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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 335 cod. proc. civile: Riunione delle impugnazioni separate

Tutte le impugnazioni proposte separatamente contro la stessa sentenza debbono essere riunite, anche d’ufficio, in un solo processo.


Giurisprudenza annotata

Presupposti di applicazione

L’obbligo di disporre la riunione, ai sensi dell’art. 335 c.p.c., di appelli separatamente proposti dalla stessa parte avverso la medesima sentenza trova applicazione con esclusivo riguardo alle impugnazioni ritualmente proposte, e cioè idonee a investire il giudice di una pronunzia nel merito, perché solo in tale ipotesi è necessario scongiurare, attraverso la riunione, la possibilità di frammentazione del giudicato che la disposizione mira a prevenire. Una siffatta esigenza non sussiste, sacche legittimamente non si provvede alla riunione, quando uno degli appelli sia dichiarato inammissibile per inosservanza del termine.

Cass. 31 agosto 2010, n. 18949; conforme Cass. 14 settembre 2004, n. 18447.

 

La riunione delle impugnazioni, che è obbligatoria, ai sensi dell'art. 335 c.p.c., ove investano lo stesso provvedimento, può altresì essere facoltativamente disposta, anche in sede di legittimità, ove esse siano proposte contro provvedimenti diversi ma fra loro connessi, quando la loro trattazione separata prospetti l'eventualità di soluzioni contrastanti, siano ravvisabili ragioni di economia processuale ovvero siano configurabili profili di unitarietà sostanziale e processuale delle controversie. (Nella specie, la S.C., ritenendo sussistente tale ultima ipotesi, ha riunito le impugnazioni, separatamente proposte dalla medesima società avverso la sentenza di rigetto del reclamo, ex art. 18 legge fall., contro il provvedimento che ne aveva dichiarato il fallimento ed avverso il decreto di rigetto del reclamo, ex art. 183 legge fall., contro il diniego di omologazione di un concordato preventivo dalla stessa precedentemente proposto).

Cassazione civile sez. un.  23 gennaio 2013 n. 1521  

 

Il giudice può disporre la riunione di impugnazioni proposte separatamente - anche al di fuori delle ipotesi nelle quali la riunione è imposta espressamente dalla legge - tutte le volte in cui fra le stesse impugnazioni si ravvisino, in concreto, elementi di connessione tali da rendere conveniente, per ragioni di economia processuale, l'esame congiunto. Ne consegue l'ammissibilità della riunione di impugnazioni proposte avverso sentenza non definitiva sull'"an" e sentenza definitiva sul "quantum", pronunciate nel medesimo giudizio. Rigetta, App. Ancona, 02/08/2012

Cassazione civile sez. lav.  09 luglio 2014 n. 15708  

 

L’impugnazione di sentenze diverse con un unico atto (consentita a determinate condizioni) non incide sull’autonomia delle singole impugnazioni così proposte, che restano distinte benché espresse nella contestualità «spaziale» e temporale di un unico atto. Peraltro, l’opzione processuale consistente nel proporre nel medesimo atto le diverse impugnazioni non può certo attribuire alla parte il potere di disporre in tal modo la riunione dei procedimenti concernenti le impugnazioni proposte, sottraendo il relativo potere al giudice, ovvero imporre implicitamente al giudice l’esercizio di un potere (quello di riunione previsto dall’art. 274 c.p.c.), che ha natura discrezionale, laddove l’art. 335 c.p.c. impone la riunione soltanto delle impugnazioni proposte avverso la medesima sentenza.

Cass. 31 marzo 2006, n. 7645.

 

Le due cause, aventi ad oggetto l’una il ricorso per cassazione proposto avverso la sentenza di appello e l’altra il ricorso proposto avverso la sentenza che ha deciso l’impugnazione per revocazione avverso la prima, devono essere decise, previa loro riunione, in applicazione analogica dell’art. 335 c.p.c.

Cass. 27 settembre 2011, n. 19741.

 

Conseguenze della mancata riunione delle impugnazioni

In caso di mancata riunione di più impugnazioni ritualmente proposte contro la stessa sentenza, la decisione di una delle impugnazioni non determina l’improcedibilità delle altre, sempre che non si venga a formare il giudicato sulle questioni investite da queste ultime, dovendosi attribuire prevalenza - in difetto di previsioni sanzionatorie da parte dell’art. 335 c.p.c. - alle esigenze di tutela del soggetto che ha proposto l’impugnazione rispetto a quelle della economia processuale e della teorica armonia dei giudicati.

Cass. lav., 4 marzo 2008, n. 5846.



 
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