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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 369 cod. proc. civile: Deposito del ricorso

Il ricorso deve essere depositato nella cancelleria della corte, a pena d’improcedibilità, nel termine di giorni venti dall’ultima notificazione alle parti contro le quali è proposto (1).

Insieme col ricorso debbono essere depositati, sempre a pena d’improcedibilità (2):

1) il decreto di concessione del gratuito patrocinio;

2) copia autentica della sentenza o della decisione impugnata con la relazione di notificazione, se questa e’ avvenuta, tranne che nei casi di cui ai due articoli precedenti; oppure copia autentica dei provvedimenti dai quali risulta il conflitto nei casi di cui ai numeri 1 e 2 dell’articolo 362;

3) la procura speciale, se questa è conferita con atto separato;

4) gli atti processuali, i documenti, i contratti o accordi collettivi sui quali il ricorso si fonda.

Il ricorrente deve chiedere alla cancelleria del giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata o del quale si contesta la giurisdizione la trasmissione alla cancelleria della corte di cassazione del fascicolo d’ufficio; tale richiesta e’ restituita dalla cancelleria al richiedente munita di visto, e deve essere depositata insieme col ricorso (3).


Commento

Ricorso: [v. 360]; Notificazione: [v. 137]; Procura speciale: [v. 365]; Fascicolo d’ufficio: [v. 168]. Improcedibilità: è la conseguenza del mancato compimento di alcune attività che la legge prevede come atti di impulso necessari alla prosecuzione dell’impugnazione. Gratuito patrocinio: è un diritto costituzionalmente garantito (Cost. 24) consistente nell’assistenza legale gratuita di persone non abbienti. Dal 1° luglio 2002 la disciplina sul (—) è stata abrogata e l’istituto è stato sostituito dal patrocinio a spese dello Stato (in Patrocinio)

 

(1) Il deposito del ricorso costituisce l’atto immediatamente successivo alla notificazione che la parte deve eseguire perché il rapporto processuale prosegua. Si tratta di una peculiarità del ricorso in Cassazione atteso che negli altri procedimenti che si instaurano con ricorso (ad es. il processo del lavoro) la notificazione è successiva al deposito il quale, dunque, costituisce l’atto iniziale del giudizio.Il deposito si riferisce all’originale di tale atto e, pertanto, non può ritenersi soddisfatta la disposizione nel caso di deposito di una copia, anche se si deduce di aver subìto furto dell’originale.

 

(2) L’improcedibilità può essere rilevata oltre che d’ufficio, anche dal resistente che abbia notificato al

ricorrente il controricorso [v. 370].

 

(3) L’omissione della richiesta di trasmissione del fascicolo d’ufficio comporta una improcedibilità meno rigorosa in quanto rileva solo quando la mancanza del fascicolo impedisca il controllo di tutti gli elementi necessari per la decisione.


Giurisprudenza annotata

Deposito del ricorso

 È improcedibile il ricorso per cassazione qualora l’originale dell’atto non sia stato depositato nel termine di cui all’art. 369 c.p.c., senza che assuma alcun rilievo l’avvenuto deposito nel medesimo termine di una copia informe, la quale non offre alcuna garanzia di autenticità; detta sanzione non resta esclusa dal fatto che la copia depositata contenga una replica della relata di notifica da parte dell’ufficiale giudiziario, essendo la violazione del termine rilevabile d’ufficio, e non potendo ritenersi sanata neppure dalla circostanza che la parte resistente abbia notificato il controricorso senza eccepire l’improcedibilità.

Cass. 18 gennaio 2006, n. 888.

 

L’obbligo del deposito in cancelleria dell’originale del ricorso notificato, nel termine di venti giorni dall’ultima notifica, fissato a pena d’improcedibilità del ricorso per cassazione dall’art. 369, primo comma, c.p.c., non può ritenersi soddisfatto con la sola produzione di copia fotostatica di esso mancante della garanzia di autenticità, essendo essa inidonea ad assicurare la finalità cui si ispira la citata norma, che è quella di consentire la verifica della tempestività del ricorso e l’esistenza di una valida procura, a meno che non sussistano dubbi sulla conformità all’originale della copia depositata.

Cass. 1º dicembre 2005, n. 26222; per la seconda parte vedi anche: Cass. 26 giugno 2008, n. 17534.

 

Il deposito nella cancelleria della Corte di cassazione di una copia informe del ricorso, anziché, ai sensi dell’art. 369, primo comma, c.p.c., dell’originale, non determina improcedibilità del ricorso medesimo, qualora non vi siano dubbi sulla conformità all’originale della copia.

Cass. 26 giugno 2008, n. 17534.

 

Deposito di copia della sentenza

È manifestamente infondata l’eccezione di illegittimità costituzionale dell’art. 369, secondo comma, n. 2, c.p.c., nella parte in cui stabilisce che il ricorso per cassazione è improcedibile quando il ricorrente non abbia depositato copia autentica del provvedimento impugnato, sollevata in riferimento agli artt. 24, secondo comma, e 111 Cost., in quanto la norma mira a garantire, non irragionevolmente, le esigenze di certezza della conformità della copia del provvedimento all’originale, stabilendo un adempimento che non è particolarmente complesso, e non si pone in contrasto con le regole che devono improntare il giusto processo e neppure ostacola apprezzabilmente l’esercizio del diritto di difesa.

Cass. 16 ottobre 2006, n. 22108.

 

La parte che impugna con il ricorso per cassazione una sentenza che sia stata notificata e alleghi tale circostanza non è esentata dall'onere di produrre, a pena di improcedibilità, a norma dell'art. 369, secondo comma, n. 4 c.p.c., copia autentica della sentenza unitamente alla relata di notificazione, per il fatto di avere prodotto la copia con la relata di notificazione dinanzi ad altro giudice davanti al quale contro la stessa sentenza abbia proposto altro mezzo di impugnazione, come l'appello.

Cassazione civile sez. III  31 marzo 2015 n. 6434  

 

La previsione - di cui al secondo comma, n. 2, dell’art. 369 c.p.c. - dell’onere di deposito a pena di improcedibilità, entro il termine di cui al primo comma, della copia della decisione impugnata con la relazione di notificazione, ove questa sia avvenuta, è funzionale al riscontro, da parte della Corte di cassazione - a tutela dell’esigenza pubblicistica (e, quindi, non disponibile dalle parti) del rispetto del vincolo della cosa giudicata formale - della tempestività dell’esercizio del diritto di impugnazione, il quale, una volta avvenuta la notificazione della sentenza, è esercitabile soltanto con l’osservanza del cosiddetto termine breve. Nell’ipotesi in cui il ricorrente, espressamente od implicitamente, alleghi che la sentenza impugnata gli è stata notificata, limitandosi a produrre una copia autentica della sentenza impugnata senza la relata di notificazione, il ricorso per cassazione deve essere dichiarato improcedibile, restando possibile evitare la declaratoria di improcedibilità soltanto attraverso la produzione separata di una copia con la relata avvenuta nel rispetto del secondo comma dell’art. 372 c.p.c., applicabile estensivamente, purché entro il termine di cui al primo comma dell’art. 369 c.p.c., e dovendosi, invece, escludere ogni rilievo dell’eventuale non contestazione dell’osservanza del termine breve da parte del controricorrente ovvero del deposito da parte sua di una copia con la relata o della presenza di tale copia nel fascicolo d’ufficio, da cui emerga in ipotesi la tempestività dell’impugnazione.

Cass., Sez. Un., 16 aprile 2009, n. 9005; conforme parz. Cass. 10 marzo 2005, n. 5263.

 

È improcedibile il ricorso al quale sia stato allegato, in luogo della copia autentica della sentenza, un «estratto conforme» rilasciato dalla cancelleria «per uso ufficio», nel quale compaia, oltre all’epigrafe ed all’indicazione dell’oggetto del giudizio, il solo dispositivo, senza che assuma alcun rilievo l’avvenuto deposito della sentenza da parte del controricorrente o l’esistenza della stessa nel fascicolo d’ufficio.

Cass., Sez. Un., 20 giugno 2006, n. 14110.

 

Deve essere dichiarato improcedibile, in applicazione dell’art. 369, secondo comma, n. 2, c.p.c., il ricorso per cassazione allorquando il ricorrente ha depositato una semplice copia informale del provvedimento impugnato.

Cass. 5 giugno 2006, n. 13204.

 

Nel giudizio di cassazione, la mancata produzione della copia della sentenza impugnata non rende improcedibile il ricorso incidentale, qualora la copia della sentenza stessa sia stata prodotta dal ricorrente principale.

Cass. 12 marzo 2010, n. 60383.

 

Deposito della procura speciale

La norma di cui all’art. 369, secondo comma, n. 3, c.p.c., nel sancire, a carico del ricorrente, l’onere del deposito, unitamente al ricorso per cassazione, della procura speciale al difensore conferita con atto separato, sanziona, a pena di improcedibilità del ricorso stesso, l’inattività della parte nel termine stabilito (venti giorni dall’ultima notificazione del ricorso) e, dunque, tanto l’inadempimento assoluto quanto la tardività del richiesto adempimento. Il deposito dei due atti in tempi diversi, legittimo se compiuto, comunque, entro il termine di venti giorni dall’ultima notificazione del ricorso, rende, invece, improcedibile l’impugnazione in caso di deposito della procura successivo alla scadenza di detto termine.

Cass., Sez. Un., 22 luglio 2002, n. 10722; conforme Cass. 27 aprile 1998, n. 4266.

 

L’art. 369, secondo comma, n. 3 c.p.c., mentre non osta all’effettuazione del deposito (della procura speciale al difensore conferita con atto separato) separatamente, purché nel termine perentorio di venti giorni dall’ultima notificazione del ricorso, non consente di evitare la sanzione (della improcedibilità) mediante un deposito successivo all’indicato termine, tenendo conto dell’ inapplicabilità alla procura al difensore dell’art. 372 c.p.c., ed altresì considerando che la procura stessa condiziona l’esistenza del ricorso, di modo che la necessità della presenza di essa non può trovare eccezione sulla scorta di apprezzamenti inerenti alla sua rilevanza. Cass. 14 luglio 1993, n. 7802; conforme Cass., Sez. Un., 14 novembre 2003, n. 17304.

 

 

  1. Atti e documenti.

In tema di giudizio per cassazione, l’onere del ricorrente, di cui all’art. 369, secondo comma, n. 4, c.p.c., così come modificato dall’art. 7 del D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, di produrre, a pena di improcedibilità del ricorso, “gli atti processuali, i documenti, i contratti o accordi collettivi sui quali il ricorso si fonda” è soddisfatto, sulla base del principio di strumentalità delle forme processuali, quanto agli atti e ai documenti contenuti nel fascicolo di parte, anche mediante la produzione del fascicolo nel quale essi siano contenuti e, quanto agli atti e ai documenti contenuti nel fascicolo d’ufficio, mediante il deposito della richiesta di trasmissione di detto fascicolo presentata alla cancelleria del giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata e restituita al richiedente munita di visto ai sensi dell’art. 369, terzo comma, c.p.c., ferma, in ogni caso, l’esigenza di specifica indicazione, a pena di inammissibilità ex art. 366, n. 6, c.p.c., degli atti, dei documenti e dei dati necessari al reperimento degli stessi. Cass., Sez. Un., 3 novembre 2011, n. 22726.

 

Nel giudizio di cassazione, l'onere di depositare i contratti e gli accordi collettivi - imposto, a pena di improcedibilità del ricorso, dall'art. 369, secondo comma, n. 4, cod. proc. civ., nella formulazione di cui al d.lgs. 2 febbraio 2006, n. 40 - può dirsi soddisfatto solo con la produzione del testo integrale del contratto collettivo, adempimento rispondente alla funzione nomofilattica della Corte di cassazione e necessario per l'applicazione del canone ermeneutico previsto dall'art. 1363 cod. civ.; né, a tal fine, può considerarsi sufficiente il mero richiamo, in calce al ricorso, all'intero fascicolo di parte del giudizio di merito, ove manchi una puntuale indicazione del documento nell'elenco degli atti. Dichiara improcedibile, App. Roma, 10/12/2012

Cassazione civile sez. lav.  04 marzo 2015 n. 4350

 

L’improcedibilità del ricorso per cassazione per violazione dell’obbligo di deposito degli atti e documenti sui quali il ricorso si fonda è legittimamente predicabile nei soli casi in cui la mancata produzione riguarda atti e documenti il cui esame sia necessario per la decisione della causa. Cass. 17 maggio 2010, n. 12028.

 

L’improcedibilità non sussiste allorché lo scrutinio dei motivi di ricorso sia possibile senza che in concreto occorra l’esame dell’atto o documento su cui la sentenza impugnata si fondi. Questo caso ricorre in particolare allorquando la stessa sentenza impugnata faccia riferimento al contenuto del documento e il ricorso per cassazione solleciti la Corte di cassazione all’esame di un motivo che, pur basandosi sul contenuto del documento, possa essere deciso senza che la Corte debba esaminarlo, essendo sufficiente che la Corte - nell’esercizio di poteri di ufficio - ritenga di adottare ciò che, riguardo al documento, riferisce la stessa sentenza impugnata. Cass. 29 settembre 2005, n. 19132.

 

L’art. 369, secondo comma, n. 4, c.p.c., nella parte in cui onera il ricorrente (principale od incidentale), a pena di improcedibilità del ricorso, di depositare i contratti od accordi collettivi di diritto privato sui quali il ricorso si fonda, va interpretato nel senso che, ove il ricorrente impugni, con ricorso immediato per cassazione ai sensi dell’art. 420 bis, secondo comma, c.p.c., la sentenza che abbia deciso in via pregiudiziale una questione concernente l’efficacia, la validità o l’interpretazione delle clausole di un contratto od accordo collettivo nazionale, ovvero denunci, con ricorso ordinario, la violazione o falsa applicazione di norme dei contratti ed accordi collettivi nazionali di lavoro ai sensi dell’art. 360, primo comma, n. 3, c.p.c. (nel testo sostituito dall’art. 2 del D.Lgs. n. 40 del 2006), il deposito suddetto deve avere ad oggetto non solo l’estratto recante le singole disposizioni collettive invocate nel ricorso, ma l’integrale testo del contratto od accordo collettivo di livello nazionale contenente tali disposizioni, rispondendo tale adempimento alla funzione nomofilattica assegnata alla Corte di cassazione nell’esercizio del sindacato di legittimità sull’interpretazione della contrattazione collettiva di livello nazionale. Cass. 15 ottobre 2010, n. 21358; conforme Cass. SU,23 settembre 2010, n. 20075.

 

L’improcedibilità del ricorso per cassazione a norma dell’art. 369, secondo comma, n. 4, c.p.c., non può conseguire al mancato deposito del contratto collettivo di diritto pubblico, ancorché la decisione della controversia dipenda direttamente dall’esame e dall’interpretazione delle relative clausole, atteso che, in considerazione del peculiare procedimento formativo, del regime di pubblicità, della sottoposizione a controllo contabile della compatibilità economica dei costi previsti, l’esigenza di certezza e di conoscenza da parte del giudice era già assolta, in maniera autonoma, mediante la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, ai sensi dell’art. 47, comma 8, del D.Lgs. n. 165 del 2001, sì che la successiva previsione, introdotta dal D.Lgs. n. 40 del 2006, deve essere riferita ai contratti collettivi di diritto comune. Cass., Sez. Un., 4 novembre 2009, n.23329.

 

In tema di giudizio per cassazione, per i ricorsi avverso le sentenze delle commissioni tributarie, la indisponibilità dei fascicoli delle parti (i quali, ex art. 25, secondo comma, D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546 restano acquisiti al fascicolo d’ufficio e sono restituiti solo al termine del processo) comporta la conseguenza che la parte ricorrente non è onerata, a pena di improcedibilità ed ex art. 369, secondo comma, n. 4 c.p.c., della produzione del proprio fascicolo e per esso di copia autentica degli atti e documenti ivi contenuti, poiché detto fascicolo è già acquisito a quello d’ufficio di cui abbia domandato la trasmissione alla S.C. ex art. 369, terzo comma, c.p.c., a meno che la predetta parte non abbia irritualmente ottenuto la restituzione del fascicolo di parte dalla segreteria della commissione tributaria; neppure è tenuta, per la stessa ragione, alla produzione di copia degli atti e dei documenti su cui il ricorso si fonda e che siano in ipotesi contenuti nel fascicolo della controparte. Cass., Sez. Un., 3 novembre 2011, n. 22726.

 

 



 
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