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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 363 cod. proc. civile: Principio di diritto nell’interesse della legge

Quando le parti non hanno proposto ricorso nei termini di legge o vi hanno rinunciato, ovvero quando il provvedimento non è ricorribile in cassazione e non è altrimenti impugnabile, il Procuratore generale presso la Corte di cassazione puo’ chiedere che la Corte enunci nell’interesse della legge il principio di diritto al quale il giudice di merito avrebbe dovuto attenersi.

La richiesta del procuratore generale, contenente una sintetica esposizione del fatto e delle ragioni di diritto poste a fondamento dell’istanza, è rivolta al primo presidente, il quale può disporre che la Corte si pronunci a sezioni unite se ritiene che la questione è di particolare importanza (1).

Il principio di diritto può essere pronunciato dalla Corte anche d’ufficio, quando il ricorso proposto dalle parti è dichiarato inammissibile, se la Corte ritiene che la questione decisa è di particolare importanza.

La pronuncia della Corte non ha effetto sul provvedimento del giudice di merito.


Commento

Ricorso [v. 125]; Procuratore generale presso la Corte di cassazione: [v. Libro I, Titolo II]. Sezioni unite:sono una particolare articolazione della Corte di Cassazione caratterizzata dalla maggiore ampiezza del collegio giudicante che risulta composto da un numero invariabile di nove votanti.

 

(1) Vengono indicati dei requisiti formali della cd. richiesta che il Procuratore generale presso la Suprema Corte inoltra al primo presidente, come la necessità che l’istanza contenga una sintetica esposizione del fatto e delle ragioni di diritto poste a fondamento della stessa. Nel caso in cui la richiesta difetti di uno dei requisiti formali indicati si avrà probabilmente una pronuncia di inammissibilità — al pari del ricorso che difetta dei requisiti di cui all’art. 366 — che tuttavia non impedirà di rinnovare l’istanza, stante l’assoluta mancanza di un termine per proporre ricorso nell’interesse della legge.


Giurisprudenza annotata

Generalità

Il ricorso che il P.G. presso la Corte di cassazione può promuovere, ai sensi dell’art. 363, comma 1, c.p.c., come novellato dal d.lg. 2 febbraio 2006 n. 40, nell’interesse della legge, anche se non è in grado di incidere sulla fattispecie concreta, non può tuttavia prescinderne; tale ricorso pur non avendo natura impugnatoria, non può assumere carattere preventivo o esplorativo, dovendo il P.G. attivarsi soltanto in caso di pronuncia contraria alla legge, per denunciarne l’errore e chiedere alla Corte di ristabilire l’ordine del sistema, chiarendo l’esatta portata e il reale significato della normativa di riferimento.

Cass., Sez. Un., 11 gennaio 2011, n. 404.

 

La richiesta rivolta dal procuratore generale presso la Corte di cassazione, affinché quest’ultima enunci il principio di diritto al quale il giudice di merito avrebbe dovuto attenersi, non deve essere notificata alle parti.

Cass., Sez. Un., 1 giugno 2010, n. 13332.

 

Principio di diritto pronunciato d’ufficio dalla Corte di cassazione

Le sezioni semplici della Corte di cassazione, anche in sede camerale, possono enunciare il principio di diritto nell’interesse della legge ai sensi dell’art. 363, comma 3, c.p.c., su una questione ritenuta di particolare importanza.

Cass. 20 maggio 2011, n. 11185.

 

L’esercizio del potere officioso della Corte di cassazione di pronunciare, ai sensi dell’art. 363, comma 3, c.p.c., il principio di diritto quando il ricorso è inammissibile non si concilia con il rito camerale di cui agli art. 375 e 380 bis c.p.c., atteso che tale rito costituisce uno strumento acceleratorio del giudizio per l’esercizio di ben definite tipologie decisionali, tra le quali non rientra l’enunciazione del principio di diritto nell’interesse della legge.

Cass. lav., 31 dicembre 2009, n. 28327.

 

Nonostante la rinuncia al ricorso dopo la fissazione dell’adunanza in camera di consiglio e la conseguente estinzione del processo, la Corte di cassazione ha il potere di enunciare il principio di diritto nell’interesse della legge.

Cass., Sez. Un., 6 settembre 2010, n. 19051.

 

A norma dell’art. 363, terzo comma, c.p.c. - come novellato dall’art. 4 del D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40 - se le parti non possono, nel loro interesse e sulla base della normativa vigente, investire la Corte di cassazione di questioni di particolare importanza in rapporto a provvedimenti giurisdizionali non impugnabili e il PG presso la stessa Corte non chieda l’enunciazione del principio di diritto nell’interesse della legge, le Sezioni Unite della Corte - chiamate comunque a pronunciarsi su tali questioni su disposizione del Primo Presidente - dichiarata l’inammissibilità del ricorso, possono esercitare d’ufficio il potere discrezionale di formulare il principio di diritto concretamente applicabile. Tale potere, espressione della funzione di nomofilachia, comporta che - in relazione a questioni la cui particolare importanza sia desumibile non solo dal punto di vista normativo, ma anche da elementi di fatto - la Corte di cassazione possa eccezionalmente pronunciare una regola di giudizio che, sebbene non influente nella concreta vicenda processuale, serva tuttavia come criterio di decisione di casi analoghi o simili.

Cass., Sez. Un., 28 dicembre 2007, n. 27187.

 

 



 
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