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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 386 cod. proc. civile: Effetti della decisione sulla giurisdizione

La decisione sulla giurisdizione è determinata dall’oggetto della domanda e, quando prosegue il giudizio, non pregiudica le questioni sulla pertinenza del diritto e sulla proponibilità della domanda (1).


Commento

Giurisdizione: [v. 1]. Oggetto della domanda: La norma rievoca la teoria della prospettazione secondo la quale oggetto della domanda è il petitum, cioè quanto chiesto dall’attore nell’atto introduttivo con riferimento al titolo su cui la richiesta stessa si fonda.

 

(1) L’indagine per la determinazione della giurisdizione deve essere compiuta non relativamente alla formulazione o proposizione soggettiva della domanda, bensì con riferimento alla situazione giuridica obiettiva denunciata con la domanda; ne deriva il poteredovere della Corte, in tema di decisione sulla giurisdizione, di procedere ad un esame integrale della situazione di diritto, con la connessa possibilità di deliberare nel merito, limitatamente agli elementi acquisiti dagli atti, allo scopo di accertare la possibilità dell’esistenza della causa petendi prospettata dall’attore con preclusione di ogni più penetrante indagine di merito. Quando il giudizio prosegue, in seguito alla decisione sulla giurisdizione nascono effetti vincolanti e non per il giudice di merito. Infatti da un lato il giudice non può più sollevare la questione di giurisdizione, avendo le Sezioni Unite già qualificato la res controversa come diritto soggettivo o interesse legittimo; dall’altro lato, il giudice ben può rigettare la domanda ritenendo che in concreto i fatti non sussistono.


Giurisprudenza annotata

Criterio di determinazione della giurisdizione

La giurisdizione si determina sulla base della domanda e, ai fini del riparto tra giudice ordinario e giudice amministrativo, rileva non già la prospettazione delle parti, bensì il cosiddetto petitum sostanziale, il quale va identificato non solo e non tanto in funzione della concreta statuizione che si chiede al giudice ma anche e soprattutto in funzione della causa petendi, ossia della intrinseca natura della posizione soggettiva dedotta in giudizio ed individuata dal giudice stesso con riguardo ai fatti allegati ed al rapporto giuridico di cui essi sono manifestazione e dal quale la domanda viene identificata.

Cass., Sez. Un., 9 maggio 2007, n. 10374.

 

L’applicazione, ai fini del riparto della giurisdizione, del suddetto criterio implica senza dubbio l’apprezzamento di elementi che attengono anche al merito (con la conseguenza che la Corte di cassazione è in materia anche giudice del fatto) ma non comporta che la statuizione sulla giurisdizione possa confondersi con la decisione sul merito né, in particolare, che la decisione possa essere determinata secundum eventum litis.

Cass., Sez. Un., 1º agosto 2006, n. 17461.

 

Il tema dell’ammissibilità di una determinata azione nei confronti della P.A. appartiene al merito della controversia, venendo in considerazione solo allorquando sia positivamente risolta la questione della giurisdizione del giudice ordinario; pertanto, proposta azione possessoria, il giudice ordinario deve pregiudizialmente accertare la consistenza della situazione giuridica dedotta in giudizio e, qualora riscontri che oggetto della tutela richiesta non è una situazione possessoria ma il controllo di legittimità dell’esercizio del potere, deve dichiarare il difetto di giurisdizione, senza porsi il problema della proponibilità di quel tipo di tutela nei confronti della P.A.

Cass., Sez. Un., 8 maggio 2007, n. 10375.

 

La giurisdizione del giudice ordinario, con riguardo ad una domanda proposta dal privato nei confronti della P.A., non può essere esclusa per il fatto che la domanda medesima contenga la richiesta di annullamento di un atto amministrativo, perché ove tale richiesta si ricolleghi alla tutela di una posizione di diritto soggettivo, in considerazione della dedotta inosservanza di norme di relazione da parte dell’amministrazione, quella giurisdizione va affermata, fermo restando il potere del giudice ordinario di provvedere alla sola disapplicazione dell’atto amministrativo nel caso concreto, in quanto lesivo di detto diritto soggettivo.

Cass., Sez. Un., 28 dicembre 2001, n. 16218.

 

La moltiplicazione delle ipotesi di giurisdizione esclusiva e la consistenza delle materie ad essa attribuite comportano che, in sede di regolamento di giurisdizione, fermo restando il criterio di riparto fondato sul binomio diritti-interessi, debba preliminarmente verificarsi l’eventuale appartenenza della controversia a materia di giurisdizione esclusiva, con la necessità, dettata dalla complessità nell’identificazione dei confini delle materie stesse (particolarmente, riguardo all’urbanistica, se si controverta su aspetti di gestione del territorio, se sia ravvisabile l’esercizio di poteri amministrativi o viceversa un comportamento senza potere, se il soggetto che se ne sia reso autore sia pubblico o a questo equiparato), di apprezzare elementi probatori acquisiti al processo, valutabili non già ai fini della decisione di merito ma ai soli effetti dell’identificazione del giudice munito di giurisdizione.

Cass., Sez. Un., 19 aprile 2007, n. 9325.
Decisione sulla giurisdizione e suoi effetti

La decisione delle S.U. della Corte di cassazione sul regolamento di giurisdizione non presuppone l’accertamento della situazione di fatto da parte del giudice di merito, atteso che, ai fini della decisione sulla giurisdizione, l’apprezzamento affidato al giudice, col correlativo potere di qualificazione giuridica, deve essere esercitato in riferimento ad elementi dedotti ed allegati dalla parte, ma non ancora effettivamente accertati.

Cass., Sez. Un., 8 marzo 2006, n. 4894.

 

Il giudice tributario può conoscere, senza efficacia di giudicato, questioni che ricadono in altra giurisdizione, quando dalla loro risoluzione dipenda la decisione del giudizio, per cui, in sede d'impugnazione dell'iscrizione a ruolo di un debito fiscale ereditario, ha il potere di accertare "incidenter tantum" la sussistenza o meno della qualità dei contribuenti di eredi accettanti con beneficio d'inventario, ai fini della corretta quantificazione del debito d'imposta. Né tale accertamento è precluso dal decreto del giudice ordinario, riconducibile alla volontaria giurisdizione e privo del carattere di decisorietà, che abbia ordinato la formazione dell'inventario o concesso una proroga dei termini. Rigetta, Comm. Trib. Reg. Veneto, 17/03/2008

Cassazione civile sez. trib.  26 novembre 2014 n. 25116  

 

La pronuncia sulla giurisdizione esige il preventivo controllo della costituzione del rapporto processuale dinanzi alla Corte di cassazione, con la notificazione del ricorso alle parti del giudizio a quo, trattandosi di requisito dell’ammissibilità del ricorso stesso, non anche il controllo dell’integrità del contraddittorio nelle precorse fasi del processo; con la statuizione sulla giurisdizione, infatti, ai sensi dell’art. 386 c.p.c., si identifica il giudice che deve conoscere del rapporto controverso, senza alcun pregiudizio, oltre che per il merito, anche per la problematica attinente all’ammissibilità ed alla proponibilità della domanda, nella quale è incluso il quesito dell’eventuale esigenza di impartire l’ordine di cui all’art. 102, secondo comma, c.p.c. in casi di mancata citazione di un litisconsorte necessario.

Cass., Sez. Un., 8 luglio 2004, n. 12607.

 

La natura di procedimento incidentale del regolamento di giurisdizione rispetto al procedimento (principale) in seno al quale l’istanza è stata proposta, comporta che il litisconsorzio necessario cosiddetto processuale si configuri relativamente a tutte le parti, costituite e non, del procedimento principale, mentre resta escluso il controllo di integrità del contraddittorio rispetto a quest’ultimo, non potendo essere diverse le parti del processo incidentale. Infatti, la statuizione sulla giurisdizione, ai sensi dell’art. 386 c.p.c., identifica il giudice che deve conoscere del rapporto controverso, senza alcun pregiudizio, oltre che per il merito, anche per la problematica attinente all’ammissibilità ed alla proponibilità della domanda, nella quale è incluso il quesito dell’eventuale esigenza di integrazione del contraddittorio.

Cass., Sez. Un., 8 novembre 2005, n. 21952.

 

L’art. 386 c.p.c. - in forza del quale la decisione sulla giurisdizione è determinata dall’oggetto della domanda e, quando prosegue il giudizio, non pregiudica le questioni sulla pertinenza del diritto e sulla proponibilità della domanda - trova il suo limite nella estensione oggettiva del giudicato, nel senso che se la statuizione sulla giurisdizione, resa dalle S.U. della Suprema Corte, è fondata sulla qualificazione del rapporto dedotto in giudizio e sugli accertamenti di fatto che hanno condotto ad essa, il giudicato sulla giurisdizione è inscindibile da tale qualificazione, che diviene quindi vincolante per il giudice di merito, rimettendosi altrimenti in discussione la giurisdizione stessa.

Cass. 22 marzo 2010, n. 6850.

 



 
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