codice-proc-civile
Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 334 cod. proc. civile: Impugnazioni incidentali tardive

Le parti, contro le quali è stata proposta impugnazione e quelle chiamate ad integrare il contraddittorio a norma dell’articolo 331, possono proporre impugnazione incidentale anche quando per esse è decorso il termine o hanno fatto acquiescenza alla sentenza.

In tal caso, se l’impugnazione principale è dichiarata inammissibile, l’impugnazione incidentale perde ogni efficacia.


Giurisprudenza annotata

Ratio della norma

L’art. 334 c.p.c. che consente alla parte contro cui è stata proposta impugnazione (o chiamata ad integrare il contraddittorio a norma dell’art. 331 c.p.c.) di esperire impugnazione incidentale tardiva, senza subire lo spirare del termine ordinario o la propria acquiescenza, è rivolto a rendere possibile l’accettazione della sentenza in situazione di reciproca soccombenza solo quando anche l’avversario tenga analogo comportamento e pertanto, in difetto di limitazioni oggettive, trova applicazione con riguardo a qualsiasi capo della sentenza medesima ancorché autonomo rispetto a quello investito dall’impugnazione principale.

Cass. 29 settembre 2005, n. 19155; conforme Cass. 31 gennaio 2006, n. 2126.

 

La disciplina dell’art. 334 c.p.c. - che consente l’impugnazione incidentale tardiva nei confronti di qualsiasi capo della sentenza impugnata ex adverso (per svolgere, cioè, ragioni di impugnazione ulteriori, anche se, eventualmente, comuni alla posizione della parte impugnante in via principale) - è applicabile solo all’impugnazione incidentale in senso stretto, che si identifica con quella proveniente dalla parte contro la quale è stata proposta l’impugnazione principale o che sia stata chiamata ad integrare il contraddittorio, ai sensi dell’art. 331 c.p.c., e non è, pertanto, estensibile all’impugnazione incidentale di tipo adesivo (ossia a quella diretta a chiedere la riforma della sentenza per gli stessi motivi già fatti valere con l’impugnazione principale), che resta soggetta ai termini ordinari.

Cass. 10 marzo 2008, n. 6284.

 

L’impugnazione incidentale tardiva mira a rimettere in termini la parte non totalmente vittoriosa che ha lasciato decorrere il termine per impugnare la sentenza, consentendole di chiedere, a sua volta, di censurare la decisione in relazione ai capi che la vedono soccombente per evitare il rischio del passaggio in giudicato della sentenza. In simile evenienza, che va riferita, dunque, a ogni statuizione espressa nel “dictum” conclusivo, dipendente o autonoma che sia rispetto alla censura principale, il termine cui occorre avere riguardo, al fine dello scrutinio della tempestività del ricorso incidentale tardivo è, perciò, quello sancito dall’art. 370 c.p.c.

Cass. 1 marzo 2010, n. 5843.

 

Presupposti soggettivi ed oggettivi di applicazione

Il ricorso incidentale proposto, da soggetto interamente soccombente nel giudizio di merito e cointeressato rispetto al ricorrente principale, nei confronti di parte diversa dall’impugnante principale deve essere proposto nei termini ordinari, atteso che - essendo l’interesse all’impugnazione insorto per effetto della statuizione di merito e non della proposizione del ricorso principale - non sussiste alcuna dipendenza dal ricorso principale che legittimi la proposizione del ricorso una volta decorso il termine di cui all’art. 327 c.p.c.

Cass. lav., 17 giugno 2005, n. 13068.

 

L'impugnazione incidentale di cui all'art. 334 c.p.c., che è proponibile entro sessanta giorni dalla notificazione di altra impugnazione, anche se a tale data è decorso il termine breve decorrente dalla notificazione della sentenza o quello lungo decorrente dalla pubblicazione della sentenza, può essere proposta dalla parte in via subordinata all'accoglimento di quella principale o in via autonoma, ma è comunque condizionata all'esito di quella principale, nel senso che perde ogni efficacia se quella principale è dichiarata inammissibile; in definitiva, la notificazione di altra impugnazione sortisce l'effetto di rimettere in termini la parte che era decaduta dal termine di impugnazione breve o lungo, ma ne condiziona anche la successiva sorte processuale. Annulla in parte TAR Abruzzo, Pescara, n. 613 del 2010

Consiglio di Stato sez. IV  12 marzo 2015 n. 1298

 

L'impugnazione incidentale di cui all'art. 334 c.p.c., che è proponibile entro sessanta giorni dalla notificazione di altra impugnazione, anche se a tale data è decorso il termine breve decorrente dalla notificazione della sentenza o quello lungo decorrente dalla pubblicazione della sentenza, può essere proposta dalla parte in via subordinata all'accoglimento di quella principale o in via autonoma, ma è comunque condizionata all'esito di quella principale, nel senso che perde ogni efficacia se quella principale è dichiarata inammissibile; in definitiva, la notificazione di altra impugnazione sortisce l'effetto di rimettere in termini la parte che era decaduta dal termine di impugnazione breve o lungo, ma ne condiziona anche la successiva sorte processuale. Annulla in parte TAR Abruzzo, Pescara, n. 613 del 2010

Consiglio di Stato sez. IV  12 marzo 2015 n. 1298  

 

La regola dell’art. 334 c.p.c., che consente l’impugnazione incidentale tardiva (ammissibile nei confronti di qualsiasi capo della sentenza impugnata ex adverso) trova applicazione solo per l’impugnazione incidentale tardiva in senso stretto, rivolta contro la stessa parte che ha proposto l’impugnazione, e non opera per ogni altra impugnazione spiegata a tutela di un interesse autonomo della parte, non derivante dalla impugnazione della controparte. Cass. lav., 15 maggio 2005, n. 10291.

 

In ipotesi di processo con pluralità di parti, nel quale il litisconsorzio sia necessario in senso sostanziale ovvero sia divenuto necessario in senso processuale, la parte contro la quale sia stata proposta impugnazione, deve reputarsi legittimata a proporre, a sua volta, impugnazione incidentale tardiva, ancorché essa sia diretta contro una parte diversa da quella che contro di lei ha introdotto l’impugnazione principale e concerna un capo di sentenza diverso da quello oggetto dell’impugnazione principale.

Cass. 5 giugno 1999, n. 5533; conforme Cass. 16 novembre 2006, n. 24372.

 

Inammissibilità ed improcedibilità dell’impugnazione principale

Ancorché l’art. 387 c.p.c. tratti allo stesso modo l’ipotesi dell’inammissibilità e quella della improcedibilità del ricorso per cassazione, tale identità di trattamento pertiene alla sorte del ricorso principale, mentre, trovando applicazione anche nel giudizio di cassazione la norma dell’art. 334 c.p.c. e, particolarmente, il suo secondo comma, distinguere il ricorso principale inammissibile da quello improcedibile rileva ai fini della sorte dell’eventuale ricorso incidentale tardivo, atteso che soltanto dall’inammissibilità del ricorso principale esso viene travolto, mentre non lo è per effetto della sua improcedibilità, che concerne un vizio di inattività e, quindi, un vizio non originario, mentre l’assimilazione al caso della inammissibilità si risolve in un’interpretazione analogica di una norma eccezionale, qual è quella del secondo comma dell’art. 334 c.p.c.

Cass. 23 marzo 2005, n. 6220.

 

Nell’ipotesi in cui l’impugnazione principale sia dichiarata improcedibile, l’impugnazione incidentale tardiva perde efficacia (intesa nel senso di inammissibilità sopravvenuta per difetto di interesse); atteso che, se il ricorso principale non è stato esaminato, viene meno anche l’interesse al ricorso incidentale tardivo, essendo illogico ritenere che un’impugnazione possa trovare tutela nell’ordinamento in caso di mancanza sopravvenuta del presupposto in funzione del quale è stata riconosciuta la sua proponibilità.

Cass., Sez. Un., 14 aprile 2008, n. 9741.

 

La declaratoria di estinzione del giudizio di cassazione relativo al ricorso principale, conseguente all’atto di rinuncia del ricorrente, non determina l’inefficacia del ricorso incidentale, che pertanto deve essere esaminato nel merito In tema di ricorso per cassazione, la norma dell’art. 334, comma 2, c.p.c. secondo cui, ove l’impugnazione principale sia dichiarata inammissibile, l’impugnazione incidentale tardiva perde efficacia non trova applicazione nell’ipotesi di rinuncia all’impugnazione principale; poiché, infatti, la parte destinataria della rinuncia non ha alcun potere di opporsi all’iniziativa dell’avversario, l’ipotetica assimilazione di tale ipotesi a quelle dell’inammissibilità e dell’improcedibilità dell’impugnazione principale finirebbe per rimettere l’esito dell’impugnazione incidentale tardiva all’esclusiva volontà dell’impugnante principale.

Cass., Sez. Un., 19 aprile 2011, n. 8925.

 

Impugnazione incidentale c.d. adesiva

Il ricorso incidentale che, pur non essendo espressamente denominato adesivo, sia volto ad ottenere la cassazione della sentenza per le medesime ragioni già fatte valere con il ricorso principale, essendo proposto a tutela di un interesse della parte che sorge non per effetto dell’impugnazione altrui, ma in conseguenza della emanazione della sentenza, non si sottrae all’onere dell’osservanza dei termini ordinari di impugnazione, con la conseguenza che, per tale tipo di ricorso, non trovano applicazione i termini previsti dall’art. 334 c.p.c. per l’impugnazione incidentale tardiva.

Cass. lav., 28 maggio 2004, n. 10367; conforme Cass. lav., 22 marzo 2007, n. 7049; Cass. 21 marzo 2007, n. 6807; Cass. 25 gennaio 2008, n. 1610.

 

Sulla base del principio dell’interesse all’impugnazione, l’impugnazione incidentale tardiva è sempre ammissibile, a tutela della reale utilità della parte, tutte le volte che l’impugnazione principale metta in discussione l’assetto di interessi derivante dalla sentenza alla quale il coobbligato solidale aveva prestato acquiescenza; conseguentemente, è ammissibile, sia quando rivesta la forma della controimpugnazione rivolta contro il ricorrente principale, sia quando rivesta le forme della impugnazione adesiva rivolta contro la parte investita dell’impugnazione principale, anche se fondata sugli stessi motivi fatti valere dal ricorrente principale, atteso che, anche nelle cause scindibili, il suddetto interesse sorge dall’impugnazione principale, la quale, se accolta, comporterebbe una modifica dell’assetto delle situazioni giuridiche originariamente accettate dal coobbligato solidale.

Cass., Sez. Un., 27 novembre 2007, n. 24627.

 



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti