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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 350 cod. proc. civile: Trattazione

Davanti alla corte di appello la trattazione dell’appello è collegiale ma il presidente del collegio può delegare per l’assunzione dei mezzi istruttori uno dei suoi componenti; davanti al tribunale l’appello è trattato e deciso dal giudice monocratico.

Nella prima udienza di trattazione il giudice verifica la regolare costituzione del giudizio e, quando occorre, ordina l’integrazione di esso o la notificazione prevista dall’art. 332, oppure dispone che si rinnovi la notificazione dell’atto di appello.

Nella stessa udienza il giudice dichiara la contumacia dell’appellato, provvede alla riunione degli appelli proposti contro la stessa sentenza e procede al tentativo di conciliazione ordinando, quando occorre, la comparizione personale delle parti.


Giurisprudenza annotata

Istituzione del giudice unico

Poiché ai sensi dell’art. 135, lett. a), del D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, istitutivo del giudice unico di primo grado, i procedimenti di appello pendenti davanti al tribunale alla data di efficacia del decreto medesimo (2 giugno 1999) sono definiti «sulla base delle disposizioni anteriormente vigenti», le cause di appello avverso le sentenze del pretore, pendenti a quella data, dovevano essere decise dal tribunale in composizione collegiale, tenuto conto della riserva di collegialità di cui all’art. 48, secondo comma, del R.D. 30 gennaio 1941, n. 12 nel testo vigente anteriormente alla sostituzione operata dal menzionato D.Lgs. n. 51 del 1998; pertanto, a seguito della cassazione della sentenza di appello, il giudizio di rinvio - riassunto in epoca anteriore alla data di efficacia del citato decreto - doveva essere deciso dal tribunale in composizione collegiale e non dalle sezioni stralcio istituite dalla legge n. 276 del 1997; ne consegue che la sentenza emessa dal tribunale in composizione monocratica è affetta da nullità per inosservanza delle disposizioni sulla costituzione del giudice (artt. 158 e 161 c.p.c.), ai sensi dell’art. 274-bis c.p.c., nel testo in vigore prima della successiva abrogazione disposta dall’art. 67 D.Lgs. n. 51 del 1998.

Cass. 14 febbraio 2012, n. 2099.

 

Vizio di costituzione del giudice

La violazione della regola, dettata dall’art. 350 c.p.c. (nel testo sostituito dall’art. 55 della legge n. 353 del 1990), della trattazione collegiale del procedimento che si svolge dinanzi alla Corte d’appello non si traduce in un vizio di costituzione del giudice ex art. 158 c.p.c., e non comporta la nullità assoluta della relativa pronuncia, quando l’attività in concreto svolta dal giudice monocratico su delega del collegio assuma rilievo meramente ordinatorio (come nel caso in cui egli si limiti a dirigere l’udienza di prima comparizione e quella di precisazione delle conclusioni).

Cass. 13 agosto 2004, n. 15767.

 

Non è nulla la sentenza di appello fondata su una prova assunta da uno soltanto dei componenti del collegio in violazione della regola per la quale la trattazione è collegiale.

Cass. 14 giugno 2011, n. 12957.

 

Poteri del collegio

Nel procedimento d’appello, stante l’esigenza di concentrare le attività assertive e probatorie negli atti introduttivi, il giudice, esaurite le attività preliminari di cui agli artt. 350 e 351 c.p.c., ove non disponga atti istruttori e ritenga la causa matura per la decisione, già in prima udienza può compiere gli atti che preludono alla decisione, invitando le parti a precisare le conclusioni definitive, senza che, prima di passare alla fase di rimessione in decisione, vi sia spazio per la necessaria fissazione di un’udienza per la trattazione della causa e di un’altra per le deduzioni istruttorie.

Cass. 8 gennaio 2007, n. 91.

 

Giudice dell’appello

Nel procedimento d’appello, stante l’esigenza di concentrare le attività assertive e probatorie negli atti introduttivi, il giudice, esaurite le attività preliminari di cui agli artt. 350 e 351 c.p.c., ove non disponga atti istruttori e ritenga la causa matura per la decisione, già in prima udienza può compiere gli atti che preludono alla decisione, invitando le parti a precisare le conclusioni definitive, senza che, prima di passare alla fase di rimessione in decisione, vi sia spazio per la necessaria fissazione di un’udienza per la trattazione della causa e di un’altra per le deduzioni istruttorie.

Cass. 8 gennaio 2007, n. 91.

 

Decisione dell’impugnazione

È nulla la sentenza deliberata in sede di appello da un collegio giudicante in composizione diversa rispetto a quella del collegio che, avendo presieduto alla trattazione della causa, ha raccolto le conclusioni formulate dalle parti ed ha ritenuto la causa per la decisione, per essere la possibilità di tale mutamento in contrasto con la ratio della riforma dell’art. 350 c.p.c., introdotta con la novella n. 353 del 1990 che ha statuito il principio di piena collegialità del giudizio di secondo grado, onde assicurare la piena osservanza dei principi di immediatezza e di concentrazione del procedimento d’impugnazione.

Cass. 1 agosto 2001, n. 10458.

 

Cause scindibili ed inscindibili

Il termine assegnato alla parte, a norma dell’art. 331 c.p.c., per l’integrazione del contraddittorio ha natura perentoria ed il giudice non ha il potere di prorogarlo, né prima né dopo la sua scadenza, neppure su accordo delle parti, sicché la sua inosservanza è causa di inammissibilità dell’impugnazione, rilevabile d’ufficio, a prescindere dalle ragioni che l’abbiano determinata, salvo che la parte interessata non dimostri la propria impossibilità all’osservanza del detto termine per fatto a lei non imputabile né per dolo, né per colpa.

Cass. 22 giugno 2006, n. 14428.

 

In tema di litisconsorzio necessario attinente a controversie in materia ereditaria, la parte impugnante che afferma la non integrità del contraddittorio per non essere stati convenuti in giudizio alcuni eredi, non può limitarsi ad assumere genericamente l’esistenza di litisconsorti pretermessi, ma ha l’onere di indicare le persone degli altri eredi, oltre quelli che, in tale qualità, abbiano ritualmente partecipato alle pregresse fasi del giudizio e di specificare le ragioni di fatto e di diritto poste a fondamento della necessità dell’integrazione.

Cass. 29 maggio 2007, n. 12504.



 
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