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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 371 cod. proc. civile: Ricorso incidentale

La parte di cui all’articolo precedente deve proporre con l’atto contenente il controricorso l’eventuale ricorso incidentale contro la stessa sentenza.

La parte alla quale è stato notificato il ricorso per integrazione a norma degli articoli 331 e 332 (1) deve proporre l’eventuale ricorso incidentale nel termine di quaranta giorni dalla notificazione, con atto notificato al ricorrente principale e alle altre parti nello stesso modo del ricorso principale.

Al ricorso incidentale si applicano le disposizioni degli articoli 365, 366 e 369 (2) (3) (4).

Per resistere al ricorso incidentale può essere notificato un controricorso a norma dell’articolo precedente.

Se il ricorrente principale deposita la copia della sentenza o della decisione impugnata, non e’ necessario che la depositi anche il ricorrente per incidente.


Commento

Controricorso: [v. 370]. Ricorso incidentale: è lo strumento attraverso il quale il resistente impugna a sua volta la sentenza per motivi diversi da quelli posti a fondamento del ricorso principale e in relazione a questioni sulle quali risulti soccombente.

 

(1) Si tratta della integrazione del contraddittorio in cause inscindibili e delle particolarità della notifica dell’impugnazione relativa a cause scindibili.

 

(2) Le norme richiamate sono relative alla sottoscrizione [v. 365], contenuto [v. 366] e deposito [v. 369] del ricorso.

 

(3) Nei casi in cui il resistente, vittorioso nel merito, sia rimasto soccombente su una questione preliminare di merito o pregiudiziale di rito [v. 187] ovvero tale questione da lui sollevata non sia stata esaminata perché ritenuta assorbita, si pone il problema dell’ammissibilità di un ricorso incidentale condizionato, cioè subordinato all’accoglimento del ricorso principale. La prevalente giurisprudenza si pronuncia in termini positivi solo per l’ipotesi di soccombenza effettiva su questioni preliminari o pregiudiziali esaminate, non anche per quella di soccombenza teorica relativa alle questioni ritenute assorbite. Tale orientamento è motivato con la considerazione che le questioni non esaminate possono essere riproposte dinanzi al giudice del rinvio [v. 392]. Può proporre ricorso incidentale anche la parte vittoriosa nel giudizio di appello, che intenda riproporre in Cassazione eccezioni di giudicato o litispendenza, già respinte, per evitare il formarsi del giudicato interno. Il ricorso incidentale condizionato è stato creato dalla giurisprudenza, in mancanza di ogni riferimento normativo, sotto la spinta di esigenze pratiche. Con esso la parte subordina l’esame del proprio ricorso incidentale all’accoglimento del ricorso principale. L’esame del ricorso condizionato, in quanto non vi è soccombenza su domande o capi di domande è tale in relazione all’accoglimento di quello principale: infatti, solo se la Corte ritiene di accogliere anche uno dei motivi del ricorso principale, dovrà riesaminare quelle questioni e, se ritenute fondate, annullare la sentenza per i motivi esposti nel ricorso incidentale condizionato (si pensi al convenuto integralmente vittorioso nel merito, ma soccombente sulla questione di prescrizione, che voglia sotto la «condizione» far riesaminare la questione).

 

(4) È possibile la proposizione di un ricorso incidentale tardivo al pari della fattispecie di cui all’art. 334: le parti contro le quali è stata proposta l’impugnazione e quelle chiamate ad integrare il contraddittorio ex art. 331 possono proporre impugnazione incidentale tardiva anche quando quest’ultima abbia carattere autonomo, cioè non riguardi lo stesso capo o altro connesso o dipendente, oggetto dell’impugnazione principale.


Giurisprudenza annotata

Onere di impugnazione incidentale

Nel giudizio di cassazione, il controricorrente che deduca non già che il giudice di secondo grado abbia proceduto all’esame di un appello generico (dunque inammissibile), bensì che abbia pronunciato su un punto della sentenza di primo grado che l’atto di appello non aveva investito con una censura specifica, ha l’onere di proporre al riguardo ricorso incidentale, giacché in tanto la Corte di cassazione può esaminare siffatto vizio, qualificabile come extrapetizione, in quanto lo stesso sia stato denunciato con uno specifico motivo di impugnazione, in applicazione del principio secondo cui il vizio di extrapetizione non determina una nullità insanabile della sentenza, di modo che è denunciabile solo con gli ordinari mezzi di impugnazione e non è rilevabile d’ufficio dal giudice del gravame.

Cass., Sez. Un., 27 luglio 2004, n. 14083.

 

Alla stregua del principio costituzionale della ragionevole durata del processo, secondo cui fine primario di questo è la realizzazione del diritto delle parti ad ottenere risposta nel merito, il ricorso incidentale proposto dalla parte totalmente vittoriosa nel giudizio di merito, che investa questioni pregiudiziali di rito, ivi comprese quelle attinenti alla giurisdizione, o preliminari di merito, ha natura di ricorso condizionato, indipendentemente da ogni espressa indicazione di parte, e deve essere esaminato con priorità solo se le questioni pregiudiziali di rito o preliminari di merito, rilevabili d'ufficio, non siano state oggetto di decisione esplicita o implicita da parte del giudice di merito. Qualora, invece, sia intervenuta detta decisione, tale ricorso incidentale va esaminato dalla Corte di cassazione, solo in presenza dell'attualità dell'interesse, sussistente unicamente nell'ipotesi della fondatezza del ricorso principale. Rigetta, App. Genova, 13/10/2007

Cassazione civile sez. I  06 marzo 2015 n. 4619  

 

Quando la sentenza impugnata abbia risolto, sia pure implicitamente, in senso sfavorevole alla parte che poi risulti vittoriosa, una questione preliminare o pregiudiziale, il ricorso per cassazione dell’avversario impone a detta parte che intenda sottoporre all’esame della Corte la questione stessa di proporre ricorso incidentale, Infatti, non essendo il giudizio di legittimità (in considerazione della sua struttura) assoggettato alla disciplina dettata per l’appello dall’art. 346 c.p.c., è da riferirsi anche alla soccombenza «teorica» e non può essere assolto con la sola riproposizione della questione col controricorso o con la memoria illustrativa di questo.

Cass. lav., 8 gennaio 2003, n. 100; conforme Cass. lav.,13 aprile 2002,n. 5357.

 

Nel giudizio di cassazione non trova applicazione il disposto dell’art. 346 c.p.c., relativo alla rinuncia alle domande ed eccezioni non accolte in primo grado; pertanto, sulle questioni esplicitamente o implicitamente dichiarate assorbite dal giudice di merito, e non riproposte in sede di legittimità all’esito di tale declaratoria, non si forma il giudicato implicito, ben potendo le suddette questioni, in caso di accoglimento del ricorso, essere riproposte e decise nell’eventuale giudizio di rinvio.

Cass. 24 gennaio 2011, n. 1566.

 

Principio dell’ unicità dell’impugnazione

Il principio dell’unicità del processo di impugnazione contro una stessa sentenza comporta che, una volta avvenuta la notificazione della prima impugnazione, tutte le altre debbono essere proposte in via incidentale nello stesso processo e, perciò, nel caso di ricorso per cassazione, con l’atto contenente il controricorso. Tuttavia quest’ultima modalità non può considerarsi essenziale, per cui ogni ricorso successivo al primo, anche se proposto con atto a sé stante, si converte in ricorso incidentale, la cui ammissibilità è peraltro condizionata - anche se si tratti di un’impugnazione (di parte diversa dall’impugnante principale) avente natura adesiva, perseguendo l’intento di rimuovere il medesimo capo di sentenza sfavorevole - al rispetto del termine di quaranta giorni per la notificazione del controricorso, ex art. 370, primo comma, c.p.c. Né tale principio suscita dubbi di illegittimità costituzionale, in relazione agli artt. 3 e 24 Costituzione, nella parte in cui esso finisce per stabilire un termine di durata inferiore per le parti diverse da quella che per prima assume l’iniziativa di impugnare la sentenza, dal momento che la durata del termine è originariamente uguale per tutte le parti e che la previsione di un diverso e minore termine opera per tutte le altre parti solo una volta che sia stata aperta la nuova fase del processo.

Cass. lav., 20 maggio 2002, n. 7325; conforme Cass. 18 ottobre 2005, n. 20136.

 

 Processo con pluralità di parti

Nei procedimenti con pluralità di parti, una volta avvenuta ad istanza di una di esse la notificazione del ricorso per cassazione, le altre parti, alle quali il ricorso sia stato notificato, debbono proporre, a pena di decadenza, i loro eventuali ricorsi avverso la medesima sentenza nello stesso procedimento e, perciò, nella forma del ricorso incidentale, ai sensi dell’art. 371 c.p.c., in relazione all’art. 333 dello stesso codice. Tuttavia, dovendo l’inosservanza della forma del ricorso incidentale, in ragione della mancanza di una espressa affermazione da parte della legge circa l’essenzialità dell’osservanza di tale requisito formale, essere apprezzata secondo i principi generali in tema di nullità, la riunione ai sensi dell’art. 335 c.p.c. non impedisce la conversione di detto ricorso in ricorso incidentale, qualora esso risulti proposto entro i quaranta giorni dalla notificazione del primo ricorso principale, posto che in tale ipotesi si ravvisa l’idoneità del secondo ricorso a raggiungere lo scopo.

Cass. 21 dicembre 2011, n. 27898.

 

Atteso il principio di unicità dell’impugnazione, sancito dall’art. 333 c.p.c. - il quale implica che l’impugnazione proposta per prima determina la pendenza dell’unico processo nel quale sono destinate a confluire, sotto pena di decadenza, per essere decise simultaneamente, tutte le eventuali impugnazioni successive proposte avverso la stessa sentenza, le quali, in conseguenza, possono assumere soltanto carattere incidentale - nei procedimenti con pluralità di parti, una volta avvenuta ad istanza di una di esse la notificazione del ricorso per cassazione, le altre parti, alle quali il ricorso sia stato notificato, debbono proporre, a pena di decadenza, i loro eventuali ricorsi avverso la medesima sentenza nello stesso procedimento e, perciò, nella forma del ricorso incidentale, ai sensi dell’art. 371 c.p.c., in relazione all’art. 333 dello stesso codice. Tuttavia, l’inosservanza della forma del ricorso incidentale, in ragione della mancanza di una espressa affermazione da parte della legge circa l’essenzialità dell’osservanza di tale requisito formale, va apprezzata secondo i principi generali relativi alla nullità per inosservanza dei requisiti formali, con la conseguenza che - una volta che l’impugnazione principale e quella successiva autonomamente proposta, anziché esercitata in via incidentale, siano state riunite ai sensi dell’art. 335 c.p.c. - essa non impedisce la conversione di detto ricorso in ricorso incidentale, qualora esso risulti proposto nel rispetto dei termini temporali entro i quali avrebbe dovuto proporsi, cioè entro i quaranta giorni dalla notificazione del primo ricorso principale, determinandosi in tale ipotesi il verificarsi di una fattispecie di idoneità del secondo ricorso a raggiungere quello stesso scopo che avrebbe raggiunto la rituale proposizione dell’impugnazione nella forma incidentale.

Cass. lav., 30 dicembre 2009, n. 27887.

 

In difetto di riunione delle due impugnazioni, la pronuncia relativa alla prima rende improcedibile la seconda, atteso che, risultando ormai impossibile il “simultaneus processus”, si verifica un impedimento all’esame degli ulteriori gravami, in ragione della decadenza con la quale l’art. 333 c.p.c. sanziona la prescrizione dell’incidentalità delle impugnazioni successivamente proposte.

Cass. 21 dicembre 2011, n. 27898.

 

Ricorso incidentale adesivo

La regola dell’art. 334 c.p.c. - che consente l’impugnazione incidentale tardiva nei confronti di qualsiasi capo della sentenza impugnata ex adverso - è applicabile solo all’impugnazione incidentale in senso stretto, che è quella proveniente dalla parte contro la quale è stata proposta l’impugnazione principale o che sia stata chiamata ad integrare il contraddittorio, a norma dell’art. 331 c.p.c., e non è, pertanto, applicabile all’impugnazione incidentale di tipo adesivo (ossia a quella diretta a chiedere la cassazione della sentenza per le stesse ragioni già fatte valere con il ricorso principale), che resta soggetta ai termini ordinari.

Cass. lav., 22 marzo 2007, n. 7049; Cass. 10 marzo 2008, n. 6284.

 

Atteso che nel procedimento ex art. 28 dello Statuto dei lavoratori sono legittimati attivi solo gli organismi sindacali previsti dalla predetta disposizione legislativa, il singolo lavoratore interessato all’accoglimento del ricorso, potendo spiegare solamente intervento adesivo dipendente, non è legittimato ad impugnare autonomamente la sentenza che abbia provveduto in ordine al ricorso; conseguentemente, è tempestivo il ricorso per cassazione proposto dal lavoratore nel termine di cui agli artt. 370 e 371 c.p.c., qualificato come incidentale adesivo, poiché lo stesso ha acquisito la legittimazione ad intervenire solo in seguito al ricorso principale.

Cass. lav., 6 giugno 2005, n. 11741.

 

Ricorso incidentale tardivo

L’impugnazione incidentale tardiva è sempre ammissibile, a tutela della reale utilità della parte, tutte le volte che l’impugnazione principale metta in discussione l’assetto giuridico derivante dalla sentenza cui la parte non impugnante aveva prestato acquiescenza, sorgendo l’interesse ad impugnare, anche nelle cause scindibili, come nell’ipotesi di garanzia impropria, dall’eventualità che l’accoglimento dell’impugnazione principale modifichi tale assetto giuridico.

Cass. lav., 29 marzo 2012, n. 5086; conforme Cass., Sez. Un., 27 novembre 2007, n. 24627.

 

Conseguentemente, nelle cause inscindibili esso è ammissibile anche quando rivesta le forme dell’impugnazione adesiva rivolta contro la parte investita dell’impugnazione principale, anche se fondata sugli stessi motivi fatti valere dal ricorrente principale, atteso che il suddetto interesse sorge dall’impugnazione principale, la quale, se accolta, comporterebbe una modifica dell’assetto delle situazioni giuridiche originariamente accettate dal litisconsorte. Peraltro, dal litisconsorzio necessario (determinato, nella specie, da una successione a titolo particolare nel diritto controverso, senza estromissione del dante causa) deriva che l’impugnazione proposta da una parte impedisce il passaggio in giudicato della sentenza sui punti comuni alle altre parti poste nella stessa posizione processuale, cessando perciò di aver rilievo il fatto che queste non abbiano proposto la medesima impugnazione. Cass. 17 marzo 2009, n. 6444.

 

Il gravame incidentale tardivo è ammissibile anche se proposto contro una parte diversa da quella che ha introdotto l’impugnazione principale e su un capo di sentenza diverso da quello oggetto di questa impugnazione.

Cass. lav., 22 aprile 2011, n. 9308.

È ammissibile l’impugnazione incidentale tardiva non solo quando sia diretta contro gli stessi capi della sentenza già impugnata in via principale o contro altri che siano in rapporto di dipendenza o connessione con gli stessi, ma anche quando la soccombenza di una parte su una qualsiasi questione sostanziale o processuale sia superata o assorbita dalla soccombenza dell’altra parte che abbia proposto impugnazione in via principale, poiché in tale ipotesi l’interesse a proporre l’impugnazione per incidente riemerge come mezzo necessario per evitare che l’eventuale accoglimento di quella principale determini a suo carico esclusivo la soccombenza.

Cass. lav., 28 settembre 1988, n. 5268; conforme Cass. 31 gennaio 2006, n. 2126.

 

La statuizione della sentenza che provvede sulle spese di giudizio costituisce un capo autonomo della decisione; ne consegue che l’impugnazione avverso di essa deve essere proposta in via autonoma e non per mezzo di impugnazione incidentale tardiva, che è, per tale ragione, inammissibile.

Cass. 18 settembre 2006, n. 20126.

 

Nel giudizio di cassazione avente ad oggetto una controversia in materia di risarcimento dei danni da circolazione stradale, non è qualificabile come ricorso incidentale adesivo, da proporsi nei termini ordinari, quello proposto dalla compagnia assicuratrice che, avendo riportato condanna in appello unitamente al danneggiante, abbia impugnato la sentenza in forza di ragioni totalmente diverse da quelle fatte valere da quest’ultimo con il ricorso principale, ed unicamente per i capi che la riguardano, onde, tenuto conto della sussistenza, nella fattispecie in questione, di una situazione di litisconsorzio necessario, deve ritenersi che la compagnia assicuratrice, evocata con il ricorso principale, sia legittimata ad impugnare a sua volta la sentenza, nei termini di cui all’art. 334 c.p.c., non solo nei confronti del ricorrente principale, ma anche nei confronti del danneggiato. Cass. 12 luglio 2005, n. 14601.

 

L’impugnazione incidentale tardiva, sia che l’interesse alla sua proposizione sorga dalla sentenza impugnata, sia che sorga dalla impugnazione proposta dall’altra parte, perde ogni efficacia qualora - per qualsiasi motivo - sia dichiarata inammissibile l’impugnazione principale.

Cass. 26 febbraio 2004, n. 3862; contra Cass. 7 agosto 1992, n. 9367.

 

In tema di impugnazioni, con riferimento all’azione di garanzia impropria, è ammissibile l’impugnazione incidentale tardiva - ancorché il relativo termine, breve od annuale, sia scaduto, nei modi e termini, secondo il grado, di cui agli articoli 343 e 371 c.p.c. - proposta dalla parte convenuta nel procedimento di primo grado, rimasta soccombente nei confronti dell’attore ma che abbia vittoriosamente avanzato domanda di manleva verso il terzo chiamato in garanzia impropria, allorquando le sia stata notificata l’impugnazione tempestivamente proposta dal medesimo terzo chiamato, con la quale venga rimessa in discussione l’esistenza o la misura dell’obbligazione garantita.

Cass. 25 gennaio 2007, n. 1635.

 

Consumazione del diritto di impugnazione

La parte alla quale siano stati notificati da soggetti diversi due ricorsi per cassazione avverso la medesima sentenza (l’uno principale e l’altro incidentale), ove intenda proporre anch’essa ricorso incidentale, è tenuta a farlo con un unico atto per non consumare il proprio potere d’impugnazione; pertanto, una volta che abbia proposto ricorso incidentale avverso il ricorso principale proposto da una parte, non può proporre un successivo ricorso incidentale per resistere al ricorso (da qualificarsi anch’esso incidentale) di altra parte.

Cass. 10 gennaio 2012, n. 137.

 

In tema di giudizio di cassazione, non si verifica consumazione del diritto di impugnazione, ai sensi dell’art. 387 c.p.c., qualora, dopo un primo ricorso non depositato nel termine di cui all’art. 369 del codice medesimo, venga proposto un secondo ricorso prima che sia stata pronunciata l’improcedibilità del precedente e detta riproposizione avvenga, ex art. 325, nel termine di sessanta giorni dalla notificazione del primo ricorso - equivalendo questa alla conoscenza legale della sentenza da parte dell’impugnante - e, ex art. 327, nel termine annuale dalla pubblicazione della sentenza impugnata. Nel caso di tempestiva riproposizione, poi, il termine di venti giorni prescritto dagli artt. 370 e 371 per la notificazione del controricorso e del ricorso incidentale deve ritenersi decorrente dalla scadenza del termine stabilito per il deposito del primo ricorso e non del secondo, atteso il suddetto rilievo da attribuire alla data di notificazione di tale primo ricorso - non depositato - ai fini del computo del termine breve per la sua valida riproposizione.

Cass. 28 agosto 2004, n. 17411.

 

La consumazione del diritto di impugnazione conseguente alla proposizione del ricorso principale per cassazione esclude che la stessa parte, ricevuta la notificazione del ricorso di altro contendente, possa introdurre nuovi e diversi motivi di censura rispetto a quelli avanzati con il ricorso originario ovvero reiterare i motivi già prospettati mediante la proposizione di un successivo ricorso incidentale che, se avanzato, va dichiarato inammissibile.

Cass. 21 dicembre 2011, n. 27893.

 

Nel giudizio di cassazione, avverso il ricorso incidentale ai sensi del quarto comma dell’art. 371 c.p.c. è prevista solo la proponibilità del controricorso, ma non anche di un ulteriore ricorso incidentale, derivandone diversamente una serie indeterminata di ricorsi incidentali tardivi, in contrasto con il principio per il quale l’impugnazione incidentale è proponibile solo dalle parti contro cui è stata proposta l’impugnazione principale.

Cass. 17 novembre 2010, n. 23215.

 

La necessaria verifica dell’eventuale consumazione del diritto di impugnazione comporta che nell’ipotesi di contemporaneità nella redazione degli atti impugnatori di una parte, ricorso principale e ricorso incidentale al ricorso principale di controparte, deve farsi riferimento, ai fini di stabilire la priorità temporale di uno di essi, alla ricezione dell’atto di notifica al destinatario dello stesso, come ogni volta in cui non vengano in rilievo ipotesi di decadenza conseguenti al tardivo compimento di attività riferibili a soggetti diversi da chi richiede la notifica, ma conseguenze generali dipendenti dalla notifica, e nell’ipotesi di verificata contemporaneità delle notifiche deve darsi prevalenza al ricorso principale, con conseguente inammissibilità del ricorso incidentale.

Cass. 12 giugno 2006, n. 13585.



 
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