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Art. 387 cod. proc. civ.: Non riproponibilità del ricorso dichiarato inammissibile o improcedibile

Il ricorso dichiarato inammissibile o improcedibile non può essere riproposto, anche se non è scaduto il termine fissato dalla legge (1).


Commento

Inammissibile: [v. 365]; Improcedibile: [v. 369].

 

(1) Il diritto di impugnare in Cassazione si consuma solo quando intervenga una pronuncia di improcedibilità o inammissibilità del ricorso, per cui, prima di tale declaratoria, è possibile la proposizione di un nuovo ricorso in sostituzione di quello viziato, se non sono decorsi i termini di impugnazione. Si esclude pacificamente l’applicazione della norma al regolamento preventivo di giurisdizione [v. 41], ciò in quanto esso non costituisce un mezzo di impugnazione ma solo uno strumento mediante il quale le parti tendono ad ottenere la definitiva risoluzione di una questione di giurisdizione.


Giurisprudenza annotata

Principio di consumazione dell’impugnazione

Il principio processuale della consumazione dell’impugnazione - in base al quale la parte rimasta in tutto o in parte soccombente esercitando il potere di impugnazione consuma la facoltà di critica della decisione che la pregiudica e non può proporre in prosieguo altri motivi, o ripetere, specificare o precisare quelli già dedotti, sempre che si tratti di due impugnazioni della stessa specie e che al tempo della proposizione della seconda l’inammissibilità della precedente sia stata già dichiarata -, benché previsto dal codice di rito solo con riferimento all’estinzione del procedimento d’appello o di revocazione nei casi previsti dai nn. 4 e 5 dell’art. 395 (art. 338 c.p.c.) e alla declaratoria d’inammissibilità od improcedibilità dell’appello (art. 358 c.p.c.) o del ricorso per cassazione (art. 387 c.p.c.) ha carattere generale, e deve ritenersi applicabile ogniqualvolta il procedimento d’impugnazione non pervenga, quale ne sia il motivo, ad una decisione di merito.

Cass. 5 giugno 2007, n. 13062.

 

Il principio della consumazione dell’impugnazione trova applicazione, indipendentemente dall’esistenza di specifiche disposizioni che lo prevedano, per tutti i mezzi ordinari di impugnazione, tra i quali anche la revocazione ordinaria per i motivi di cui ai nn. 4 e 5 dell’art. 395 c.p.c., non essendo consentito alla parte, che abbia impugnato la sentenza per uno dei suddetti motivi, di proporre una nuova impugnazione, al fine non già di porre rimedio ad un vizio di quella precedente, ma di dedurre nuovi motivi di censura, così sottraendosi all’osservanza del termine a tal fine previsto. Né ciò suscita un dubbio di costituzionalità dell’art. 387 c.p.c., per contrasto con gli artt. 3 e 24 cost., dal momento che il principio vale per tutti i mezzi ordinari di impugnazione e che la garanzia costituzionale del diritto di difesa si attua nelle forme e nei limiti stabiliti dall’ordinamento processuale.

Cass. 11 novembre 2011, n. 23630.
Riproponibilità del ricorso in caso di impugnazione inammissibile o improcedibile

In forza del principio di consumazione dell’impugnazione, la parte che abbia già proposto ricorso per cassazione può proporne un altro, in pendenza del termine per impugnare, solo quando il primo ricorso sia viziato ed il successivo miri a sostituire il precedente dovendo altrimenti il secondo ricorso essere considerato inammissibile.

Cass. 12 aprile 2011, n. 8306; Cass. 10 febbraio 2005, n. 2704.

 

Nel caso in cui una sentenza sia stata impugnata con due successivi ricorsi per cassazione, è ammissibile la proposizione del secondo in sostituzione del primo, purché l’improcedibilità o l’inammissibilità di quest’ultimo non sia stata ancora dichiarata, restando escluso che la mera notificazione del primo ricorso comporti, “ex se”, la consumazione del potere d’impugnazione.

Cass. 3 marzo 2009, n. 5053.
Contenuto del nuovo ricorso

Nel caso in cui una sentenza sia stata impugnata con due successivi ricorsi per cassazione, il primo dei quali non sia stato depositato o lo sia stato tardivamente dal ricorrente, è ammissibile la proposizione del secondo, anche qualora contenga nuovi e diversi motivi di censura.

Cass. 26 maggio 2010, n. 12898; conforme Cass. lav., 6 giugno 2007, n. 13267; Cass. 11 dicembre 2006, n. 26319; contra Cass. 18 marzo 2005, n. 5953; Cass. 22 maggio 2007, n. 11870.

 

Nel processo tributario, il contribuente che abbia proposto valido ricorso non consuma il potere di impugnazione dell’atto dell’Amministrazione finanziaria e non perde, quindi, la possibilità di proporre, finché non sia scaduto il termine per impugnare, nuovi motivi con un ulteriore atto che abbia i requisiti previsti dall’art. 18 D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, non potendo ricavarsi, dal sistema in generale e dall’art. 24 del citato decreto, in particolare, il principio di consumazione del potere di impugnazione degli atti dell’autorità finanziaria.

Cass. 31 marzo 2008, n. 8234.
Termini

In relazione alla tempestività della seconda impugnazione occorre aver riguardo - in difetto di anteriore notificazione della sentenza - non solo al termine di un anno del deposito della sentenza di cui all’art. 327 c.p.c., ma anche a quello breve, ex art. 325 c.p.c., che decorre dalla data della notifica della prima impugnazione.

Cass. 3 marzo 2009, n. 5053; conforme Cass. 18 gennaio 2006, n. 835.

 

Infatti, la proposizione di impugnazione equivale alla conoscenza legale della decisione impugnata da parte del soggetto che l’abbia proposta e, pertanto, fa decorrere il termine breve per le ulteriori impugnazioni nei confronti del medesimo e/o delle altre parti.

Cass. 27 ottobre 2005, n. 20912.
Casi di non operatività del principio di consumazione

La dichiarazione di inammissibilità di un’istanza di regolamento preventivo di giurisdizione non impedisce la reiterazione dell’istanza medesima, ove non sia scaduto il termine previsto dalla legge per proporla, in quanto il regolamento preventivo non è un mezzo di impugnazione e ad esso non è, pertanto, applicabile il principio di consumazione del gravame.

Cass., Sez. Un., 4 novembre 1996, n. 9533.

 

In tema di contenzioso tributario, tanto alla stregua della disciplina dettata dall’art. 306 c.p.c., richiamato dal D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 636, quanto ai sensi dell’art. 44 del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, la dichiarazione di estinzione del giudizio, a seguito della rinuncia del contribuente al ricorso, non comporta l’inammissibilità di altri ricorsi, tempestivamente proposti dal contribuente avverso il medesimo atto impositivo, in epoca successiva al primo ricorso ed in sostituzione dello stesso, salvo che il ricorrente non abbia inteso rinunciare all’azione: la struttura impugnatoria del giudizio tributario non giustifica infatti l’applicazione del principio di consumazione dell’impugnazione, operante nel giudizio civile con riferimento alla riproposizione dell’impugnazione dichiarata inammissibile o improcedibile, in quanto detto principio presuppone che sia stato impugnato un provvedimento avente attitudine ad acquistare efficacia di giudicato, e che la dichiarazione d’inammissibilità o improcedibilità abbia avuto luogo prima della riproposizione dell’impugnazione.

Cass. 2 aprile 2007, n. 8182.



 
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