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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 348 cod. proc. civile: Improcedibilità d’appello

L’appello è  dichiarato improcedibile, anche d’ufficio, se l’appellante non si costituisce in termini.

Se l’appellante non compare alla prima udienza, benché si sia anteriormente costituito, il collegio, con ordinanza non impugnabile, rinvia la causa ad una prossima udienza, della quale il cancelliere dà comunicazione all’appellante. Se anche alla nuova udienza l’appellante non compare, l’appello è dichiarato improcedibile anche d’ufficio.


Giurisprudenza annotata

Improcedibilità e inammissibilità

Il principio di consumazione dell’impugnazione, secondo un’interpretazione conforme ai principi costituzioni del giusto processo, che sono diretti a rimuovere, anche nel campo dei gravami, gli ostacoli alla compiuta realizzazione del diritto di difesa, rifuggendo formalismi rigoristici, impone di ritenere che, fino a quando non intervenga una declaratoria di improcedibilità, possa essere proposto un secondo atto di appello, sempre che la seconda impugnazione risulti tempestiva e si sia svolto regolare contraddittorio tra le parti.

Cass. 18 luglio 2011, n. 15721.

 

Deve essere rimessa alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione la questione del se, ed eventualmente in che ambito, sia esperibile il ricorso per cassazione avverso l'ordinanza di inammissibilità dell'appello affetta da vizi propri di omessa pronuncia su un motivo di gravame con cui sia stata sollevata una censura di puro merito.

Cassazione civile sez. II  12 gennaio 2015 n. 223

 

In tema di contenzioso tributario, l'improcedibilità dell'appello è comminata dall'art. 348, primo comma, cod. proc. civ., per l'inosservanza del termine, ma non anche per quella delle forme di costituzione dell'appellante. Ne consegue che, atteso il carattere di stretta interpretazione del regime di improcedibilità, in quanto derogatorio di quello, generale, di nullità, l'appello proposto nel termine di legge mediante il deposito di una cosiddetta "velina" dell'atto - in corso di notificazione e priva, quindi, della relata - non può essere dichiarato improcedibile, ma è nullo, sicché è suscettibile di sanatoria per raggiungimento dello scopo, per il quale rilevano anche comportamenti successivi alla scadenza del termine di costituzione. Cassa con rinvio, Comm. Trib. Reg. Toscana, 25/09/2012

Cassazione civile sez. VI  16 dicembre 2014 n. 26437

 

Qualora il fascicolo dell’appellante regolarmente presentato e poi ritirato non venga restituito entro il termine, non perentorio, prescritto (artt. 169 c.p.c. e 111 disp. att. c.p.c.), il giudice di secondo grado deve decidere sul gravame in base agli atti legittimamente a sua disposizione, tra i quali sono da includere quelli contenuti nel fascicolo dell’appellante tardivamente restituito, se la controparte non abbia sollevato al riguardo alcuna eccezione ed il giudice stesso abbia ritenuto di autorizzare il deposito tardivo.

Cass. 15 luglio 2011, n. 15672.

 

In caso di pluralità di appellati, è costituito tempestivamente in giudizio l’appellante cha abbia depositato in cancelleria - nei dieci giorni dalla prima notifica ( art. 165, primo comma, c.p.c.) - copia dell’atto di impugnazione notificato ad almeno una delle controparti, purché provveda al deposito dell’originale dell’atto di appello, con tutte le notifiche, entro la prima udienza di comparizione delle parti, in quanto il deposito di tale atto entro i dieci giorni dall’ultima notificazione, ai sensi del secondo comma dell’art. 165 c.p.c., non interferisce con la costituzione dell’appellante, ormai integrata, ma assume la funzione di adempimento necessario per escludere che i suoi effetti si risolvano, con la conseguenza che il mancato rispetto del termine da ultimo indicato non determina l’improcedibilità dell’appello ma costituisce una mera irregolarità, che non arreca alcuna lesione sostanziale ai diritti della controparte.

Cass. 17 dicembre 2010, n. 25640.

 

In tema di procedimento camerale per equa riparazione ai sensi della legge n. 89 del 2001, la mancata comparizione delle parti non può essere considerata, in assenza di un’indicazione in tal senso da parte dell’art. 737 c.p.c., una tacita rinunzia al ricorso e non consente, quindi, la declaratoria d’improcedibilità. Una sanzione di tal tipo cagionerebbe, infatti, conseguenze ben più rigorose di quelle previste per l’appellante nel procedimento di cognizione, in ordine al quale, ai sensi dell’art. 348, secondo comma, c.p.c., l’improcedibilità viene dichiarata quando l’appellante ometta di comparire non solo alla prima udienza, ma pure a quella successiva fissata dal giudice.

Cass. 19 luglio 2010, n. 16821.

 

La costituzione in giudizio dell’appellante mediante deposito in cancelleria della nota d’iscrizione a ruolo e del proprio fascicolo, contenente, tuttavia, la copia, anzichè l’originale, dell’atto d’impugnazione notificato alla controparte, costituisce mera irregolarità rispetto alla modalità stabilita dalla legge, non arrecando nessuna lesione sostanziale ai diritti della parte convenuta; pertanto, è da escludere che detta irregolarità possa comportare l’improcedibilità del gravame, non essendo riconducibile ad alcuna delle ipotesi di mancata tempestiva costituzione dell’appellante, previste tassativamente, quali cause d’improcedibilità, dall’art. 348 c.p.c., nel testo novellato dalla legge n. 353 del 1990.

Cass. 29 luglio 2009, n. 17666.

 

Mancata costituzione dell’appellante

L’improcedibilità dell’appello (nella specie, per tardiva costituzione dell’appellante) si pone come pronuncia preclusiva di ogni accertamento nel merito, in ragione dell’insanabile vizio relativo al sorgere del rapporto processuale, e travolge completamente il mezzo d’impugnazione, senza che possa esserne risparmiata una parte. Ne consegue che è inammissibile in sede di legittimità la censura con la quale la curatela fallimentare lamenti che il giudice d’appello abbia dichiarato l’improcedibilità del curatore fallimentare con la quale si intendeva esercitare la facoltà, di cui all’art. 72 legge fall., di sciogliersi dal contratto preliminare di vendita di un immobile, senza valutare il valore sostanziale del recesso così esercitato, da una parte, e senza pronunciarsi, dall’altra, sulla domanda nuova relativa all’intervenuto scioglimento del detto contratto a seguito della dichiarazione di recesso.

Cass. 5 ottobre 2006, n. 21434.

 

Qualora venga notificato un atto di appello e successivamente l’appellante, ritenendo che la notificazione sia affetta da nullità, provveda spontaneamente alla notificazione di un nuovo atto di appello, nel rispetto del termine di impugnazione (da considerarsi comunque iniziato a decorrere, a carico dello stesso notificante come termine cosiddetto breve, dal momento della prima notificazione), il giudice dell’impugnazione, ove l’appellante (pur avendone l’onere, sia nel caso di insussistenza della nullità del primo appello, sia - in ragione della efficacia ex tunc della rinnovazione - nel caso di nullità) non si sia costituito nei termini in relazione alla prima notificazione, non può dichiarare improcedibile l’appello per difetto di tempestiva costituzione del medesimo, ove l’improcedibilità dell’appello proposto con la prima notificazione non risulti dichiarata al momento della seconda notificazione, trovando viceversa applicazione l’art. 358 c.p.c.

Cass. 19 settembre 2006, n. 20313.

 

In relazione al processo civile di cognizione, anche dopo l’introduzione del modello processuale speciale del c.d. rito societario, nel caso di chiamata in giudizio di più convenuti, il termine di dieci giorni per la costituzione dell’attore, di cui al primo comma dell’art. 165, c.p.c., si consuma con il decorso di dieci giorni dal perfezionamento della prima notificazione verso uno dei convenuti dell’atto di citazione, conformemente alla lettera e alla ratio della norma del secondo comma dello stesso articolo, in base alla quale, entro dieci giorni dall’ultima notifica di esso, l’originale di tale atto va inserito nel fascicolo, il che presuppone l’avvenuta costituzione; tale costituzione può avere luogo con il deposito di una copia della citazione, estesa anche alla procura, se essa sia stata rilasciata a margine od in calce, ovvero con il deposito di tale copia unitamente alla procura (generale o speciale) rilasciata per atto pubblico o scrittura privata, mentre nel giudizio di appello, essendo la costituzione tempestiva dell’appellante prevista a pena di improcedibilità, il mancato deposito della copia della citazione entro il suddetto termine decorrente dalla prima notificazione comporta l’improcedibilità dell’appello.

Cass. 24 agosto 2007, n. 17958.

 

Ai fini della disciplina transitoria dettata dall’art. 90 della legge 353/1990, (secondo la quale ai «giudizi pendenti» alla data del 30 aprile 1995 si applicano le disposizioni vigenti anteriormente a tale data), nel caso di opposizione di terzo ai sensi dell’art. 404 c.p.c. la costituzione dell’opponente deve avvenire alla stregua della disciplina di cui all’art. 348, nella formulazione antecedente alla modifica introdotta dall’art. 54 della legge citata, ancorché l’opposizione venga introdotta con citazione notificata in epoca successiva al 30 aprile 1995. Trattandosi, infatti, di impugnazione - sia pure straordinaria, perché proponibile da soggetto estraneo al giudizio nel quale fu emessa la sentenza impugnata e nonostante l’avvenuto passaggio in giudicato della sentenza stessa -, sussiste il collegamento con il precedente giudizio, con la conseguente necessità di fare riferimento a quest’ultimo per stabilire se ricorra o meno la pendenza alla data di entrata in vigore della riforma del rito civile.

Cass. 16 maggio 2007, n. 11291.

 

Mancata comparizione dell’appellante

Nel rito del lavoro, ove l’appellante non compaia all’udienza di discussione della causa, il collegio deve decidere nel merito l’impugnazione.

Cass. lav., 19 maggio 2003, n. 7837.

 

In tema di impugnazioni, la disposizione di cui all’art. 348, secondo comma, c.p.c., applicabile anche alle controversie soggette al rito del lavoro, riguarda esclusivamente il caso di mancata comparizione dell’appellante alla prima udienza, e non trova pertanto applicazione ove il processo abbia avuto trattazione anche solo sul piano processuale, come nell’ipotesi in cui sia stata disposta l’integrazione del contraddittorio, atteso che, in tale evenienza, il giudice deve verificare l’ottemperanza all’ordine di integrazione e, in caso di riscontro positivo, invitare le parti alla discussione, non essendo prevista in questa fase l’adozione di una decisione di carattere processuale, mentre in caso negativo, ove nessuna delle parti abbia fornito prova dell’avvenuta notifica, deve dichiarare l’appello inammissibile, ai sensi dell’art. 331, comma 2, c.p.c.

Cass. lav., 10 giugno 2010, n. 13968.

 

 



 
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