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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 354 cod. proc. civile: Rimessione al primo giudice per altri motivi

Fuori dei casi previsti nell’articolo precedente, il giudice d’appello non può rimettere la causa al primo giudice, tranne che dichiari nulla la notificazione della citazione introduttiva (1), oppure riconosca che nel giudizio di primo grado doveva essere integrato il contraddittorio o non doveva essere estromessa una parte (2), ovvero dichiari la nullità della sentenza di primo grado a norma dell’art. 161 secondo comma (3).

Il giudice d’appello rimette la causa al primo giudice anche nel caso di riforma della sentenza che ha pronunciato sull’estinzione del processo a norma e nelle forme dell’art. 308 (4).

Nei casi di rimessione al primo giudice previsti nei commi precedenti, si applicano le disposizioni dell’articolo 353.

Se il giudice d’appello dichiara la nullità di altri atti compiuti in primo grado, ne ordina, in quanto possibile, la rinnovazione a norma dell’art. 356.


Commento

Rimessione: [v. 40]; Nullità: [v. 156]; Citazione: [v. 163]; Estromissione: [v. 108]; Riforma: [v. 353]; Estinzione del processo: [v. 306]. Rinnovazione: attività volta ad affermare il principio dell’economia processuale in quanto tende alla riformulazione di un atto consentendogli di produrre i suoi effetti.

 

(1) In questa ipotesi la dichiarazione in questione deve essere stata invocata dalla parte, già dichiarata contumace in primo grado, che censura l’errore del primo giudice consistente nel non aver riscontrato la nullità e disposta la rinnovazione della notificazione e nell’aver illegittimamente dichiarata la contumacia dello stesso. L’elencazione (insieme all’ipotesi di cui al precedente articolo) deve considerarsi tassativa. Così, nel caso di nullità della citazione (non rientrante nelle ipotesi previste dal presente articolo) non potrà aversi la rimessione al giudice di primo grado, ma sarà dichiarata la nullità dell’intero giudizio.

 

(2) Sorge l’obbligo di rimessione della causa al primo giudice solo quando l’estromissione sia stata pronunciata con sentenza non definitiva o con ordinanza.

 

(3) La nullità della sentenza per mancata sottoscrizione del giudice [v. 161, c. 3] è insanabile e rilevabile in ogni tempo. La giurisprudenza interpreta estensivamente il requisito della mancata sottoscrizione. La dichiarazione di nullità della sentenza per difetto di sottoscrizione del giudice comporta che la rimessione al primo giudice riguarda la sola fase di decisione. Negli altri casi, opera il principio di conversione della nullità in motivi di gravame con l’obbligo del secondo giudice di decidere nel merito la causa (es.: se il primo giudice, nel rito del lavoro, non abbia dato lettura del dispositivo in udienza).

(4) La rimessione al primo giudice può avvenire solo se l’estinzione del processo sia stata dichiarata ai sensi dell’art. 308, c. 2 [v. →] in sede di reclamo proposto contro l’ordinanza del giudice istruttore [v. 178] e non anche se sia stata dichiarata ai sensi dell’art. 307 [v. →] e cioè con sentenza dal collegio.


Giurisprudenza annotata

Tassatività dei casi di rimessione

Dal principio che la rimessione del processo al primo giudice ha carattere eccezionale e non può essere disposta oltre i casi espressamente previsti né è estensibile a fattispecie simili od analoghe, discende che detta rimessione, nel caso previsto dal secondo comma dell’art. 354 c.p.c., deve intendersi strettamente limitata alla prevista ipotesi di riforma della sentenza con la quale il tribunale, in base all’art. 308, secondo comma, dello stesso codice, abbia respinto il reclamo contro la ordinanza del giudice istruttore che ha dichiarato l’estinzione del processo, senza alcuna possibilità di estenderla ai casi in cui tale estinzione sia stata dichiarata direttamente dal tribunale con sentenza emessa nelle forme ordinarie, ai sensi dell’art. 307, ult. comma, c.p.c.

Cass. 27 maggio 2011, n. 11722.

 

Al fine di stabilire se con l’atto d’impugnazione l’appellante si sia limitato a dedurre (inammissibilmente, al di fuori dei casi indicati agli artt. 353 e 354 c.p.c.) censure di mero rito avverso una pronuncia a lui sfavorevole nel merito, il giudice del gravame non può fermarsi ad esaminare la rubrica dei motivi di impugnazione, ma deve guardare anche allo sviluppo dei motivi stessi, e così scrutinare nel merito l’impugnazione ove, con essi, l’appellante abbia dedotto ritualmente, nel rispetto del requisito di specificità della doglianza richiesto dall’art. 342 c.p.c., anche questioni attinenti al fondo del prodotto decisorio, lamentando, al di là di quanto indicato in sede di intitolazione del vizio denunciato, l’ingiustizia della sentenza.

Cass. 15 febbraio 2011, n. 3718.

 

Ove il giudice adito in primo grado abbia erroneamente dichiarato la propria competenza e deciso la causa nel merito, il giudice dell’appello, nel ravvisare l’incompetenza del primo giudice, deve dichiararla ed indicare il giudice competente in primo grado - davanti al quale il processo continuerà, se riassunto ai sensi dell’art. 50 c.p.c.,non rilevando, in riferimento alla fattispecie di erroneo radicamento della competenza, il divieto di remissione al primo giudice previsto dagli artt. 353 e 354 c.p.c.; il giudice di appello, infatti, per non incorrere nella violazione del principio del doppio grado di giurisdizione - che, pur non essendo costituzionalizzato, è stabilito dalla disciplina legislativa ordinaria del processo di cognizione - non può trattenere la causa e deciderla nel merito, salvo il caso in cui il giudice di appello coincida con quello competente per il primo grado e sussista apposita istanza per la decisione, nel merito e in primo grado, della controversia, con instaurazione di regolare contraddittorio sul punto. (Nella specie, la S.C. ha cassato - con conseguente declaratoria di competenza in primo grado del medesimo tribunale - la sentenza del tribunale che, in assenza di istanza per la decisione nel merito della causa, aveva riformato la sentenza del giudice di pace, erroneamente affermativa della propria competenza per valore, e deciso nel merito).

Cass. 12 novembre 2010, n. 2295.

 

Il codice di rito prevede ipotesi tassative per la rimessione del giudizio al giudice di prime cure. L’omesso deposito del fascicolo di parte illo tempore ritirato dal difensore non esonera l’organo giurisdizionale dal pronunciarsi sulla domanda.

Cass. 26 aprile 2010, n. 9917.

È ammissibile l’impugnazione con la quale l’appellante si limiti a dedurre soltanto vizi di rito avverso una pronuncia che abbia deciso anche nel merito in senso a lui sfavorevole, solo ove i vizi denunciati comporterebbero, se fondati, una rimessione al primo giudice ai sensi degli artt. 353 e 354 c.p.c.; nelle ipotesi in cui, invece, il vizio denunciato non rientra in uno dei casi tassativamente previsti dai citati artt. 353 e 354 c.p.c., è necessario che l’appellante deduca ritualmente anche le questioni di merito, con la conseguenza che, in tali ipotesi, l’appello fondato esclusivamente su vizi di rito (nella specie, sulla mera denuncia di omessa motivazione della sentenza di primo grado), è inammissibile, oltre che per un difetto di interesse, anche per non rispondenza al modello legale di impugnazione.

Cass. 29 gennaio 2010, n. 2053.

 

Nullità della citazione di primo grado

 

Il vizio di nullità della sentenza di primo grado per mancanza di motivazione non rientra fra quelli, tassativamente indicati, che ai sensi dell'art. 354 cod. proc. civ., comportano la rimessione della causa al primo giudice, dovendo il giudice del gravame, ove ritenga la sussistenza del vizio, porvi rimedio pronunciando nel merito della domanda, senza che a ciò osti il principio del doppio grado di giurisdizione, che è privo di rilevanza costituzionale. Rigetta, App. Salerno, 31/12/2007

Cassazione civile sez. lav.  17 giugno 2014 n. 13733

 

È ammissibile l’appello proposto dalla parte convenuta in primo grado, ivi dichiarata contumace e rimasta soccombente, ancorché limitato alla sola deduzione di una nullità della citazione (nella specie per mancanza dell’indicazione della data dell’udienza di comparizione) senza alcuna censura sul merito, e, quindi, di un vizio che non può comportare la rimessione della causa al primo giudice, non rientrando fra quelli indicate dalle tassative ipotesi di cui agli artt. 353 e 354 c.p.c. In questo caso il giudice dell’appello, una volta accertata la dedotta nullità, deve procedere - in applicazione dell’art. 159, primo comma, c.p.c. - alla declaratoria della nullità degli atti processuali successivi alla citazione e, quindi, anche della sentenza di primo grado e, quindi, ritenuta verificata la sanatoria della nullità della citazione ai sensi dell’art. 156, terzo comma, c.p.c., da intendersi, tuttavia - a differenza di quanto prevede il terzo comma dell’art. 164 c.p.c. - avvenuta con effetti ex nunc (con ogni conseguenza in punto di verificazione di eventuali decadenze ed effetti interruttivi della prescrizione), deve provvedere alla decisione sul merito della domanda, che è imposta sia dall’art. 354 che dall’art. 112 c.p.c., procedendo, se richiesto da alcuna delle parti, in applicazione dell’art. 354, ultimo comma, c.p.c., alla rinnovazione degli atti nulli compiuti in primo grado. Inoltre, la Corte di cassazione, allorché rilevi, essendone stata investita dal relativo motivo di ricorso, che il giudice d’appello abbia dichiarato inammissibile l’appello per mancata deduzione di vizi di merito della sentenza, deve cassare con rinvio la sentenza impugnata prescrivendo al giudice del rinvio di procedere con le suddette modalità, tenendo conto delle eventuali decadenze medio tempore verificatesi in conseguenza della sanatoria ex nunc della citazione, deducibili ai sensi dell’art. 394, ultimo comma, c.p.c.

Cass. 27 maggio 2005, n. 11292; conforme Cass. 12 febbraio 2008, n. 3267.

 

La citazione in giudizio del solo inabilitato, e non anche del suo curatore, integra un’ipotesi di nullità della citazione stessa, ai sensi degli artt. 163, comma 3, n. 2 e 164 c.p.c., la cui sanatoria, in mancanza di costituzione dell’inabilitato, è disciplinata non dall’art. 182 c.p.c., ma dagli artt. 164, comma 2, e 156, comma 3, c.p.c.; qualora la nullità non sia stata sanata nel giudizio di primo grado, la stessa interposizione dell’appello comporta la sanatoria della nullità della citazione, che non esclude però l’invalidità del giudizio di primo grado, svoltosi in violazione del contraddittorio, e la conseguente nullità della sentenza. Il giudice di appello deve perciò dichiararla e, non potendo rimettere la causa al giudice di primo grado, ai sensi dell’art. 354 c.p.c., è tenuto a trattare la causa nel merito, rinnovando gli atti dichiarati nulli, quando possibile e necessario, ai sensi dell’art. 162 c.p.c.

Cass., Sez. Un., 19 aprile 2010, n. 9217.

 

In caso di nullità della citazione introduttiva del giudizio di primo grado, che si è svolto in contumacia della parte convenuta, determinata dalla inosservanza del termine dilatorio di comparizione, il giudice di appello non può limitarsi a dichiarare la nullità della sentenza e giudizio di primo grado, ma, non ricorrendo né la nullità della notificazione dell’atto introduttivo e né alcuna delle altre ipotesi tassativamente previste dagli artt. 343 e 354 c.p.c., deve decidere nel merito, previa rinnovazione degli accertamenti compiuti nella pregressa fase processuale, ammettendo il convenuto, contumace in primo grado, a svolgere tutte quelle attività che, in conseguenza della nullità, gli sono state precluse.

Cass. 11 novembre 2010, n. 22914.

 

Nullità della notifica della citazione introduttiva

In tema di assicurazione obbligatoria per la responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore, ove siano proposte contestualmente azione diretta contro l’UCI e azione di responsabilità aquiliana contro il cittadino straniero, la notificazione della citazione nei confronti di questo va eseguita con le modalità prescritte dall’art. 142 c.p.c. Ne consegue che l’inesistenza della notificazione della citazione perché fatta solo contro l’UCI comporta l’impossibilità di decidere la causa promossa contro lo straniero, non anche quella promossa contro l’UCI, per la quale è integro il contraddittorio, con l’ulteriore conseguenza, trattandosi di cause scindibili, per il giudice di primo grado, di dover dichiarare tale inesistenza e decidere la causa avente ad oggetto l’azione diretta contro l’UCI, e per il giudice di appello, quando il primo giudice non abbia rilevato l’inesistenza e abbia deciso entrambe le cause, di dover dichiarare la nullità della sentenza di primo grado limitatamente all’azione di responsabilità promossa contro lo straniero e decidere l’altra causa.

Cass. 31 marzo 2007, n. 8080.

 

Poiché la prova dell’avvenuta notifica dell’atto di citazione può essere fornita esclusivamente tramite la produzione della relata dell’ufficiale giudiziario di cui all’art. 148 c.p.c. - la cui mancanza, determinando l’inesistenza della notifica, implica la nullità radicale del procedimento - il giudice d’appello, qualora rilevi non la nullità della notificazione dell’atto introduttivo del giudizio, bensì l’inesistenza della medesima, non può rimettere la causa al primo giudice ai sensi dell’art. 354 c.p.c. - norma che contempla ipotesi tassative - bensì deve limitarsi a dichiarare la nullità del giudizio di primo grado e della relativa sentenza.

Cass. 18 settembre 2007, n. 19358.

 

Omessa integrazione del contraddittorio e indebita estromissione

All’interno di una controversia con pluralità di convenuti in qualità di litisconsorti necessari, la nullità dell’atto di citazione o della notifica di esso in primo grado nei confronti di uno soltanto dei litisconsorti, che non si sia costituito, riduce un vizio dell’integrità del contraddittorio in primo grado che può essere rilevato anche d’ufficio in ogni stato e grado del giudizio e, ove rilevato, giustifica la rimessione del giudizio al primo giudice, ex art. 354, secondo comma, c.p.c.

Cass. lav., 19 novembre 2003, n. 17519.

 

In ipotesi di inscindibilità della causa ai sensi dell’art. 331 c.p.c., qualora sia stata ordinata l’integrazione del contraddittorio, l’impugnazione va dichiarata inammissibile se nessuna delle parti vi provvede nel termine fissato, giacché il difetto di integrità del contraddittorio impedisce all’impugnazione di conseguire il proprio scopo. Ne consegue che, in tal caso, il giudice d’appello deve emettere la relativa declaratoria senza dar corso a quello scrutino degli atti che può portare alla rimessione della causa al primo giudice ai sensi dell’art. 354 c.p.c., per violazione del contraddittorio nel giudizio di primo grado, restando l’applicazione di tale norma preclusa dall’inammissibilità del gravame.

Cass. 21 maggio 2012, n. 7998.

Il giudice di appello, qualora annulli la sentenza impugnata per difetto di contraddittorio ai sensi dell’art. 354 c.p.c., deve provvedere in ordine alle spese del processo di appello. Inoltre, qualora ritenga di avere sufficienti elementi per stabilire a quali delle parti debba essere attribuita l’irregolarità che ha dato luogo alla rimessione della causa al primo giudice, può provvedere anche sulle spese del giudizio di primo grado, senza necessità di rimettere la relativa decisione al giudice nuovamente investito della causa.

Cass. 16 luglio 2010, n. 16765.

 

La necessità, o meno, di integrazione del contraddittorio va desunta dal contenuto della domanda proposta dall’attore e non può farsi dipendere dalla soluzione di merito che il giudice ritenga di dover dare alla controversia.

Cass. 1 giugno 2010, n. 13435.

 



 
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