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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 332 cod. proc. civile: Notificazione dell’impugnazione relativa a cause scindibili

Se l’impugnazione di una sentenza pronunciata in cause scindibili è stata proposta soltanto da alcuna delle parti o nei confronti di alcuna di esse, il giudice ne ordina la notificazione alle altre, in confronto delle quali l’impugnazione non è preclusa o esclusa, fissando il termine nel quale la notificazione deve essere fatta e, se è necessario, l’udienza di comparizione.

Se la notificazione ordinata dal giudice non avviene, il processo rimane sospeso fino a che non siano decorsi i termini previsti negli articoli 325 e 327 primo comma.


Giurisprudenza annotata

Ratio della norma

In caso di cause scindibili, la norma contenuta nell’art. 332 c.p.c. la quale dispone che la impugnazione proposta soltanto da alcuna delle parti o nei confronti solo di alcuna di esse deve essere notificata anche alle altre parti, nei cui confronti l’impugnazione stessa non è esclusa o preclusa, ha la finalità di evitare che avverso la medesima sentenza si svolgano separati giudizi d’impugnazione, per cui la notificazione della impugnazione non contiene una vocatio in ius, ma ha il valore di semplice litis denuntiatio e serve a consentire che le parti alle quali è stata indirizzata, propongano, a pena di decadenza, le loro impugnazioni in via incidentale nello stesso processo; pertanto, non occorre ordinare l’integrazione del contraddittorio, nel caso di cause scindibili, nei confronti della parte in relazione alla quale il termine di impugnazione è decorso, a nulla rilevando che la stessa abbia partecipato al precedente grado di giudizio.

Cass. 27 ottobre 2004, n. 20792, conforme Cass. 16 febbraio 2012, n. 220.

 

Il rapporto di sussidiarietà che collega la responsabilità dei soci di società di persone rispetto alla responsabilità della società non esclude la natura solidale della relativa obbligazione, con la conseguenza, sul piano processuale, dell'esclusione del litisconsorzio necessario e della relativa inscindibilità delle cause; ne consegue che, ove la sentenza di primo grado sia stata notificata ai soci e questi l'abbiano impugnata tardivamente, il giudice di appello è tenuto a dichiarare l'inammissibilità di tale impugnazione, dovendosi applicare l'art. 332 e non l'art. 331 cod. proc. civ. Rigetta, App. Salerno, 29/03/2010

Cassazione civile sez. II  30 agosto 2013 n. 19985  

 

Scindibilità delle cause e termine per l’impugnazione

In tema di impugnazioni, il principio secondo il quale, nel processo con pluralità di parti, vige la regola dell’unitarietà del termine dell’impugnazione (sicché la notifica della sentenza eseguita a istanza di una sola delle parti segna, nei confronti della stessa e della parte destinataria della notificazione, l’inizio della decorrenza del termine breve per la proposizione dell’impugnazione contro tutte le altre parti) trova applicazione soltanto nelle ipotesi di cause inscindibili (o tra loro comunque dipendenti), ovvero in quella in cui la controversia concerna un unico rapporto sostanziale o processuale, e non anche quando si tratti di cause scindibili o, comunque, tra loro indipendenti, per le quali, in applicazione del combinato disposto degli artt. 326 e 332 c.p.c., è esclusa la necessità del litisconsorzio. In tali ipotesi (quale quella di specie, relativa a chiamata in garanzia impropria), il termine per l’impugnazione non è unico, ma decorre dalla data delle singole notificazioni della sentenza a ciascuno dei titolari dei diversi rapporti definiti con l’unica sentenza, mentre per le altre parti si applica la norma dell’impugnabilità nel termine di cui all’art. 327 c.p.c.

Cass. 13 febbraio 2004, n. 2799.

 

 Autonomia delle decisioni in cause scindibili

In tema di impugnazione relativa a cause scindibili, la decisione sull’appello proposto soltanto nei confronti di una delle parti non rende improcedibile l’appello (non riunito al precedente) proposto, nei confronti delle altre parti, avverso la medesima sentenza, atteso che tale sentenza, vertendosi in ipotesi di litisconsorzio facoltativo improprio, contiene pronunce relative a cause diverse, pure se trattate unitariamente, così che la decisione su una di esse non incide su quella concernente le altre.

Cass. lav., 11 ottobre 2002, n. 14554.

 

Conseguenze della omessa integrazione del contraddittorio

In tema di impugnazione relativa a cause scindibili, ai sensi dell’art. 332 c.c., la spontanea costituzione in giudizio della parte, rispetto alla quale l’impugnazione non era stata proposta, dopo la scadenza del termine assegnato dal giudice per l’integrazione del contraddittorio nei suoi confronti, purché non successiva all’udienza fissata con l’ordinanza disponente la litis denuntiatio del medesimo soggetto nei cui confronti l’ordine doveva essere eseguito, esclude l’inammissibilità dell’impugnazione.

Cass. 26 ottobre 2007, n. 22638.

 



 
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