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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 394 cod. proc. civile: Procedimento in sede di rinvio

In sede di rinvio si osservano le norme stabilite per il procedimento davanti al giudice al quale la corte ha rinviato la causa. In ogni caso deve essere prodotta copia autentica della sentenza di cassazione.

Le parti conservano la stessa posizione processuale che avevano nel procedimento in cui fu pronunciata la sentenza cassata (1).

Nel giudizio di rinvio può deferirsi il giuramento decisorio, ma le parti non possono prendere conclusioni diverse da quelle prese nel giudizio nel quale fu pronunciata la sentenza cassata, salvo che la necessità delle nuove conclusioni sorga dalla sentenza di cassazione (2).


Commento

Giudizio di rinvio: [v. 392]; Giuramento decisorio: [v. 233].

 

(1) Ciò significa che le parti non possono ampliare il thema decidendum e che esse sono soggette alle preclusioni e decadenze già verificatesi nel giudizio in cui è stata adottata la sentenza cassata. L’efficacia preclusiva della sentenza di Cassazione con rinvio riguarda anche quelle questioni che, in tale giudizio, avrebbero potuto essere sollevate dalle parti o d’ufficio dalla Corte quale necessario presupposto della sentenza, come ad esempio l’esistenza di un giudicato interno. Nel caso che la Corte abbia cassato la sentenza per violazione di legge, il giudice di rinvio rimane vincolato al principio di diritto fissato dalla Corte, restando precluse sia le questioni nuove, sia ogni altra questione che debba intendersi implicitamente decisa quale necessario presupposto logico del principio di diritto.

 

(2) Il divieto di nuove conclusioni è sottoposto ad alcuni limiti oltre quelli espressamente previsti dalla norma: innanzitutto si ritiene sempre possibile far valere lo ius superveniens (ad es. una nuova legge, una dichiarazione di illegittimità costituzionale etc.); inoltre, si ritiene possibile dedurre nuovi fatti verificatisi in un momento successivo a quello utile per la loro deduzione. Quanto al divieto di nuove conclusioni istruttorie oltre all’eccezione del giuramento decisorio, la giurisprudenza ritiene possibile per il giudice disporre una consulenza tecnica [v. 191] un’ispezione [v. 118] ovvero un interrogatorio libero [v. 117], mentre alle parti è consentito produrre nuovi documenti che non si siano potuti produrre prima per causa di forza maggiore.


Giurisprudenza annotata

Disposizioni processuali da applicare nel giudizio di rinvio

La riassunzione del giudizio disciplinare davanti al Consiglio nazionale forense a seguito di sentenza di cassazione con rinvio deve essere compiuta secondo il disposto dell’art. 392 c.p.c., con la conseguenza che l’eventuale riassunzione disposta d’ufficio dal medesimo Consiglio è inammissibile e non impedisce l’estinzione del processo ai sensi dell’art. 393 c.p.c.

Cass., Sez. Un., 1 luglio 2008, n. 17938.

 

La designazione del giudice di rinvio, operata dalla Corte di Cassazione a seguito dell’annullamento della sentenza impugnata, attribuisce al detto giudice una competenza funzionale “ratione materiae” che non può essere modificata dal giudice del rinvio.

Cass. lav., 12 agosto 2008, n. 21542.

 

Non è configurabile alcuna nullità della sentenza pronunciata, in seguito ad annullamento con rinvio della S.C., dalla sezione civile della corte d’appello, anziché dalla sezione lavoro, in ragione dell’incompatibilità assoluta a decidere, nel giudizio rescissorio, della sezione lavoro composta da un unico collegio, purchè il giudizio si sia svolto nel rispetto del rito del lavoro e risultino osservate le regole riguardanti la designazione del giudice disposta dalla S.C. ed il principio dell’alterità del giudice di rinvio sancito dall’art. 383 c.p.c. e diretto alla tutela dell’imparzialità del giudizio.

Cass. lav., 17 novembre 2008, n. 27312.

 

Poteri del giudice

Nel giudizio di rinvio dalla Corte di cassazione non può essere eccepita o rilevata di ufficio la non integrità del contraddittorio a causa di un’esigenza originaria di litisconsorzio (art. 102 c.p.c.) quando tale questione non sia stata dedotta con il ricorso per cassazione e rilevata dal giudice di legittimità, dovendosi presumere che il contraddittorio sia stato ritenuto integro in quella sede, con la conseguenza che, nel giudizio di rinvio e nel successivo giudizio di legittimità possono e devono partecipare, in veste di litisconsorti necessari, soltanto coloro che furono parti nel primo giudizio davanti alla Corte di cassazione.

Cass. 5 marzo 2007, n. 5061.

 

 

Poteri delle parti

Nel giudizio di rinvio, configurato dall’art. 394 c.p.c. quale giudizio ad istruzione sostanzialmente chiusa, in cui è preclusa la formulazione di nuove conclusioni e, quindi, la proposizione di nuove domande o eccezioni e la richiesta di nuove prove, i limiti all’ammissione delle prove concernono l’attività delle parti e non si estendono ai poteri del giudice, ed in particolare a quelli esercitabili d’ufficio, sicchè, dovendo riesaminare la causa nel senso indicato dalla sentenza di annullamento, tale giudice, come può avvertire la necessità, secondo le circostanze, di disporre una consulenza tecnica o di rinnovare quella già espletata nei pregressi gradi del giudizio di merito, così può ben preferire, salvo l’obbligo della relativa motivazione, di fondare la decisione su tale primitiva consulenza, laddove la ritenga meglio soddisfacente, anche rispetto a quella eventualmente espletata in sede di rinvio, avendo egli il potere di procedere (nuovamente) all’accertamento del fatto valutando liberamente le prove già raccolte.

Cass. 9 gennaio 2009, n. 341.

 

La riassunzione della causa - a seguito di cassazione con rinvio della sentenza - dinanzi al giudice di rinvio instaura un processo chiuso, nel quale è preclusa alle parti, tra l’altro, ogni possibilità di proporre nuove domande, eccezioni, nonché conclusioni diverse, salvo che queste, intese nell’ampio senso di qualsiasi attività assertiva o probatoria, siano rese necessarie da statuizioni della sentenza della Cassazione. Conseguentemente, nel giudizio di rinvio non possono essere proposti dalle parti, né presi in esame dal giudice, motivi di impugnazione diversi da quelli che erano stati formulati nel giudizio di appello conclusosi con la sentenza cassata e che continuano a delimitare, da un lato, l’effetto devolutivo dello stesso gravame e, dall’altro, la formazione del giudicato interno.

Cass. 21 febbraio 2007, n. 4096.

 

Ove il giudice di appello non si sia pronunciato o si sia pronunciato in maniera errata sull’eccezione di giudicato esterno proposta davanti a lui, la parte interessata ha l’onere di denunciare il corrispondente vizio con il ricorso per cassazione e non può dedurlo per la prima volta nel giudizio di rinvio.

Cass. 28 luglio 2006, n. 17247.

 

Il giudizio di rinvio a seguito di cassazione della sentenza impugnata in sede di legittimità, disciplinato dagli artt. 392-394 c.p.c., è un processo ad istruzione sostanzialmente “chiusa”, in cui non è ammessa la proposizione di nuove domande e nel quale, a maggior ragione, è rilevabile d’ufficio il giudicato interno con effetto preclusivo rispetto a domanda rigettata in primo grado che non abbia costituito oggetto di gravame in appello, quanch’anche su di essa vi sia stata l’accettazione del contraddittorio nello stesso giudizio di rinvio.

Cass. 27 marzo 2007, n. 7500.

 

Nel giudizio di rinvio conseguente alla cassazione della sentenza di accoglimento dell’azione di cui all’art. 2031 c.c., costituisce domanda nuova quella di indennizzo per l’ingiustificato arricchimento, attesa la diversità degli elementi costitutivi della causa petendi previsti dall’art. 2041 c.c. (arricchimento a danno di una persona e mancanza di causa di tale arricchimento) rispetto a quelli richiesti per la configurabilità della negotiorum gestio (intenzione di gestire un affare altrui, spontaneità dell’intervento, impossibilità di intervenire da parte dell’interessato, alienità dell’affare, utilità dell’inizio della gestione), la quale comporta l’inammissibilità della predetta domanda, essendo preclusa alle parti, in relazione alla struttura chiusa del giudizio di rinvio, la proposizione di questioni che introducano un thema decidendum diverso da quello discusso nelle precedenti fasi processuali, ed in relazione al quale la Corte di cassazione ha enunciato il principio di diritto.

Cass. 24 luglio 2006, n. 16888.

 

Nel procedimento di rinvio davanti al giudice di secondo grado, le parti mantengono le stesse posizioni che avevano assunto nel giudizio di appello e non possono prendere conclusioni nuove rispetto a quelle già assunte legittimamente in detto giudizio; ne consegue che la parte intimata, che mantenga la precedente posizione di appellata, non è tenuta a notificare nuovamente l’impugnazione incidentale che abbia proposta nel giudizio conclusosi con la sentenza cassata.

Cass. lav., 20 giugno 2007, n. 14306.



 
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