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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 373 cod. proc. civile: Sospensione dell’esecuzione

Il ricorso per cassazione non sospende la esecuzione della sentenza. Tuttavia il giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata può, su istanza di parte e qualora dall’esecuzione possa derivare grave e irreparabile danno, disporre con ordinanza non impugnabile che l’esecuzione sia sospesa o che sia prestata congrua cauzione.

L’istanza si propone con ricorso al conciliatore, al tribunale in composizione monocratica o al presidente del collegio, il quale, con decreto in calce al ricorso, ordina la comparizione delle parti rispettivamente dinanzi a sè o al collegio in Camera di Consiglio. Copia del ricorso e del decreto sono notificate al procuratore dell’altra parte, ovvero alla parte stessa, se questa sia stata in giudizio senza ministero di difensore o non si sia costituita nel giudizio definito con la sentenza impugnata. Con lo stesso decreto, in caso di eccezionale urgenza può essere disposta provvisoriamente l’immediata sospensione dell’esecuzione (1).

 


Commento

Esecuzione della sentenza: [v. 351]. Cauzione: garanzia imposta dal giudice civile quale misura cautelare, avente ad oggetto danaro o titoli pubblici [v. 119]. Camera di consiglio: è il luogo in cui il giudice collegiale delibera segretamente (senza pubblica udienza) le sue decisioni.

 

(1) La peculiarità di tale disposizione è data dal fatto che la sospensione della precedente decisione è affidata al giudice a quo (cioè lo stesso che ha pronunciato la sentenza impugnata) e non al giudice ad quem (giudice del gravame). La Corte non può esercitare alcun controllo sulla sussistenza del danno grave e irreparabile, poiché la sospensione dell’esecuzione della sentenza impugnata è di competenza dello stesso giudice che l’ha pronunciata. L’ordinanza con la quale il giudice di merito concede o meno la sospensione dell’esecuzione della sentenza da lui pronunciata, avendo natura di provvedimento ordinatorio, non è impugnabile in Cassazione neppure ex art. 111 della Costituzione. Presupposti dell’inibitoria sono: l’istanza di parte, la gravità e irreparabilità del danno derivante dall’esecuzione della sentenza. In particolare, l’istanza di parte può essere presa in considerazione dal giudice solo se la parte stessa dimostri di aver depositato il ricorso [att. 131]. Il requisito della gravità del danno va valutato in termini oggettivi e ricorre quando vi sia una notevole sproporzione tra il vantaggio e il pregiudizio che derivano all’una e all’altra parte della esecuzione della sentenza. L’irreparabilità del danno è intesa prevalentemente in termini oggettivi cioè come irreversibilità del pregiudizio che si produce nella sfera giuridica dell’istante.


Giurisprudenza annotata

Ambito di applicazione

Al ricorso per cassazione avverso le sentenze delle commissioni tributarie regionali si applica la disposizione di cui all’art. 373,1º comma, secondo periodo, c.p.c., secondo cui l’esecuzione della sentenza impugnata può, su istanza di parte e qualora dall’esecuzione possa derivare grave e irreparabile danno, essere sospesa dal giudice “a quo”, dovendo peraltro evidenziarsi come la specialità della materia tributaria e l’esigenza che sia garantito il regolare pagamento delle imposte renda necessaria la rigorosa valutazione dei requisiti del “fumus boni iuris” e del “periculum in mora”. (Principio affermato dalla Corte ex art. 363, terzo comma, c.p.c.).

Cass. 24 febbraio 2012, n. 22845.

 

Nel processo tributario, la limitazione del potere di richiedere la sospensione dell’esecutività ai soli capi della sentenza di primo grado riguardanti le sanzioni, con esclusione di ogni possibilità di tutela cautelare nei confronti dell’efficacia esecutiva della pronuncia di secondo grado, secondo quanto stabilito negli artt. 49 e 68 del D.Lgs. 31 dicembre 1992 n. 546, non determina un’ingiustificata lesione del diritto di difesa, in quanto la garanzia costituzionale della tutela cautelare deve ritenersi doverosa, anche alla luce della sentenza n. 165 del 2000 della Corte costituzionale, solo fino al momento in cui non intervenga una pronuncia di merito che accolga, con efficacia esecutiva, la domanda, rendendo superflua l’adozione di ulteriori misure cautelari, o al contrario la respinga, negando in tal modo a cognizione piena la sussistenza del diritto ed il presupposto stesso dell’inibitoria.

Cass. 31 marzo 2010, n. 7815.

 

In relazione ai provvedimenti disciplinari adottati nei confronti degli esercenti le professioni sanitarie, la proposizione del ricorso alla Commissione centrale ha effetto sospensivo degli stessi quando sia proposto avverso i provvedimenti di cancellazione dall’albo o avverso i provvedimenti disciplinari (ad eccezione di quelli previsti dagli artt. 42 e 43 del D.P.R. 5 aprile 1950, n. 221); qualora sia proposto ricorso per cassazione contro la decisione della Commissione centrale, l’esecutività della decisione della Commissione non è di per sé sospesa, né essa può essere sospesa in applicazione dell’art. 373 c.p.c., ed appare manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale per disparità di trattamento rispetto alla possibilità di chiedere la sospensione prevista, in riferimento alle decisioni del Consiglio nazionale forense, nei confronti degli avvocati, dall’art. 56, quarto comma, del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, che è norma eccezionale; tuttavia, in caso di cassazione della decisione della Commissione centrale, rivive l’effetto sospensivo conseguente alla proposizione del ricorso dinanzi ad essa.

Cass. 20 luglio 2004, n. 13427.

 

In tema di sospensione dell’efficacia esecutiva della sentenza di appello resa dai giudici speciali, impugnata con ricorso alle Sezioni Unite della Corte di cassazione, deve ritenersi applicabile, salvo che sia diversamente disposto da specifiche disposizioni, la disciplina di cui all’art. 373 c.p.c., poiché nulla prevede al riguardo l’art. 111 Cost. sul ricorso per cassazione avverso le decisioni del Consiglio di Stato e della Corte dei Conti, con la conseguenza che è inammissibile un’istanza «cautelare» contenuta nel ricorso per cassazione.

Cass., Sez. Un., 22 febbraio 2007, 4112.

 

Presupposti

La sospensione della provvisoria esecuzione della sentenza di primo grado che il giudice d’appello, ai sensi dell’art. 283 c.p.c., nel testo novellato dalla legge n. 353 del 1990 può disporre in presenza di «gravi motivi» è rimessa ad una valutazione globale d’opportunità, poiché tali motivi consistono per un verso nella delibazione sommaria della fondatezza dell’impugnazione e per altro verso nella valutazione del pregiudizio patrimoniale che il soccombente può subire (anche in relazione alla difficoltà di ottenere eventualmente la restituzione di quanto pagato) dall’esecuzione della sentenza, che può essere inibita anche parzialmente se i capi della sentenza sono separati. Ne consegue che il potere discrezionale riconosciuto al giudice d’appello dagli articoli 283 e 351 c.p.c. dopo la suddetta novella è più ampio di quello riconosciuto al medesimo giudice con riferimento alla sentenza impugnata con ricorso per cassazione ovvero alla sentenza di primo grado favorevole al lavoratore o a quella di condanna relativa a rapporti di locazione, comodato e affitto d’immobili, per la sospensione dell’esecutività delle quali è rispettivamente richiesta l’esistenza di un «grave e irreparabile danno» ovvero di un «gravissimo danno».

Cass. 25 febbraio 2005, n. 4060.

 

Procedimento

Il provvedimento con cui la Corte di appello abbia respinto l’istanza di sospensione dell’esecuzione della sentenza da essa pronunziata in sede di opposizione alla stima dell’indennità di espropriazione, in quanto privo di efficacia decisoria, non è impugnabile per cassazione, senza che rilevi in contrario la circostanza che si tratti di provvedimento emesso in unico grado di giudizio.

Cass. 6 luglio 2001, n. 9118; conforme Cass. 25 maggio 1998, n. 5197



 
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