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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 368 cod. proc. civile: Questione di giurisdizione sollevata dal prefetto

Nel caso previsto nell’articolo 41 secondo comma, la richiesta per la decisione della corte di cassazione è fatta dal prefetto con decreto motivato (1).

Il decreto è notificato, su richiesta del prefetto, alle parti e al procuratore del Re presso il tribunale, se la causa pende davanti a questo, oppure al procuratore generale presso la corte d’appello, se pende davanti alla corte.

Il pubblico ministero comunica il decreto del prefetto al capo dell’ufficio giudiziario davanti al quale pende la causa. Questi sospende il procedimento con decreto che è notificato alle parti a cura del pubblico ministero entro dieci giorni dalla sua pronuncia, sotto pena di decadenza della richiesta.

La corte di cassazione è investita della questione di giurisdizione con ricorso a cura della parte piu’ diligente, nel termine perentorio di trenta giorni dalla notificazione del decreto.

Si applica la disposizione dell’ultimo comma dell’articolo precedente.


Commento

Pubblico Ministero: [v. Libro I, Titolo II]; Decadenza: [v. 361]; Questione di giurisdizione: [v. 279]. Prefetto: organo periferico dell’amministrazione statale rappresentante il governo nell’ambito provinciale. È il titolare dell’ufficio territoriale del Governo. Decreto: nel caso di specie, è un provvedimento avente natura amministrativa da non confondere con i decreti adottati dal giudice ex art. 135.

(1) Tale disposizione introduce una singolare ipotesi di regolamento di giurisdizione esperito dalla p.a. Legittimato ad processum è il Prefetto che con l’esercizio del suo potere ottiene da un lato la sospensione del processo, dall’altro la decisione della Corte sulla giurisdizione. È questo un caso speciale di regolamento di giurisdizione previsto dall’art. 41, che regola il potere della P.A., quando non è parte in causa, di denunciare il difetto di giurisdizione del giudice ordinario, nei casi in cui il giudizio ha per oggetto materie riservate al potere amministrativo (cd. conflitto di attribuzione)

 


Giurisprudenza annotata

Ambito di applicazione

La controversia avente ad oggetto l’accertamento che i provvedimenti ablatori hanno esaurito i loro effetti - diversamente da quella avente ad oggetto l’annullamento della dichiarazione di pubblica utilità o del decreto di espropriazione - rientra nella giurisdizione del giudice ordinario; infatti, la parte che ha subito l’espropriazione e chiede un tale tipo di pronuncia da un lato si legittima alla domanda in quanto titolare di un diritto soggettivo, in particolare del diritto al riacquisto del bene o dei diritti, che ne tengono luogo quando la rivendita non può avvenire, dall’altro attraverso la dichiarazione che i provvedimenti ablatori hanno esaurito i loro effetti intende ottenere un accertamento per servirsene a tutela di tali diritti.

Cass., Sez. Un., 9 agosto 2001, n. 10975.

 

Giurisdizioni

Ai sensi dell'art. 368 c.p.c., la giurisdizione si determina dall'oggetto della domanda, secondo il criterio del "petitum" sostanziale, ossia dello specifico oggetto e della reale natura della controversia, da identificarsi non soltanto con la funzione della concreta statuizione che si chiede al giudice, ma soprattutto in funzione della "causa petendi", costituita dal contenuto della posizione soggettiva dedotta in giudizio e individuabile in relazione alla sostanziale protezione accordata in astratto dall'ordinamento alla posizione medesima senza che a tal fine possa assumere rilievo la prospettazione della parte.

T.A.R. Roma (Lazio) sez. III  26 ottobre 2005 n. 9853  

 

 



 
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