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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 341 cod. proc. civile: Giudice dell’appello

L’appello contro le sentenze del giudice di pace e del tribunale si propone rispettivamente al tribunale ed alla corte di appello nella cui circoscrizione ha sede il giudice che ha pronunciato la sentenza.


Giurisprudenza annotata

Giudice dell’appello

Le sezioni distaccate di tribunale costituiscono articolazioni interne del medesimo ufficio giudiziario e, in quanto tali, sono prive di rilevanza esterna, con la conseguenza che i rapporti tra sede principale e sezione distaccata non possono mai dare luogo a questioni di competenza; pertanto, una volta incardinato il giudizio di appello avverso una sentenza del giudice di pace presso il tribunale competente, se la causa viene cancellata dal ruolo e successivamente riassunta, la riassunzione davanti alla sezione distaccata del medesimo tribunale - nel frattempo divenuta competente ai sensi del D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 - non dà luogo ad improcedibilità dell’appello.

Cass. 26 aprile 2010, n. 9915.

 

L'individuazione del giudice di appello, ai sensi dell'art. 341 c.p.c., attiene ad una competenza territoriale sui generis, che prescinde dai comuni criteri di collegamento tra una causa e un luogo, né è al riguardo applicabile la norma di cui all'art. 38 c.p.c., che si riferisce esclusivamente al giudizio di primo grado, dipendendo tale competenza indefettibilmente dal luogo in cui ha sede il giudice a quo. Ne consegue il carattere funzionale della competenza, che impedisce il definitivo suo radicamento presso un giudice diverso per il solo fatto che la relativa questione non sia stata posta in limine litis.

Cassazione civile sez. un.  22 novembre 2010 n. 23594  

 

Competenza civile

L’individuazione del giudice di appello, ai sensi dell’art. 341 c.p.c., attiene ad una competenza territoriale “sui generis”, che prescinde dai comuni criteri di collegamento tra una causa e un luogo, né è al riguardo applicabile la norma di cui all’art. 38 c.p.c., che si riferisce esclusivamente al giudizio di primo grado, dipendendo tale competenza indefettibilmente dal luogo in cui ha sede il giudice “a quo”. Ne consegue il carattere funzionale della competenza, che impedisce il definitivo suo radicamento presso un giudice diverso per il solo fatto che la relativa questione non sia stata posta “in limine litis.

Cass., Sez. Un., 22 novembre 2010, n. 23594.

 

Le norme dettate in tema di continenza dall’art. 39 c.p.c., indipendentemente dall’eventuale errore in cui sia incorso il giudice di primo grado nel non farne applicazione (errore non riconducibile nelle tassative ipotesi di cui agli artt. 353 e 354 c.p.c.), non operano con riguardo a procedimenti in fase di gravame davanti ad uffici giudiziari diversi, in considerazione del carattere funzionale della competenza del giudice di secondo grado, da individuarsi inderogabilmente in base al criterio fissato dall’art. 341 c.p.c., nonché delle peculiarità del processo d’impugnazione, circoscritto alle questioni specificamente riproposte e non compatibile con l’inserimento a posteriori di problematiche ulteriori (ancorché incluse nel dibattito del precedente grado).

Cass. 14 luglio 1993, n. 7768.

 

Appello proposto a giudice incompetente

L’erronea individuazione del giudice legittimato a decidere sull’impugnazione non si pone come questione di competenza, ma riguarda la valutazione delle condizioni di proponibilità o ammissibilità del gravame, che deve, pertanto, dichiararsi precluso se prospettato a un giudice diverso da quello individuato dall’art. 341 c.p.c.

Cass. 7 dicembre 2011, n. 26375.

 



 
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