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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 382 cod. proc. civile: Decisione delle questioni di giurisdizione e di competenza

La Corte, quando decide una questione di giurisdizione, statuisce su questa, determinando, quando occorre, il giudice competente.

Quando cassa per violazione delle norme sulla competenza, statuisce su questa.

Se riconosce che il giudice del quale si impugna il provvedimento e ogni altro giudice difettano di giurisdizione, cassa senza rinvio. Egualmente provvede in ogni altro caso in cui ritiene che la causa non poteva essere proposta o il processo proseguito (1).


Commento

Questione di giurisdizione: [v. 279]; Questione di competenza: [v. 279]. Cassare senza rinvio: significa annullare la decisione impugnata (fase rescindente) senza che a tale provvedimento segua una fase rescissoria volta a sostituire la pronuncia cassata con una nuova sentenza.

 

(1) Le ipotesi di cassazione senza rinvio costituiscono un numerus clausus per cui la scelta di cassare con o senza rinvio non è frutto di un potere discrezionale della Corte, ma conseguenza della necessità di adeguarsi a precise scelte legislative in materia. In particolare, la Corte può cassare senza rinvio nei soli tre casi contemplati dalla norma in esame: a) quando riscontri un difetto assoluto di giurisdizione, ossia l’impossibilità di chiedere tutela giurisdizionale dinanzi a qualsiasi giudice; b) quando vi sia una improponibilità della domanda ossia la mancanza originaria dei presupposti o delle condizioni dell’azione (es.: legittimazione ad agire o legittimazione ad essere convenuti); c) in caso di improseguibilità del giudizio, espressione con la quale si vuole intendere tutte quelle ipotesi in cui il giudizio pur potendo essere iniziato non può essere proseguito (l’ipotesi tipica è quella dell’omesso rilievo dell’intempestività dell’appello da parte del giudice di secondo grado).


Giurisprudenza annotata

Statuizione sulla giurisdizione

La Corte di cassazione, quando decide una questione di giurisdizione, «statuisce» su di essa (art. 382 comma 1 c.p.c.), individua, cioè, il giudice fornito di potere giurisdizionale in relazione a quella specifica controversia, e, se riscontra il vizio denunziato, sostituisce la propria alla statuizione cassata, procedendo ad una diretta applicazione, nel caso concreto, della legge processuale, con la conseguenza che, se il giudizio prosegue, al giudice di rinvio non resta che prendere atto di tale statuizione, con la quale la questione di giurisdizione è stata risolta una volta per tutte, e riprendere il corso del procedimento. Da ciò deriva che, in detta ipotesi, come in ogni altro caso in cui la censura abbia ad oggetto la violazione di una norma processuale, la Corte è anche giudice del fatto, in quanto l’applicazione della norma postula la verifica dell’esistenza, nel caso concreto, della fattispecie astrattamente prevista dal legislatore, ed ha, pertanto, il potere di procedere al diretto esame degli atti e delle risultanze processuali, onde acquisire gli elementi di giudizio necessari per la soluzione della questione sottoposta al suo esame.C

ass., Sez. Un., 10 luglio 2003, n. 10840.

 

Nell’attuale quadro normativo processuale, anche a seguito dell’entrata in vigore dell’art. 59 della legge n. 69 del 2009 (contenente la disciplina sulla decisione delle questioni di giurisdizione), si è venuta a realizzare la sostanziale riduzione ad unità del processo dalla fase della domanda a quella della decisione, con la connessa esclusione di ogni rilevanza impeditiva dell’eventuale errore iniziale della parte nella individuazione del giudice provvisto di giurisdizione. Ne consegue che la preclusione del regolamento preventivo di giurisdizione dopo che il giudice di merito abbia emesso una pronuncia declinatoria della propria giurisdizione non può più essere limitata all’ipotesi di proposizione dell’indicato rimedio nell’ambito del giudizio instaurato dinanzi a detto giudice, applicandosi tale preclusione anche nel caso in cui il regolamento venga formulato a seguito della riassunzione del giudizio dinanzi al giudice indicato dal primo come quello fornito di “potestas iudicandi”, per effetto del giudicato implicito sulla giurisdizione, che si determina in mancanza dell’impugnazione della decisione di difetto di giurisdizione del primo giudice ed in conseguenza della realizzata riassunzione avanti al giudice individuato nella stessa pronuncia.

Cass., Sez. Un., 18 giugno 2010, n. 14828.

 

Statuizione sulla competenza

Il potere della Corte di cassazione di dichiarare d’ufficio che l’azione non poteva essere proposta, previsto dall’art. 382, terzo comma, secondo inciso, c.p.c., può essere esercitato anche in sede di regolamento di competenza, nell’ipotesi in cui la corretta qualificazione giuridica della domanda evidenzi la tardività dell’azione proposta, atteso che la declaratoria di competenza di uno dei giudici di merito si concreterebbe in un’inutile procrastinazione dello svolgimento dell’attività processuale, essendo destinata ad una successiva pronuncia d’inammissibilità.

Cass. 23 novembre 2011, n. 24743.

 

Ammissibilità della translatio iudicii

Sia nel caso di ricorso ordinario ex art. 360, comma primo, n. 1), c.p.c. - previsto per il solo giudizio ordinario e poi esteso ai sensi dell’art. 111 Cost. a tutte le decisioni, assumendo la veste di ricorso per contestare innanzi alle Sezioni Unite la giurisdizione del giudice che ha emesso la sentenza impugnata - sia nel caso di regolamento preventivo di giurisdizione proponibile dinanzi al giudice ordinario, ma anche innanzi al giudice amministrativo, contabile o tributario, opera la translatio iudicii, così consentendosi al processo, iniziato erroneamente davanti ad un giudice che non ha la giurisdizione indicata, di poter continuare davanti al giudice effettivamente dotato di giurisdizione, onde dar luogo ad una pronuncia di merito che conclude la controversia, comunque iniziata, realizzando in modo più sollecito ed efficiente il servizio giustizia, costituzionalmente rilevante. Il principio della translatio iudicii è estensibile anche alle pronunce declinatorie della giurisdizione emesse dai giudici di merito senza che si configuri una violazione dei parametri costituzionale di cui agli artt. 3, 24 e 111 Cost. in relazione all’attuale, impeditiva disciplina processuale, dal momento che, in virtù di una interpretazione adeguatrice del sistema processuale, ancorché la pronuncia del giudice di merito dichiarativo del difetto di giurisdizione, a differenza di quella delle Sezioni Unite della Corte di cassazione, non imponga, al giudice del quale è stata affermata la giurisdizione, di conformarvisi, alle parti è dato, per la soluzione dell’eventuale conflitto negativo di giurisdizione, il rimedio del ricorso per cassazione ai sensi dell’art. 362, comma secondo, c.p.c., sicché il meccanismo correttivo della situazione di stallo, consente di pervenire alla decisione della questione di giurisdizione con effetti vincolanti nei confronti del giudice dichiarato fornito di giurisdizione, innanzi al quale è resa praticabile la translatio iudicii.

Cass., Sez. Un., 22 febbraio 2007, n. 4109.

 

Difetto assoluto di giurisdizione

Il difetto assoluto di giurisdizione è ravvisabile solo quando manchi nell’ordinamento una norma di diritto astrattamente idonea a tutelare l’interesse dedotto in giudizio, sì che non possa individuarsi alcun giudice titolare del potere di decidere; attiene, per contro, al merito della controversia ogni questione attinente all’idoneità di una norma di diritto a tutelare il concreto interesse affermato dalla parte in giudizio.

Cass., Sez. Un., 30 marzo 2005, n. 6635.

 

È improponibile per difetto assoluto di giurisdizione la domanda nei confronti della Repubblica argentina avente ad oggetto la condanna alla restituzione di somme investite in titoli obbligazionari, quando il regolamento di emissione delle obbligazioni prevede espressamente l’attribuzione della giurisdizione in capo a giudici diversi da quello italiano.

Trib. Roma, 24 marzo 2005.

 



 
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