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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 380 cod. proc. civile: Deliberazione della sentenza

La Corte, dopo la discussione della causa, delibera, nella stessa seduta, la sentenza in camera di consiglio (1) (2).

Si applica alla deliberazione della corte la disposizione dell’articolo 276.


Commento

Camera di consiglio: [v. 373].

 

(1) L’articolo in questione può ritenersi implicitamente abrogato per effetto delle modifiche introdotte dalla novella del 2006 in tema di forma dei provvedimenti ex art. 375 e delle nuove norme che hanno procedimentalizzato le decisioni in camera di consiglio (nonché quelle per la decisione sulle istanze di regolamento di giurisdizione e di competenza) [v. 380bis e 380ter].

 

(2) Il rinvio all’art. 276 comporta che, nel giudizio in Cassazione come nel processo di cognizione, si proceda ad una pubblicazione contestuale del dispositivo e della motivazione, a differenza di quanto previsto per il processo del lavoro dove la pubblicazione del dispositivo precede la pubblicazione della motivazione [v. 429]. L’art. 141 att. precisa le modalità di votazione disponendo che il relatore vota per primo, il Presidente vota per ultimo e gli altri membri del collegio votano in ordine inverso di anzianità. L’estensore della sentenza è scelto dal Presidente tra coloro che hanno espresso voto conforme alla decisione.


Giurisprudenza annotata

Efficacia del dispositivo

Nel procedimento davanti alla Corte di cassazione il dispositivo deliberato in camera di consiglio - anche nelle controversie in materia di lavoro e al contrario rispetto a quanto previsto per queste ultime nei giudizi di merito dove si procede alla lettura in udienza - non assume rilevanza esterna, ma è un atto avente valore meramente interno; conseguentemente, atteso che le sentenze hanno valore d’atto giurisdizionale solo con la pubblicazione, alla Corte è consentito modificare l’originario dispositivo sino a tale momento.

Cass. lav., 11 maggio 2005, n. 9892.

 

Applicazione di un eventuale ius superveniens

Nel giudizio di cassazione, una volta che la sentenza (sottoscritta dal presidente e dall’estensore) sia stata affidata al cancelliere per il deposito e la pubblicazione ex art. 133 c.p.c., solo l’originario collegio deliberante può - prima del deposito - nuovamente convocarsi per proseguire la camera di consiglio e far applicazione di un eventuale ius superveniens, la quale invece rimane definitivamente preclusa nel caso in cui taluno dei componenti del detto collegio (nella specie il presidente, collocato a riposo) abbia cessato di far parte dell’ordine giudiziario sicché non è più possibile la convocazione del medesimo collegio nella stessa composizione. Ne consegue che non è conforme a legge e deve essere disapplicato - restituendosi per l’effetto, la sentenza, così come originariamente deliberata, alla fase di pubblicazione - il provvedimento (amministrativo) col quale il presidente titolare della sezione, pur senza aver fatto parte dell’originario collegio giudicante, abbia disposto l’interruzione della fase suddetta, richiamando, in presenza di jus superveniens, la causa sul ruolo e rimettendone l’esame ad altro collegio.

Cass. 20 marzo 1998, n. 258.

 

Ricorso incidentale condizionato.

Qualora la parte, interamente vittoriosa nel merito, abbia proposto ricorso incidentale condizionato avverso una statuizione a lei sfavorevole, relativa a una questione pregiudiziale di rito o preliminare di merito, rilevabile d’ufficio, la Corte di cassazione deve esaminare e decidere con priorità tale ricorso, senza tenere conto della sua subordinazione all’accoglimento del ricorso principale, dal momento che l’interesse al ricorso sorge per il fatto stesso che il ricorrente incidentale è soccombente sulla questione pregiudiziale o preliminare decisa in senso sfavorevole, che la vittoria conseguita nel merito è resa incerta dalla proposizione del ricorso principale e non dalla sua eventuale fondatezza e che le regole processuali sull’ordine logico delle questioni da definire - applicabile anche al giudizio di legittimità (articolo 380 comma 2 c.p.c. e 141 comma 1 disp. att. c.p.c.) - non subiscono deroga su sollecitazione delle parti.

Cass. 10 marzo 2007, n. 4895.

 

Forma del provvedimento di inammissibilità del ricorso per cassazione

La decisione con la quale viene dichiarata l’inammissibilità del ricorso per cassazione, se adottata all’esito di una udienza pubblica, deve essere assunta (non con ordinanza, ma) con sentenza, le cui forme debbono ritenersi prescritte (salvo le deroghe che risultino espressamente stabilite dalla legge) tutte le volte che, all’esito di una pubblica udienza di discussione, si adotti un provvedimento collegiale che comporti la definizione del giudizio davanti al giudice adito.

Cass. 12 giugno 2004, n. 11211.

 



 
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