codice-proc-civile
Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 390 cod. proc. civile: Rinuncia

La parte può rinunciare al ricorso principale o incidentale finché non sia cominciata la relazione alla udienza, o siano notificate le conclusioni scritte del pubblico ministero nei casi di cui all’articolo 380-ter.

La rinuncia deve farsi con atto sottoscritto dalla parte e dal suo avvocato o anche da questo solo se è munito di mandato speciale a tale effetto (1).

L’atto di rinuncia è notificato alle parti costituite o comunicato agli avvocati delle stesse, che vi appongono il visto (2) (3).


Commento

Ricorso principale (per cassazione): [v. 360]; Ricorso incidentale: [v. 371]; Notificazione: [v. 137]; Comunicazione: [v. 136]. Rinuncia: negozio giuridico abdicativo mediante il quale una parte dismette di far valere il suo interesse, provocando, in tal caso, l’estinzione del processo. (1) La rinunzia diviene operante solo quando sia portata a conoscenza della Corte mediante la consegna del relativo atto nelle mani del cancelliere.La rinunzia al regolamento di competenza è irrilevante se fatta dopo il deposito delle conclusioni del P.M.

 

(1) La necessità della sottoscrizione ad opera della parte o dell’avvocato munito di mandato speciale si spiega per il fatto che la rinuncia è atto dispositivo del processo. È invalida la rinunzia al ricorso per Cassazione sottoscritta dal solo ricorrente e non anche dal difensore. Come pure non è valida la rinunzia sottoscritta dal solo difensore della parte, a meno che questi sia munito di procura che preveda la facoltà di transigere e conciliare potendosi configurare la rinunzia come effetto «naturale» dell’accordo transattivo o conciliativo. La rinunzia al ricorso principale non travolge il ricorso incidentale anche tardivo. Invece il ricorso incidentale condizionato deve ritenersi assorbito e il processo deve dichiararsi estinto per effetto dell’intervenuta rinunzia al ricorso principale. Si discute se la rinuncia ad uno dei motivi di ricorso rientri nei poteri del difensore, essendo relativa alla valutazione tecnica delle modalità di svolgimento dell’impugnazione, ovvero se la specialità della procura richiesta per la proposizione del ricorso renda indisponibili da parte del difensore i motivi di ricorso.

 

(2) Alla rinuncia al ricorso non si applica la disciplina dell’art. 306 sicché essa è produttiva di effetti a prescindere dall’accettazione delle altre parti. Inoltre, essa non può considerarsi atto recettizio comportando di per sé l’estinzione del processo, mentre gli adempimenti previsti dalla norma sono finalizzati solo ad ottenere l’adesione delle altre parti e ad evitare la condanna alle spese del rinunciante ex art. 391. Il regolamento preventivo di giurisdizione [v. 41] si sottrae alla disciplina dell’art. 390 non essendo configurabile come mezzo di impugnazione.

 

(3) Anche nel giudizio di cassazione, indipendentemente da una formale rinuncia, ove non sussista più contestazione sul diritto sostanziale dedotto in causa, deve essere dichiarata la cessazione della materia del contendere.


Giurisprudenza annotata

Potere di rinuncia al ricorso

In tema di capacità processuale, il rappresentante della persona giuridica, una volta investito del potere di stare in giudizio, può decidere il compimento di tutti gli atti processuali, compresa la rinuncia, e quindi ha il potere di conferire il relativo mandato speciale al difensore, senza che tale atto debba essere specificamente previsto nella delibera di investitura.

Cass., Sez. Un., 9 dicembre 2004, n. 22999.

 

Poiché la rappresentanza in giudizio del Comune spetta in via generale al sindaco senza necessità di preventiva autorizzazione della giunta, anche per la rinuncia al giudizio (nella specie rinuncia al ricorso per cassazione) del sindaco non è richiesta l’autorizzazione della giunta.

Cass. 29 marzo 2006, n. 7138.

 

Rinuncia parziale

La situazione di litisconsorzio necessario, quale è quella che si verifica tra i creditori nella controversia ex art. 512 c.p.c. sulla distribuzione della somma ricavata dalla vendita in sede esecutiva, comporta l’automatica inscindibilità della controversia in sede di impugnazione ed implica che la rinuncia del ricorrente al ricorso per cassazione verso uno degli intimati non può produrre i tradizionali effetti propri della rinuncia, e cioè l’effetto di giustificare una decisione conseguente sul ricorso limitatamente al relativo rapporto processuale, giacché la decisione della controversia non può che riguardare tutte le parti.

Cass. 19 febbraio 2008, n. 4177.
Termine e modalità dell’atto di rinuncia

La rinuncia al ricorso per cassazione produce l'estinzione del processo anche in assenza di accettazione, in quanto tale atto non ha carattere "accettizio" (non richiede, cioè, l'accettazione della controparte per essere produttivo di effetti processuali), e, determinando il passaggio in giudicato della sentenza impugnata, comporta il venir meno dell'interesse a contrastare l'impugnazione, rimanendo, comunque, salva la condanna del rinunciante alle spese del giudizio. Dichiara estinto il processo, App. Roma, 05/05/2010

Cassazione civile sez. VI  26 febbraio 2015 n. 3971  

 

La rinuncia al ricorso per cassazione, potendo avvenire fino a che non sia cominciata la relazione e, quindi, anche direttamente in udienza, risulta perfezionata nel caso in cui la controparte ne abbia comunque avuto conoscenza prima dell'inizio di quest'ultima, benchè non le sia stata notificata, e, trattandosi di atto unilaterale recettizio, produce l'estinzione del processo a prescindere dall'accettazione, che rileva solo ai fini delle spese. Dichiara estinto il processo

Cassazione civile sez. I  29 luglio 2014 n. 17187

 

In tema di giudizio di cassazione e di procedimento in camera di consiglio di cui all’art. 380 “bis” c.p.c., dal complesso delle innovazioni apportate con la novella di cui al D.Lgs. n. 40 del 2006, inequivocamente volta al rafforzamento della funzione nomofilattica della corte di legittimità, a sua volta certamente agevolata da una definizione del giudizio di cassazione alternativa alla decisione, e dalla nuova formulazione dell’art. 391, secondo comma, c.p.c., per il quale il rinunciante può (e non più deve) essere condannato alle spese, così avallando l’ipotesi che si sia voluto dar luogo ad una sorta di incentivazione alla rinuncia, si desume che il termine utile per rinunciare al ricorso va individuato nel momento in cui è precluso alle parti l’esercizio di un’ulteriore attività processuale e non in quello, antecedente, della notifica agli avvocati della relazione depositata dal consigliere relatore nominato ai sensi dell’art. 377 c.p.c., senza che, in tal modo, venga meno la remora a presentare ricorsi inammissibili o manifestamente infondati, stante il ruolo potenzialmente deterrente della condanna alle spese, e che sia escluso il risparmio di attività per il quale si giustifica l’ammissibilità della rinuncia, essendo il collegio comunque esentato dall’esame del ricorso, sia in sede di adunanza in camera di consiglio, che di eventuale pubblica udienza, cui la causa venga rinviata “ex” art. 380 “bis”, quinto comma, c.p.c.

Cass., Sez. Un., 16 luglio 2008, n. 19514.

 

L’attività necessaria per portare a conoscenza della Corte l’atto di rinuncia (deposito in cancelleria), non costituisce un onere a carico della parte rinunciante, il cui adempimento sia integrativo dell’atto stesso, e, quindi, può essere compiuta anche dalla parte alla quale sia stata notificata o comunicata la rinuncia.

Cass. 16 luglio 1976, n. 2830.

 

Qualora nel giudizio di cassazione venga prodotto un atto di rinuncia non sottoscritto da tutti i litisconsorti, non può essere dichiarata l’estinzione del giudizio.

Cass. 15 marzo 2006, n. 5679.

 

Qualora nel giudizio di cassazione venga prodotta una dichiarazione di rinuncia al ricorso ritualmente sottoscritta dal difensore del ricorrente munito del relativo potere (ovvero di mandato speciale a tale effetto) e la stessa venga validamente accettata dal difensore della parte resistente, anch’esso munito del relativo potere, il processo deve ritenersi estinto per valida rinuncia al ricorso, da dichiarare con ordinanza.

Cass. 7 ottobre 2005, n. 19648.

 

Ove la dichiarazione di rinunzia al ricorso per cassazione non sia stata sottoscritta dalla parte di persona, ma esclusivamente dal suo difensore nominato, senza che quest’ultimo risulti munito di mandato speciale a rinunziare, l’atto, siccome sprovvisto dei requisiti di cui al secondo comma dell’art. 390 c.p.c., non appare idoneo a produrre l’effetto dell’estinzione del processo per avvenuta rinunzia, ai sensi del combinato disposto del medesimo art. 390 e dell’art. 391 c.p.c., ma si palesa idoneo a rivelare il sopravvenuto difetto di interesse del ricorrente a proseguire il processo stesso (segnatamente quando la controparte non si sia neppure costituita) e a determinare così la cessazione della materia del contendere, con conseguente inammissibilità del ricorso stesso.

Cass. 6 dicembre 2004, n. 22806.

 

La dichiarazione del ricorrente di rinunciare al ricorso per cassazione che sia sottoscritta solo dalla parte e non anche dal suo difensore, è inidonea, nonostante l’adesione del resistente e del difensore di questi, a determinare l’estinzione del giudizio, ma documenta la sopravvenuta carenza di interesse del ricorrente stesso, la cui impugnazione va dichiarata inammissibile per cessazione della materia del contendere.

Cass. 7 marzo 2008, n. 6189.

In tema di rinuncia al ricorso per cassazione, è rituale e comporta l’estinzione del procedimento per cassazione quella inviata a mezzo fax e nella quale si evidenzia che la lite è stata transatta, quand’anche vi sia solo la sottoscrizione del rinunciante e manchi la firma dell’avvocato, ma sia redatta su un foglio a lui intestato e con segni grafici ai margini di esso, interpretabili come la sua sottoscrizione e sia indice della sua provenienza. Infatti è consentito trasmettere via fax atti relativi ad affari contenziosi e l’atto trasmesso si può considerare conforme all’originale ove non sorgano contestazioni sull’autenticità e provenienza di esso.

Cass. 7 giugno 2004, n. 10809.

 

Nell’ipotesi di rinuncia ai sensi dell’art. 390 c.p.c. al ricorso per cassazione irritualmente notificato e di proposizione di un ulteriore ricorso avverso la medesima sentenza, non è necessario che sia rilasciata al difensore una apposita procura speciale da cui risulti l’espressa volontà di presentare un nuovo e successivo ricorso, essendo sufficiente che il mandato sia stato conferito in data anteriore o coeva alla notificazione dell’atto.

Cass. lav., 29 maggio 2000, n. 7094.
Notificazione o comunicazione

A norma dell’art. 390, ultimo comma, c.p.c., l’atto di rinuncia al ricorso per cassazione deve essere notificato alle parti costituite o comunicato agli avvocati delle stesse, che vi appongono il visto; ne consegue che, in difetto di tali requisiti, l’atto di rinuncia non è idoneo a determinare l’estinzione del processo, ma, poiché è indicativo del venir meno dell’interesse al ricorso, ne determina comunque l’inammissibilità.

Cass., Sez. Un., 18 febbraio 2010, n. 3876.
Effetti della rinuncia

La rinuncia al ricorso per cassazione comporta l’estinzione del procedimento e questa, ai sensi dell’art. 338 c.p.c. - il quale esprime un principio di carattere generale valido anche per il giudizio di cassazione, - comporta l’effetto automatico del passaggio in giudicato della sentenza impugnata; né impedisce (in tutto o in parte) detto effetto la conciliazione della controversia intervenuta tra le parti al di fuori del procedimento e non fatta valere al suo interno, atteso che tale efficacia parzialmente o totalmente impeditiva è attribuita dal citato art. 338 c.p.c. soltanto ai «provvedimenti pronunciati nel procedimento estinto».

Cass. 20 febbraio 2003, n. 2534.

 

La dichiarazione di rinunzia al ricorso per cassazione sottoscritta dal ricorrente e non dal suo difensore, pur non essendo idonea a produrre gli effetti dell’estinzione del processo, ancorché vi sia contestuale adesione del controricorrente e del difensore di questi, determina tuttavia l’inammissibilità del ricorso per carenza di interesse.

Cass. 15 settembre 2009,n. 19800.

 

Ove il giudizio di cassazione si concluda con una dichiarazione di estinzione per rinuncia delle parti, ai sensi dell’art. 390 c.p.c., è consentito alla Corte di ordinare la cancellazione della trascrizione dell’atto di citazione introduttivo del giudizio di merito, e ciò sia con lo stesso provvedimento di estinzione, sia con un successivo decreto, se vi è concorde richiesta delle parti.

Cass. 5 giugno 2012.
Rinuncia ad uno o più motivi

A differenza della rinuncia al ricorso per cassazione, la rinuncia ad uno o più motivi di ricorso non esige un ulteriore speciale mandato o, in mancanza di esso, la sottoscrizione anche della parte, ma è rimessa alla discrezionalità tecnico-professionale del difensore, non realizzandosi in tal modo alcuno svuotamento sostanziale dell’impugnazione, attuato mediante un aggiramento della disciplina di cui all’art. 390 c.p.c. (che richiede non solo il consenso «attivo» della parte, ma anche l’acquiescenza della controparte), bensì una gestione pienamente discrezionale dell’impugnazione, dovuta a ragioni tecniche, e spesso necessaria per corrispondere ai mutamenti intervenuti negli orientamenti giurisprudenziali tra la proposizione del ricorso e la sua discussione in udienza pubblica.

Cass. 15 maggio 2006, n. 11154; conforme Cass. 9 giungo 2011, n. 12638.
Rinuncia a ricorso inammissibile o improcedibile

La pronuncia sulla inammissibilità o improcedibilità del ricorso per cassazione ha carattere pregiudiziale e prevalente rispetto a quella sulla rinuncia stessa, la quale postula la ritualità dell’impugnazione, poiché non è dato di rinunciare ad un diritto processuale quando non esistono le condizioni necessarie per il suo esercizio.

Cass. 9 luglio 2004, n. 12793; Cass. 18 gennaio 2008, n. 1060; contra Cass., Sez. Un., 16 luglio 2008, n. 19514.

 

In caso di inammissibilità del ricorso per cassazione, non sussistendo le condizioni necessarie per l’esercizio del relativo diritto processuale, non è configurabile la rinunzia ad esso; sicché, ove la parte che ha proposto il ricorso vi rinunzi, va comunque dichiarata la inammissibilità del ricorso stesso, non già la estinzione del processo per sopravvenuta rinunzia alla impugnazione.

Cass. 14 febbraio 2008, n. 3522.
Regolamento di competenza

Nel regime processuale conseguente alla entrata in vigore del D.Lgs. n. 40 del 2006, la previsione dell’art. 390 c.p.c. - che esclude che il ricorso per cassazione possa essere rinunciato dopo la notifica delle richieste del P.M. - si deve intendere riferibile esclusivamente al caso in cui la decisione venga adottata con il rito di cui all’art. 380-ter c.p.c., mentre, allorquando tale decisione abbia luogo con il rito di cui all’art. 380-bis c.p.c., il termine ultimo per la rinuncia è quello del passaggio in decisione del ricorso, non potendosi istituire un’analogia tra la notificazione delle conclusioni del P.M. e la notificazione della relazione di cui al medesimo art. 380-bis c.p.c. (fattispecie in tema di regolamento di competenza).

Cass. 14 settembre 2007, n. 19255; contra Cass. 25 febbraio 2008, n. 4852.
Regolamento preventivo di giurisdizione

In caso di inammissibilità del ricorso per cassazione, non sussistendo le condizioni necessarie per l’esercizio del relativo diritto processuale, non è configurabile la rinunzia ad esso, sicché, qualora la parte che ha proposto il ricorso vi rinunzi, va comunque dichiarata la inammissibilità del ricorso medesimo, non già l’estinzione del processo per sopravvenuta rinunzia, e tale principio è applicabile anche all’istanza di regolamento preventivo di giurisdizione, ancorché essa non abbia carattere impugnatorio, perché anche per tale istanza difetta il diritto processuale la cui esistenza è condizione necessaria per proporre il regolamento preventivo di giurisdizione.

Cass., Sez. Un., 9 giugno 2004, n. 10982; conforme Cass. 1º marzo 2007, n. 48461.
Cessazione della materia del contendere

La cessazione della materia del contendere - che deve essere dichiarata dal giudice anche d’ufficio - costituisce, nel rito contenzioso davanti al giudice civile, una fattispecie di estinzione del processo, creata dalla prassi giurisprudenziale, che si verifica quando sopravvenga una situazione che elimini la ragione del contendere delle parti, facendo venir meno l’interesse ad agire e a contraddire, e cioè l’interesse ad ottenere un risultato utile, giuridicamente apprezzabile e non conseguibile senza l’intervento del giudice, da accertare avendo riguardo all’azione proposta e alle difese svolte dal convenuto. Pertanto, alla emanazione di una sentenza di cessazione della materia del contendere consegue, da un canto, la caducazione della sentenza impugnata, a differenza di quanto avviene nel caso di rinuncia al ricorso, che ne determina il passaggio in giudicato; e, dall’altro, l’assoluta inidoneità della sentenza di cessazione della materia del contendere ad acquisire efficacia di giudicato sostanziale sulla pretesa fatta valere, limitandosi tale efficacia di giudicato al solo aspetto del venir meno dell’interesse alla prosecuzione del giudizio.

Cass. 3 marzo 2006, n. 4714.



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti