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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 383 cod. proc. civile: Cassazione con rinvio

La Corte, quando accoglie il ricorso per motivi diversi da quelli richiamati nell’articolo precedente, rinvia la causa ad altro giudice di grado pari a quello che ha pronunciato la sentenza cassata.

Nel caso previsto nell’articolo 360 secondo comma, la causa può essere rinviata al giudice che avrebbe dovuto pronunciare sull’appello al quale le parti hanno rinunciato (1) (2).

La Corte, se riscontra una nullità del giudizio di primo grado per la quale il giudice d’appello avrebbe dovuto rimettere le parti al primo giudice, rinvia la causa a quest’ultimo (3).

Nelle ipotesi di cui all’articolo 348-ter, commi terzo e quarto, la Corte, se accoglie il ricorso per motivi diversi da quelli indicati dall’articolo 382, rinvia la causa al giudice che avrebbe dovuto pronunciare sull’appello e si applicano le disposizioni del libro secondo, titolo terzo, capo terzo, sezione terza.


Commento

Ricorso: [v. 360]; Appello: [v. 339].

 

(1) Il ricorso in Cassazione si configura come un mezzo di impugnazione a doppia fase: quella rescindente, volta ad annullare la sentenza impugnata (cd. iudicium rescindens) di competenza della Corte; quella rescissoria, volta a sostituire la sentenza cassata (cd. iudicium rescissorium) e di competenza del giudice di merito. In particolare, deve trattarsi di un giudice diverso da quello che ha emesso la sentenza cassata, ma di pari grado: potrà trattarsi di un diverso ufficio giudiziario o anche di una diversa sezione del medesimo ufficio giudiziario. A seguito di cassazione con rinvio si svolge un’ulteriore fase del processo di merito. Anche se l’oggetto del giudizio di rinvio deve essere lo stesso delle precedenti fasi, tuttavia si deve tener conto delle statuizioni della Corte in sede di annullamento della sentenza di appello, per cui vi è la necessità di individuare i principi che regolano i rapporti tra il giudizio definito con la sentenza cassata, la sentenza di cassazione ed il giudizio di rinvio. A riguardo occorre tener presente che nel giudizio di rinvio le parti non possono precisare conclusioni diverse da quelle prese nel giudizio nel quale fu pronunciata la sentenza cassata, salvo che la necessità delle nuove conclusioni sorga dalla sentenza di cassazione; inoltre bisogna distinguere a seconda che la sentenza di cassazione abbia accolto il ricorso per motivi che incidono o meno sull’accertamento dei fatti come contenuto nella sentenza cassata. In caso di cassazione per violazione o falsa applicazione di norme di diritto, il giudice di rinvio non può porre in discussione i fatti già accertati nel precedente giudizio di merito. Se, invece, la sentenza è stata cassata per vizio di motivazione il giudice di rinvio potrà procedere a un nuovo esame dei fatti.

 

(2) Il rinvio al giudice di appello invece che a quello di primo grado costituisce un’eccezione alla regola generale prevista nel comma 1 della norma. Tale eccezione si giustifica per il fatto che il ricorso è stato proposto omisso medio, cioè saltando il giudizio di appello [v. 360].

 

(4) Si tratta di una seconda eccezione (oltre quella relativa al ricorso omisso medio) al principio della identità di grado tra il giudice che ha emesso la sentenza cassata e quello che deve compiere il giudizio di rinvio. Con questa eccezione il legislatore ha voluto garantire alle parti il doppio grado di giudizio, atteso che il giudizio di primo grado è risultato affetto da un vizio di nullità che già avrebbe dovuto essere rilevato dal giudice d’appello. Tale rinvio è detto improprio.


Giurisprudenza annotata

Cassazione con rinvio al giudice di pari grado a quello che ha pronunciato la sentenza cassata

Il processo riassunto innanzi al giudice del rinvio costituisce prosecuzione di quello originario, sia nel caso in cui il rinvio venga disposto ai sensi dell’art. 383, terzo comma, c.p.c., sia nel caso - come nella specie - in cui il rinvio sia disposto, ai sensi dell’art. 354, primo comma, c.p.c., dal giudice di appello con sentenza confermata dalla corte di cassazione; pertanto, in tale ultima ipotesi, occorre tener conto, al fine del riconoscimento del diritto all’equa riparazione per il mancato rispetto del principio di ragionevole durata del processo, del fatto che alla riforma della sentenza non definitiva siano seguite altre due fasi, di primo e di secondo grado, che rientrano nel fisiologico andamento del processo.

Cass. 15 aprile 2011, n. 8769.

 

Nelle ipotesi di rinvio cosiddetto improprio o restitutorio da parte della Corte di cassazione, che ricorre quando, per qualsiasi ragione di carattere processuale, il giudizio "a quo" si sia concluso senza una pronuncia nel merito della controversia, il giudice di rinvio può esaminare tutte le questioni ritualmente proposte che non incidono sul suo obbligo di conformarsi al principio di diritto enunciato e sugli effetti che questo ha sulla decisione della causa. Rigetta, App. Napoli, 11/02/2013

Cassazione civile sez. VI  04 marzo 2015 n. 4290  

 

Alla luce dei principi di economia processuale e della ragionevole durata del processo come costituzionalizzato nell’art. 111, comma secondo, Cost., qualora i giudici di merito non si siano pronunciati su una questione di mero diritto, ossia non richiedente nuovi accertamenti di fatto, perché rimasta assorbita e la stessa venga riproposta con ricorso incidentale per cassazione, la Corte, una volta accolto il ricorso principale e cassata la sentenza impugnata, può decidere la questione purchè su di essa si sia svolto il contraddittorio, dovendosi ritenere che l’art. 384, comma secondo, c.p.c., come modificato dall’art. 12 della legge n. 40 del 2006, attribuisca alla Corte di cassazione una funzione non più soltanto rescindente ma anche rescissoria e che la perdita del grado di merito resti compensata con la realizzazione del principio di speditezza.

Cass. lav., 3 marzo 2011, n. 5139.

 

La sentenza che dispone il rinvio, a norma dell’art. 383, comma 1, c.p.c. contiene una statuizione di competenza funzionale nella parte in cui individua l’ufficio giudiziario davanti al quale dovrà svolgersi il giudizio rescissorio (che potrà essere lo stesso che ha emesso la sentenza impugnata o un ufficio territorialmente diverso, ma sempre di pari grado) e una statuizione sull’alterità del giudice rispetto ai magistrati persone fisiche che pronunciarono la sentenza cassata. Conseguentemente, se il giudizio viene riassunto davanti all’ufficio giudiziario individuato nella sentenza cassatoria, indipendentemente dalla sezione o dalle persone dei magistrati che lo trattano, non sussiste un vizio di incompetenza funzionale, poiché lo stesso non può riguardare le competenze interne tra sezioni o le persone fisiche dei magistrati. Se così rispettata la statuizione sulla competenza, è violata la statuizione sull’alterità del giudice per essersi svolto il giudizio rescissorio davanti a collegio, in cui almeno uno dei componenti aveva partecipato alla pronuncia della sentenza cassata, ovvero in caso di giudizio monocratico vi sia identità della persona fisica del magistrato nei due giudizi, e sussiste la nullità attinente alla costituzione del giudice ex art. 158 c.p.c., non essendo necessario che la parte faccia valere tale incompatibilità ex art. 52 c.p.c., in quanto sul punto dell’alterità si è già pronunciata la sentenza cassatoria.

Cass., Sez. Un., 27 febbraio 2008, n. 5087.

 

Nullità della notificazione dell’impugnazione

La violazione dell’obbligo, posto dall’art. 330, primo comma, c.p.c., di eseguire la notificazione dell’impugnazione alla controparte non direttamente, ma nel domicilio eletto, comporta, ai sensi dell’art. 160 c.p.c., la nullità della notificazione e tale vizio, se non rilevato dal giudice d’appello - che deve ordinare la rinnovazione della notifica a norma dell’art. 291 dello stesso codice - e non sanato dalla costituzione dell’appellato, a sua volta comporta la nullità dell’intero processo e della sentenza che lo ha definito, ma non anche la inammissibilità dell’impugnazione tempestivamente proposta, trattandosi di nullità attinente non all’impugnazione in senso sostanziale ma soltanto alla sua notificazione; con la conseguenza che, qualora il vizio sia rilevato in sede di legittimità, la Corte di cassazione, nel dichiarare la nullità della notifica e dell’intero processo e della sentenza, deve disporre il rinvio ad altro giudice di pari grado, dinanzi al quale, essendo ormai pervenuto a conoscenza dell’appellato l’atto d’impugnazione, ed essendo quindi superflua una sua nuova notificazione, sarà sufficiente effettuare la riassunzione della causa.

Cass. 9 dicembre 2002, n. 17494.

 

Nullità della vocatio in ius

Con riguardo al destinatario dell’atto, ai fini della validità e regolarità della citazione va fatto riferimento alle risultanze della copia a lui consegnata, sicché quando in detta copia manchino gli elementi necessari per una regolare vocatio in ius, la citazione deve ritenersi nulla, ancorché l’originale dell’atto sia completo dei dati richiesti, e la parte interessata può fare valere tale nullità producendo l’atto a lei destinato, senza necessità di impugnare di falso la relata di notifica apposta dall’ufficiale giudiziario sull’originale.

Cass. 6 ottobre 2006, n. 21555.

 

Interruzione automatica del processo

La morte come la radiazione o la sospensione dall’albo dell’unico difensore a mezzo del quale la parte è costituita nel giudizio di merito (o, come nella specie, di avvocato personalmente costituito) determina automaticamente l’interruzione del processo anche se il giudice e le altri parti non ne hanno avuto conoscenza (e senza, quindi, che occorra, perché si perfezioni la fattispecie interruttiva, la dichiarazione o la notificazione dell’evento), con preclusione di ogni ulteriore attività processuale, che, se compiuta, è causa di nullità degli atti successivi e della sentenza, con la conseguenza che la nullità della sentenza di appello potrà essere dedotta e provata per la prima volta nel giudizio di legittimità a norma dell’art. 372 c.p.c. e che, nel caso di accoglimento del ricorso, la sentenza ai sensi dell’art. 383, dovrà essere cassata con rinvio ad altro giudice di pari grado, nella stessa fase in cui si trovava il processo alla data dell’evento interruttivo.

Cass. 15 febbraio 2007, n. 3459.

 

Contumacia del litisconsorte necessario in appello

Nell’ipotesi di contumacia del litisconsorte necessario, è nulla e suscettibile di sanatoria ex art. 291 c.p.c., la notificazione dell’atto di riassunzione del giudizio d’appello effettuata, in violazione dell’art. 125, ultimo comma, disp. att. c.p.c., presso il procuratore domiciliatario nel giudizio di primo grado del litisconsorte rimasto contumace in appello. In tal caso, se il giudice dell’appello non abbia rilevato il vizio e disposto la rinnovazione della notificazione, l’avvenuta prosecuzione del giudizio in assenza del litisconsorte, configurando una violazione del principio del contraddittorio, comporta la nullità del giudizio stesso e della sentenza che lo conclude, con rinvio da parte della Corte di cassazione ad altro giudice di pari grado, ai sensi dell’art. 383, primo comma, c.p.c.

Cass. 21 gennaio 2000, n. 633; conforme Cass. lav., 8 gennaio 2007, n. 68.

 

Rinvio improprio al giudice di primo grado

Qualora il giudice di primo grado dichiari il difetto di giurisdizione sulla domanda, ritenendo che questa solleciti una pronuncia del giudice amministrativo, il giudice di secondo grado che, pur attraverso una diversa qualificazione della domanda stessa, affermi la giurisdizione negata dalla prima sentenza, deve fare applicazione dell’art. 353 c.p.c., indipendentemente dal fatto che le parti abbiano formulato conclusioni di merito, e rimettere la causa al primo giudice con la conseguenza che, ove a ciò non provveda, statuendo nel merito, la cassazione della relativa pronuncia deve essere disposta dalla Suprema Corte direttamente con rinvio al primo giudice.

Cass. lav., 17 gennaio 2006, n. 764.

 

Qualora si sia verificata violazione delle norme sul litisconsorzio necessario non rilevata né dal giudice di primo grado, che non ha disposto l’integrazione del contraddittorio, né dal giudice di appello, che non ha provveduto a rimettere la causa al giudice di primo grado ai sensi dell’art. 354 c.p.c., risulta viziato l’intero procedimento, sicché il giudice di legittimità deve disporre l’annullamento, anche d’ufficio, delle pronunce emesse, con rinvio della causa al giudice di prime cure, ai sensi dell’art. 383, ultimo comma, c.p.c. C

ass. 26 febbraio 2004, n. 3866; conforme Cass. 25 maggio 2004, n. 10034; Cass. 7 novembre 2002, n. 15643; Cass. 13 aprile 2007, n. 8825; Cass., Sez. Un., 24 agosto 2007 n. 17952.

 

Il giudizio di rinvio deve svolgersi entro i limiti segnati dalla sentenza di annullamento e non si può estendere a questioni che, pur non esaminate specificamente, in quanto non poste dalle parti o non rilevate d’ufficio, costituiscono il presupposto logico - giuridico della sentenza stessa, formando oggetto di giudicato implicito ed interno, poiché il loro riesame verrebbe a porre nel nulla o a limitare gli effetti della sentenza di cassazione, in contrasto col principio della loro intangibilità, con la conseguenza che deve escludersi la possibilità per il giudice del rinvio di sindacare la improponibilità della domanda, dipendente da qualunque causa, anche da inosservanza di modalità o di termini, pur essendo la stessa rilevabile d’ufficio in qualunque stato e grado del processo.

Cass. 4 aprile 2011, n. 7656.

 



 
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