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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 39 cod. proc. civile: Litispendenza e continenza di cause

Se una stessa causa è proposta davanti a giudici diversi, quello successivamente adito (1), in qualunque stato e grado del processo, anche d’ufficio, dichiara con ordinanza la litispendenza e dispone la cancellazione della causa dal ruolo.

Nel caso di continenza di cause, se il giudice preventivamente adito è competente anche per la causa proposta successivamente, il giudice di questa dichiara con ordinanza la continenza e fissa un termine perentorio entro il quale le parti debbono riassumere la causa davanti al primo giudice. Se questi non è competente anche per la causa successivamente proposta, la dichiarazione della continenza e la fissazione del termine sono da lui pronunciate.

La prevenzione è determinata dalla notificazione della citazione ovvero dal deposito del ricorso.


Commento

Litispendenza: letteralmente significa «pendenza di causa», ed infatti il termine viene utilizzato anche per individuare il momento iniziale del procedimento. Nel presente caso, è usato con riferimento alla pendenza della stessa causa davanti a differenti uffici giudiziari. Si noti che si ha identità di cause ove queste abbiano stesse parti (il mutamento a seguito di successione mortis causa è irrilevante), stessa causa petendi (ragione dell’azione dedotta in giudizio) e stesso petitum (oggetto della domanda, comprensivo sia del bene materiale della lite sia del provvedimento richiesto al giudice). La litispendenza può essere eccepita in ogni stato e grado del giudizio, anche in Cassazione con l’unico limite della formazione del giudicato.

 

Continenza: ipotesi specifica di litispendenza, consistente, infatti, nella identità di due cause quanto alle parti ed alla causa petendi, ma con petitum nell’una più ampio che nell’altra.

 

Riassunzione della causa: atto processuale di parte, avente in genere la forma della comparsa ma che può assumere anche la veste di ricorso o di citazione e che è necessario a determinare la ripresa dello svolgimento ordinario del processo, là dove siffatto svolgimento sia stato impedito dal prodursi di determinati accadimenti (ad es. interruzione del processo o cancellazione della causa dal ruolo). In mancanza della riassunzione entro il termine stabilito dalla legge o dal giudice il processo si estingue.

 

 

(1) Il criterio utilizzato per stabilire quando una causa è stata promossa prima di un’altra fa innanzitutto riferimento alla anteriorità della notifica della citazione (prescindendo dalla validità della stessa e dal regolare instaurarsi del contraddittorio). Se la notifica è avvenuta nello stesso giorno, si guarda alla data di comparizione più vicina. Nel caso, poi, di giudizio promosso mediante ricorso, si considera la data di deposito del ricorso (con l’unica eccezione per l’ingiunzione ex art. 633, atteso che l’art. 643 ricollega la pendenza della lite alla notificazione del ricorso e del decreto ingiuntivo).

 

 

 


Giurisprudenza annotata

  1. Litispendenza.

L’ordinanza con cui il tribunale, adito ai sensi dell’art. 19 D.Lgs. 17 gennaio 2003, n. 5, di fronte ad un’eccezione di litispendenza o continenza, abbia deciso sulla controversia dichiarando la continenza, invece che disporre, come prevede il comma 3 di tale disposizione, la prosecuzione del giudizio con il rito societario a cognizione piena, nel cui ambito la questione può essere decisa, integra un provvedimento impugnabile con il regolamento necessario di competenza, ai sensi dell’art. 42 c.p.c. (nel testo anteriore alla modifica di cui alla legge 18 giugno 2009, n. 69) e non con l’appello. Cass. 26 gennaio 2012, n. 1120.

 

Nel procedimento sommario ai sensi dell’art. 19 del D.Lgs. 17 gennaio 2003, n. 3, attualmente abrogato dall’art. 54, comma 5, della legge 18 giugno 2009, n. 69, il rilievo d’ufficio o su eccezione del convenuto di una questione di competenza, litispendenza o continenza determina, al pari di altra questione strettamente impediente, la prosecuzione del procedimento con il rito societario a cognizione piena, ai sensi del comma terzo del predetto art. 19. Cass. 26 gennaio 2012, n. 1120.

 

 

1.1. Pendenza di una causa in primo grado e definizione di altra identica in secondo grado.

La situazione processuale della litispendenza non è configurabile tra cause che si assumano identiche sul piano soggettivo e oggettivo ma siano pendenti in gradi diversi, potendo in tal caso solo sussistere, quando ne ricorrano i presupposti, un’ipotesi di sospensione del processo ai sensi dell’art. 295 c.p.c. Cass. 15 dicembre 2011, n. 27018.

 

Non sussiste litispendenza tra una causa pendente in primo grado e un’altra definita con sentenza da un giudice di secondo grado, ancorché non siano decorsi i termini per impugnarla, sia perché, per la configurabilità della litispendenza, è necessario che cause identiche pendano dinanzi a giudici diversi, ma nel medesimo grado, sia perché, finché l’impugnazione non è proposta, non c’è un giudice investito della lite, con conseguente inconfigurabilità della contemporanea pendenza di due giudizi sull’identica causa. Cass. 18 aprile 2007, n. 9319; conforme Cass. lav., 16 giugno 2000, n. 8214; Cass. 21 aprile 1999, n. 3965.

 

 

1.2. Impugnazione con appello e con ricorso per cassazione.

Non si versa in ipotesi di litispendenza nel caso in cui la medesima decisione di secondo grado venga impugnata sia con l’appello, sia con il ricorso per cassazione, giacché il predetto istituto processuale tende ad impedire il simultaneo esercizio della funzione giurisdizionale sulla stessa controversia da parte di più giudici che abbiano competenza a decidere, per evitare la possibilità di giudicati contrastanti, mentre un tale problema non si pone nel caso in cui siano stati proposti avverso lo stesso provvedimento due diversi mezzi di impugnazione, dei quali uno solo previsto dalla legge, perché in siffatta ipotesi - venendo in questione l’ammissibilità dell’impugnazione, sulla quale non spiega alcun effetto la contemporanea proposizione di altro diverso mezzo di gravame - è il giudice dinanzi al quale è stato proposto il gravame ammissibile a dover decidere sulla impugnazione, mentre l’altro deve dichiarare inammissibile il gravame dinanzi a lui proposto. Cass. 6 dicembre 2007, n. 25452; conforme Cass. 10 febbraio 2005, n. 2709; Cass. 2 ottobre 2000, n. 13010; Cass. 21 giugno 1999, n. 6236.

 

 

1.3. Eccezione di litispendenza.

Non è configurabile un rapporto di litispendenza tra l’opposizione a decreto ingiuntivo e l’opposizione al precetto intimato in virtù dello stesso titolo atteso che con il primo si contesta, in sede di giudizio di cognizione, la sussistenza del credito azionato in via monitoria, mentre con il secondo si contesta il diritto della controparte a procedere ad esecuzione forzata, non ricorrendo, pertanto, identità di tutti gli elementi richiesti dalla legge per la litispendenza e, segnatamente, del “petitum” e della “causa petendi”. Cass. lav., 25 luglio 2011, n. 16199.

 

 

  1. Continenza.

Ai sensi dell’art. 39, comma secondo, c.p.c., la continenza di cause ricorre non solo quando due cause siano caratterizzate da identità di soggetti (identità non esclusa, peraltro, dalla circostanza che in uno dei due giudizi sia presente anche un soggetto diverso) e di titolo e da una differenza quantitativa dell’oggetto, ma anche quando fra le cause sussista un rapporto di interdipendenza, come nel caso in cui sono prospettate, con riferimento ad un unico rapporto negoziale, domande contrapposte o in relazione di alternatività e caratterizzate da una coincidenza soltanto parziale delle causae petendi, nonché quando le questioni dedotte con la domanda anteriormente proposta costituiscano il necessario presupposto (alla stregua della sussistenza di un nesso di pregiudizialità logico-giuridica) per la definizione del giudizio successivo, come nell’ipotesi in cui le contrapposte domande concernano il riconoscimento e la tutela di diritti derivanti dallo stesso rapporto e il loro esito dipenda dalla soluzione di una o più questioni comuni. Cass. 14 luglio 2011, n. 15532; conforme Cass., Sez. Un., 1° ottobre 2007, n. 20598; Cass., Sez. Un., 1° ottobre 2007, n. 20596; Cass. 21 febbraio 2007, n. 4089; Cass. 30 novembre 2005, n. 26076; Cass. 15 aprile 2004, n. 7144; Cass. 18 marzo 2003, n. 4006; Cass. 21 gennaio 2003, n. 854; Cass. 11 ottobre 2002, n. 14563.

 

Ai sensi dell’art. 39, comma secondo, c.p.c., sussiste un’ipotesi di continenza tra la domanda del venditore in via monitoria di condanna del compratore al pagamento del prezzo e quella proposta in via ordinaria davanti ad un diverso giudice avente ad oggetto la domanda del compratore di risoluzione del contratto di compravendita e di risarcimento dei danni, scaturendo le opposte domande dal medesimo rapporto contrattuale. Pertanto, la competenza a decidere su entrambe le cause va accertata secondo il criterio della prevenzione, rimanendo affidato al giudice della causa d’opposizione a decreto ingiuntivo il compito di valutare gli effetti su tale procedimento del rapporto di continenza. Cass. 15 ottobre 2010, n. 21333.

 

Tra la causa proposta con il rito di cui all'art. 1, commi 48 e segg. della legge 28 giugno 2012, n. 92, per l'accertamento della legittimità del recesso datoriale, pendente in fase di opposizione, e quella concernente l'impugnativa del medesimo licenziamento, pendente nella fase sommaria dello stesso rito dinanzi a diverso tribunale, pure in astratto territorialmente competente, sussiste un rapporto di continenza, sicché, ai fini della determinazione del giudice competente, occorre aver riguardo esclusivamente al criterio della prevenzione - avuto riguardo alla data di deposito del ricorso - a prescindere dall'individuazione della causa contenente e di quella contenuta, nonché dall'esame di profili processuali relativi alla domanda proposta davanti al giudice preventivamente adito. Regola competenza.

Cassazione civile sez. VI  20 novembre 2014 n. 24790  

 

Per determinare la litispendenza ai fini della prevenzione tra cause in rapporto di continenza, una iniziata con ricorso monitorio e una iniziata con citazione, per quest'ultima si ha riguardo al perfezionamento del procedimento di notificazione tramite consegna dell'atto al destinatario, non operando la scissione soggettiva del momento perfezionativo per il notificante e il destinatario, che vale solo per le decadenze non addebitabili al notificante; né può invocarsi il principio di uguaglianza tra gli attori, in rapporto alla pendenza della lite monitoria già al momento del deposito del ricorso, atteso che la maggiore o minore incidenza dell'impulso di parte nell'individuazione del giudice naturale della controversia è solo l'effetto indiretto della differente disciplina processuale, discrezionalmente prevista dal legislatore. Rigetta, Trib. Udine, 24/09/2012. Cassazione civile sez. un.  06 novembre 2014 n. 23675  

 

Nell'ipotesi di continenza tra un giudizio in grado di appello, con domande di accertamento di un credito e di condanna al suo adempimento, ed altro in primo grado pendente davanti al medesimo ufficio giudiziario, nel quale il debitore proponga domanda di accertamento negativo della medesima situazione creditoria, adducendone la prescrizione, già eccepita nel primo giudizio e in tale sede ritenuta inammissibile per violazione del regime delle preclusioni, non può realizzarsi la rimessione della seconda causa al giudice dell'impugnazione della decisione sulla prima, ai sensi dell'art. 39, secondo comma, cod. proc. civ., per il diverso grado in cui risultano pendenti. Ne consegue che va disposta, ai sensi dell'art. 295 cod. proc. civ., la sospensione della seconda causa, tanto più che l'accertamento eventuale nel primo giudizio dell'esistenza del diritto di credito, e dunque l'esclusione del rilievo della dedotta prescrizione per la sua tardività, impedirebbe di attribuire rilevanza alla prescrizione invocata con il secondo giudizio, atteso che l'operare delle preclusioni nell'uno impone di dare loro rilievo anche nell'altro. Regola sospensione. Cassazione civile sez. VI  10 marzo 2014 n. 5455

 

 

2.1. Competenza del giudice preventivamente adito.

Ove sussista continenza di cause la competenza del giudice preventivamente adito è esclusa quando la causa proposta davanti al secondo giudice appartenga alla competenza per materia o per valore di quest’ultimo, atteso che in tal caso non può applicarsi il criterio della prevenzione. Cass. lav., 22 ottobre 1994, n. 8685.

 

 

2.2. Verifica da parte del giudice successivamente adito.

Ai sensi dell’art. 39, secondo comma, c.p.c., il giudice che ravvisi la continenza tra una causa propostagli ed altra precedentemente instaurata dinanzi a un giudice diverso deve verificare la competenza (per materia, territorio, derogabile e inderogabile, e valore) di quest’ultimo in relazione non soltanto alla causa da rimettergli ma anche a quella presso di lui già pendente, con indagine estesa a tutti i criteri di competenza. Cass., Sez. Un., 13 luglio 2006, n. 15905; conforme Cass. 14 dicembre 2002, n. 17967; Cass. 8 ottobre 1993, n. 9988.

Contra: La traslazione della causa per continenza avviene in base al criterio della prevenzione, sempre che il giudice preventivamente adito sia competente sia per la causa presso di lui pendente che per la causa successivamente proposta; l’indagine circa la competenza del giudice preventivamente adito anche in ordine alla causa già pendente presso di lui può (e deve) essere compiuta dalla Corte di cassazione adita in sede di regolamento di competenza, mentre non può essere compiuta dal giudice successivamente adito dinanzi al quale sia stata eccepita la continenza, che deve invece limitarsi a verificare la competenza del giudice preventivamente adito solo in ordine alla causa successivamente proposta, atteso tra l’altro che nessun giudice (eccettuata la Corte di cassazione) può sindacare la competenza di altro giudice relativamente a una causa pendente presso il medesimo. Cass. 21 gennaio 2003, n. 854.

 

 

2.3. Pendenza di domanda con causa petendi identica a quella di altra azione monitoria e con petitum contenuto in quest’ultima.

Allorché la causa in relazione alla quale è stato emesso il decreto ingiuntivo sia in rapporto di continenza con altra causa pendente davanti ad altro giudice preventivamente adito in sede di cognizione ordinaria, il giudice dell’opposizione a decreto ingiuntivo, nell’esercizio della propria competenza funzionale ed inderogabile sull’opposizione, deve dichiarare l’incompetenza del giudice che ha emesso il decreto e, conseguentemente, la nullità del medesimo, fissando un termine perentorio entro il quale le parti debbono riassumere la causa davanti al primo giudice. Cass., Sez. Un., 23 luglio 2001, n. 10011; conforme Cass. 3 ottobre 2007, n. 20759; Cass. 21 febbraio 2007, n. 4089; Cass. 30 novembre 2005, n. 26076.

 

 

2.4. Cause a tesi e richieste contrapposte.

Quando due cause si presentano a tesi e richieste contrapposte, sicché l’accoglimento totale delle domande proposte da chi si è fatto attore in una causa sia incompatibile, sul piano logico-giuridico, con la condanna totale del medesimo nell’altra causa in cui è convenuto, non può dirsi sussistente tra le due cause un rapporto di litispendenza, né un rapporto di continenza, bensì un rapporto di connessione, diverso da quello di accessorietà. Ne consegue che, ai sensi dell’art. 40, comma primo, c.c. c., deve ritenersi competente il giudice preventivamente adito. Cass. 7 febbraio 2001, n. 1732.

 

 

2.5. Procedimenti pendenti in fase di gravame e di primo grado.

In tema di continenza di cause, le norme dettate dall’art. 39 c.p.c. non operano con riguardo alla situazione di pendenza di una causa in primo grado e dell’altra in appello, ma l’esigenza di coordinamento sottesa alla disciplina dell’art. 39, secondo comma, dev’essere assicurata comunque ai sensi dell’art. 295 c.p.c., cioè per il tramite della sospensione della causa, che avrebbe dovuto subire l’attrazione all’altra se avesse potuto operare detta disciplina, in attesa della definizione con sentenza passata in giudicato della causa che avrebbe esercitato l’attrazione. Cass. 21 settembre 2007, n. 19525.

 

 

2.6. Recesso del preponente in rapporto di agenzia e domanda dell’agente di declaratoria di nullità del recesso.

Sussiste un rapporto di continenza fra la causa promossa dal preponente nei confronti dell’agente per far accertare la legittimità del proprio recesso e l’assenza dell’obbligo di corresponsione dell’indennità, e quella proposta dal secondo nei confronti del primo per la declaratoria della nullità, o comunque della illegittimità, del recesso e per il risarcimento del danno. Cass. lav., 22 agosto 1997, n. 7883.

 

 

2.7. Domanda di condanna al pagamento di un debito e domanda di accertamento di inesistenza dell’inadempimento.

Sussiste continenza di causa tra la domanda del venditore, in via monitoria, di condanna del compratore al pagamento del prezzo di un bene, e quella, preventivamente proposta in via ordinaria, dinanzi ad un giudice diverso, dal secondo nei confronti del primo per accertare l’inesistenza dell’inadempimento all’obbligo di pagare il prezzo a causa del contrapposto inadempimento del venditore alla sua obbligazione sinallagmatica e il derivato diritto di esso compratore al risarcimento dei danni, da compensare in ogni caso con la somma ingiunta. Pertanto il giudice dell’opposizione a decreto ingiuntivo non può sospendere il giudizio dinanzi a sé ai sensi dell’art. 295 c.p.c., fino alla definizione della predetta causa preventivamente instaurata, ma, nell’esercizio della sua competenza funzionale, deve dichiarare la nullità del decreto per incompetenza del giudice che lo ha emesso e fissare un termine per la riassunzione della causa dinanzi al giudice preventivamente adito. Cass. 21 marzo 1997, n. 2530.

 

 

2.8. Impugnazione del lodo arbitrale.

In tema di impugnazione del lodo arbitrale, la deduzione relativa al difetto assoluto di motivazione integra un’autonoma causa petendi rispetto alla generale richiesta di nullità del lodo formulata in un precedente giudizio fra le stesse parti e si risolve in un autonomo capo di domanda idoneo come tale a far assumere al giudizio instaurato per ultimo un ambito maggiore, con la conseguenza che per l’individuazione del giudice competente deve trovare applicazione l’art. 39, comma 2, c.p.c. Cass. 7 febbraio 1995, n. 1400.

 

 

2.9. Questioni dedotte nella causa anteriore e costituenti un presupposto necessario per la definizione della successiva.

Nella nozione di continenza di cause rientra anche la situazione in cui le questioni dedotte nella causa anteriormente incardinata costituiscano un presupposto necessario per la definizione del giudizio successivo e tra le due cause sia ravvisabile un nesso di pregiudizialità logica; ciò che si verifica nel caso di domande contrapposte che si ricolleghino al medesimo rapporto negoziale ed il loro esito dipenda, sia pure in parte, dalla soluzione di una o più questioni comuni. Cass. lav., 23 marzo 1994, n. 2803.

 

 

2.10. Eccezione di continenza.

L’eccezione di continenza non può trovare accoglimento quando la parte non produca in giudizio tutti gli atti necessari all’indispensabile esame comparativo delle domande proposte nei due giudizi pendenti, al fine di accertare, oltre che la stessa pendenza, la loro entità e parziale coincidenza per stabilire quale giudice sia stato per primo investito. Cass. 11 agosto 1990, n. 8229.

 



 
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