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Art. 343 cod. proc. civile: Modo e termine dell’appello incidentale

L’appello incidentale si propone, a pena di decadenza, nella comparsa di risposta, all’atto della costituzione in cancelleria ai sensi dell’articolo 166.

Se l’interesse a proporre l’appello incidentale sorge dall’impugnazione proposta da altra parte che non sia l’appellante principale, tale appello si propone nella prima udienza successiva alla proposizione dell’impugnazione stessa.


Giurisprudenza annotata

Appello incidentale

Per il principio di concentrazione delle impugnazioni di cui all’art. 333 c.p.c., applicabile anche con riguardo alle impugnazioni contro la sentenza non definitiva, la parte soccombente nella sentenza non definitiva e in quella definitiva, ove quest’ultima venga impugnata per prima dalla controparte risultata parzialmente soccombente, è tenuta a proporre impugnazione incidentale contro la sentenza non definitiva nello stesso procedimento introdotto con l’impugnazione principale avverso la sentenza definitiva, nei limiti temporali segnati dall’art. 343 c.p.c. Tale principio non muta in ipotesi di cause scindibili e di mancata proposizione della riserva ex art. 340 c.p.c. da parte del contumace, essendo le norme che regolano l’appello incidentale applicabili tanto nelle cause inscindibili o dipendenti, quanto di cause scindibili, perché l’esigenza di rendere unitario il giudizio d’appello (a fronte di un giudizio di primo grado unitariamente trattato e definito) permane intatta, indipendentemente dalla circostanza che la pluralità di parti derivi da un litisconsorzio necessario, sostanziale o processuale, ovvero da un litisconsorzio facoltativo, proprio o improprio.

Cass. 12 gennaio 2012, n. 315.

 

Nel sistema processuale vigente l'impugnazione proposta per prima determina la costituzione del rapporto processuale, nel quale devono confluire le eventuali impugnazioni di altri soccombenti, perché sia mantenuta l'unità del procedimento e sia resa possibile la decisione simultanea. Ne consegue che, in caso di appello, le impugnazioni successive alla prima assumono necessariamente carattere incidentale, anche se irritualmente avanzate nella forma dell'impugnazione principale, e debbono essere proposte nel termine previsto dall'art. 343, primo comma, cod. proc. civ., ovvero, per le controversie introdotte dopo il 30 aprile 1995, mediante comparsa di risposta da depositare in cancelleria almeno venti giorni prima dell'udienza di comparizione fissata nell'atto di citazione. Rigetta, App. Ancona, 13/09/2008

Cassazione civile sez. II  29 gennaio 2015 n. 1671  

 

Proposto da una parte appello principale, i destinatari di quest'ultimo - a prescindere dall'avvenuta notifica della sentenza di primo grado da parte dell'appellante principale - possono proporre il proprio appello incidentale nelle forme e nei termini di cui all'art. 343, comma 1, c.p.c., ossia con comparsa di risposta da depositarsi in cancelleria, purché entro i venti giorni prima della prima udienza di comparizione (termine che nella specie, ha osservato la Suprema corte, non risulta essere stato rispettato, essendo stata depositata la comparsa di costituzione solo all'udienza del 3 aprile 2008, a fronte della notificazione dell'atto di gravame avvenuta nell'anno 2004).

Cassazione civile sez. II  29 gennaio 2015 n. 1671  

 

Ai sensi dell’art. 343, primo comma, c.p.c., l’appello incidentale si propone, a pena di decadenza, nella comparsa di risposta, all’atto della costituzione in cancelleria ai sensi dell’art. 166 c.p.c.; poiché tale costituzione deve avvenire almeno venti giorni prima dell’udienza di comparizione fissata nell’atto di citazione, ovvero differita d’ufficio dal giudice, ai sensi dell’art. 168-bis, quinto comma, c.p.c., ove il giudice si avvalga di tale facoltà di differimento, il termine per la proposizione dell’appello incidentale va calcolato assumendo come riferimento la data dell’udienza differita, e non quella originariamente indicata nell’atto di citazione.

Cass. 24 gennaio 2011, n. 1567.

 

Il difensore dell’appellato - secondo un’interpretazione costituzionalmente orientata della normativa processuale, idonea a dare attuazione ai principi di economia processuale e di tutela del diritto di azione e di difesa della parte stabiliti dagli artt. 24 e 111 Cost. - può proporre appello incidentale anche nel caso in cui la procura sia stata apposta in calce alla copia notificata dell’atto di citazione in appello, ossia ad uno degli atti previsti dall’art. 83, terzo comma, c.p.c., in quanto la facoltà di proporre tutte le domande ricollegabili all’interesse del suo assistito e riferibili all’originario oggetto della causa è attribuita al difensore direttamente dall’art. 84 dello stesso codice di rito e non dalla volontà della parte che conferisce la procura alle liti, rappresentando tale conferimento non un’attribuzione di poteri, ma semplicemente una scelta ed una designazione, con la conseguenza che la natura dell’atto con il quale od all’interno del quale viene conferita, o la sua collocazione formale, non costituiscono elementi idonei a limitare l’ambito dei poteri del difensore.

Cass., Sez. Un., 14 settembre 2010, n. 19510.

 

Nel sistema processuale vigente l’impugnazione proposta per prima determina la costituzione del rapporto processuale, nel quale devono confluire le eventuali impugnazioni di altri soccombenti perché sia mantenuta l’unità del procedimento e sia resa possibile la decisione simultanea. Ne consegue che, in caso di appello, le impugnazioni successive alla prima assumono necessariamente carattere incidentale, siano esse impugnazioni incidentali tipiche (proposte, cioè, contro l’appellante principale), siano, invece, impugnazioni incidentali autonome (dirette, cioè, a tutelare un interesse del proponente che non nasce dall’impugnazione principale, ma per un capo autonomo e diverso della domanda), e debbono essere proposte nel termine previsto dall’art. 343, primo comma, c.p.c. C

ass. 30 aprile 2009, n. 10124.

 

Il principio di consumazione dell’impugnazione non esclude che, fino a quando non intervenga una declaratoria di inammissibilità, possa essere proposto un secondo atto di appello, immune dai vizi del precedente e destinato a sostituirlo, sempre che la seconda impugnazione risulti tempestiva, dovendo la tempestività valutarsi, anche in caso di mancata notificazione della sentenza, non in relazione al termine annuale, bensì in relazione al termine breve decorrente dalla data di proposizione della prima impugnazione, equivalendo essa alla conoscenza legale della sentenza da parte dell’impugnante. In tal caso l’inammissibilità della seconda impugnazione è rilevabile d’ufficio in ogni stato e grado del giudizio e non è sanata dalla costituzione dell’appellato, in quanto la tardività dell’appello comporta il passaggio in giudicato della sentenza di primo grado.

Cass. 30 giugno 2006, n. 15082.

 

Quando la procura sia apposta su un atto diverso da quelli previsti dall’art. 83, secondo comma, c.p.c. l’ambito del mandato al difensore va determinato, in mancanza di una diversa manifestazione di volontà, con riferimento all’atto sul quale è apposto; sicché, in caso di procura rilasciata in calce alla copia notificata dell’atto di appello, il mandato al difensore deve ritenersi limitato a contrastare le doglianze dell’appellante e non può, in linea di principio, estendersi alla proposizione dell’appello incidentale, che necessita di un mandato difensivo ad hoc. Infatti l’impugnazione incidentale, potendo prescindere dalla posizione antagonista assunta in giudizio dalle parti e da qualsiasi collegamento con l’impugnazione principale, si riconnette a quest’ultima essenzialmente per il solo dato temporale, perché comporta una iniziativa della parte che inizialmente aveva scelto l’acquiescenza, ed inoltre può avere ad oggetto un capo della sentenza non investito dalla impugnazione principale e può essere diretta contro una parte processuale diversa da quella che ha proposto detta impugnazione o provenire da una parte non convenuta con essa o, infine, investire un provvedimento diverso da quello impugnato in via principale. C

ass. 6 ottobre 2005, n. 19454.

 

 

Inammissibilità dell’appello incidentale

L’appello incidentale tardivo perde efficacia se l’impugnazione principale viene dichiarata improponibile, improcedibile o inammissibile per mancata osservanza del termine per impugnare ovvero degli adempimenti richiesti a tal fine dalla legge processuale, e non, invece se alla declaratoria di inammissibilità dell’impugnazione principale si pervenga attraverso l’esame di una condizione dell’azione (“legitimatio ad causam” ed interesse all’impugnazione) e di una questione che - in ragione di un litisconsorzio necessario originario di natura sostanziale o processuale o in ipotesi di causa tra loro dipendenti - sia suscettibile di provocare effetti ed avere ricadute sull’appellante incidentale tardivo, richiedendo l’art. 111 Cost. la puntuale osservanza del contraddittorio e del diritto di difesa delle parti, la cui posizione sia connessa a quella oggetto della impugnazione principale.

Cass. lav., 11 giugno 2010, n. 14084.

 

In tema di giudizio d’appello, l’ordine del giudice di integrazione del contraddittorio nei confronti della parte, rimasta contumace, cui non sia nota la comparsa di costituzione nella quale sia contenuto l’appello incidentale tardivo determina, ai sensi dell’art. 331 c.p.c., la dichiarazione di inammissibilità dell’appello stesso ove alla relativa ordinanza del giudice non sia stato dato seguito.

Cass. 16 giugno 2011, n. 13233.

 

Ove il giudice di primo grado, pur accogliendo in parte la domanda dell’attore, abbia negato il diritto al risarcimento del danno in maggiore misura per riscontrate carenze probatorie, la pronuncia sul merito va intesa come un rigetto in senso proprio; ne consegue che la parte, qualora intenda ripresentare la domanda al giudice di appello sulla base di ulteriore materiale probatorio, ha l’onere di proporre appello incidentale ai sensi dell’art. 343 c.p.c., non potendosi limitare, a pena di inammissibilità, ad avanzare tale domanda alla prima udienza di comparizione davanti al giudice del gravame.

Cass. 14 gennaio 2011, n. 751.

 



 
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