codice-proc-civile
Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 385 cod. proc. civile: Provvedimenti sulle spese

La Corte, se rigetta il ricorso, condanna il ricorrente alle spese (1).

Se cassa senza rinvio o per violazione delle norme sulla competenza, provvede sulle spese di tutti i precedenti giudizi, liquidandole essa stessa o rimettendone la liquidazione al giudice che ha pronunciato la sentenza cassata.

Se rinvia la causa ad altro giudice, puo’ provvedere sulle spese del giudizio di cassazione o rimetterne la pronuncia al giudice di rinvio.


Commento

Cassare senza rinvio: [v. 382]; Competenza: [v. Libro I, Titolo I, Capo I, Sez. I]; Giudice di rinvio: [v. 392].

 

(1) Le spese processuali incombono sul soccombente, che dovrà sopportare oltre le spese proprie anche quelle sostenute dalla parte vincitrice. Si ammette che la Corte possa anche disporre la compensazione delle spese tra le parti in forza dell’art. 92, c. 2. La liquidazione delle spese attiene sia a quelle riguardanti il giudizio in Cassazione sia a quelle relative alle precedenti fasi di giudizio in applicazione del principio secondo cui la soccombenza si determina in base all’esito finale della controversia. La sentenza con la quale la Corte, nel cassare senza rinvio la decisione impugnata, ometta di provvedere circa le spese dei precedenti gradi di giudizio presenta una vera e propria omissione non suscettibile di integrazione con la procedura di correzione degli errori materiali.


Giurisprudenza annotata

Rigetto del ricorso

Nel caso in cui il ricorso per cassazione venga proposto contro una sentenza resa in un giudizio con pluralità di parti in situazione di scindibilità, senza che i motivi di ricorso riguardino la statuizione della sentenza rispetto ad una delle parti e con avvertimento a quest’ultima che il ricorso le viene notificato, ex art. 332 c.p.c., solo al fine di provocare l’eventuale impugnazione da parte sua dei capi della decisione che la riguardino, il deposito di controricorso ad opera di tale parte, ove il ricorso venga rigettato, non giustifica alcuna liquidazione delle spese in favore del medesimo controricorrente, giacché non si è determinata alcuna soccombenza del ricorrente nei suoi confronti.

Cass. 26 febbraio 2008, n. 4961.

 

Il controricorso inammissibile (nella specie, per tardività della notificazione), non può essere posto a carico del ricorrente (soccombente) nel computo dell’onorario di difesa da rimborsare al resistente. Tale onorario deve essere, quindi, limitato alla discussione della causa, fatta dal patrono della parte vittoriosa alla pubblica udienza.

Cass. 2 novembre 2011, n.22269.

 

Cassazione senza rinvio o per violazione delle norme sulla competenza

Nel caso in cui la materia del contendere su cui è stata pronunciata la sentenza di merito sia cessata, e la causa prosegua in cassazione solo in funzione della decisione da assumere in ordine alla ripartizione delle spese processuali, la Corte - previa valutazione di fondatezza della originaria domanda - decide sulle spese secondo il principio della soccombenza virtuale e, stante la natura e gli effetti della dichiarazione di cessazione della materia del contendere (estinzione del processo e caducazione delle sentenze di merito), pronuncia direttamente in ordine alle spese dell’intero processo in base al combinato disposto degli artt. 384 e 385 c.p.c.

Cass. lav., 25 agosto 2005, n. 17334.

 

In applicazione analogica dell’art. 385, secondo comma, c.p.c., la Corte di cassazione, adita con regolamento preventivo di giurisdizione, provvede sulle spese anche del giudizio di merito pendente dinanzi al giudice italiano quando questo sia destinato a non più proseguire a causa del rilevato difetto di giurisdizione di detto giudice, essendo a questi limitati effetti la situazione equiparabile a quella, prevista dalla citata norma del codice di rito, di cassazione senza rinvio.

Cass., Sez. Un., 20 febbraio 2007, n. 3841.

 

Poiché non si rinviene nell’ordinamento una norma che espressamente regoli il regime delle spese del giudizio di merito nell’ipotesi in cui la Corte di cassazione dichiara il difetto di giurisdizione del giudice italiano nei confronti dello straniero, deve farsi applicazione analogica dell’art. 385, 2º comma, c.p.c. equiparando, ai limitati fini delle spese, tale pronuncia a quella di cassazione senza rinvio.

Cass., Sez. Un., 28 febbraio 2007, n. 4634.

 

Cassazione con rinvio

Il principio, previsto dall’art. 336, primo comma, c.p.c., secondo il quale la cassazione parziale ha effetto anche sulle parti della sentenza dipendenti da quella cassata (cosiddetto effetto espansivo) comporta che la caducazione, in sede di legittimità, della pronuncia nel merito del giudice di appello, ancorché limitata ad un capo di essa, si estende alla statuizione relativa alle spese processuali, con la conseguenza che il giudice di rinvio ha il potere di rinnovarne totalmente la regolamentazione alla stregua dell’esito finale della lite.

Cass. 3 ottobre 2005, n. 19305; Cass. lav., 8 settembre 2003, n. 13104.

 

Cassazione

La previsione di cui all'art. 385, quarto comma, cod. proc. civ., introdotta dall'art. 13 del d.lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, è stata abrogata dall'art. 46, comma 20, della legge 18 giugno 2009, n. 69, con decorrenza dal 4 luglio 2009, sicché non si applica nei confronti di ricorsi proposti avverso sentenze pubblicate successivamente alla data della sua abrogazione. Rigetta, App. Palermo, 25/01/2010

Cassazione civile sez. III  20 ottobre 2014 n. 22226  

 

Nel giudizio di cassazione, si configura un'ipotesi di colpa grave tale da legittimare l'irrogazione, a carico del soccombente, dell'ulteriore somma di cui all'art. 385, quarto comma, cod. proc. civ. (nel testo, introdotto dall'art. 13 del d.lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, successivamente abrogato dall'art. 46, comma 20, della legge 18 giugno 2009, n. 69, ma ancora applicabile "ratione temporis", operando la nuova disposizione ai giudizi instaurati dopo il 4 luglio 2009, data di sua entrata in vigore), quando la parte abbia agito, o resistito, con la coscienza dell'infondatezza della domanda o dell'eccezione, ovvero senza avere adoperato la normale diligenza per acquisire la coscienza dell'infondatezza della propria posizione. (Nella specie, la S.C. ha fatto applicazione della norma a carico dei ricorrenti soccombenti, i quali pretendevano di ricondurre alla simulazione del contratto l'ipotesi di contrasto tra la sua "qualificazione formale" e la volontà delle parti). Rigetta, App. Torino, 16/12/2010

Cassazione civile sez. III  20 gennaio 2015 n. 817  

 

Secondo quanto disposto dall'art. 385, comma 4, c.p.c., il ricorrente che abbia agito con colpa grave innanzi alla Corte di Cassazione può essere condannato al pagamento di una somma, equitativamente determinata, in favore della controparte, dovendosi intendere con la locuzione agire o resistere con colpa grave l'aver azionato la propria pretesa, o l'aver resistito a quella avversa, con la coscienza dell'infondatezza della domanda o dell'eccezione (fattispecie verificatisi prima dell'abrogazione del comma quarto dell'articolo 385 c.p.c.).

Cassazione civile sez. III  20 gennaio 2015 n. 817  

 

 



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti