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Art. 338 cod. proc. civile: Effetti dell’estinzione del procedimento di impugnazione

L’estinzione del procedimento d’appello o di revocazione nei casi previsti nei numeri 4 e 5 dell’articolo 395 fa passare in giudicato la sentenza impugnata, salvo che ne siano stati modificati gli effetti con provvedimenti pronunciati nel procedimento estinto.


Giurisprudenza annotata

Presupposti ed ambito di applicazione

Nel giudizio di gravame, ai sensi dell’art. 338 c.p.c., la rinuncia agli atti del giudizio determina il passaggio in giudicato della sentenza impugnata cosicché il potere di rinuncia agli atti d’appello conferito al difensore dalla parte si atteggia in modo più pregnante rispetto al primo grado, non comportando in sostanza, in appello, facoltà dispositive più ampie rispetto alla rinuncia alla domanda, ed essendo invece solo differente la disciplina degli effetti.

App. Venezia, 7 marzo 2012.

 

La mancata riassunzione del giudizio di rinvio determina, ai sensi dell’art. 393 c.p.c., l’estinzione non solo di quel giudizio ma dell’intero processo, con conseguente caducazione di tutte le sentenze emesse nel corso dello stesso, eccettuate quelle già coperte dal giudicato (in quanto non impugnate), restando inapplicabile al giudizio di rinvio l’art. 338 dello stesso codice, che regola gli effetti dell’estinzione del procedimento di impugnazione. Pertanto, la sentenza riformata in appello resta anch’essa definitivamente caducata, senza possibilità di reviviscenza a seguito della cassazione della sentenza di appello.

Cass. 6 dicembre 2002, n. 17372.

 

La disposizione di cui all’art. 338 c.p.c., secondo cui l’estinzione del procedimento di appello fa passare in giudicato la sentenza impugnata, salvo che ne siano stati modificati gli effetti con provvedimenti pronunciati nel procedimento estinto, è incompatibile con i procedimenti speciali di interdizione e di revoca dell’interdizione, quali processi volti a tutelare, in via giurisdizionale, lo status della persona e gli interessi pubblici afferenti; ne deriva che nel caso in cui l’interdetto muoia nelle more del giudizio di appello avverso la pronuncia che aveva revocato l’interdizione, la dichiarazione di estinzione del procedimento conseguente alla cessazione della materia del contendere travolge anche la sentenza di primo grado.

Cass. 17 febbraio 2006, n. 3570.

 

Actio iudicati e prescrizione

In tema di estinzione del processo di appello, dalla quale deriva, ai sensi dell’art. 338 c.p.c., il passaggio in giudicato della sentenza impugnata, il termine di prescrizione dell’actio iudicati decorre, non già dal momento in cui è intervenuto l’evento estintivo, ma dalla declaratoria di estinzione del processo, ossia da quando si dà luogo all’effetto estintivo.

Cass. 7 ottobre 2005, n. 19639.

 

Provvedimenti modificativi degli effetti della sentenza impugnata

Il provvedimento con cui il giudice del gravame dispone una consulenza tecnica d’ufficio è, per sua natura, revocabile e funzionale allo svolgimento di un’attività istruttoria, e non ha un contenuto decisorio bensì meramente ordinatorio. Ne consegue che, nel caso in cui il giudizio d’appello venga successivamente dichiarato estinto per mancata riassunzione nel termine all’uopo fissato, l’ordinanza ammissiva del predetto accertamento peritale non può farsi rientrare tra i provvedimenti pronunciati nel corso del procedimento estinto, menzionati nell’art. 338 c.p.c., che modificano la sentenza impugnata, e pertanto non preclude il passaggio in giudicato di quest’ultima in conseguenza dell’estinzione del giudizio di impugnazione.

Cass. 7 ottobre 2005, n. 19639.

 

L’art. 338 c.p.c., nello stabilire che l’estinzione del procedimento di appello fa passare in giudicato la sentenza impugnata, fa salvi i soli casi in cui, di quest’ultima risultino «modificati gli effetti» con provvedimenti pronunciati nel corso del procedimento estinto, operando, così, un riferimento esclusivo ad atti (le sentenze non definitive, processuali o di merito, pronunciate in appello) di carattere non meramente ordinatorio che abbiano inciso sulle statuizioni della sentenza di primo grado, operandone una sostituzione ovvero una parziale modificazione. Non integra tali ipotesi la sentenza di appello che, limitandosi, come nella specie, a dichiarare l’incompetenza del primo giudice a decidere l’opposizione a decreto ingiuntivo, senza modificare gli effetti prodotti dalle sentenze pronunciate, rende incontestabile l’incompetenza dichiarata e non può ad essa riconoscersi l’effetto di un implicito riconoscimento dell’inefficacia del decreto ingiuntivo opposto, effetto conseguibile solo in sede di giudizio di rinvio, a seguito della trasmigratio iudicii, non verificatasi la quale, per mancata riassunzione, ne consegue l’estinzione del procedimento di appello ed il passaggio in giudicato della sentenza di primo grado.

Cass. lav., 10 novembre 2006, n. 24027.



 
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