorzio necessario cd. “processuale”, non rimuovibile per effetto di un diverso apprezzamento del giudice dell’impugnazione, salva l’estromissione del chiamato con la sentenza di merito, con la conseguenza che quando il terzo, dopo aver partecipato al giudizio di primo grado a seguito di tale chiamata, non abbia partecipato al giudizio di appello, si configura una violazione dell’art. 331 c.p.c., rilevabile d’ufficio nel giudizio di legittimità, nel quale va disposta la cassazione con rinvio per nuovo esame previa integrazione del contraddittorio

Cass. 17 febbraio 2010, n. 3717.

 

 

Il litisconsorzio di diritto processuale - quale quello che si configura quando il convenuto abbia chiamato nel processo un terzo, non ai fini di un’eventuale rivalsa in ipotesi di soccombenza, ma per essere a lui unicamente imputabile il fatto generatore della responsabilità - non rende necessaria, nel giudizio di impugnazione vertente tra le parti originarie del procedimento, l’integrazione del contraddittorio ex art. 331 c.p.c. nei confronti del terzo chiamato in causa, ove non sia oggetto di censura il capo della decisione che abbia escluso la responsabilità di quest’ultimo, perché in tal caso, essendosi formato il giudicato sul punto, il terzo non ha alcun interesse da tutelare in giudizio e, pertanto, non ricorre quell’esigenza di evitare possibili giudicati contraddittori dalla quale deriva la necessità di integrare il contraddittorio nelle cause inscindibili ai sensi del citato art. 331 c.p.c.

Cass. 30 settembre 2009, n. 20965.

 

Ordine di integrazione del contraddittorio: profili processuali

Nelle cause inscindibili in sede di impugnazione l’integrazione del contraddittorio è un onere conseguente alla proposizione dell’impugnazione e, quindi, il relativo adempimento, se ordinato dal giudice, va posto a carico di tutte le parti che hanno impugnato e, se nessuna vi provveda, tutte le impugnazioni sono da ritenersi inammissibili. Peraltro, qualora il giudice dell’impugnazione abbia posto l’onere di integrazione del contraddittorio a carico di una sola parte determinata, la relativa ordinanza è da qualificarsi illegittima - e, perciò, inidonea a far conseguire la sanzione dell’inammissibilità conseguente, ai sensi dell’art. 331, secondo comma, c.p.c., all’inottemperanza all’ordine disposto dal giudice - e può essere revocata con l’emissione di altra rituale ordinanza impositiva dell’ordine di integrazione a carico di tutte le parti costituite.

Cass. 27 luglio 2005, n. 15675.

 

 

In tema di litisconsorzio necessario nel giudizio d’appello, ai sensi dell’art. 331 c.p.c. l’atto d’integrazione del contraddittorio non deve contenere formule predeterminate essendo sufficiente ai fini della sua validità, l’esposizione dei fatti di causa e delle doglianze mosse con l’atto di impugnazione, cioè atti che siano idonei al raggiungimento dello scopo di porre il destinatario al corrente dei termini dell’impugnazione e di difendersi costituendosi per l’udienza stabilita. Ne consegue la validità della notifica di fotocopia dell’atto di citazione in appello al destinatario precedentemente omesso, accompagnata dall’ordinanza del giudice che dispone l’integrazione del contraddittorio e fissa la nuova udienza.

Cass. 16 giugno 2011, n. 13233.

 

 

Qualora taluna delle impugnazioni separatamente proposte da due o più parti soccombenti contro la medesima sentenza non risulti notificata ad un litisconsorte necessario, il quale abbia però a sua volta impugnato la decisione, l’obbligatoria riunione delle distinte impugnazioni ai sensi dell’art. 335 c.p.c. esclude che debba ordinarsi l’integrazione del contraddittorio nei confronti del predetto litisconsorte, il quale, per effetto della disposta riunione, è già parte dell’ormai unitario giudizio, e dunque in condizione di contraddire sull’intera materia di lite.

Cass. 20 gennaio 2006, n. 1180.

 

 

L’inosservanza,anche solo parziale, dell’ordine di integrazione del contraddittorio determina l’inammissibilità del ricorso per cassazione e non l’improcedibilità dello stesso ex art. 371-bis c.p.c., che si riferisce, invece, al difetto del successivo adempimento del deposito dell’atto di integrazione del contraddittorio, debitamente notificato.

Cass. 5 maggio 2010, n. 10863.

 

Omessa pronuncia dell’ordine di integrazione del contraddittorio

Nel caso in cui la parte che propone l’impugnazione non provveda a notificarla alle altre parti, all’omissione deve porre rimedio, ex art. 331 c.p.c., il giudice dell’impugnazione stessa, cui, salva la decisione finale, non è consentito di eludere “in limine” tale disposizione con un diverso apprezzamento della situazione processuale, essendo, per contro, tenuto in ogni caso a disporre l’integrazione del contraddittorio per il solo fatto che la parte chiamata a partecipare al precedente grado o fase del giudizio non sia stata citata in quello d’impugnazione. Qualora l’integrazione del contraddittorio non sia stata disposta nel giudizio d’appello, tale omissione determina la nullità dell’intero procedimento di secondo grado, rilevabile anche d’ufficio in sede di legittimità, con la conseguenza che la Corte di cassazione è tenuta a rimettere, ai sensi del combinato disposto degli art. 331 e 383 c.p.c., le parti dinanzi al giudice d’appello per un nuovo esame della controversia, previa integrazione del contraddittorio nei confronti della parte pretermessa.

Cass. 27 febbraio 2008, n. 5131.

 

 

In caso di pluralità di domande proposte nello stesso giudizio e non legate fra loro da vincolo di dipendenza, ciascuna di esse rimane distinta dalle altre e può avere vita autonoma; pertanto, ove il giudice di appello abbia ordinato l’integrazione del contraddittorio, ai sensi dell’art. 331 c.p.c., soltanto in riferimento ad una delle domande proposte, e la parte non abbia ottemperato a tale ordine, la sanzione di inammissibilità dell’impugnazione non può estendersi anche alla domanda per la quale l’ordine di integrazione non sia stato impartito.

Cass. 8 aprile 2011, n. 8092.

 

Sanzione della inammissibilità dell’impugnazione

Per mancata esecuzione dell’ordine di rinnovazione (della notificazione) della citazione, a norma dell’art. 291, terzo comma, c.p.c., e per omessa integrazione del contraddittorio in sede di impugnazione della sentenza, a norma dell’art. 331, secondo comma, c.p.c. - cui seguono, rispettivamente, la cancellazione della causa dal ruolo, con estinzione del giudizio, e l’inammissibilità dell’impugnazione - deve intendersi la mancata consegna all’ufficiale giudiziario da parte del soggetto che richiede la notificazione, nel termine stabilito dal giudice, dell’atto da notificare in esecuzione dell’ordine di rinnovazione della notifica della citazione o di integrazione del contraddittorio. Ne consegue che la cancellazione della causa dal ruolo e l’estinzione del giudizio, oppure l’inammissibilità dell’impugnazione, possono essere disposte dal giudice solo se nel termine dallo stesso stabilito la parte richiedente la notificazione non abbia consegnato all’ufficiale giudiziario l’atto da notificare.

Cass. 7 febbraio 2006, n. 2593.

 

 

Nell’eventualità di cause inscindibili e di mancata evocazione in giudizio di tutti i litisconsorti necessari, per il rispetto del principio costituzionale della ragionevole durata del processo, in presenza di una evidente ragione di inammissibilità del ricorso per cassazione il giudizio deve essere definito con immediatezza, attraverso la necessaria pronuncia di inammissibilità senza che sia necessario, previamente, disporre la integrazione del contraddittorio nei confronti dei litisconsorti pretermessi.

Cass. 16 febbraio 2012, n. 2227; conforme Cass. 21 agosto 2011, n. 17851.



 
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