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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 362 cod. proc. civile: Altri casi di ricorso

Possono essere impugnate con ricorso per cassazione, nel termine di cui all’articolo 325 secondo comma, le decisioni in grado d’appello o in unico grado di un giudice speciale, per motivi attinenti alla giurisdizione del giudice stesso.

Possono essere denunciati in ogni tempo con ricorso per cassazione:

1) i conflitti positivi o negativi di giurisdizione tra giudici speciali, o tra questi e i giudici ordinari (1);

2) i conflitti negativi di attribuzione tra la pubblica amministrazione e il giudice ordinario(2) (3).


Commento

Appello: [v. 339]; Giudice speciale: [v. 37]; Giurisdizione: [v. 1].

 

(1) I conflitti di cui al n. 1 sono ricorribili in Cassazione in ogni tempo (quindi anche in caso di passaggio in giudicato). Si verificano quando in un processo due o più giudici affermano (conflitto positivo) o negano (conflitto negativo) contemporaneamente la loro giurisdizione. Si possono verificare conflitti reali se la pronuncia c’è stata; in mancanza, il conflitto è virtuale e si risolve col regolamento di giurisdizione.

 

(2) Si tratta di ipotesi di improcedibilità assoluta della domanda proposta dal privato. È stata evidenziata l’inutilità pratica della previsione in esame atteso che non si riscontra alcun conflitto tra il giudice ordinario, che esclude la procedibilità dell’azione e la P.A. che nega la sussistenza di un interesse meritevole di tutela. Anche i conflitti di cui al n. 2 sono ricorribili anche dopo il passaggio in giudicato della sentenza.

 

(3) Il ricorso alla Corte contro la pronunzia del Consiglio di Stato è ammissibile per questioni attinenti alla giurisdizione cioè ai limiti esterni delle attribuzioni giurisdizionali, non per denunciare errori in iudicando o in procedendo commessi nel concreto esercizio di dette attribuzioni e, pertanto, non è esperibile nemmeno per conseguire un sindacato su un’omessa pronuncia, o su una declaratoria di inammissibilità di una determinata domanda, ove esse discendano non dal diniego di giurisdizione, ma dall’applicazione di norme processuali ostative all’esame della domanda medesima.


Giurisprudenza annotata

Sentenze dei giudici speciali ricorribili per cassazione

L’art. 111, ultimo comma, Cost., che limita l’impugnabilità delle decisioni del Consiglio di Stato e della Corte dei conti con il ricorso per cassazione, ai soli motivi inerenti alla giurisdizione, non distingue tra pronunce in tema di interessi legittimi e pronunce in tema di diritti soggettivi e, pertanto, trova applicazione tanto per le une quanto per le altre, tenuto conto, oltre tutto, del fatto che tale distinzione non avrebbe senso riguardo alla Corte dei conti, la cui giurisdizione viene esercitata, per la gran parte, nella materia dei diritti soggettivi.

Cass., Sez. Un., 25 giugno 2002, n. 9234.

 

In tema di ricorso per cassazione per motivi di giurisdizione, la prospettata violazione da parte del Consiglio di Stato di una norma procedimentale incidente sul rilievo di giurisdizione (nella specie, con affermazione del giudicato interno implicito sulla giurisdizione) non è violazione di una norma meramente processuale, interna ai limiti della giurisdizione, ma violazione che si sostanzia in una decisione sulla giurisdizione, sindacabile dalle Sezioni Unite. Rigetta, Cons. Stato, 10/09/2012

Cassazione civile sez. un.  09 marzo 2015 n. 4682  

 

In materia di impugnazione delle sentenze del Consiglio di Stato, il controllo del limite esterno della giurisdizione - che l'art. 111, ottavo comma, Cost., affida alla Corte di cassazione - non include il sindacato sulle scelte ermeneutiche del giudice amministrativo, suscettibili di comportare errori "in iudicando" o "in procedendo" per contrasto con il diritto dell'Unione europea, salva l'ipotesi, "estrema", in cui l'errore si sia tradotto in una interpretazione delle norme europee di riferimento in contrasto con quelle fornite dalla Corte di Giustizia Europea, sì da precludere l'accesso alla tutela giurisdizionale dinanzi al giudice amministrativo. Cassa con rinvio, Cons. Stato, 12/02/2013

Cassazione civile sez. un.  06 febbraio 2015 n. 2242  

 

Il ricorso per cassazione è ammissibile solo se la questione di giurisdizione sia stata sollevata e decisa in primo grado e su di essa non sia stato proposto appello, (Cons. St., VI, 18 aprile 2005, n. 1769; Cass., Sez. Un., 29 novembre 1996, n. 10679) o almeno una delle parti l’abbia sollevata tempestivamente nel giudizio di appello, con ciò impedendo la formazione del giudicato sul punto.

Cass., Sez. Un., 29 marzo 2011, n. 7097.

 

Il ricorso per cassazione è ammissibile anche se la statuizione sia meramente implicita nella decisione di rigetto del ricorso rivolto al tribunale amministrativo regionale, poiché se, impugnata dal ricorrente la decisione sul merito, la decisione sulla giurisdizione va a sua volta impugnata dagli interessati con appello incidentale condizionato.

Cass., Sez. Un., 9 novembre 2011, n. 23306; Cass., Sez. Un., 28 gennaio 2011, n. 2067.

 

Sentenze del Consiglio di Stato: limiti

A norma del combinato disposto degli artt. 48 del t.u. 26 giugno 1924, n. 1054, 360 n. 1, 362, comma 1, c.p.c. e 111, ultimo comma della Cost. le decisioni del Consiglio di Stato in sede giurisdizionale sono impugnabili avanti alle Sezioni Unite della cassazione esclusivamente per motivi attinenti alla giurisdizione. Il sindacato delle Sezioni Unite è perciò circoscritto al controllo dei limiti esterni della giurisdizione del giudice amministrativo ovvero alla esistenza dei vizi, che attengono all’essenza della funzione giurisdizionale, e non al modo del suo esercizio, cui attengono, invece, gli errori in iudicando e in procedendo, i quali esorbitano dai confini dell’astratta valutazione di sussistenza degli indici definitori della materia ed attengono all’esplicazione interna del potere giurisdizionale conferito dalla legge al giudice amministrativo, investendo, quindi, l’accertamento della fondatezza o meno della domanda, vale a dire il merito della controversia.

Cass., Sez. Un., 9 giugno 2006, n. 13433; conforme Cass. lav., 15 marzo 2006, n. 5627; Cass., Sez. Un., 29 aprile 2005, n. 8882; Cass., Sez. Un., 16 gennaio 2003, n. 574; Cass., Sez. Un., 1º luglio 2002, n. 9558; Cass., Sez. Un., 12 aprile 2002, n. 5283; Cass., Sez. Un., 28 dicembre 2001, n. 16220.

 

Non è invocabile il sindacato delle Sezioni Unite della Corte di cassazione sulle decisioni del Consiglio di Stato in sede giurisdizionale nei casi in cui, come motivo di impugnazione, sia dedotto il difetto di legittimazione ad agire.

Cass., Sez. Un., 11 maggio 2006, n. 10828; Cass., Sez. Un., 28 marzo 2006, n. 7025.

 

Il Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione Siciliana ha lo “status” e le funzioni di una sezione del Consiglio di Stato, con la conseguenza che il sindacato delle Sezioni Unite della Corte di cassazione nei confronti delle sue decisioni è circoscritto ai motivi attinenti alla giurisdizione, ai sensi dell’art. 362, primo comma, c.p.c., sicché non è deducibile come motivo di ricorso il vizio di violazione di legge.

Cass., Sez. Un., 1 dicembre 2010, n. 24301; conforme Cass., Sez. Un., 12 marzo 2004, n. 5179.

 

L’art. 366-bis c.p.c. prescrive che ogni motivo di ricorso si concluda con la formulazione di un esplicito quesito di diritto e si applica anche al ricorso per cassazione per motivi attinenti alla giurisdizione contro le decisioni dei giudici speciali.

Cass., Sez. Un., 26 marzo 2006, n. 7258.

 

Sentenze della Corte dei conti: limiti alla ricorribilità per cassazione

Le decisioni della Corte dei conti possono essere impugnate in cassazione solo per motivi inerenti alla giurisdizione: pertanto la cassazione delle decisioni della Corte dei conti può essere chiesta soltanto per la verifica del rispetto dei limiti esterni della giurisdizione del giudice contabile, e non per violazione di norme di diritto o di norme che regolano il processo davanti a sé o ne disciplinano i poteri, comprendente il modo di esercizio della giurisdizione speciale.

Cass., Sez. Un., 31 gennaio 2008, n. 2283; conforme Cass., Sez. Un., 16 febbraio 2007, n. 3615; Cass., Sez. Un., 14 giugno 2005, n. 12726; Cass., Sez. Un., 12 novembre 2003, n. 1704; Cass., Sez. Un., 6 giugno 2003, n. 9073.

 

L’eccesso di potere giurisdizionale, che costituisce un aspetto dei motivi inerenti alla giurisdizione per i quali le sentenze di tutte le giurisdizioni speciali possono essere impugnate dinanzi alle Sezioni Unite della Corte di cassazione, a norma dell’art. 362, comma 1, c.p.c., va inteso come l’esplicazione di una potestà riservata dalla legge ad un diverso organo, sia esso legislativo o amministrativo, e cioè come una usurpazione o indebita assunzione di potestà giurisdizionale.

Cass., Sez. Un., 19 febbraio 2004, n. 3349; conforme Cass., Sez. Un., 24 agosto 1999, n. 598.

 

Sono affette da eccesso esterno dai poteri giurisdizionali le pronunce della Corte dei conti con cui l’inammissibilità dell’istanza di definizione agevolata della controversia sulla responsabilità amministrativa, avanzata ai sensi dei commi 231-233 dell’art. 1 della legge 23 dicembre 2005, n. 266, venga pronunciata in ragione della proposizione dell’appello ad opera della parte pubblica, posto che detta domanda può dichiararsi preclusa solo in difetto dei diversi presupposti indicati dalla legge, e cioè se proveniente da soggetto non legittimato, o perché non richiesta in appello dall’appellante, o domandata per condanne per fatti commessi dopo il 31 dicembre 2005, o dopo il passaggio in giudicato della sentenza di primo grado che ha statuito la condanna stessa.

Cass., Sez. Un., 20 novembre 2007, n. 24002.

 

Non può avere ad oggetto la censura relativa all’avvenuta formazione del giudicato sulla giurisdizione, trattandosi di vizio attinente all’esercizio del potere da parte della Corte dei conti, rientrante nei limiti interni della giurisdizione stessa (Cass., Sez. Un., 12 marzo 2012, n. 3854) ovvero l’ordinanza con la quale la Corte dei conti, nell’ambito di un giudizio di responsabilità amministrativa per danno all’immagine abbia successivamente dichiarato inammissibili tanto il reclamo quanto l’istanza di revoca avanzati dalla parte contro il precedente provvedimento che, nella specie emanato anche senza i requisiti formali per poter essere ritenuto una sentenza, non definisce in alcun modo il merito e non pregiudica la diversa decisione sulla questione di nullità che la medesima Corte dei conti può eventualmente assumere in sede di decisione definitiva.

Cass., Sez. Un., 28 dicembre 2011, n. 29098.

 

Conflitti di giurisdizione

Il ricorso per cassazione previsto dal comma 2 dell’art. in esame - quale rimedio predisposto dalla legge per permettere che possa essere denunziato in ogni tempo e indipendentemente dal passaggio in giudicato delle sentenze in contrasto, il conflitto positivo o negativo di giurisdizione fra i giudici speciali o tra questi e i giudici ordinari - non rientra tra i mezzi di impugnazione in senso proprio, con la conseguenza che lo stesso, essendo del tutto svincolato dai processi ai quali le sentenze fanno riferimento ed essendo soggetto alle disposizioni sulle notificazioni in generale, deve essere notificato alla parte personalmente ed è inammissibile, per inesistenza (e non mera nullità) della notificazione, qualora questa sia stata effettuata al procuratore che in rappresentanza di tale parte si sia costituito nell’uno o nell’altro dei giudizi a conclusione dei quali si è verificato il conflitto.

Cass., Sez. Un., 14 novembre 2003, n. 17207; conforme Cass., Sez. Un., 16 dicembre 1997, n. 12727.

 

Il ricorso per cassazione previsto dall’art. 362, comma 2, n. 1, c.p.c. presuppone indefettibilmente, per la sua applicazione, che giudici appartenenti ad ordini giurisdizionali diversi abbiano emesso una pronuncia affermativa (o declinatoria) del proprio potere di decidere la causa sulla base degli elementi dedotti ed allegati dalla parte, ma non ancora effettivamente accertati; ne consegue che l’ipotesi non ricorre qualora mentre uno dei giudici abbia escluso il proprio potere di giudicare, l’altro abbia proceduto all’accertamento postulato dalla domanda, e, all’esito di esso, abbia negato in concreto (ossia in relazione alle modalità della situazione controversa effettivamente riscontrate in base alle risultanze istruttorie) l’esistenza del rapporto, la cui configurabilità astratta (cioè in base alle allegazioni contenute nella domanda) era stata posta a fondamento della pronuncia declinatoria della giurisdizione.

Cass., Sez. Un., 13 dicembre 2005, n. 27401.

 

Il conflitto di giurisdizione si verifica non solo quando le due cause siano perfettamente identiche, ma anche quando vi sia una diversità di petitum, sempre che esse postulino la soluzione della medesima questione di giurisdizione. In base all’art. 362, comma 2, c.p.c. tale conflitto può essere denunciato con ricorso per cassazione a prescindere dal passaggio in giudicato o meno di una o di ambedue le sentenze contrastanti. In tale ipotesi la pronuncia delle Sezioni Unite sulla giurisdizione costituisce non già oggetto immediato della decisione, bensì effetto della risoluzione del conflitto.

Cass., Sez. Un., 10 agosto 1996, n. 7408; conforme Cass., Sez. Un., 13 aprile 1992, n. 4481; Cass. 15 aprile 1982, n. 2287.

 

La norma, infatti, consentendo la denuncia del conflitto (positivo o negativo) «in ogni tempo», dimostra di considerarne possibile la proposizione indipendentemente dal passaggio in giudicato delle pronunce in contrasto.

Cass., Sez. Un., 27 gennaio 2005, n. 1621; Cass., Sez. Un., 29 aprile 2003, n. 6690; conforme Cass., Sez. Un., 26 luglio 2002, n. 11102.

 

I conflitti di giurisdizione possono essere sia reali che virtuali: reali, quando entrambi gli organi affermano o negano la propria giurisdizione (Cass., Sez. Un., 26 luglio 2002, n. 11102), reali negativi, (Cass., Sez. Un., 13 luglio 1990, n. 7264; Cass., Sez. Un., 5 dicembre 1990, n. 11682) o virtuali quando nessuno o solo uno dei due organi abbia pronunciato sulla giurisdizione o ha negato quella dell’altro.

Cass., Sez. Un., 13 marzo 2009, n. 6061.

 

Ogni volta che il giudice civile e quello amministrativo abbiano entrambi negato con sentenza la propria giurisdizione sulla medesima controversia si è in presenza non già di un conflitto virtuale di giurisdizione (risolvibile con istanza di regolamento preventivo di cui all’art. 41 c.p.c.) ma di un conflitto reale negativo di giurisdizione che, ai sensi dell’art. 362, comma 2, n. 1, può essere denunziato alle Sezioni Unite in ogni tempo e, quindi, indipendentemente dalla circostanza che una delle due pronunzie in contrasto sia o meno passata in giudicato.

Cass., Sez. Un., 18 giugno 2008, n. 16540; conforme Cass., Sez. Un., 20 giugno 2007, n. 14290; Cass., Sez. Un., 20 ottobre 2006, n. 22521.

 

Il conflitto reale, positivo o negativo, di giurisdizione è denunciabile in ogni tempo e, dunque, anche nel caso in cui una od entrambe le decisioni siano ancora impugnabili ovvero siano state già impugnate nel merito, necessitando che, unitamente al ricorso per cassazione che denunci il conflitto, sia depositata, a pena di improcedibilità (art. 369 c.p.c.), copia autentica dei provvedimenti che lo hanno determinato, in quanto indispensabili a risolvere la questione di giurisdizione, con l’annullamento dell’una o dell’altra delle statuizioni in contrasto.

Cass., Sez. Un., 5 ottobre 2009, n. 21196.



 
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