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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 356 cod. proc. civile: Ammissione e assunzione di prove

Ferma l’applicabilità della norma di cui al numero 4) del secondo comma dell’articolo 279, il giudice d’appello, se dispone l’assunzione di una prova oppure la rinnovazione totale o parziale dell’assunzione già avvenuta in primo grado o comunque dà disposizioni per effetto delle quali il procedimento deve continuare, pronuncia ordinanza e provvede a norma degli articoli 191 e seguenti (1) (2).

Quando sia stato proposto appello immediato contro una delle sentenze previste dal n. 4 del secondo comma dell’art. 279, il giudice d’appello non può disporre nuove prove riguardo alle domande e alle questioni, rispetto alle quali il giudice di primo grado, non definendo il giudizio, abbia disposto, con separata ordinanza, la prosecuzione dell’istruzione (3).


Commento

Rinnovazione: [v. 354]; Ordinanza: [v. 134]; Istruzione: [v. Libro II, Titolo I, Capo II]; Ammissione: valutazione positiva effettuata dal giudice con apposito provvedimento (ordinanza) in ordine alla pre-senza dei presupposti richiesti ex lege per l’esperimento del mezzo di prova. Assunzione: materiale esperimento del mezzo di prova in esecuzione dell’ordinanza di ammissione (es. audizione dei testi). Riguarda le sole prove costituende [v. 202]. Prove: strumento idoneo a convincere il giudice della veridicità o meno dei fatti affermati in giudizio da una parte [v. 115].

 

(1)  Le prove richiamate nell’articolo in esame sono da intendersi come le nuove prove indicate nell’art. 345, c. 3. [v. →] laddove il legislatore pone dei limiti in ordine alla loro ammissibilità in appello. Nel caso in cui queste nuove prove siano ammesse d’ufficio, la Corte assegnerà alle parti un termine per controdedurre. In un’ulteriore udienza si dovrà quindi decidere in merito all’ammissione dei mezzi probatori prodotti in controdeduzione e, successivamente, si dovrà procedere alla loro assunzione. Il principio dell’inammissibilità di nuovi mezzi di prova in appello può essere derogato solo quando il giudice ritenga che i nuovi mezzi di prova siano indispensabili ai fini della decisione o quando la parte dimostri di non averli potuti produrre in primo grado per causa ad essa non imputabile o quando venga deferito il giuramento decisorio. Il requisito della indispensabilità deve essere inteso restrittivamente, nel senso cioè che la nuova prova potrà essere ammessa solo quando senza di essa il giudice dovrebbe decidere la causa in base alla cosiddetta regola di giudizio fondata sull’onere della prova.

 

(2) Il collegio può decidere alcune questioni con sentenza non definitiva e disporre con ordinanza la prosecuzione del processo oppure rinviare la decisione totale della causa al momento della conclusione dell’istruttoria.

 

(3) Il comma 2 contiene l’enunciazione di un principio importante: qualora la causa si scinda in due tronconi, come nel caso in cui sia proposto appello immediato avverso una sentenza non definitiva [v. 2792 n. 4], il giudice del gravame non può disporre nuove prove quando queste ultime siano relative a questioni concernenti l’istruzione che si svolge innanzi al giudice di prime cure. Il divieto riguarda solo le prove relative alle domande non impugnate; per quelle oggetto di impugnazione, invece, il giudice d’appello procede all’istruzione probatoria.


Giurisprudenza annotata

Specificità dei motivi dell’appello

In materia di impugnazioni civili, il requisito della specificità dei motivi dell’appello postula che alle argomentazioni della sentenza impugnata vengano contrapposte quelle dell’appellante, finalizzate ad inficiare il fondamento logico-giuridico delle prime, in quanto le statuizioni di una sentenza non sono scindibili dalle argomentazioni che la sorreggono. È pertanto necessario che l’atto di appello contenga tutte le argomentazioni volte a confutare le ragioni poste dal primo giudice a fondamento della propria decisione, non essendo al riguardo ammissibile che l’esposizione delle argomentazioni venga rinviata a successivi momenti o atti del giudizio, quale la (mera) produzione di documenti effettuata senza nemmeno l’indicazione della valenza a ciascuno di essi attribuita, ovvero addirittura il deposito della comparsa conclusionale.

Cass. 27 gennaio 2011, n. 1924.

 

Ordinanze in materia di prove: oggetto e competenza

L’esercizio del potere di disporre la rinnovazione dell’esame dei testimoni previsto dall’art. 257 c.p.c., esercitabile anche nel corso del giudizio di appello in virtù del richiamo contenuto nell’art. 359, involge un giudizio di mera opportunità che non può formare oggetto di censura in sede di legittimità, neppure sotto il profilo del difetto di motivazione.

Cass. 20 aprile 2010, n. 9322.

 

 



 
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