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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 352 cod. proc. civile: Decisione

Esaurita l’attività prevista negli articoli 350 e 351, il giudice, ove non provveda a norma dell’articolo 356, invita le parti a precisare le conclusioni e dispone lo scambio delle comparse conclusionali e delle memorie di replica a norma dell’articolo 190; la sentenza è depositata in cancelleria entro sessanta giorni dalla scadenza del termine per il deposito delle memorie di replica.

Se l’appello è proposto alla corte di appello, ciascuna delle parti, nel precisare le conclusioni, può chiedere che la causa sia discussa oralmente dinanzi al collegio. In tal caso, fermo restando il rispetto dei termini indicati nell’articolo 190 per il deposito delle difese scritte, la richiesta deve essere riproposta al presidente della corte alla scadenza del termine per il deposito delle memorie di replica.

Il presidente provvede sulla richiesta fissando con decreto la data dell’udienza di discussione da tenersi entro sessanta giorni; con lo stesso decreto designa il relatore.

La discussione è preceduta dalla relazione della causa; la sentenza è depositata in cancelleria entro i sessanta giorni successivi.

Se l’appello è proposto al tribunale, il giudice, quando una delle parti lo richiede, dispone lo scambio delle sole comparse conclusionali a norma dell’articolo 190 e fissa l’udienza di discussione non oltre sessanta giorni dalla scadenza del termine per il deposito delle comparse medesime; la sentenza è depositata in cancelleria entro i sessanta giorni successivi.

Quando non provvede ai sensi dei commi che precedono, il giudice può decidere la causa ai sensi dell’articolo 281-sexies.


Giurisprudenza annotata

Fase preparatoria della decisione

Nel procedimento d’appello davanti al Tribunale, in funzione di giudice monocratico non può procedersi alla discussione orale della causa cui segua la lettura del dispositivo, se una delle parti richieda, all’udienza di discussione, di disporre lo scambio delle conclusionali ai sensi dell’art. 190, c.p.c., essendo tenuto il giudice, per espressa previsione contenuta nell’art. 352, ultimo comma, c.p.c., a provvedere a tale adempimento e a fissare una nuova udienza di discussione nel termine previsto dalla norma, a pena di nullità della sentenza per violazione del diritto di difesa.

App. Roma, 4 ottobre 2011.

 

Richiesta di discussione orale

Sebbene l’art. 352 c.p.c. (così come modificato dall’art. 57 della legge 26 novembre 1990, n. 353) preveda che, quando le parti richiedono la discussione orale della causa pendente in appello davanti al collegio, la discussione stessa debba essere preceduta dalla relazione dell’istruttore, la violazione di tale disposizione dà luogo ad una semplice irregolarità, non essendo, per essa, espressamente prevista nessuna sanzione di nullità, né tale sanzione può farsi discendere dalla violazione del diritto di difesa, atteso che scopo dell’udienza di discussione è quello di consentire alle parti una migliore illustrazione delle proprie difese davanti al collegio.

Cass. 14 aprile 2005, n. 7759.

 

L’omessa fissazione, nel giudizio d’appello, dell’udienza di discussione orale, pur ritualmente richiesta dalla parte ai sensi dell’art. 352 c.p.c., non comporta necessariamente la nullità della sentenza per violazione del diritto di difesa, atteso che l’art. 360, n. 4, c.p.c., nel consentire la denuncia di vizi di attività del giudice che comportino la nullità della sentenza o del procedimento, non tutela l’interesse all’astratta regolarità dell’attività giudiziaria, ma garantisce solo l’eliminazione del pregiudizio subito dal diritto di difesa della parte in dipendenza del denunciato error in procedendo, onde, poiché la discussione della causa nel giudizio d’appello ha una funzione meramente illustrativa delle posizioni già assunte e delle tesi già svolte nei precedenti atti difensivi e non è sostitutiva delle difese scritte di cui all’art. 190 c.p.c., per configurare una lesione del diritto di difesa non basta affermare, genericamente, che la mancata discussione ha impedito al ricorrente di esporre meglio la propria linea difensiva, ma è necessario indicare quali siano gli specifici aspetti che la discussione avrebbe consentito di evidenziare o di approfondire, colmando lacune e integrando gli argomenti ed i rilievi già contenuti nei precedenti atti difensivi.

Cass. 5 dicembre 2003, n. 18618.

 

Decisione della causa

Allorché il giudicato esterno si sia formato nel corso del giudizio di appello e l’esistenza del medesimo giudicato non sia stata dedotta e allegata neanche nell’udienza di precisazione delle conclusioni di secondo grado ma solo con la comparsa conclusionale, la sentenza di appello, pronunciatasi in difformità dal ridetto giudicato, è impugnabile con la revocazione ex art. 395, n. 5, c.p.c., e non con il ricorso in Cassazione.

Cass. 27 gennaio 2012, n. 1189.

 

È nulla la sentenza emessa dal giudice prima della scadenza dei termini dal medesimo fissati ai sensi dell’articolo 190 c.p.c. per il deposito delle comparse conclusionali e delle memorie di replica, risultando in tal modo impedito ai difensori delle parti di svolgere nella sua completezza il diritto di difesa, con conseguente violazione del principio del contraddittorio, il quale non è riferibile solo all’atto introduttivo del giudizio, ma deve realizzarsi nella sua piena effettività durante tutto lo svolgimento del processo.

Cass. 24 marzo 2010, n. 7072.

 

La decisione a seguito di trattazione orale, prevista dall'art. 281 sexies cod. proc. civ., può essere adottata dalla corte di appello, come è confermato dall'art. 352 cod. proc. civ., nella nuova formulazione, introdotta dalla legge 12 novembre 2011, n. 183, che, seppure inapplicabile "ratione temporis", dimostra il "favor" del legislatore per la massima estensione di tale modello deliberativo. (Nella specie, la corte d'appello era giudice di unico grado sull'impugnazione di lodo arbitrale ed il ricorrente, all'udienza di discussione, non aveva chiesto un termine per deduzioni difensive, né invocato l'applicazione dell'art. 190 cod. proc. civ.). Rigetta, App. Roma, 02/02/2011

Cassazione civile sez. VI  27 settembre 2013 n. 22190  

 



 
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